Einstein’s Theory of General Relativity: reverse engineering [k_Fermat solution]


Oggi alle ore 11.07 del 21 giugno 2018, finalmente, dopo un esame attento della teoria della relatività generale di Einstein ho chiarito — a me stesso (e tra poco anche verso chi leggerà questo articolo) — che la soluzione k_Fermat non è compatibile con il modello di Einstein della Relatività Generale: cioé NON è deducibile dalla RG di Einstein per via diretta. Ciò perché la k_Fermat è un caso più generale della teoria della relatività generale, nella forma di Einstein. Tale forma di k_Fermat, infatti, è stata ricavata nella modalità nota come “reverse engineering”.

Antefatto

Mostrerò -nel seguito- che può sembrare la k_Fermat abbia solo un problema di cambio di variabili, poiché la RG di Einstein usa lo stesso simbolo “t” per misurare il tempo sia nello spazio S1 (locale) che in S2 (remoto), ma tale modalità interpretativa, sebbene si appoggia su una questione vera, e cioé che

t=tau*[1/(1-v^2/c^2)]=tau*[1/(1-rg/r)]=tau*gamma=tau*(1/k)

E quindi, essendo tau=k*t, può sembrare che sia solo un problema di esprimere correttamente tramite tau il tempo in S2, anziché in t, come usa porre Einstein.

k=1-v^2/c^2

è uno “smorzatore” della variabile “t” usata nello spazio remoto.

Uno smorzatore fino a eliminare “t” (se usata in tau=k*t) .. e quindi portarci alla forma di Amadori/Lussardi in cui nello spazio remoto il fotone, per noi che lo guardiamo da S1, lo vediamo -il fotone- con t=0, cioé con “il fotone”=gemello giovane -> che non invecchia.

Una conferma che la luce, esaminando un fotone, sarebbe immortale! (se non si deteriorasse la distanza interfotonica nel viaggiare per miliardi di anni nel quasi vuoto del cosmo, e tale distanza interfotonica misurabile con il red shift).

Ma questo è solo una parte di ciò che si può capire per “deduzione”.

Mostreremo nel seguito, e per gradi, il procedimento di “reverse engineering”, che ha reso possibile sia la forma k_Fermat, e anche la LOGICA su cui si poggia.

In breve:

  1. Serve studiare la forma Fermat_semplice come esposta su Amadori/Lussardi.
    fonte:
    https://www.matematicamente.it/appunti/relativita/
  2. Rendersi conto che la forma Fermat_semplice è deducibile da RG di Einstein, ma necessita “forzare” la rappresentazione di Einstein ribassando la rappresentazione grazie alla eliminazione di “t” inteso come tempo sullo spazio remoto, eppure portato a zero, per simulare lo scenario di teoria della misura. In cui la “funzione di misura del tempo” non esiste più esplicitamente(!), ma è assolta da ds. “ds” che essendo un intervallo del tempo tra un campionamento (sulla particella nello spazio) ed il successivo, può essere messo in un accumulatore (che sommi la sommatoria dei “ds”), per valutare l’andamento della propagazione della luce come nell’articolo seguente che simula la propagazione della luce vicino a un BH (black hole).
    (Vedi Esempio_N1[…])
    Quantum in General Relativity
    https://6viola.wordpress.com/2016/08/08/quantum-in-general-relativity/
  3. Infine “cercare” come dovrebbe essere la matematica che ci consenta di passare dalla forma di Einstein alla forma di Fermat_semplice, in modo graduale, e trovarLA(detta k_Fermat) in reverse engineering.
    (Vedi Esempio_N2[…]) caso di emersione radiale dalla stella:
    dynamics of the Einstein Equations with variable mass = mr [Geodesic_eq _k_Fermat solution][23-1-2018]
    https://6viola.wordpress.com/2018/01/23/dynamics-of-the-einstein-equations-with-variable-mass-mr-geodesic_eq-_k_fermat-solution23-1-2018/
    (Vedi Esempio_N3[…]) caso di emersione tangenziale dalla stella:
    dynamics of the Einstein Equations with variable mass = mr [general solution]
    (commento: novità sul calcolo delle deformazioni spazio temporali dipendenti dalla ipotesi di essere dentro un universo bolla. Infatti ciò incide sia sul calcolo della velocità e anche -introdotta la forma k_Fermat- anche sul range di velocità che mostrano quando le particelle non riescono ad uscire da una stella).
    https://6viola.wordpress.com/2018/01/30/dynamics-of-the-einstein-equations-with-variable-mass-mr-general-solution/

Per uno scienziato, essere giunto alla consapevolezza che una teoria, come quella che stiamo esaminando (la teoria della RG di Einstein) -> “potrebbe essere errata(!)”, non è una questione di avere delle opinioni “alternative”, e cioé alternative alla accademia.

