sul pensiero cognito del pensare (studio)

da it.cultura.filosofia.moderato:

Image
vedi wikipedia:
diagrammi di venn

> Il 26/10/2019 12:28, Lino Cibernetico ha scritto:

>> Se infatti si intendesse con biologia la nostra natura _materiale_ che

>> istintivamente cerca bios, e cioé la vita, dovremmo constatare che

>> altre specie viventi hanno un linguaggio, ma non un linguaggio in cui

>> “il pensiero sia cosciente di stare pensando”.

Il 26/10/19 16:02, Omega ha scritto:

> Per questa funzione (forse) solo umana occorre una speciale struttura

> psichica, che però non significa “coscienza di stare pensando”, ma

> rappresentazione e osservazione del pensato. Infatti se io sto solo

> pensando che sto pensando non ho un oggetto psichicamente

> rappresentabile, dunque è paradossale affermare “cosciente di stare

> pensando”.

> Un modo più sofisticato di dimostrare questo fatto è constatare che il

> pensiero in quanto attività è soggetto, e il soggetto non può essere

> oggetto di se stesso. Un cortocircuito impensabile.

>

> Omega

E’ stata esaminata, in dettaglio, tale “dinamica” nel film “inception”

c’è un trailer su youtube per chi voglia avere una idea di cosa sto parlando.

Cito il film perché la tesi del film è che si possa entrare nel sogno di una altra persona e utilizzare il fatto che nei sogni non sappiamo di stare sognando.

E per “rappresentare” alcune potenze della mente umana -nel film- si utilizza, per esempio, proprio il gioco di una telecamera che esamina se stessa che sta filmando se stessa.

Lo schermo del computer mostra una “videata = oggetto1” in cui tu filmi te stesso, e generi questo “oggetto1” in una superficie minore contenuta nello schermo del computer.

“oggetto1” mostra un “oggetto2” che ha esterno a se una parte del panorama, ma anche “tu che film te stesso”.

Quindi una forma asintotica che finisce nella superficie minima rappresentabile: il pixel.

Tutto ciò , in logica formale, è proprio perché nel linguaggio esistono 2 funzioni:

il soggetto = colui che esegue l’azione.

l’oggetto = colui che subisce l’azione del soggetto.

Quindi miscelare soggetto ed oggetto crea un loop, e non solo nei film.

Ad esempio pochi si sono accorti che nella soluzione di Schwarzschild delle equazioni di Einstein .. Einstein ipotizzava 4 variabili indipendenti, cioé una base di versori=spazio e tempo, ossia (x,y,z,t)

Ma porre il vincolo di Sch. seguente:

(1) t=tau/sqrt(1-v^2/c^2)

crea un loop tra il tempo e lo spazio

(del resto il “vincolo della (1)” -è noto che toglie la indipendenza tra le variabile e non ne fa più una base “ortonormale”).

infatti t dipende da v, ma v=v funzione di t=spazio/tempo=v(t)

Ergo la base versoriale non costituisce più un sistema biiettivo e le trasformazioni tra il nostro spazio e quello in moto non sono più “tra spazi conformi”.

Crolla tutta la RG (relatività generale) di Einstein?

No, ma vale solo se v < c, ed oltre c.

Infatti “la natura=fisica” si può dimostrare non è perfettamente simmetrica: lo si può capire, intuitivamente, vedendo anche solo che il corpo umano è circa simmetrico, ma un occhio è leggermente diverso dall’altro etc.

Se si fa questa estensione: le equazioni di Einstein divengono (anche grazie allo studio di fermat eseguito dal fisico Amadori e dal matematico Lussardi) equazioni di Einstein/Fermat.

Ma nel modello di Fermat citato si può studiare la luce, di massa zero, ma non tutte le particelle massive che si avvicinano alla luce che mutano di massa come già intuì De Broglie nel modello duale: enti particelle sia massive che onda (di energia).

Quindi sarebbe da espandere il modello di Einstein/Fermat in k_Fermat, il modello da me proposto, che io ho voluto dedicare a Fermat.

Chi lo voglia studiare può cercare sul mio blog 6viola e scrivere nel motore a destra del blog (motore di ricerca interno) qualche parola del titolo:

Einstein’s Theory of General Relativity: reverse engineering [k_Fermat solution]

++

Dopo questa breve digressione, che però mostra come sia importante separare oggetto di indagine da soggetto di indagine, cosa che nella teoria dei linguaggi artificiali pretende l’uso di un *compilatore* che esegue una analisi preventiva all’uso di un software, e ne abilita l’uso se il testo è “ben formato”.. proviamo a ritornare alla questione che stiamo esaminando.

“dove sono i nostri pensieri prima di averli pensati?”

Non sto proponendo loop da inseguire.

Poiché tali loop non ci danno la soluzione, ma ci darebbero da osservare solo dei loop in cui la ricerca si estingue sul quantum minimo di rappresentazione che saremmo in grado di vedere.

Se facessimo uso della matematica asintotica arriveremmo ad un punto che non ha superficie.

Quindi “la giusta osservazione di Maurizio/Omega” ci fa notare che i paradossi sono causati dalla necessità di prendere nota che “non va confuso oggetto con soggetto” (il soggetto compie una azione, l’oggetto la subisce).

Ma non ci aiuta -purtroppo- se cerchiamo risposta alla domanda di dove sono i nostri pensieri prima di averli pensati, se non come studio preparatorio.

Dico -allora- dove sarebbero secondo la mia idea:

Non sono da nessuna parte fisica.

Sono -per pura deduzione di Venn (diagrammi di Venn)- nella metafisica, se esaminiamo il concetto di “stato complementare” in teoria degli insiemi.

