Associazione “Eureka!_FUSION_2014”

Associazione “Eureka!_FUSION_2014”?

Il nostro target è la FUSIONE FREDDA a livello commerciale ORA e non DOMANI.

Un primo mito da sfatare è che la fusione fredda sia impossibile, o improbabile.
Chi abbia dei dubbi consulti il documento seguente:

http://www.fusione.enea.it/pubblications/TR/2002/RT-2002-41-FUS.pdf

Ecco il progetto che abbiamo realizzato e sperimentato (parte elettrica):

(kit-min-(1)-cold_fusion, schema elettrico)

Aggiornamento 23 giugno 2015, ore 18:11

La nostra ricerca di BASE è già stata finanziata e ne riportiamo i risultati affinché “centri di ricerca qualificati” POSSANO RIPETERE L’ESPERIMENTO DI FUSIONE FREDDA! (nota bene: non utilizzare i seguenti risultati senza una competenza specifica poiché ci sono rischi alla salute elencati nel seguito)

Quindi i fondi provenienti dalle donazioni saranno utilizzati per portare avanti il progetto di un “reattore a fusione fredda” quando il finanziamento fosse sufficiente.

Per intanto segue l’elenco aggiornato delle specifiche:

Anteprima (sui dettagli dello schema elettrico):

  • v1-v2= tensione di rete ordinaria
    (50 Hz, 220 Volt, corrente max richiesta minore di 10 ampere)
  • v01-v02=tensione in continua da applicare alla cella di elettrolisi tramite gli elettrodi di tungsteno (gli elettrodi non devono toccare il recipiente e quindi devono essere tenuti separata da un materiale isolante. Il polo negativo, detto catodo, deve stare immerso poco, 5 mm circa se si vuole attivare con facilità la fusione dell’elettrodo, mentre l’anodo (polo +), non ha fenomeno di fusione ma solo di perdita di materia di reazione in dipendenza dal tipo di sali e dall’elettrodo stesso, e quindi può stare immerso in modo maggiore nel liquido, tpy circa 5 volte più del catodo nelle nostre prove, quindi intorno a una profondità di 3 cm dalla superficie).
  • Gli avvolgimenti L1, L2 sono di un Variac (trasformatore variabile nelle caratteristiche del secondario, che vanno da 0 volt, a 260 volt), quello da noi utilizzato è 260V*20A=5200 VA.
  • Il ponte a diodi ha caratteristiche spinte che saranno indicate come segue:
    sigla dei diodi=diodi da 16 ampere ad esempio IOR 16F40 fino a 16F120
  • Condensatore ha caratteristiche spinte che saranno indicate come segue:
    Capacità=1000 uF
    Vmax(lavoro)=400 Volt
    Ad esempio: EPCOS B43406-S9108-A51
  • Recipiente in vetro pirex da 2 litri
  • Elettrodi di TUNGSTENO (tungsteno fonde a 3200°C), tipo verde (non radioattivo).
  • Elettrolisi in acqua demineralizzata in aria libera
  • Sali: 25 gr/litro di bicarbonato di sodio (la variazione della percentuale dei sali cambia i valori della corrente, è anche importante la misura di temperatura e non operare in luoghi chiusi compresa la cella di reazione che va lasciata aperta).

Avvertenze:

Si deroga alla responsabilità di chi utilizzi la elettrolisi dell’acqua senza avere una competenza specifica.

In particolare si ricorda che mettere due bacchette di metallo in un liquido può produrre:

  1. folgorazione per corrente elettrica
  2. schizzi di liquido incandescente verso l’operatore
  3. rischio di corto circuito elettrico
  4. intossicazione o avvelenamento per i fumi prodotti dalle reazioni chimiche a secondo del tipo di sale utilizzato
  5. esposizione ad inquinamento elettromagnetico e da radiazioni (se non si utilizzano schermi di protezione).
  6. rischio di esplosione o combustione nel caso la produzione di idrogeno e ossigeno avvenga in ambiente chiuso.
  7. non maneggiare le parti elettriche senza le dovute protezioni e utilizzare strumenti di misura per valutare l’andamento delle reazioni elettriche chimiche e fisiche.

Grazie dell’attenzione,

ing. Pasquale Tufano

Informazioni di base sulla FUSIONE FREDDA (cold fusion):

Gentili lettori, amici che vi interessate di fisica, ricercatori curiosi di sapere qualcosa sulla funzione fredda .. la Vs curiosità è stata la mia, e lo è tuttora, in specie per i fenomeni legati ai processi di fusione ed in particolare che riguardano il passaggio dall’isotopo di idrogeno detto deuterio e il risultato della reazione che è il gas elio.

