Sulla teoria quantistica [Le Scienze et altri]

Commento:
.. per chi sia interessato riporto una discussione di oggi sui gruppi di discussione della gerarchia it:
da it.cultura.filosofia.moderato:

Il 23/10/18 17:59, Massimo 456b ha scritto:
> Sappiamo che due segmenti
> possono essere adiacenti.
> Possono essere adiacenti
> due punti?
>
> ciao
> Massimo
>

def.1
dicesi “segmento” un *intervallo di retta* (ad esempio su un piano) da un punto P1=(x1,y1), ad un punto P2=(x2,y2)

def.2
due segmenti saranno adiacenti e sulla stessa retta, nelle seguenti ipotesi
Ip1: per il primo segmento vedi def.1

Ip2: per il secondo segmento ad esempio:
P3=(x2,y2), P4=(x4,y4)

con la condizione che i punti siano soluzione della equazione della retta passante per i primi due punti.

++
Domanda:
Possono essere adiacenti due punti?
++

Risposta:
va specificato cosa si intenda con “adiacenza di due punti”.

Se due punti distano di una distanza delta=dx1=minima distanza di misura alla attuale tecnologia.

Avremo la disuguaglianza di Heisenberg:

(1) Dx1.dp1 > h

Ovvero sebbene non sovrapponibili, i due punti, sono *indistinguibili* (nella misura), poiché affetti da un errore determinato dal metodo di misura che interferisce con l’ente sotto misura.

Tuttavia, secondo De Broglie:

(2) lambda.p=h

Quindi per un fotone lungo lambda, e della quantità di moto p=m.v
e nella ipotesi che il reale non necessiti di misura nel modello, (quindi studiando il problema in astratto e su un piano di astrazione, grazie alla logica dell’amore alla filosofia) la indeterminazione del fotone (lungo lambda) non è affetta da errore!

Dunque non necessita -nel modello- la teoria degli errori per poter dire (sempre in astratto e nella matematica) che la ignoranza sia strutturale, ma solo *incidentale* alla capacità di disporre (per ora) di quanti inferiori al quantum minimo fotonico (in futuro avremo altri quanti che saranno detti sub fotonici, ad esempio grazie allo studio delle cavità risonanti):

Infatti se fosse il fotone il quantum minimo (come era l’atomo etimologicamente storicamente indivisibile, ma poi spezzato in frammenti sub atomici), avremmo:

energy = h.f

Infatti dalla (2), se v=c

essendo lambda/T=lambda.f=c avremo

(3) lambda=c/f

E sostituendo nella (2) otteniamo:

(4) lambda.mr.v=h esplicito mr

(5) mr=h/(lambda.c)

(6) mr=h/[(c/f).c]

(7) mr.c^2=h.f

questa ultima è sia la energia secondo Einstein e sia secondo Planck nella ipotesi che il quantum minimo sia il fotone di energia h.f

cvd.

++

I lettori più attenti si saranno chiesti cosa sia mr, e come dice Maurizio (che saluto) andrebbero sempre spiegati i simboli che si presentano.

Infatti De Briglie non usava il simbolo mr, ma m, da cui la natura duale delle cosiddette particelle è tuttora un tema aperto (se con duale si intende sia la manifestazione ondulatoria del fotone e anche manifestazione “corpuscolare” quando il fotone si comporta come “particella”).

Quando scriviamo la celebre formula:

(8) energy= m.c^2

a chi si riferisce quella m?

Va spiegato.

Se v=0 quella m che è funzione di v, e possiamo scrivere in tale senso m(v=0)=m0

detta massa a riposo.

Quindi la (8) indica quando v=0 una energia “potenziale” del reale nella sua forma ancora misurabile come massa, che io chiamo “massa massiva” per distinguerla con la epifenomenologia della “massa energetica”.

Infatti se v=c vale ancora la (8)!

Ma la m =m(v=c)=m0 solo numericamente!

Poiché la massa si è convertita _totalmente_ in forma energetica.

