Time Might Not Exist, According to Physicists – Il tempo potrebbe non esistere, secondo i fisici


fonte:
https://scitechdaily.com/time-might-not-exist-according-to-physicists/

Commento (Ing. Tufano):

La faccenda della necessità di eliminare il tempo, come è noto a chi studia fisica ad alto livello, discende dalla scelta di studiare la fisica sub atomica con la teoria della probabilità nell’ambito della scuola di Copenaghen.

Infatti dire probabilità significa dire statistica, e quindi quantizzare le misure su distribuzioni discrete, che poi possono anche essere interpolate nel continuum, ma come estrapolazione di dati disponibili, e non perché la teoria della probabilità sia nel continuum.

Dirac ci scrive “i principi della meccanica quantistica”, e quindi sembra non avere la necessità di indagare il tempo, poiché valori passati, presenti o futuri (valori misurati di una grandezza) sono utilizzati senza riferimento al tempo di misura, ma solo alle condizioni del contesto che legittima quella misura, sia che sia avvenuta nel passato, nel presente o nel futuro.

Nell’articolo che stiamo esaminando, tuttavia, si introduce il “principio di causa ed effetto”.

Nel senso comune, (come LOGICA), “una causa è antecedente all’effetto”.

Dunque questo recupererebbe la necessità che il tempo esista.

Ciò nonostante non è questa la ragione principale della necessità di reintrodurre il tempo, laddove si voglia spiegare come mai la RG (Relatività Generale) utilizza il tempo, ed invece la MQ (Meccanica Quantistica) non sembra avere questa necessità.

Se si esamina a fondo la RG, si scopre che è possibile partire dalle equazioni di Einstein nella forma lineare come risolta da Schwarzschild, ma per implementare una orbita su un computer necessita una quantizzazione non come una delle opzioni, ma come “unica opzione”.

Ciò discende dal fatto che quando si decise, nel modello di Schwarzschild, di utilizzare un modello a 4 dimensioni (x,y,z,t) ed il vincolo

(1) t=tau/sqrt(1-v^2/c^2)

non si fece molto caso che stavamo esprimendo t, il tempo, in funzione di una velocità (istantanea), v.

1° MOTIVO di difficoltà dei modelli storici:

Ma poiché la velocità istantanea si deve scrivere

v(t)=lim [s(t1)-s(t0)]/[t1-t0]; quando t1-t0 tende a zero

dove s(t) è lo spazio misurato all’istante t.

Però, come è noto, è impossibile una misura di un intervallo comunque piccolo del tempo, poiché ci si deve riferire ad un Dt=t1-t0

.. allora ..

“il tempo va quantizzato”, e riferirsi ad un quantum tra due eventi campione.

1° conseguenza:

NON esiste la possibilità di misurazione del tempo senza una unità di tempo elementare.

Corollario:

Nel software il vincolo della (1) va riferito a campioni dello status precedente da aggiornare nello status succiessivo, ma costanti tra un campione ed il successivo nella implementazione del calcolo.

2° MOTIVO di difficoltà dei modelli storici:

“la base dei versori associata alle coordinate (x,y,z,t) NON è indipendente se si introduce il vincolo di Schwarzschild!”

Ciò genera una impossibilità di calcolo tensoriale per via diretta delle relazioni in merito al tempo tra gli spazi duali.

NON è quindi un caso che la teoria delle stringhe introduca i tachioni in cui v > c.

Infatti solo la condizione di simmetria e quindi di eliminazione del vincolo di Schwarzschild consente una soluzione più generale delle equazioni di Einstein in merito alla dinamica dei fotoni.

Tale soluzione esiste, ed è dovuta ad Amadori e Lussardi, e da me utilizzata per dimostrare che la orbita dei fotoni nella collisione di 2 stelle di neutroni produce un effetto antigravitazionale descrivibile e quindi da me descritto .. proprio a partire da dette equazioni, di cui riporto -qui di seguito- la fonte delle equazioni.

link originale:

Fai clic per accedere a AmadoriLussardi-relativita-cap4.pdf

ci riferiamo, in particolare, alla soluzione a pag 106 detta di Fermat che ha abbassato il rango della matrice.