Questo(la fusione di idrogeno vs elio) è un processo che normalmente avviene sulle stelle e – per la nota formula di Einstein (e=mc^2) – nel risultato di questa trasformazione “due atomi di idrogeno si riducono a 1 di elio”.

Ciò significa che la minore massa dell’elio (rispetto ai composti iniziali che sono due atomi di deuterio) si è convertita – in parte – in energia luminosa e questa è la ragione per cui vediamo che le stelle sono accese.

Sulle stelle questo processo avviene per forza di gravità, e sembra assurdo che possa avvenire in un processo di reazione elettrolitica, poiché nel caso della elettrolisi vi è solo un basso passaggio di corrente in un liquido di acqua e sale (i sali possono essere di molti tipi, e con essi cambia la quantità di corrente e i prodotti secondari di reazione).

Ed infatti il fenomeno vede solo pochi eventi di fusione e quindi non fonde tutto il liquido, ma solo rari casi (una parte ogni venti milioni di molecole di acqua contiene deuterio che ha due nucleoni al posto di idrogeno usuale che ha un solo nucleone. Si noti che dicesi nucleoni sia il protone che il neutrone, quindi l’idrogeno più diffuso ha un solo protone, il deuterio un protone e un neutrone).

Le condizioni di innesco avvengono in prossimità – in particolare – del catodo e solo a temperatura superiore a 40° C se a pressione ambiente (in aria libera). La tensione applicata in continua è dell’ordine dei 250 volt e la misura di corrente continua è dell’ordine dei 2 ampere, quando il catodo inizia a fondere.

La cosa difficile da credere, a meno di osservare le misure degli strumenti che eseguono il monitoraggio del sistema elettrolitico, è che la fusione aumenta man mano che aumenta la tensione in continua a valori sempre maggiori .. “e però la potenza elettrica assorbita diminuisce”(!) .. a segnalare che il fenomeno che fonde il catodo non è principalmente elettrico, ma di fusione nucleare.

Inoltre il plasma si auto confina, poiché la produzione di idrogeno tende a impedire il passaggio di corrente elettrica quando il catodo è acceso e l’aumento della temperatura del catodo non si trasmette al liquido di elettrolisi e ciò è sperimentabile grazie la misura di temperatura del liquido che tende a rimanere intorno ai 50 °C quando il catodo è acceso.

Chi porta via l’enorme calore (3200 °C nel caso del tungsteno) dal catodo acceso?

Non è il liquido e neanche fenomeni radiativi che riscalderebbero l’acqua, almeno in quota parte, poiché la parte luminescente è sotto il livello dell’acqua.

A nostro avviso è l’idrogeno che gorgoglia sul catodo che assolve a questa funzione di auto confinamento naturale del catodo.. dove per auto confinamento intendiamo il fenomeno di non trasmettere calore al liquido se non allo spegnimento della corrente di elettrolisi.
I nostri prossimi esperimenti, che sono oggi in fase di studio, punteranno proprio a eseguire misure sulla temperatura dell’idrogeno gassoso dopo che si è separato dal catodo acceso per valutare se è questo il vettore di raffreddamento del catodo che risulta a temperature molto basse – circa 150 °C – già a 5 mm dalla superficie immersa, mentre la parte luminiscente è a 3200 °C.

Se la sperimentazione desse esito positivo ne avremmo conseguenze su una diversa gestione dei processi di fusione a innesco elettrolitico e nello studio di scambiatori di calore ad hoc.

Un incoraggiamento a tutti coloro che vogliano dare il loro contributo in questa ricerca per fonti energetiche alternative.

