la questione dell’eureka [tecniche di teoria della conoscenza][epistemologia]


da it.cultura.filosofia.moderato:

Il 02/03/2020 12:05, luciano.buggio@gmail.com ha scritto:

Quindi tu, con questi sapienti, escludi in linea dì principio che la
fisica possa essere una disciplina formale, in cui i modelli dicono
tutto quel che c’è da dire, e sotto non c’é altro su cui indagare?

Il 02/03/20 15:48, Omega ha scritto:

Non so che ne pensa Lino, ma io lo escluderei del tutto. I modelli
sfiorano ciò che noi riusciamo a vedere, niente di più.
Dubito che ciò che resta da indagare abbia un limite.
___

Anzitutto grazie della curiosità a sapere quale sia la mia opinione ..

Né io penso che valga -la mia opinione- di più di quella di altri, per la semplice ragione che “se gli altri ci sono .. hanno tutti un motivo di esserci”

ma ritornando al tema:

“i modelli dicono tutto quello che c’è da dire?”

secondo me NO, ma vale la seguente:

“la collezione di tutti i modelli dal passato al presente dicono ciò che sono stati capaci di dire”.

E’, più in generale, la questione filosofica di capire che l’ex-sistere (esistere), il manifestarsi, è una manifestazione, ma parziale, visto che la conoscenza si espande, è un epifenomeno dell’essere.

Quindi ex-sistere (esistere=il_manifestarsi tramite la teoria dei modelli) ci racconta solo la parte emersa (un epifenomeno) dell’iceberg di Kant.

Da cui solo la umiltà ci permette di acquisire altra conoscenza.

Se noi -su un qualunque tema- supponessimo avere tutte le informazioni, allora saremmo come un recipiente pieno in cui aggiungere anche solo una altra goccia d’acqua .. vede traboccare il tentativo di aggiungere a ciò che è già contenuto.

Ecco la difficoltà del significato di “dotti e sapienti” che Cristo cita nella teofania:
“Ti ringrazio, Oh Padre, che ti sei nascosto ai dotti e sapenti e ti sei rivelato a coloro che si fanno piccoli, considerano di sapere poco”.

Chi supponesse di sapere tutto, anche solo di un argomento, non sarebbe disponibile ad imparare dalla vita.

Incidentalmente non è che -in automatico- dire di se stessi di essere ignoranti ci ricolma di sapienza

🙂

Ma si sta dicendo che si conosce -tramite l’esame della memoria (la propria, su un foglio, di carta, su altro supporto)- la storia passata in gran parte di cui si è studiato storicamente il problema .. ma nel contempo si afferma che la conoscenza passata facilmente potrà essere superata da continuare a studiare un argomento .. poiché siamo solo *nani sulle spalle di giganti*.

Questa apparente insufficienza però ci permetterà di vedere ciò che i giganti non videro.

Poiché in tal guisa noi siamo da un punto di osservazione maggiore dal punto di vista della cognizione: *siamo sulle spalle* (quando studiamo un tema già trattato nella storia) e quindi a una quota maggiore.

🙂

Poi ci saranno le “dinamiche dell’eureka!”

L’eureka è una dimanica di superamento di una frontiera, quella della conoscenza.

Quindi oltrepassare una linea di frontiera .. ma non per entrare in UE .. per le minacce della Turkia ..

L’eureka disegna la linea di confine tra il già noto, e l’ignoto.

Argomento, per me, affascinante e ai limite delle possibilità umane ..

Io uso il metodo di immaginarmi come potrebbe essere una dinamica finora ignota .. e con la mia mente la vedo come un sogno in cui il sogno non mi possiede ma io scrivo la sceneggiatura del film ..

Dunque sono alla fase solo di essermi *immaginato* uno scenario e perché quello scenario divenga patrimonio utile a qualcosa -però- va verificato nella sperimentazione empirica, come insegna la scuola empirista nella storia della filosofia.

Ad esempio .. pensi che la fusione fredda è possibile, ma su wikipedia trovi -compreso Rubbia- che è impossibile a replicarsi?

Studi un modo per replicarla verificando -storicamente- cosa dicono coloro che affermano di averla replicata quella esperienza.

Hai un modello di replicazione? in caso affermativo:

1) verifica che non è rischiosa la implementazione (raggi gamma schermati) per te e per quelli che potrebbero avere danni dall’esperimento.

2) metti su un apparato di misura per monitorare l’esperimento quando è in corso.

3) metti in opera una modalità per fermare l’esperimento quando dovesse essere misurato rischioso mentre opera.

4) metti a disposizione -se l’esperimento ha avuto successo- tutta la componentistica per replicarlo a *chiunque* se la fusione fredda non attenta alla salute di chi la attua, spiegando le condizioni in cui non risulta dannosa.