Ma chi si interessa di “teoria della misura”, come me, fa una cosa semplice: mette a confronto il modello della RG di Einstein, e il modello della RG detto -da me- “k_Fermat”, e ne stima il delta di errore tra i modelli teorici e le esperimentazioni fisiche.

Si trova, allora, che la RG di Einstein è abbastanza approssimante, finché v << c, come nella orbita del pianeta Mercurio, e ampiamente studiato in letteratura scientifica.

(Vedi Esempio_N4: […])
studio dell’orbita di Mercurio:
Orbit of Mercury: Measure Theory
https://6viola.wordpress.com/2016/10/12/orbit-of-mercury-measure-theory/

Ma quando si ipotizza vera la RG, senza studio dell’INTERIM, versus la rappresentazione del fotone pure già disponibile su Amadori e Lussardi (Cap.4 pag 106, vedi seguito) .. si hanno i grossi problemi di descrizione delle interazioni nella fenomenogenesi di materia ed energia del “modello standard” che per esempio si studia a Ginevra nel LHC, con la suddivisione in particelle solo massive e particelle solo energetiche.

https://it.wikipedia.org/wiki/Large_Hadron_Collider

Nella nostra ricostruzione metodologica di “ricerca scientifica”, che giustifichi la trattazione (in modo eziodinamico: ovvero nella ricostruzione dei processi causali) va dato il merito ad Amadori e Lussardi .. di avere elaborato quello che loro dicono “il modello di Fermat” (pagina 106, cap. 4, prima riga, vedi foto che segue) che vale solo per la orbita di un fotone a partire dalla teoria di Einstein, poichè non era in grado, Einstein, nell’associato modello storico, di descrivere tale scenario. Il modello di Einstein .. descrive solo “la traiettoria dei corpi massivi”, nella sua forma -di Einstein- originale.

Dal confronto Einstein & Amadori: prima si fa il test se il modello di Fermat di Amadori/Lussardi è -nella misura- descrittivo della realtà fisica, oppure no.

E tutti coloro che fanno questa sperimentazione possono vedere se è vera la forma di Amadori/Lussardi (di Fermat_semplice), partendo dalla stessa matematica: nel primo caso usano la “forma di Einstein”, nel secondo caso quella di Amadori/Lussardi/Fermat_semplice, dedotta dalla teoria della Relatività Generale, particolarizzata alla descrizione dei fotoni, particelle senza massa.

Poi, uno scienziato, si pone il problema di come si passa dalle equazioni di Einstein massive a quella di Amadori/Lussardi dette di Fermat_semplice: non con un “salto!” ma nell’INTERM, ossia gradualmente.

Tale soluzione di INTERIM, detta k_Fermat — che differisce dalla forma di Fermat di Amadori/Lussardi, essendo k_Fermat più completa — è stata da me trovata e sperimentata sia su scala atomica, e sia su scala cosmologica, ed inoltre giustifica la emissione di particelle massive

  • o “leggere” dal Sole, quando al crescere della velocità, per vento solare, riescono a distaccarsi dal Sole
  • o alcune particelle, se massive, e a bassa velocità, ricadono sul Sole.

Per le associate trattazioni, vedasi Esempio_N2 & Esempio_N3, già sopra elencati.

DIM:

Le dimostrazioni si articolano, nel seguito, in più parti:

§PARTE PRIMA:

deduzione del modello Fermat semplice (senza interim)

Ecco la pagina a cui mi sto riferendo, quando cito lo studio della RG per enucleare solo le equazioni per simulare la orbita della luce:

La MISURA:

Le equazioni (4.28) sono state espresse anche in un software di simulazione nella appendice del testo di Amadori e Lussardi reperibile al link seguente:

https://www.matematicamente.it/appunti/relativita/

Mi riferisco, in particolare, alla pagina seguente:

Manca la fase di inizializzazione di Cauchy, e cioé le condizioni iniziali che precisino le condizioni di posizione, velocità, di una particella fotone ed il contesto di quale massa sia, che stia esercitando la azione gravitazionale. Ma ho già detto che sono molte le trattazioni da me pubblicate che spiegano come applicare le condizioni di Cauchy, che nel software di Amadori/Lussardi sono omesse. Per chi voglia cominciare a vedere almeno un caso semplice, cito l’articolo seguente: Si riferisce alla orbita di un fotone e associate inizializzazioni.

