Lo spazio e il tempo sono il risultato dell’ontogenesi dell’essere? [epistemologia]

da it.cultura.filosofia.moderato:

Il 09/02/20 20:51, Massimo 456b ha scritto:

Lo spazio e il tempo sono il risultato dell’ontogenesi dell’essere?
Se si o no perche’ e come?

Ciao
Massimo

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Risponde “Lino Cibernetico” (ing. Pasquale Tufano):

Ontogenesi dell’essere?

Più discorsivamente:
“perché la materia si trasforma in energia quando v -> c?”

Già dalla antica Grecia si ambiva al mattone fondamentale: l’atomo.
L’atomo, in greco, significa “ciò che non è divisibile”.

Anche nella teoria dei linguaggi (o nell’insiemistica odierna) si mette in “legenda”:

definizione:
“simbolo “atomico”, quando non è scomponibile in una collezione che sia la sua struttura interna (cioé l’ente, quando è atomico, non ha struttura interna)”.

Quindi il concetto di “atomizzare” il reale è una antica “utopia di semplificazione”.

E’ l’idea stessa di complessità in cui non potendo dire che i punti siano infinitesimi (nel reale) come dice -invece- nel modello astratto il paradosso di Achille e la Tartaruga, allora (secondo gli atomisti greci) .. basterà utilizzare dei quanti NON infinitesimi!

.. si risolve la questione (nella fisica moderna) -quindi- dicendo che l’elemento min, in quanto costitutivo, non è zero(!) e quindi la somma di una quantizzazione -> è più di zero.

Oggi tale approccio è detto dalla scuola di Copenaghen: “teoria quantistica” della materia ed energia.

Anche in Oriente la cultura Orientale arriva ad un concetto simile.

Simile, ma non identico, poiché la cultura orientale è dell’idea prevalente che ciò che ci appare è solo quello che Kant diceva un *epifenomeno* (la punta dell’iceberg).

++

Per non farla troppo lunga il determinismo che ha il primo grande in Newton, nella fisica, e poi arriva a Laplace, ed ancora Einstein et altri non essendo morto -come scuola di pensiero- cosa propone?

NON propone né gli infinitesimi di Leibniz (autore della teoria infinitesimale in matematica), né la teoria quantistica che come mattone fondamentale -oggi- pone il quantum energetico pari al fotone (che sarebbe la minima energia, o meglio ANCHE della materia quando alla velocità della luce sia misurabile come energia, essendo ANCHE energy=m0.c^2).

Cosa propone, quindi, il determinismo?

Propone *modelli* non dogmatici, ma *contestuali*.

Nel determinismo nessuno si illude che un modello abbia precisione “inammissibile” come diceva Einstein nelle sue lettere a Popper.

E’ ben noto, nella teoria della misura applicata alla sperimentazione, che non esistono radiazioni di una sola frequenza, e -purtroppo- ciò non è ancora accolto dal modello standard della fisica sub atomica .. ed -inoltre- che non esista (nel determinismo ad esempio di Cauchy che introduce al dualismo onda/particella) una materia da sola o una energia da sola -per gli enti- sotto la scala dell’atomo.

Tuttavia è accolto dalla comunità scientifica che un sistema che si possa schematizzare come “isolato” non vede se non la conservazione dell’esistente non con creazioni e distruzioni, ma solo tramite “trasformazioni”. (Secondo la scuola di Copenaghen, invece, dal nulla potrebbero apparire al reale enti in metastati da cui poi il “nulla=vuoto_quantistico” riassorbirebbe gli enti emersi).

Quindi, nel determinsimo: “nulla si crea e nulla si distrugge in un sistema isolato, ma solamente si *TRASFORMA*“.

++

Tutto ciò (a chi ha fatto studi in questi campi) è abbastanza chiaro.

Ma questa è fenomenologia, e non eziodinamica.

Quindi rimane la domanda iniziale che potremmo ancora sintetizzare:

“perché l’essere ha necessità di questa metamorfosi al variare in particolare della velocità tra chi osserva l’ente e dove l’ente è?”

++

La mia ricerca mi porta -di nuovo- sull’immagine di Kant: è errato pensare che *il complesso dell’essere* sia solo ciò che ci si mostra.

Quindi va anzitutto acquisito che noi conosciamo solo la parte epi-fenomenica di ciò che è, e non il complesso di “ciò che è”=essere, come collezione di enti.

Dunque è utile quantizzare -nella scuola deterministica- rispetto alla scala dei fenomeni da spiegare, ma senza illudersi che non possano essere fatte scale a unità di suddivisione maggiori: ad esempio maggiori del nostro universo ..

Domanda:

Avete notato che sulle riviste scientifiche non si teorizza (quasi mai) una scala maggiore del nostro universo?

Dunque è utile quantizzare ANCHE (seguendo la estensione dei fattori di scala) rispetto alla scala di fenomeni con suddivisione inferiore alla scala non solo atomica, come è storia recente, ma anche sub fotonica, come ancora si “resiste” a NON fare (se si fissa il fotone come quantum minimo non ulterioremente suddivisibile).