Grazie dell’attenzione
ing Pasquale Tufano

ADESIONI AL COMITATO SCIENTIFICO

  1. Pasquale Tufano (ing. progettista) (20.12.2014),
    interviste: link, canale youtube: link, contatti: link
  2. Fabio Sipolino (ing. fondatore di Political Polis) (20.12.2014),
    canale youtube: link, facebook: link
  3. Diego Marin (fisico, ricercatore) (20.12.2014),
    blog: link, cold fusion: link
  4. Maurizio Anselmo (ing. elettronico) (20.12.2014)
    facebook: link
  5. Michael Bolognini (ceo e founder of
    Geographical Research Academy): link  CEO & Founder Geographical Research Association è la realtà capostipite della nostra organizzazione (www.geographicalresearch.com)

STUDIO DEI COSTI (primo prototipo “kit-1”)
Aggiornamento 21 dicembre 2014:
lo studio è puramente indicativo ed eseguito cercando sul web senza nessun interesse a vendere, ma solo a valutare l’ordine di grandezza delle sperimentazione x chi volesse ripetere gli esperimenti, ma la raccomandazione è sempre di farsi assistere da persone qualificate onde non avere rischi alla sicurezza .. ps: se avete dubbi e domande scriveteci e vi risponderemo! grazie della intelligenza collettiva 🙂

schema seguente:

(kit-min-(1)-cold_fusion, schema elettrico)

costi del variac:

un variac che abbia 240 volt in input a 50 hz, e in output da zero a 280 volt, con una corrente max di 10 ampere lo trovate al link seguente (nuovo):

3PN2520B, 10 A
http://www.iseincstore.com/3pn2520bvariabletransformer240vacsinglephaseinput0-280vacoutput100acasedmodelwithcordplugreceptaclelightedswitchandfuse.aspx
Price: $1016.00

un variac che abbia 25 Ampere di corrente max, con lo stesso range sulle altre caratteristiche:
http://www.iseincstore.com/2510-2variabletransformer240vacsinglephaseinput0-280vacoutput25amanualormotoroperated.aspx

Price: $1744.00

Item Number: ST2510-2

Nel nostro caso, abbiamo comperato un variac usato su ebay spendendo compreso trasporto € 277 euro

ecco il link su ebay: link

I diodi sono costati circa 7 €/ciascuno = 7*4=28 euro
le caratteristiche dei diodi:
diodi da 16 ampere ad esempio IOR 16F40 fino a 16F120

Il condensatore è costato 24 €
le caratteristiche del condensatore:
Capacità=1000 uF
Vmax(lavoro)=400 Volt
Ad esempio: EPCOS B43406-S9108-A51
Nota Bene: nel circuito semplificato il condensatore -dopo avere tolto la corrente- rimane carico (in modo elettrostatico, finché nessuno lo tocca). Quindi è opportuno costruire un circuito di scarica controllata del condensatore se non si vuole correre il rischio di contatti incidentali che mostrerebbero (anche senza la tensione inserita) una notevole corrente di scarica verso massa, o verso chi inavvertitamente lo tocca, specie senza scarpe di gomma, o guanti di protezione. Inoltre un condensatore che con un cacciavite o un tester è urtato su entrambe i capi mettendoli in corto circuito -> “esplode come un proiettile” e può ferire gravemente chi faccia cortocircuitare i capi del condensatore (anche più piccolo di quello ora esaminato).

il vaso in vetro pirex da 2 litri = 9 €

le bacchette di tungsteno, tipo verde: 16,47+8,42=24,89 € (10 pezzi)
su ebay=link

il bicarbonato di sodio ( 1 Kg ) = 5,90 euro
su ebay=link

5 litri di acqua demineralizzata = 2,99 €

su ebay=link

il rivelatore di raggi alfa, beta e gamma = 201,00+20,00=221,20 euro

su ebay=link

stop valutazione dei costi degli strumenti per ripetere gli esperimenti di elettrolisi dell’acqua fino alla fusione del catodo di tungsteno.

Aggiornamento 23/12/2014, ore 11:08

indovinello:

nota che sia la carica di un condensatore dal link seguente:
http://it.wikipedia.org/wiki/Carica_di_un_condensatore
sia C=1000 uF
sia il diodo il tipo 1N4007 al link seguente:
http://www.diodes.com/datasheets/ds28002.pdf

Nelle seguenti ipotesi:
ip-1: a partire da condensatore scarico,
ip-2: applicando 400 Volt alla maglia resistore + condensatore come su wikipedia

DOMANDA:
1) Si brucia il diodo 1N4007?
2) Aumentereste le caratteristiche del diodo come corrente max?
3) Diminuireste la caratteristiche del condensatore (minori microfarad)?
4) la Vs configurazione sopporta 16 ampere max di corrente di lavoro?
5) Siete in grado di pronunciarvi sulla sigla del diodo e sul valore ottimo di un condensatore da collegare a una cella di elettrolisi dell’acqua?
Grazie della discussione di fisica.