Tutto questo tema, di cui mi sono interessato negli ultimi 2 anni con simulazioni a partire dal software delle equazioni di Einstein si basa sulla seguente intuizione di base:

Va distinta la fenomenologia e quindi la teoria della misura, dal reale che non sempre si mostra nelle stesse forme e anzi è certo che è in continua mutazione.

Quindi vanno precisate le condizioni al contorno o di Cauchy.

Contrariamente a quello che si pensa scrivendo:

m=m0/sqrt(1-v^2/c^2)

in

(8) energy =m.c^2

NON è vero che la massa della singola particella (ad esempio un elettrone di massa m0) aumenti se v -> c.

Ciò che aumenta è il numero delle particelle coinvolte finché si fa una analisi di sistema e non un esame delle singole particelle, come se fossero singoli punti nello spazio dotati di proprietà specifiche fisicamente.

Avremo più correttamente scrivendo

Delta E = (Delta m).c^2

Dunque se in un acceleratore di particelle avremo un aumento di energia del fascio di particelle che vede E1 > E0, ciò coinvolgerà sempre più particelle ciascuna delle quali potrà avere al massimo

E0=m0.c^2

Ed arrivare a 13 Tera elettronVolt come nell’LHC e a valori ancora maggiori e potenzialmente infiniti dipende dalla energia immessa con i campi elettromagnetici se e quando sempre più particelle vengono “coinvolte”!

Ciò ha tratto in inganno anche Dirac nella sua soluzione della equazione relativistica della energia che sarà valida (la trattazione di Dirac) solo in una impostazione Macro sys (di macro sistema) ma che darà aporie logiche con il concetto di energia negativa poiché non ha capito -Dirac- che un sistema è da considerare chiuso, se si vuole computare chi è dentro e chi è fuori, e computare i flussi entranti e uscenti di energia e quindi non c’è alcun paradosso nel concetto di energia negativa, come flusso uscente.

Nella analisi, viceversa, micro sys, la massa che è totalmente massiva quando v=0, (rispetto al nostro universo) quando vede v -> c comincia a diminuire (e non aumentare come è invece nei macrosys specificato che nel sistema entrano nuove masse e ciò causa l’aumento macrosys) nella forma massiva perché una parte della massa si trasforma ben prima di v=c -> in energia.

Le equazioni di ciò le metto in un link che allego, e infine vi do il link della trattazione completa per chi vorrà leggerla (non è facile, visto che è il risultato di 2 anni di lavoro) in cui si scopre che esiste una teoria più generale della teoria della relatività generale, in cui Einstein considerava solo situazioni di simmetria, mentre vanno considerate anche le situazioni di a-simmetria che si trovano nella nuova teoria che sto presentando: meta quantum mechanics/k_Fermat (Fermat perché la trattazione del fotone nelle equazioni di Einstein scritte originariamente solo per le masse è dovuta al fisico Amadori e al matematico Lussardi ed essi attribuiscono la loro intuizione a Fermat, ma questo è il modello ridotto della k_fermat, che io chiamo 0_Fermat, mentre la teoria generale nei casi non puri e cioé di concomitanza ente in parte massivo ed in parte energetico la chiamo k_Fermat)

i Link:

Le energie e masse massive (mp) ed energetiche (mr):
1)

La teoria MQM/k_Fermat in reverse engineering:
2)
https://6viola.wordpress.com/2018/06/21/einsteins-theory-of-general-relativity-reverse-engineering-k_fermat-solution/

La trattazione di Amadori e Lussardi:
3)
https://www.matematicamente.it/appunti/relativita/

Grazie del tema, saluti a tutti e felicità

nuovo intervento del 2 novembre 2018:

Il 02/11/18 07:53, Omega ha scritto:

Il 31/10/2018 17:53, luciano.buggio@gmail.com ha scritto:

Il giorno martedì 30 ottobre 2018 23:32:35 UTC+1, Massimo 456b ha
scritto:

(cut)

Dunque fisicamente il fotone
lascia la sorgente di luce
e dopo un singolo punto assume
la sua velocità caratteristica.

Ciò implica che l’accelerazione del
fotone è istantanea?

