Dimostrazione della natura dei sub_fotoni [physics]

Tante discipline olistiche usano la fisica quantistica per supportare teorie e pratiche che in effetti hanno risultati concreti nella vita delle persone. Mi spiegate perché? Si può apprezzare il mondo olistico anche senza la fisica? E perché molti fisici non vedono i risvolti della quantistica in un mondo che non é il loro? Ci sarà mai una pace tra le due culture? In che modo due mondi come quello maschile e femminile possono riconciliarsi? Se il pensiero é energia perché la fisica non dovrebbe dare man forte allo studio dei suoi Meccanismi? Tante domande alcune risposte

Pasquale Tufano DOMANDA:
Tante discipline olistiche usano la fisica quantistica per supportare teorie e pratiche che in effetti hanno risultati concreti nella vita delle persone. Mi spiegate perché?

RISPOSTA:
da wiki

definizione di Olismo:
L’olismo (dal greco ὅλος hòlos, cioè “totale”, “globale”) è una posizione teorica, in ambito filosofico e scientifico, contrapposta al riduzionismo, basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti in quanto, dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente.
Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come l’aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”.

Commento:
definizione di Fisica Quantistica:


La fisica quantistica è quella parte della scienza che studia la meccanica quantistica.
Il senso comune attribuisce a questi studi una sola impostazione di teoria della conoscenza, ma -invece- vi sono molti modelli epistemologicamente diversi e quindi c’è confusione sulla attendibilità della associate interpretazioni di modello.
(A)
Secondo la teoria della probabilità si è creata una scuola detta di “Copenaghen” in cui è stato eliminato il principio di causa ed effetto e introdotto il principio di “probabilità” che un evento accada.
La ragione di ciò -fondamentalmente- è non riuscire sempre a seguire la dinamica degli eventi sub atomici nel tempo (sperimentalmente) con un grado di precisione comunque aumentabile, poiché fissare nel quantum fotonico la minima energia perturba la misura in modo distruttivo quando i fenomeni in osservazione sono dello stesso livello energetico della sonda (fotone) che dovrebbe interferire per estrarre la misura.
Da queste considerazioni Heisenberg, per primo, teorizzò che l’errore di posizione minimo moltiplicato l’errore della quantità di moto dovesse essere sempre maggiore della costante h o h’=h/2pi a secondo dei contesti nel primo caso con dimostrazione di Dirac, e nel secondo caso con dimostrazione di Landau in ambito di scenario di perturbazione di Gauss.

La formula di Heisenberg:

(1) [delta(p)].[delta(x)] > h

dove
p=m.v=quantità di moto di particella in osservazione
m=massa della particella
x=posizione della particella
h=costante di Planck
delta p = l’errore di deviazione dal valor vero a causa della interferenza di misura.
delta x = x1-x0 tenderebbe a zero se non vi fosse errore
delta p = p1- p0 -> 0; se non vi fosse errore

(B)
Secondo la scuola deterministica (Laplace, Einstein, De Broglie, Tufano et altri)

E’ vero che la interferenza di misura altera la misura, ma ciò è migliorabile NON con errore minimo di Heisenberg, ma in dipendenza del quantum minimo di interferenza.

Riducendo il quantum minimo di interferenza -nel modello- con livello di energia tendente a zero si ottiene la seguente relazione dovuta a De Broglie:

La formula di De Broglie:

(2) p.lambda=h

in questo caso p non è affetto da errore, e lambda che pure indica una lunghezza, e cioé la lunghezza dell’onda del segnale per esempio un fotone quando oscilla da un max al max successivo nel periodo T, o alla frequenza f=1/T, individua -lambda- la elongazione della “particella” fotone distinguendo tra un fotone e quello adiacente.

Dunque è vero lo strutturalismo che studiare la velocità di una particella attraverso la quantità di moto (p=m.v) se moltiplichiamo p.lambda crea “h”, quando la “particella” è un fotone!

Ma la Accademia ha creato il concetto di “quantum minimo definitivo” nel fotone così come circa 2000 anni fa la Accademia in Grecia aveva creato il concetto di “atomo” che in lingua greca significa “indivisibile”.

La storia della scienza ha dimostrato in circa 2000 anni che l’ente “atomo” è invece divisibile e quindi l’atomo NON è il quantum minimo della materia.

Analogamente è dimostrabile che il fotone NON è il quantum minimo della energia se dunque il lambda fosse non del quantum fotonico, ma sub_fotonico avremmo, anziché la (2), la (3) che segue:

(3) p.lambda’ < h

lambda’=lunghezza dell’onda sub_fotonica

Dimostrazione del quantum sub fotonico:


Come è noto -tuttoggi- la Accademia afferma, ad esempio con Konishi, che è inspiegabile (fuori dalla quantizzazione di Copenaghen) il perché un elettrone non precipita sul nucleo di un atomo di idrogeno, visto che le due cariche (+) il protone, e (-) l’elettrone si attraggono (si veda la foto allegata dal testo di Konishi).

Sarà a tutti noto, però, che l’ingresso di un fotone in un atomo sposta la orbita dell’elettrone ad una orbita più esterna.

Appena il fotone è espulso la orbita dell’elettrone diviene più interna.

La scuola deterministica afferma dunque che la orbita più interna non è nel vuoto, ma in un livello di “circa vuoto” che è sub fotonico.

In un neutrone il raggio dell’elettrone attorno al protone contenuto anche esso nel neutrone ha un raggio minore (nella coppia neutrone=protone & elettrone).

E’ misurabile, infatti, che un neutrone è interno al Deuterio, isotopo dell’idrogeno, nel nucleo di un atomo, e il secondo elettrone rimane esterno a formare il Deuterio con i suoi 2 nucleoni, e l’elettrone in orbita associata a tutto l’isotopo in questione.

Dunque c’è un “bilancio delle forze” non per cause insondabili e solo studiabili probabilisticamente (come pure è possibile fare), ma anche per epistemologia di eziodinamica, e cioé ricostruendo il principio di causa ed effetto, nel tempo, tempo che -invece- nella scuola di Copenaghen è solo usato per formare le medie di probabilità di accadimento su base statistica e non puntuale sulla descrizione del singolo ente o evento, schematizzando Copenaghen le transizioni a scatti (quindi a tempo zero) come un grafo che ha collegamenti con probabilità di transizione da uno status al successivo.

Grazie del tema.
(segue la citazione di Konishi in 3 allegati totali)

fonte facebook:
https://www.facebook.com/groups/robiemaria/permalink/1818206031631304/

ultimo aggiornamento:

11 ottobre 2018, ore 10.57

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