La misura: il problema irrisolto della meccanica quantistica (di Pietro Greco)

Giordano Bergonzi è con Pront Alfredo e

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La misura: il problema irrisolto della meccanica quantistica – Multiverso
Saperi e pratiche si incrociano per conoscere nella pluralità di pensieri, contro dogmi e universalismi. Multidisciplinare, multilinguaggio, multistile, multiverso
 

 

Rinny Sanchi

 

Io in intuizione su un meccanismo di misura, io credo di poterlo descrivere, tutto parte da come il nostro cervello decodifica linguaggi ripetibili fissandoli in misurazioni ossia decodifiche
 
 
 
Rinny Sanchi

 

L’assurdo, perché io che non so nulla? Beh! Credo che sia tutta colpa del mio neurone difettoso
 

Pasquale Tufano

 
cito, dal documento segnalato da Giordano Bergonzi:
Paul Dirac, pur essendo stato uno dei protagonisti della nascita e dello sviluppo della teoria, non fa parte della schiera degli ortodossi a oltranza. Secondo lui, l’attuale formulazione della meccanica quantistica può e deve essere discussa. Egli pensa, naturalmente, che la «formulazione di alcune parti serie della meccanica quantistica» sia «esatta». Nel senso, matematico e logico, di «rigorosamente fondata», non nel senso filosofico di «vera». Dirac e tutti i padri del formalismo sanno che i modelli teorici in fisica non sono una descrizione autentica della realtà, né tantomeno ‘verità’, ma sono il modo ‘più economico’ (dunque rigoroso) per ‘salvare i fenomeni’ noti.
Commento:
Ecco perché considero Dirac un grande fisico, ed anche un grande matematico.
Proprio per questa sua distinzione tra un impianto matematico “fondato” & la diversità con il concetto di “verità assoluta”. Infatti una verità assoluta NON è ulteriormente migliorabile, mentre ogni teoria è migliorabile, in quanto relativa alle ipotesi di fondazione, e non -quindi- assoluta.
In merito alla figura di Bell, io teorizzo che Bell non conoscesse i lavori di Godel detti “teoremi della completezza”.
Godel dimostra che nessun modello al finito può illazionare di poter modellicizzare la completezza.
Quindi la esposizione di Bell che critica il concetto di “variabili nascoste di Einstein” è infondato grazie alla matematica di Godel.
Tuttavia sia Dirac che tutta la scuola di Copenaghen hanno ragione a presentare il principio di indeterminazione di Heisenberg e cioé
(1) Dx*Dp > h
ma con una ipotesi di fondazione:
(e di misure stiamo parlando “la misura il problema irrisolto …”)
Ipotesi:
“la misura con cui misuro un ente sub atomico deve avere una quantità di energia maggiore del quantum del fotone”.
Si può infatti affermare, oggi, che Heisenberg e la scuola di Copenaghen hanno fatto lo stesso tipo di errore degli atomisti greci che hanno supposto per 2 mila anni che l’atomo fosse “indivisibile”.
La scuola di Copenaghen si è retta per 100 anni sul concetto che il fotone fosse il “quantum minimo” e quindi indivisibile, ergo: la ipotesi di inesistenza dei sub_fotoni, analoga ipotesi che l’atomo fosse indivisibile.
Qui di seguito dimostrerò che l’equivoco è proprio su cosa sia la misura.
Quindi si può dimostrare che la (1) (qui sopra citata) è vera, ma solo se stiamo misurando con i fotoni o con quantità maggiori dei fotoni.
Dimostrazione:
sia come afferma -prima della misura- De Broglie:
(2) lambda*p=h
(3) p=m*v
(4) lambda/T=c=lambda*f
Sostituendo nella (2) quando v=c ottengo:
(5) (c/f)*(m*c)=h
che si può riscrivere:
(6) m*c^2=h*f
cvd.
(continua)
 
Pasquale Tufano

 

seconda parte:
Per scrivere la dimostrazione non abbiamo fatto nessun riferimento alla misura, se non nel dire che la minima energia fosse:
energy=h*f che è la energia del fotone, che da legittimità alla grandezza di h.
Che hf sia una energia lo testimonia anche:
energy=mc^2
Ma perché fidarci di Einstein che dice che la energia sia mc^2?
Per coloro che amano la fisica esiste una dimostrazione che
energy=mc^2 è vera!
vi metto in allegato una tesi di laurea che si interessa di questa dimostrazione:
vedasi pagina 17 di questa tesi di laurea:
Si noti come l’autrice afferma a pagina 16 ..
energy=[m/sqrt(1-v^2/c^2)]*c^2
ed inoltre che “m è la massa a riposo” e cioé quando v=0
Aggiungo io:
se un elettrone si scontra con una antielettrone la energia prodotta non è forse di un fotone ed un antifotone (detto entangled)?
Quindi in un sistema isolato un elettrone è ancora:
energy=mc^2
dove m è la massa dell’elettrone misurata quando v=0
ma rimane il contenuto di energia anche quando v=c
poiché -in un sistema isolato- nulla si crea e nulla si distrugge, ma solamente si trasforma.
la energia alla velocità v=0
sarà solo potenziale.
la energia alla velocità v=c
sarà tutta radiativa.
la massa con v=0 si dirà massiva.
la massa con v=c si dirà radiativa.
cvd.
Dunque cambiando le condizioni di Cauchy, ovvero di cosa mettiamo come “ipotesi di fondazione”, non è più il quantum minimo il fotone, ma anche un sub fotone.
In tal caso la misura sarà fatta da una perturbazione energetica inferiore e potremo scendere sotto la indeterminazione di Heisenberg.
cvd.
 
Pasquale Tufano

 

Per evitare equivoci la massa a riposo si usa scrivere
m0
la massa relativistica
m
Da ciò si dovrebbe scrivere
energy=m0*c^2 per la massa del fotone e anche per v=0
e nella tesi di laurea si doveva scrivere:
energy=m0*c^2=energy=[m0/sqrt(1-v^2/c^2)]*c^2
che in entrambe le notazioni mostra che
 
energy=m0*c^2, in ipotesi che v=0.
 
Naturalmente se usiamo
energy=[m0/sqrt(1-v^2/c^2)]*c^2 non stiamo parlando -in generale- di una singola particella poiché il valore quando v->c diviene maggiore di
energy=m0*c^2.
Per dimostrare che la energia non esplode, ma si satura, si può fare riferimento agli acceleratori di particelle.
Infatti è vero che non si riesce a portare una massa alla velocità della luce, ma nel 1990 alla velocità v=0,998*c (ed oggi a velocità ancora maggiori).
Ma la massa relativistica non espande solo la massa iniziale, bensì tante altre particelle che giustifichino che l’aumento di energia vede:
Delta (E-E0) = Delta (m-m0)*c^2
Infatti il max a cui può giungere la energia di una singola particella E=m0*c^2 è proprio m0*c^2 e non di più.
cvd.
Da tutto ciò dovrei fare una trattazione di come m0 è una notazione valida finché non si estrapola a energie maggiori della singola particella.
Mentre quando deve tenere conto delle altre masse coinvolte sta rappresentando la sommatoria di NON solo una singola particella.
cvd.
 

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