++

Io penso che tali difficoltà di scala sono legate a una assenza di una “*ESTENSIONE DELLA LOGICA FORMALE*

Mi sono infatti trovato, di recente, a dovermi cimentare proprio su tale tema: non mi era sufficiente utilizzare la LOGICA formale attuale.

La logica formale attuale parte da una definizione linguistica di simboli atomici.

Inoltre crea dei paradossi quando usa le classi, come collezioni che debbano necessariamente avere una regola che crei l’insiemistica.

In fondo è un retaggio dell’atomismo greco, o -se preferite- solo di una impostazione deduttivista.

E’ il mettersi al posto di Dio, nella posizione della omniscienza: Poiché io conoscerei *la_natura_prima*(atomica) degli enti minimi, allora -se così fosse- potrei dire come funziona il reale nel relazionarsi e ne elencherei “le regole”(leggi della fisica).

Purtroppo gli umani non padroneggiano la omniscienza e quindi debbono impostare una procedura nelle dinamiche dell’eureka -> *diversa* .. sempre che vogliano superare la frontiera del già noto, appunto, spostandosi nell’eureka!

Quindi ho fondato la teoria di “logica frattale sensibile al contesto”.

Sulla intuizione che Cauchy, il matematico, ci aveva dato una lezione che non era stata capita appieno:

Diceva Cauchy:
“la soluzione di un sistema di equazioni, quando esiste, è dipendente dalle condizioni del contesto, o ipotesi al contorno, o status iniziale secondo Laplace di un sistema fisico”.

Quindi se ne ottiene non solo una migliore interpretazione -per esempio della teoria della relatività- notando che il contesto di Einstein non è matematicamente risolvibile nelle equazioni originali, se non si fanno ipotesi di limitazione sulla evoluzione di come cambia la velocità nel modello specifico che si utilizza: in particolare la velocità va tenuta costante tra un campionamento ed il successivo .. (matematicamente è la salvaguardia che la base versoriale di (x,y,z,t) rimanga “ortonormale” o che le variabili (x,y,z,t) rimangano indipendenti).

Ma se ne ottiene anche (dalla Logica Frattale sensibile al contesto=LFSC) -come accennavo- un superamento di frontiera cognitiva: AD ESEMPIO LA FRONTIERA INFERIORE AL QUANTUM FOTONICO.

Perché basterà esaminare se con una quantizzazione inferiore è ancora vera la indeterminazione di Heisenberg che si basa sul quantum fotonico.

NON è quindi più vero Heisenberg (se si adotta LFSC), in ipotesi di subquanti del fotone:

cioé *errata*:

Dx.Dp > h

Ma è da “riscrivere” sensibile al contesto con dei delta minori che risentano del quantum, del nuovo quantum, però *inferiore* a quello di Heisenberg.

Allora si troverà che

cioé *corrige*:

Dx’.Dp’ > h’

dove h’ < h

++

Quindi la nostra conoscenza si espande come uno zoom fotografico, se però abbiamo la umiltà di non dire cose “assolute” ma solo sensibili a uno specifico, e quindi valide (circa) con quel fattore di scala.

Infatti la relazione:

Dx’.Dp’ > h’

Introduce ad un errore nella misurabilità dell’ente sottominura!

Dove però il confinamento dell’errore dipende dal fattore di scala e non è un errore assoluto ed insuperabile come vorrebbe Heinsenberg, o come vorrebbe la scuola di Copenaghen, introducendo in tal modo a verità dogmatiche e a-contestuali, e quindi la trasformazione della scienza in religiosità di verità accettate per fede, che non va discussa, in quanto la fede non necessita di ragionamento e di prove in una impostazione sacerdotale.

Da tutto ciò nasce ANALOGAMENTE a tutte le impostazioni di “*misure_assolute*” (anche nel macrocosmo), e quindi ANCHE un limite della RG di Einstein che pretendeva che la velocità della luce fosse insuperabile oppure sempre la stessa -alla misura- da ogni sistema inerziale.

Avrebbe dovuto aggiungere: in ipotesi che il contesto sia quello in cui la forza applicata a particelle sub atomiche sia impressa da un laboratorio solidale con l’osservatore.

.. ma purtroppo non era ancora nota la “logica frattale sensibile al contesto” ed Einstein arriva a dire che la velocità della luce si misurerebbe sempre la stessa a prescindere dalla postazione del sistema inerziale da cui la si misura!

Un concetto propriamente assoluto. E quindi errato.

Attenzione: non errato sempre.

E’ infatti vero che la v=c sembra sempre la stessa nelle ipotesi di fondazione del ‘900.

Ma già ora se si suppone di misurare a velocità oggi possibili:

il muone m1 a velocità v1=0.998.c

il muone m2 a velocità v2=0.998.c

Perché (?) .. raggiungendo come pure è raggiungibile .. la velocità di un muone m1 (v=0.998.c) per me –che per ipotesi potrei viaggiare a velocità v2=0.998.c– (visto che è raggiungibile) .. dovrei vedere cosa diversa di v12=0? .. se v12 misura la velocità tra due enti alla stessa velocità e paralleli nel viaggio?

La analoga sperimentazione è possibile con un elettrone che raggiunge v=c nell’urto con un antielettrone ..