Per maggiori info (Esempio_N1, già nell’Antefatto):

https://6viola.wordpress.com/2016/08/08/quantum-in-general-relativity/

Dunque, seguendo la trattazione di Amadori/Lussardi noi disponiamo della matematica che si riferisce a due forme:

  • con le tre equazioni di pagina 99, stanno descrivendo (Amadori/Lussardi) la orbita di un sasso di massa m, attorno ad un pianeta o una stella di massa M.
  • con le due equazioni di pagina 106, stanno descrivendo (Amadori/Lussardi) la orbita di un fotone di massa massiva m=0, e quindi massa virtuale (trasformata in energia mr=m0 (mr è il concetto di massa radiativa virtuale), laddove con v=0 un elettrone, ad esempio era di massa massiva m=m0, e quando sarà alla velocità della luce vedrà energy=mr*c^2, essendo mr=m0, come valore numerico, ma non più misurabile come massa massiva in U1).

Qui di seguito metto il caso massivo, pagina 99:

il caso massivo nel software associato:

§PARTE SECONDA:

Una delle applicazioni più elementari della forma k_Fermat (ma non la sola) è la seguente in cui si studia la ricaduta delle particelle massive sul Sole, se non hanno sufficiente velocità:

Già Esempio_N3:

https://6viola.wordpress.com/2018/01/30/dynamics-of-the-einstein-equations-with-variable-mass-mr-general-solution/

La questione dell’Interim:

Già dalla trattazione di Amadori Lussardi era chiaro che i due stati degli enti (massivo/energetico) non erano in un continuum nella forma “Fermat_semplice”.

Serviva una matematica di transizione o dell’INTERIM.

La questione che si adottasse t anziché tau in S2, suggeriva di provare a sostituire tau che consegnava tau=k*t e quindi “lo smorzatore cercato in reverse enegineering” .. cioé serviva dalla soluzione uno smorzatore .. e si era ipoteticamente trovato il perché mancava .. l’uso improprio di usare t anziché tau in S2.

Ma ottenuta tutta la rappresentazione in tau, c’era un nuovo problema, anzi più di uno:

  1. non cambiava solo taupunto0=k*tpunto0, ma tutte le variabili temporali, allontanandoci da una trasformazione solo “tpunto0_old -> k*tpunto0”.
  2. cambiava anche la metrica, NON nella matrice in S1: G=[gij] (con base c*t, x, y, z), bensì in S2: G’=[gij’], (nella base in S2: c*tau, r,teta, fi), e -con la metrica- cambiavano anche i coefficienti di Christoffel.
  3. avevamo il problema della antitrasformata dallo spazio in S2, con tau, allo spazio in S1 con t.

Il problema di Christoffel, si può dimostrare che può essere risolto, come si legge nella dimostrazione numero 7 al link seguente:

https://6viola.wordpress.com/2017/07/23/k_fermats-geodesic_equations-mathematical-proof-6-7/

inoltre essendo le variabili indipendenti, avere modificato il comportamento di t, poiché stiamo usando tau in S2, realizzerà la stessa forma che se avessimo sostituito t.

Nel termine tau=k*t abbiamo il k che ci serviva, ma ora la prima equazione è

se sostituiamo in S2 il tempo, t, che nella forma “di Einstein” era:

tduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*tpunto=0

con tau, otteniamo:

tauduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*taupunto=0

se ci riportiamo di nuovo in t, ad indicare la lettura del tempo misurato in S2, ma proiettato in S1, quindi come lo vedremmo in S1, avremo:

tauduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*k*tpunto=0

ma noi volevamo:

tduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*k*tpunto=0

che non è solo una modifica di cambio di variabili!

Infatti la “forzatura” di abbassare la dimensione della matrice G’=[gij’] di S2, come operata da Amadori/Lussardi non si ottiene come una semplice azione sullo spazio delle variabili!

come allora?

Andando a dire che la massa -in S2- non esiste! quindi non è misurabile, quindi si va dalla espressione, con la massa ed il tempo esistenti, della prima equazione di Einstein seguente:

tduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*tpunto=0

Ad una equazione che NON esiste più, poiché t sarebbe sempre zero per il fotone, e cioé che un fotone è eterno se visto da S1, dal nostro osservatorio di cosa succede in S2. Ed inoltre anche la massa sarebbe non esistente, nel senso di non più misurabile in quanto massa, ma solo come equivalente energetico.