Aggiungo anche la dimostrazione che le onde gravitazionali prodotte sono generate dalla anomalia tachionica della collisione:

Onda Gravitazionale Gw 170817 [software]

link: https://6viola.wordpress.com/2018/09/10/onda-gravitazionale-gw-170817-software/

la discussione su facebook:
https://www.facebook.com/groups/quantumphysicsnews/posts/3175510676054401/

Nella forma completa delle equazioni di Einstein, secondo Schwarzschild, dunque, quando si descrive la luce si devono semplificare le equazioni eliminando la variabile t.

La forma completa (nelle variabili r, φ, θ, t ) è stata da me trovata al seguente link:

Relativistic plasma jets in black holes [mathematics]

link: https://6viola.wordpress.com/2017/11/23/relativistic-plasma-jets-in-black-holes-mathematics/

ed espresse nella forma della figura seguente:

Aggiornamento 24 aprile 2022, ore 11.41:

fonte su facebook:
https://www.facebook.com/giordano.bergonzi.5/posts/883359116396549

incipit:

16 h 
A cosa stai pensando?
Alla grandezza del Genio #AlbertEinstein. #MaxPlanck era arrivato alla quantizzazione dell’energia degli oscillatori nelle pareti del corpo nero; sulla radiazione vera e propria non poteva dire nulla oltre l’espressione di u (v, T). #Planck non aveva dubbi che le onde elettromagnetiche che riempiono la cavità siano esattamente descritte dalle equazioni di #Maxwell. #Einstein invece si domandò se questa ipotesi era compatibile con la formula di #Planck del corpo nero e arrivò alla sorprendente conclusione che la luce stessa doveva essere composta, di quanti, quasi corpuscoli.
Il mio intervento:

Pasquale Tufano
Una delle conseguenze eccezionali del ragionamento di cui stiamo seguendo il filo logico .. è che la luce come fotone potrebbe avere dei confini fisici. Infatti un fotone può propagarsi per miliardi di anni nel cosmo senza perdere energia e teoricamente eterno.
Né nessuno può vedere un singolo fotone a meno che il fotone colpisca la retina e si converta in energia “ceduta” alla retina che poi -grazie a quella energia- elabora un segnale che diviene elettrochimico che sarà inviato al cervello umano.
Quindi il fotone va pensato come una particella molto stabile e di calcolabili (io ne ho calcolo la metrica) confini fisici.
Come mai possa essere descritto anche da una onda la luce?
Per il fatto che ogni fotone è in relazione con il fotone adiacente.
Se esaminate la relazione di Newton:
tra 2 masse, siano m1 ed m2 si sviluppa una forza di attrazione reciproca descritta da
F(1,2)=G*m1*m2/r^2
Cosa succede nella realtà ai fotoni che si propagano nel quasi vuoto del cosmo?
La densità media nel cosmo è 1E-26 kg/m^3
La collisione tra i fotoni e tale densità, non esattamente nulla, porta la luce a perdere energia (sotto forma di materia nella forma radiativa) secondo
energy1=m1*c^2
energy2=m2*c^2
Da cui m1-m’=m1”; m’ << m1
m2-m’=m2”; m’ << m2
dunque
F(1,2)”=G*(m1”)*(m2”)/(r”)^2
Quindi F(1,2)” < F(1,2)
questa perdita parziale di massa, che è dovuta alla causa delle collisioni con il cosmo, causa ANCHE LA DIMINUZIONE della forza interfotonica tra un fotone ed il fotone adiacente, ed ha anche aumentato la distanza interfotonica da r -> r”.
Ma la conseguenza più sconcertante .. è che il legame che noi vediamo quantizzato tra un fotone e quello adiacente è solo circa quantizzato, poiché le transizioni non avvengono in modo brusco come un taglio di coltello a creare dei “cubetti” che sarebbero i quanti di luce!”
Bensì ogni transizione -in fisica- è graduale e potremmo scrivere ciò con una teoria del continuum tra due sfere che non semplicemente si toccano, ma formano una onda. Una onda che vede le vette delle onde separate, ma nelle adiacenze una diminuzione graduale e un aumento graduale -nell’interim- verso il nuovo max del fotone adiacente.
cvd.

secondo intervento:

Da ciò, come corollario:
La luce cambia di frequenza tra una vetta e quella adicente:
c=lambda/T=lambda*f
Quindi la luce è un ente mutaforma che rimane costante -apparentemente- perché “c”=velocità della luce è costante perché cambia sia lambda, che è la distanza tra due max della onda, e quindi tra 2 fotoni, ma anche il tempo per percorrere quella distanza che è T

download articolo in pdf: link

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