more info:
https://6viola.wordpress.com/cold_fusion-fusione_fredda/

18 gennaio 2015

FUSIONE FREDDA – l’aggiornamento sull’avanzamento dei nuovi prototipi in studio

Pubblicato il 18 gen 2015

.. avevamo promesso (per fine gennaio 2015) un aggiornamento sullo studio della fusione fredda .. in particolare questo secondo prototipo di sperimentazione si propone delle misure a camera separata per ciascuno dei due gas prodotti al fine di misurarne le caratteristiche di pressione e temperatura.. precisiamo che la elettrolisi (nel range di liquefazione di uno dei due elettrodi, ossia del catodo) non è un fenomeno che ancora abbia numerosi studi pubblicati! .. in specie sulle caratteristiche dell’idrogeno prodotto nel punto di liquefazione .. la domanda principale a cui rispondere .. “è l’idrogeno che porta via il calore dall’elettrodo su cui è prodotto l’idrogeno?” .. se ciò fosse confermato le conseguenze nell’ambito della fisica, ma anche della utilizzabilità nell’ingegneria di un nuovo tipo di scambiatore di calore -> *sarebbero notevoli* .. grazie dell’attenzione.

3 febbraio 2015

Pubblicato il 03 feb 2015

Aggiornamento al 3 febbraio 2015 della sperimentazione in camere di reazione separate, ma collegate tramite il liquido di elettrolisi. Questo secondo prototipo si propone di misurare la temperatura dei gas prodotti, anche se a bassa pressione. Ciò può dare una indicazione della dinamica della fusione del catodo che – in aria libera – (come abbiamo visto sul primo prototipo) fonde anche se è di tungsteno. Nella configurazione attuale abbiamo sostituito il tungsteno con barrette filettate di acciaio inox della sezione di 4 mm. Seguiranno altre misure a maggiori caratteristiche, dopo la fase di primo collaudo.

4 febbraio 2015

Sto proseguendo la sperimentazione e le misure mi danno conferma che necessitano le seguenti modifiche sul prototipo attuale (numero 2) verso un prototipo che chiamerò numero 3.

Accenno le modifiche (che chiamerò applicazione dell’*effetto cornamusa!*:

  1. Supponiamo di convogliare con un sistema di aspirazione idoneo il gas H2 prodotto dalla elettrolisi (anche in condizioni critiche, e cioé con il catodo incandescente, ma non interferente con l’idrogeno prodotto tanto da farlo esplodere, poiché come in aria libera si disperde .. anche nel nostro caso è inferiore alla pressione di esplosione grazie alla aspirazione dalla camera di reazione!).
  2. Supponiamo allora di essere in grado di convogliare l’idrogeno aspirato ad un contenitore , sia C1, in modalità gorgogliatore, ossia non in comunicazione diretta con la camera di reazione, ma dovendo oltrepassare un liquido come l’acqua. Man mano che la pressione nel contentore C1 aumenterà (laddove il contenitore C1 è in modalità gorgoliatore, ma chiuso), ne segue che il liquido di gorgogliamento, in C1, tenderà a comprimersi (e quindi diminuire di livello), e entrare nella tubazione in cui lo spinge l’aspiratore.
  3. Oltrepassata una soglia di riferimento monitorata con una misura di pressione e concomitantemente con una misura di temperatura, provvederà un sistema di feedback a chiudere il flusso dalla camera di reazione dove viene prodotto H2 e il contenitore C1, con due elettrovalvole, e subito dopo la pompa e la corrente che produce idrogeno.
  4. In tal modo si sarà realizzato l’accumulo di idrogeno anche ad alta temperatura, che sarà raffreddato con un sistema “scambiatore di calore” verso gli usi della applicazione progettata che sia un sistema di riscaldamento per le abitazioni o una turbina per scopi di produzione di elettricità o altro.

ok, grazie della attenzione, e vi terrò aggiornati degli avanzamenti.

Aggiornamento al 10 febbraio 2015, ore 12:53

logo ufficio brevetti UE

http://bit.ly/1EQQsND

Al link precedente la versione in italiano che spiega come funziona il brevetto di Andrea Rossi, su ciò che sarebbe stato un processo di fusione fredda ..

Come potrete verificare si tratta di inviare idrogeno su polveri di Nickel (Ni), in una trasformazione che muterebbe il Ni in Cu (rame).