(?)perché(?) a chi viaggia prossimo alla velocità inerziale v=0.998.c dovrebbe risultare la stessa velocità .. della velocità della luce da ogni sistema inerziale .. come sostendono i postuali di fondazione della RG?

Una assurdità che i fisici odierni si rifiutano di esaminare.

Un ingegnere, invece, riconosce facilmente un sistema saturato.

E le dinamiche di imporre un aumento di velocità alla materia (per esempio muoni) perché v -> c .. è una “dinamica tipicamente saturata” se si pretende di aumentare la velocità di una massa imponendogli campi elettrici che alzino la velocità della massa, ma da un laboratorio solidale con il nostro universo.

Quindi il discorso di Einstein non è errato al 100%, ma è valido in un preciso contesto(!), e non è un discorso “assoluto” non può essere una omniscienza. Non può essere di sostituirsi a dire verità eterne come se un uomo potesse dirsi Dio.

Intendo con “Dio”, nell’attuale contesto, che possa esservi un pronunciamento di quantità di informazione completa, anziché parziale, come negli umani.

++

C’è una ultima cosa che vorrei citare in conclusione di questa breve disamina.

Il carattere “pulsante” garantito dal legame “spazio & tempo”.

Non è un argomento molto facile da spiegare, ma è una necessità dell’ontogenesi dell’essere, e cioé di ciò che ANCHE esiste, mostrandosi.

In fondo è il legame che rende co-essente la con-presenza sia della materia e sia della energia negli enti, nonostante il retaggio dell’atomismo greco vorrebbe -ancora oggi- che sia una particella di Higgs a dare materia agli enti che di loro sarebbero solo energetici, o solo materici, o magari ibridi (ma avendo lasciato gli archetipi di materia ed energia come enti_primi su cui agisca Higgs), come nelle ultime modifiche del modello standard delle particelle sub atomiche, ma sempre tenendo scisse materia ed energia.

La mia soluzione è diversa:

L’iceberg ha una sua unità, non è necessario separare materia ed energia come ontologia, ma solo come fenomenologia.

E’ invece di accedere -dunque- che la misura da chi guarda dal porto l’iceberg, mostra solo la punta dell’iceberg! .. mentre l’iceberg è .. anche quando non è completamente visibile.

Quindi noi vediamo dell’ente solo prevalentemente materia, o solo prevalentemente energia, ma per problemi di “misura”.

E cioé la _nostra_ vista è parziale .. poiché il problema è la _misura_ e non l’ente sotto misura.

Questa commistione porta alla constatazione, rispetto alla teoria che ne consegue (che ho voluto chiamare k_Fermat .. chi fosse interessato la trova sul mio blog “6viola”) ..

.. porta alla constatazione -dicevo- che -alla misura- sono con-presenti, ma in proporzioni diverse, sia la parte materica che energetica dell’ente.

se di un elettrone avevo misurato, quando viaggiava a v=0 la massa m=m0, allora .. avrò una energia totale dell’elettrone quando v=0, la seguente:

energy=m0.c^2 che però -alla misura-
mi si mostra solo come massa!

Questa quantità di energia rimane sempre la stessa tra v0 fino a v=c

Nel tragitto di aumentare di velocità -però- vedrò ridurre la materia che si mostra e infine vedrò solo energia quando v=c.

ma con v=c sarà ancora:

energy=m0.c^2 che però -alla misura-
mi si mostra solo come energia radiativa.

++

Da tutto quanto detto si dovrebbe capire che l’essere ha una natura non solo rispetto alla velocità tra ente ed osservatore che è in “divenire” .. ma anche rispetto a qualunque singola velocità tra osservato e osservatore!

Io chiamo questa tipicizzazione “natura *pulsante* di ciò che è”

In fondo, per usare una metafora, non si dice che un uomo è vivo finché il suo cuore pulsa?

Ogni ente è relazionato non solo con se stesso, ma anche con il suo contesto, in un modo che anche Maurizio ha sottolineato molte volte e che Maurizio dice “indissolubile” alla comprensione della singola parte, come ad esempio il dire che “il cervello non è solo nella scatola cranica”.

Poi si capisce che tutto il nostro corpo (anche quando è fuori dalla scatola cranica) non è propriamente distinto dalle funzioni cerebrali.

Io arrivo a dire che anche l’esterno del corpo non è separabile dall’ente .. in cui l’ente è immerso .. se volessimo espandere una quantità di informazione NON limitata!

Se lo facessimo -però- di espandere in “tutti i cieli” l’informazione non potremmo potremmo dire nulla al finito.

Quindi se vogliamo fare scienza dobbiamo scegliere un “contesto” (nel senso di Cauchy) ed introdurre un errore tollerato/tollerabile per quello che ci proponiamo di dire.

++

Se questo che ho detto è stato compreso, secondo me, siamo pronti alla esplorazione non solo del nostro universo ma anche di universi maggiori del quantum attuale nel micro-cosmo & nel macrocosmo.

Se ci basta il nostro piccolo orto di Cincinnato, magari buona vita a ogni Cincinnato che zappa il suo orticello.

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