Sarebbe infinita se partisse da fermo a velocità c (ma anche a
qualsiasi altra velocità non nulla.
La contraddizione è già nella suddetta affermazione: *partire da fermo
ad una data velocità” significa a che nel punto di partenza  (o nel
punto in cui si riflette ) il fotone, o quel che sia, è
contemporaneamente fermo ed in moto.
Evidentemente accelera da zero ad al valore della velocità che poi
conserverà: questa accelerazione avviene in un tempo brevissimo, ed è
tanto maggiore quanto maggiore è la velocità che in quel brevissimo
intervallo raggiunge.

Luciano Buggio

Può venire un sospetto a uno come me non esperto come voi in queste
cose: che il fotone venga “sparato” fuori dalla sua sorgente alla
velocità c. Anzi non è neanche un fotone se non la raggiunge.
Un fotone è un fotone se non viaggia alla velocità c? Direi di no.
Notare che, in un certo modello, un fotone compare quando un elettrone
salta orbitale, e quindi già viaggia a circa 2/3 di c, e spara via un
eccesso di energia, perciò a tale eccesso, per espellerlo, aggiunge
velocità a quei 2/3 di c. Tale eccesso dicono che sia il fotone.

Scusate la mia ignoranza.
___

Confermo il fatto che il fotone -ordinariamente- (quando esce da una stella ad esempio) viaggia a circa 300 mila km/sec.

Ma ciò non significa che non abbia ANCHE altre velocità.

faccio degli altri esempi in cui la v_fotone=/=c

++

1° esempio:

Nella fusione deuterio (D) + deuterio (D) in cui emerge elio (He) che è la ragione per cui le stelle sono accese:

D + D -> He +energy

quella energy è energia fotonica che è compressa nelle stelle finché emerge come luce dalle stelle.

++

2° esempio:

Evaporazione da un BH (black hole) ipotizzata da Hawking per risolvere il paradosso della costanza della quantità di informazione:

Se infatti da una stella di tipo BH non emergesse MAI nulla una parte della informazione andrebbe distrutta, ma ciò violerebbe la costanza della materia ed energia in un sistema isolato: poiché la materia ed energia sarebbe distrutta per sempre entrando in un BH.

Hawking ipotizza che la cosiddetta “evaporazione” sia dipendente da una fluttuazione quantistica (che fa sempre comodo metterci la teoria della probabilità quando non ci si pronuncia su una causa).

In realtà la evoporazione è una questione che (secondo i miei studi, per ora non accolti dalla Accademia) si spiega con la ipotesi di Schwarzschild:

Secondo Sch esiste un raggio oltre il quale non sfugge neanche la luce quando la massa è tale da superare un valore critico:

(1) rs=2GM/c^2(*)
(*)
Il valore critico è leggermente diverso se la rs non è ottenuta da una enegia cinetica con v << c, ma con v -> c ed oltre, ma per ora non vi annoio su come si dimostra ciò, poiché anche in ipotesi che il raggio rs sia leggermente diverso, come valore critco, rimande confermato che tale raggio critico esiste, ed infatti le stelle tendono a spegnersi nonostante aumentino di massa, con il trascorrere del tempo.

Quindi, se M, nella (1), è la massa di un BH esisterà un raggio critico (rs) per cui se un fotone ha un raggio

r < rs

è dentro il BH e quindi non può uscire.

Ma poiché un BH, come ogni stella, fonde materia e produce fotoni, la trasformazione da materia di massa M a energia riduce M(!)

Supponiamo che la massa di un fotone a riposo (prima della fusione) sia m.

La nuova massa totale dopo la fusione sarà

M’=M-m

ora

rs’=2GM’/c^2

Da cui

rs’ < rs

avendo sostituito M’ al posto di M.

Tale termodinamica, implica che gli altri fotoni che si trovavano in rs prima della fusione -per un intervallo di tempo (in cui sia M’ < M)- si trovano oltre il raggio di Sch rs, e quindi liberi di “evaporare”!

Naturalemente -nel tempo- il BH acquisirà altra massa e ritornerà ad espandere la sua forntiera e bloccherà altre emissioni di fotoni finché non fonderà altra massa.