Il processo di trasformazione sarebbe una fusione a bassa energia, che però non rassomiglia né alla impostazione di partire da una elettrolisi, né a una fusione vera e propria di atomi omogenei come nel caso di deuterio + deuterio a formare elio.

E’ inoltre una sorta di combustione che consuma il nickel non totalmente ma lentamente, forse in modo molto episodico e quindi ottiene dai difetti di massa (ovvero la minore massa dopo le fusioni tra Ni e Idrogeno) l’equivalente energetico secondo e=mc^2, se veramente la combustione è di tipo nucleare, cosa che si potrebbe sapere da una analisi spettrografica che sembra sia stata eseguita da una commissione indipendente e che confermerebbe una parziale trasformazione del Ni in Cu.

la fig. citata nel brevetto:
http://bit.ly/1DSc60p

l’articolo sul blog attuale:
https://6viola.wordpress.com/2015/02/09/e-cat-siete-curiosi-di-sapere-come-funziona-il-testo-del-brevetto/

Categorizzazione del soggetto “inventore”:
http://worldwide.espacenet.com/publicationDetails/biblio?DB=EPODOC&II=0&ND=3&adjacent=true&locale=en_EP&FT=D&date=20091015&CC=WO&NR=2009125444A1&KC=A1

Aggiornamento al 10 febbraio 2015, ore 12:56

Anche grazie alla notizia elencata appena qui sopra, sul brevetto UE di Andrea Rossi, si sarà potuto apprezzare che le tecniche per ottenere calore da fusione nucleare stanno andando avanti e questo è una buona notizia.

La Ns sperimentazione, mostrata nel video del 3 febbraio 2015, per ora si è fermata ad una tecnica molto più complessa di quella di Andrea Rossi, in quanto non è la semplice compressione di gas H2 su polveri di Nickel, ma un vero e proprio processo controllato da una tensione applicata, oltre che dal feedback dei parametri di processo.

Gli avanzamenti (sulla COLD FUSION, secondo il nostro modello) sono in grado di generare un calore molto maggiore, e di controllarlo in un continuum, senza la necessità di spegnere il dispositivo.

Però questa è solo una delle strade per utilizzare l’idrogeno e l’ossigeno da una reazione di elettrolisi e richiede anche un sostegno economico per l’avanzamento dei prototipi.

Quindi -da un esame del lato economico- e del concetto di fattibilità a breve, stiamo contemporaneamente investigando una conseguenza molto interessante del disporre di idrogeno ed ossigeno da elettrolisi: la costruzione di FUEL CELL (celle a combustibile, dove il combustibile è l’idrogeno e l’ossigeno è ciò che agevola la combustione, detto comburente).

Questa tecnologia già esiste ed è in commercio, ma a prezzi molto alti poiché i catalizzatori finora utilizzati sono molto rari e quindi di costo economico alto, finora.

Però lo studio della tecnologia dei materiali sta andando avanti a passi da gigante, e riteniamo che sia possibile ottenere energia elettrica da idrogeno ed ossigeno a prezzi bassi se riusciremo a sintetizzare una “fuel cell” con materiali di basso costo.

Nell’ambito del nostro metodo: pubblicizzare gli avanzamenti della ricerca scientifica, teorica e sperimentale per avvalersi della intelligenza collettiva, e a beneficio di tutti e di ciascuno, Vi terremo -allora- informati di questa seconda frontiera di sperimentazione che stiamo perseguendo.

UNA ANTICIPAZIONE:

La sintesi di una Fuel Cell a basso costo comporterebbe che in una autovettura si possa mettere anziché benzina o metano o nafta o alcool .. semplicemente acqua!
Dall’acqua sarebbe possibile sintetizzare (con la elettrolisi) il gas (H2) anche durante il moto del veicolo, (oltre che un piccolo serbatoio di H2 per l’avvio del veicolo) e la combustione di H2 e O2 darebbe energia ad un motore elettrico anziché -come oggi- ad un motore a scoppio (che ha un rendimento intorno 30%, mentre nelle celle a combustione si ha un rendimento del 90%).

Saluti a tutti

Aggiornamento al 18.02.2015, ore 12:53

Su che principio funziona una fuel cell? .. o anche detta cella a combustibile? è collegata a due serbatoi: il primo serbatoio è idrogeno (è il doppio di dell’ossigeno) e il secondo è ossigeno (è la metà dell’idrogeno). In tal modo sotto una opportuna pressione dei gas, la cella mostra una differenza di potenziale elettrico che si può applicare su un carico come dei led nel nostro esempio: in particolare gonfiando un palloncino a 5 cc/min, abbiamo misurato una tensione di circa 0,70 volt dc e una press rispetto a quella ambiente di 0,024 psi per oltre 1 ora in modo stabile.