2014 già fatto (vedasi blog 6viola).

https://6viola.wordpress.com/associazione-eureka_fusion_2014/

Tuttavia quando si è deciso –ad opera dei “padroni del discorso”– (come li chiama il giornalista Blondet) che valga il parere autorevole .. ugualmente non sarà ancora patrimonio comune ufficiale.

Nessun problema: il mio scopo non era impormi, ma la ricerca della verità .. che verrà rivelata ugualmente -magari dimenticando che io l’avevo detta nel 2014- ad opera di altri, ma in nuove condizioni sociali in cui quella conoscenza sarà permesso che divenga conoscenza comune.

Ho letto nei giorni scorsi, su questo tema dell’eureka un carteggio epistolare in latino poi tradotto su una tesi di laurea tra Eulero che era un matematico già famoso e il giovane Lagrange che aveva all’inizio del carteggio solo 18 anni.

Ecco il doc di tesi di Laurea di Eulero/Lagrange disponibile on line gratuitamente:

https://amslaurea.unibo.it/5695/1/Amadori_Chiara_tesi.pdf

Un viaggio meraviglioso in cui il giovane Lagrange scrive al già famoso Eulero sul tema della Brachistocrona e cioé del trovare quale sia la curva che percorre a tempo minimo una massa sferica, su un supporto come uno scivolo.

Eulero fa dei calcoli complicatissimi .. e Lagrange gli scrive che ha trovato un nuovo metodo di calcolare NON le derivate di funzione, ma le derivate di “funzione_di_funzione”, e cioé apre al calcolo dei funzionali detto calcolo delle variazioni, introducendo un nuovo simbolismo detto il “delta” di forma dell’alfabeto greco, e spiega le regole di questo nuovo modo di operare ..

Ebbene io, su wikipedia, e anche sulla trattazione di Levi Civita (allievo di Ricci Curbastro) che spiegò il calcolo tensoriale ad Einstein, al fine di poter scrivere -Einstein- la relatività generale, non trovo la stessa cura di come Lagrange lo spiega ad Eulero in latino.

Infatti solo Lagrange -nella versione originale- spiega che mentre una derivata di funzione y=f(x) vede variare x e conseguentemente y che è funzione di x.

Tanto che x è detta variabile indipendente
e y variabile dipendente (da x).

++

Viceversa nel calcolare una variazione di una “funzione di funzione”:

sia y=f(x1, x2, .. ) dove xi non è una variabile semplice, ma (a sua volta) una funzione,

(1) cioé x1=x1(t1, t2, ..)=x1(t); dove t=(t1, t2, ..)  non sono campionamenti del tempo, ma uno spazio di variabili di un sistema di variabili che potremmo chiamare “atomiche”.

allora ..

il differenziale_funzionale sarà (uso il δ di Lagrange sperando che sia visualizzabile)

(1)’ δy = δ f(x1,x2, ..) = ∂/∂x1[f] δx1 +  ∂/∂x2[f] δx2 + ..

++

analoga -apparentemente- al caso in cui x1, x2, .. siano solo variabili_atomiche, xi, e quindi si abbia:

(2) cioé x1=x; x2=y; x3=z come gli ordinari assi cartesiani ..

(2)’ d f(x1,x2, ..) = ∂/∂x1[f] dx1 +  ∂/∂x2[f] dx2 + ..

++

Quindi nella (2) dxi (e cioé dx1 oppure dx2 etc)

altera la variabile xi in un delta, dxi, rispetto ad un sistema di riferimento: ad esempio al sistema cartesiano.

Viceversa nella (1) δx1 non altera le variabili, ma le funzioni xi, lasciando inalterato ad esempio, in δx1, le variabili di x1.

++

Dunque il differenziale semplice è

con y = f(x)

(3) dy = f(x + dx) – f(x)

Il differenziale_funzionale, δ, è (invece)

(4) δy = f'(x) – f(x)

dove non è cambiato l’argomento della funzione, x, ma la funzione:

dalla situazione f -> f’

Come è cambiata la funzione in dettaglio?

come f’, infatti dalla (4)

(5) f'(x) = f(x) + δy

dove

(1)’ δy = δ f(x1,x2, ..) = ∂/∂x1[f] δx1 +  ∂/∂x2[f] δx2 + ..

quindi gli argomenti di x1, x2, etc, non sono cambiati, ma le funzioni grazie a

δx1, δx2, etc.

cvd.

In definitiva Lagrange ha insegnato a usare le funzioni come se fossero variabili_atomiche.