Ecco perché Aristotele fa bene a mettere “oltre=meta=equivalente a dopo” nella parola metafisica e la metafisica non prevede gli strumenti della fisica per trovare una soluzione.

Nel già da me citato (in altro post) film “Matrix” .. dice l’Oracolo (che nel film è un software) a Neo Anderson: il messia (che sarebbe Neo nel film, o meglio Gesù detto il Cristos di YHWH, in alcune religioni) *trascende* Matrix (io traduco: “trascende anche Dio”), poiché trascende ogni cosa prevedibile, prevedibile come lo sarebbe un software.

Come allora potrei io pretendere di scrivere su un foglio di it.cultura la soluzione?

La soluzione, io scrivo, è che non c’è una soluzione nella fisica.

Necessita accede alla metafisica, e questo non è un gioco di parole: ma la metafisica accede alla “intuizione”.

Se nella deduzione è impossibile sbagliare a partire da una base di dati limitata ..

nella induzione sbagliamo sempre .. poiché partiamo da una base di dati limitata per dare una ipotesi solutiva grazie ad un modello che si esprime su un “tutto_anche_metafisica” che intuiamo che non è a quantità di dati limitata.

Ma ciò -proprio perché accetta di sbagliare- “trascende una coerenza a priori” .. e “si espone a progettare(@) .. introducendo, oltre che la fisica, ANCHE la metafisica”(@)

(@)

(in cambio di mutare la “prevedibilità” coartata dalla sola fisica)

++

Ecco perché un contributo di un pensiero che trascende cambia “il tutto oltre che fisico anche metafisico(@@)” nel futuro.

(@@)

(Un tutto che sia completo, (sia fisico che metafisico) mi si potrebbe obiettare, sarebbe “definito” e quindi ineluttabile e dunque coartato: ma in questa illazione si trascura che la metafisica non è coartabile, poiché l’input del singolo ha carattere non cartato per cns (condizione necessaria e sufficiente) al diritto di essere giudicati essendo stati *liberi* nello scegliere nel reificare il proprio id, come processo di id-enti-factum, che io chiamo coessenza, nella poiesi che accede alla metafisica).

Dunque un futuro sarebbe stato “prevedibile” se fosse stato semplicemente implicato grazie ad una regola, creando le classi di equivalenza con cui Russell non riesce a descrivere la collezione di tutte le collezioni. Proprio perché il concetto di *classe* = “insieme grazie a regola” ha un problema di teoria della rappresentazione non sufficiente a descrivere “il tutto”, mentre serve il concetto di “insieme”. Infatti il concetto di insieme elimina la “regola”, dicendo che non sia sa perché alcuni oggetti sono “insieme”, eppure sono insieme, introducendo allo scenario che il reale ci dice più cose di quelle che possiamo trascrivere in una “regola”. E però non ci impedisce (la scienza) -in futuro- di espandere l’insieme delle regole che approssimano la spiegazione del reale.

Ecco perché -infine- Chomsky riesce ad intuire “l’essere umano è in grado (potenzialmente) di esprimere regole non apprese da un contesto”.

Quindi ad immagine del superuomo non di Nietzsche ma di Cristo, non solo Neo Anderson -ma chiunque- può trascendere la res, se si pone nella metafisica.

NON perché necessariamente dirà cose giuste, ma perché non è schiavo del suo passato ed è in grado di pensare un futuro in cui il contributo che il singolo porta non è un insieme solo implicato, ma capace di sfidare tutto quello sarebbe stato (grazie al passato ma nel futuro) per pura deduzione.

I nostri pensieri -quindi- non sono da nessuna parte quando sono “purissimi” e in parte nella nostra memoria se abbiamo impresso in memoria una piccola parte del ciò che abbiamo già vissuto.

Nel reificarsi nella nostra mente, i nostri pensieri, assumono una forma circa oggettiva in un presente senza tempo che scivola nel passato, in cui li possiamo osservare, sempre mutevoli in archivio, poiché tendono all’oblio.

Tali “impressioni” di forme nel fango che ne mantiene (poco) la forma originale delle piccole torte di fango che la nostra mente gioca a fare con terra e acqua .. è il nostro stato basale nella fisica.

Ma grazie all’intuizione che non è una garanzia di avere capito, ma si sporge a guardare gli asintoti all’infinito, investiamo il nostro tempo a dare dignità ad un pensiero che raggiunta la cima della conoscenza nota si espone al ludibrio .. “e tu chi saresti per correggere Einstein, Fermat, etc?”

Siamo, allora, come genere umano, pecore al pascolo se ci fidiamo solo del già detto.

Il già detto non va denigrato, sono miliardi di anni dalla formazione delle stelle e i pianeti che secondo alcuni “per puro caso” hanno generato i nostri pensieri -> ora.

Tutti quei pensieri .. dal sasso che cicla nei sui elettroni attorno al nucleo atomico, ai frati che copiano i manoscritti di Aristotele e si vede nel nome della rosa (di Eco) che temono il riso e quindi cercano di costruire una fisica “seria” .. religione al posto di studiare “il tutto”= Dio .. io vedo dover avere una grande riconoscenza a chi a lottato per un scire non totemico che si accontenta del passato ed è in grado di guardare il futuro con una arte del pensiero che non teme la morte perché non teme la vita e la sua imprevedibilità sulla tesi di Laplace che il futuro sia solo nella quantità di informazione della fisica, poiché solo fisica+metafisica =il tutto.

Ma la metafisica non l’ha già scritta nessuno e spetta a ciascuno di noi di scriverla.

Grazie del tema,

Lino

Richard Feynman: Il Metodo Scientifico (nel video che segue). E conferma quello che dicevo sopra. E cioé che le teorie che descrivono la realtà sono sempre approssimative.

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