Da cui le mie simulazioni software di ciò mostrano un effetto che potremmo chiamare “antigravitazionale”: e cioé che il fotone è “costretto” a superare la velocità ordinaria di 300 mila km/sec tanto maggiore è la massa del BH, quando la sua posizione è esterna al raggio di rs.

La orbita anche se inizialmente fosse tutta tangenziale alla sfera del BH .. diviene rapidamente “normale” rispetto al centro del BH .. e più passa il tempo .. e più si livella a d un valore costante che raggiunge asintoticamente, ma in leggera crescita, finché la densità del cosmo non rende il nostro universo come un BH che impedisce al fotone di uscire dal nostro universo per una dinamica simile se il fotone viaggiasse a v=c, mentre non riesce a trattenerlo se v > c, poiché tachioni escono dal nostro universo oppure entrano nel nostro universo da universi adiacenti.

E ciò, il comportamento tachionico, non rende ancora chiaro -ufficialmente- come funzioni la formula di Hubble (v=H0.D; v=velocità; H0=valore circa costante in un intorno centrato sul nostro punto di osservazione; D= distanza del fenomeno fotonico) che conferma questa mia impostazione, per cui vi è luce v > c, ma è interpretata dalla Accademia come espansione solo del nostro universo, additiva alla caratteristiche della luce come se lo spazio non si espandesse, a causa -quindi- il totoale della velocità -della comovente- della espansione dello spazio + quella senza espansione, anziché caratteristica dei “fotoni” senza introdurre quesa tecnica ipotetica di miura: vedere “premio nobel alla astronomia del 2011” sulla ipotesi che il cosmo, U1, come unico universo si espanda (io chiamo il nostro universo U1, e gli altri universi Ui). Una delle più grandi bufale della storia della scienza, se è vera la mia teoria.

Una dinamica -questa dinamica secondo la mia *teoria_degli_universi_adiacenti*– tipicamente tachionica, che la teoria delle stringhe cerca come validazione sperimentale della teoria delle stringhe stessa.

Tale validazione si potrebbe ottenere, nella misura, utilizzando le deformazioni della lunghezza d’onda (studio del red shift) senza pensare che sia lo spazio ad espandersi.

Un articolo (1) in cui ne tratto, riprendendo un recente articolo (2) sulla fusione di “due stelle a neutroni” (apparso su Nature) che sono “quasi dei BH” li metto qui di seguito. (*)
(*)
dove l’articolo (2) -di Nature- dice che avrebbero sviluppato -le due stelle collassando- onde gravitazionali che dovrebbero viaggiare alla velocità della luce (ma invece la superano).

L’articolo citato e anche i miei calcoli trovano che il trasferimento di energia del collasso di due stelle a neutroni genera sotto alcune ipotesi al contorno, una v=4 volte la velocità della luce.

Grazie del tema, auguri di felicità

il link:

Onda Gravitazionale Gw 170817 [software]

https://6viola.wordpress.com/2018/09/10/onda-gravitazionale-gw-170817-software/

l’articolo su Nature:
Letter | Published: 05 September 2018

Superluminal motion of a relativistic jet in the neutron-star merger GW170817

https://www.nature.com/articles/s41586-018-0486-3

l’articolo sull’archivio arxiv.org (qui è gratis il download):

https://arxiv.org/abs/1806.09693

l’articolo in italiano su it.sputniknews.com:
https://it.sputniknews.com/mondo/201809066456970-scienza-astronomia-stella-neutroni-fisica-astrofisica/

cito:

Gli astronomi hanno scoperto un flusso di particelle generato dalla collisione e fusione di due stelle di neutroni (evento GW170817) nel 2017.
Dalla Terra è risultato che il moto del flusso delle particelle avesse una velocità
VVVVVVVVVVVV
quattro volte superiore a quella della luce.
^^^^^^^^^^^^

fonte facebook:

https://www.facebook.com/groups/1210296982321058/permalink/2392009294149815/

ultimo aggiornamento:
2 novembre 2018, ore 11.32

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