Quindi creare spazi in cui lo spazio di rappresentazione non fosse più un sistema di assi cartesiani, ma un “sistema_di_funzioni” eventualmente indipendenti, e quindi -se indipendenti- un nuovo sistema di rappresentazione nella teoria della astrazione (matematica).

La verifica della indipendenza è concetto analogo al concetto di sistema ortogonale, e di base versoriale ortonormale.

Concetti poco capiti da Einstein, che trascura di notare che solo se si introducono vincoli nello spostamento il sistema di rappresentazione:

x, y, z, t risulta con versori indipendenti.

Infatti lo spazio non è percorso indipendentemente dal tempo, nella fisica.

E solo rendendo costante la velocità -come se vi fosse un metodo di ubiquità- tra un campionamento ed il successivo si introduce un trucco per rendere il sistema calcolabile nella analisi numerica che sembra rispettare il continuum, laddove il continuum nella fisica è impossibile, poiché la fisica si estrinseca per “quantità non zero” quando si ipotizza una variazione.

Il tutto torna a posto, ma solo in astratto, se si usa il concetto di “piccolo a piacere”.

Ricordando, però, che il fattore di scala -nel piccolo a piacere- nella matematica è un concetto astratto, mentre nella fisica è un concetto insormontabile se si sanno modificare gli enti -ad esempio- fino agli atomi ma non sotto la scala atomica.

Nella fisica attuale, va ricordato che il quantum minimo ipotizzato come manipolabile è il quantum di un fotone.

Ma non si può ipotizzare un modello per il fotone e dire che è il quantum minimo, in assoluto, anche nei secoli futuri.

Si può dire che “in quel modello è il quantum minimo”, ma il sistema di rappresentazione andrebbe cambiato in ipotesi di una sottoquantizzazione andando a verificare la eziodinamica di quelle leggi agenti in quel fattore di scala.

Anche questo ultimo concetto è postulato in modo diverso da Einstein che dice che “le leggi sono sempre le stesse (nella relatività generale) secondo qualsiasi fattore di scala”, ecco perché può usare il concetto di equazioni nel continuum.

Possiamo, invece, subito dimostrare la falsità di questo che è uno dei postulati di Einstein:

A) normalmente due protoni si respingono come carica elettrica (sono entrambe positivi) fuori della scala dell’atomo.

B) in un atomo, nel nucleo dell’atomo, vi possono essere più di un solo protone e vi permangono in modo stabile, dentro il nucleo.

Da ciò il discorso di postulare (andrebbe capito) è linguaggio che dovrebbe essere *contestuale*, e non assoluto.

Ergo alcune forze che io chiamo “di glue”, o colloidali, si estrinsecano, si mostrano, ex-sistono, solo secondo un fattore di scala che implica le dimensioni degli enti coinvolti.

Altrimenti si possono attivare sugli stessi enti, ma su diverso fattore contestuale, forze che chiamo di anti-glue.

Un esempio che ancora la fisica ufficiale NON conosce è il seguente:

detto il raggio di Schwarzschild che la fisica ufficiale pone

rs=2GM/c^2

un fotone dentro un buco nero si comporta nella modalità di non potere uscire da questa particolare stella detta buco nero (BH).

Con le stesse equazioni di Einstein come modificate da Amadori e Lussardi (nel caso della luce) si può invece calcolare che quando un fotone si trova leggermente esterno alla frontiera del BH,

e cioé r > rs

si attivano *forze antigravitazionali* che permettono alla luce (fotoni) di permanere fuori del BH e anzi assumere velocità v > c mostrandosi *i tachioni* al posto dei fotoni, e con aumento della velocità tanto maggiore quanto maggiore è la massa del BH (quindi mostrandosi forze antigravitazionali, pur permanendo una compoenente gravitazionale che si mostra nel cambio di orbita della luce transitando vicino ai BH quando li incontrasse)

🙂

link alla trattazione (sul blog attuale) dei Jet dai BH:

https://6viola.wordpress.com/2017/11/23/relativistic-plasma-jets-in-black-holes-mathematics/

Insomma grazie di chi abbia avuto la pazienza o l’interesse di leggere questa esposizione tuttaltro che subito qui adesso documentata (doc esistono sul mio blog 6viola: vedere i link) poiché vi dovrei parlare di come i JET di luce che escono dai BH non sono gas esterni attratti dal BH, ma fotoni che si mostrano luminescenti perché escono dal BH .. e quindi grande è la nostra ignoranza come diceva Shakespeare ..

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia”.

Tuttavia chi ama la verità può intraprendere il viaggio .. che lo porterà oltre la frontiera del già noto .. uno spettacolo .. guardando il cielo .. e trovando che vi sono molti universi come il nostro .. e altri fattori di scala .. sia maggiori di un universo .. sia inferiori ad un quark ..

Auguri e felicità

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