Aggiornamento al 20 Maggio 2015, ore 15:52

La marina degli Stati Uniti d’America registra un brevetto sulla cold fusion:

cit:

data: 17 aprile 2013 11:11 [ndr N.B. l’ora!] 🙂
oggetto: Brevetto su Fusione Fredda: assegnatario Governo USA. 2° Refeence: F. Celani Fwd: Nuovo brevetto

Cari Colleghi,

Vi trasmetto, per opportuna informazione, il testo integrale del brevetto uscito OGGI, dopo ben 7 anni di attesa, il cui assegnatario è il Governo degli USA.

Link al brevetto della US Navy (Pamela A. Boss et al.):http://www.freepatentsonline.com/8419919.pdf

Il documento è stato trovato dal Prof. [omissis], Università di [omissis], che ringrazio.
La reference N° 2 è un Nostro lavoro pubblicato su Fusion Technology nel lontano 1996.
Commento: Tutto è bene quel che finisce bene….

Francesco Celani

Uno tra i nostri più attenti e informati lettori giustamente commenta:
Robbins ha detto…
Sembra che al polemico vecchione amico di Daniele un dispositivo che genera neutroni tramite elettrolisi (Brevetto US8419919 appena uscito, sponsor US Navy e con una paginata intera di bibliografia FF, Celani compreso) non interessi per nulla.
Sono dei furbi, non c’entra nulla la FF, dice. Furba anche la Pamela A. Boss, che proprio lui ha stroncato tempo fa sui neutroni, e che adesso gli riesce fuori come il fantasma di Banco nel Macbeth. Vecchione patetico, non tutti sono cresciuti nella stanza dei salami, come si dice in Romagna. Magari solo i suoi…
Così, mentre l’armata Brancaleone degli irriducibili negazionisti della fusione fredda (composta da tetragoni chimici in pensione, teorici matematici e science-gossip journalist da blog con le mani mai “sporcate” in un laboratorio di fisica, scientisti iper-razionalisti, neo-web-positivisti ecc.) continua a negare la possibilità che esistano fenomeni ancora non contemplati dalle banche dati della comunità scientifica, la scienza, grazie a Dio e soprattutto grazie al metodo Galileiano, procede a colpi di inesorabili conferme sperimentali e brevetti…P.S. Se vi interessa la base scientifica del brevetto “imposibile” in questione, la trovate nell’articolo Charged particle detection in the Pd/D system: CR-39 SSNTD vs. real-time measurement of charged particle stimulated Pd K shell X-rays di L.P. Forsley(a), P.A. Mosier-Boss(b), P.J. McDaniel(c), F.E. Gordon(d).
a) JWK International Corp., Annandale, VA 22003, USAb) Research Laboratory of Electronics, MIT, Cambridge, MA 02139, USA
c) University of New Mexico, Albuquerque, NM 87131, USA
d) Navy Senior Executive Service (retired), San Diego, CA 92122, USA

fonte:

http://22passi.blogspot.it/2013/04/brevetto-us-navy-basato-sulla-cold.html

il testo del brevetto:

http://www.freepatentsonline.com/8419919.pdf

AGGIORNAMENTO 10.10.2015, ORE 16:31

Nel documento seguente (pdf):
A pagina 11 cit:
<<E’ la Repubblica del 28 marzo 1989 che riporta una conversazione via satellite tra Fleischmann, Pons e Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica nel 1984 e nel 1989 Presidente del Laboratorio di Luce di Sincrotrone di Trieste). Riporto per intero la conversazione perché mette bene a fuoco i dubbi che si ponevano sull’esperimento dei due chimici.>>

fonte:
http://www.fisicamente.net/FISICA_2/index-1926.pdf

fonte su facebook:
https://www.facebook.com/groups/robiemaria/permalink/832729003512350/

AGGIORNAMENTO 11.11.2015, ORE 10:11

Per chi voglia seguire il progressi sullo studio dei nostri prototipi di fuel cell alkaline AFC (con sali di KOH) metto un link alla pagina specifica dove sono elencati i dettagli con l’utilizzo di Nickel come catalizzatore:
https://6viola.wordpress.com/total_nickel-fuel_cell_t/

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