Come si passa, allora, da

tduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*tpunto=0

versus

t=0

in modo graduale?

con

tduepunti + [r/(r-rg)]*rpunto*k*tpunto=0

Poiché se si riduce il tempo, come osservabile, con k*tpunto

nella equazione precedente si sta agendo su

dt=t-t0=(1/k)dtau=(tau-tau0)(1/sqrt(1-v^2/c^2)

o meglio su

k*dt=dtau

e il k anziché creare una esplosione di singolarità (nella forma t=(1/k).tau, quando v=c),

creerà un valore nella misurabilità del tempo “t” che lentamente non è più rilevabile quanto più v -> c.

Quindi smorzando tpunto non smorziamo solo tpunto, ma anche tduepunti, senza bisogno di agire su $tduepunti -in modo diretto- se usiamo una interpolazione alle differenze finite del tipo seguente, come proposta da Amadori e Lussardi:

$t1 = $t0 +$tpunto0*$ds;
$tpunto1 = $tpunto0 + $tduepunti0*$ds;

e analogamente con $r1, $rpunto1, $fi1, $fipunto1.

De facto, non possiamo usare un solo tipo di azione monotona sulla variabile tempo a causa del gap tra la forma delle equazioni quando descrivono una massa e quando non descrivono più una massa (ma solo energia).

Tale singolarità è superabile solo in “reverse engineering” dalla soluzione a come deve essere fatta l’azione sulle “equazioni di partenza”(che sono in forma a descrivere masse secondo la impostazione classica di Einstein) di essere contemporaneamente soluzione per masse sempre minori, e quando le masse non ci sono più.

E quindi tau=k*t non si può estendere anche a “tduepunti” ma agire solo come la trasformazione di Lorentz

dt=(1/k)dtau

come se avessimo fatto un cambio di tempi plurimo:
(1) ponendo “tau=k*t” per evidenziare lo smorzatore, e
(2) lasciando tduepunti(!), come se non fosse stato necessario portare la variabile prima in tau e poi di nuovo in t.

Dunque t & tau entrambe campionati(!) rispetto ad un tempo terzo, che nelle equazioni sarà ds, da cui ha un senso dire tpunto(!), che è una variabile tempo misurata rispetto a una variazione temporale “terza”(che è ds), e ciò può esser fatto sia per il sistema di riferimento in S1, con t, che in S2 con tau.

Sul concetto di sistema di riferimento “terzo” nel nostro universo consiglio la lettura del mio ultimo articolo dove esamino tali questioni:

Universi bolla: cosa cambia nella misura delle distanze, se fosse vero? [Physics]
https://6viola.wordpress.com/2018/06/18/universi-bolla-cosa-cambia-nella-misura-delle- distanze-se-fosse-vero-physics/

 

Si intende che la trattazione dell’articolo attuale rettifica in parte le 8 dimostrazioni della trattazione k_Fermat reperibili ai link seguenti:

studio delle dim (1-5):
https://6viola.wordpress.com/2017/07/07/k_fermats-geodesic_equations-tufanos-first-theorem-new-mathematics/

studio delle dim (6,7);
https://6viola.wordpress.com/2017/07/23/k_fermats-geodesic_equations-mathematical-proof-6-7/

Ma non modifica la seguente trattazione di applicazione dei coefficienti k_Fermat:

Studio del mare di Energia di Dirac: soluzione di alcune aporie e ossimori
https://6viola.wordpress.com/2017/12/20/studio-del-mare-di-energia-di-dirac-soluzione-di-alcune-aporie-e-ossimori/

che partiva da:
NUOVA EQUAZIONE DELLA ENERGIA TOTALE RELATIVISTICA: “E_microsys”
https://6viola.wordpress.com/2017/12/06/nuova-equazione-della-energia-totale-relativistica-e_microsys/

Aggiornamento 22.06.2018, ore 17.44

Riassumendo la forma di Einstein con teta=π/2 si scrive (essendo valida solo per la materia) come segue:

le riscrivo considerando t=t_old -> (forma usuale di Einstein)

& poi sostituisco:
t_old_punto=k*tpunto;
(t_old_punto)^2=kQ*(tpunto)^2 -> (forma di k_Fermat)

forma di Einstein:

tduepunti + {rg/[r(r-rg)]}*tpunto*rpunto=0

rduepunti +c^2*rg(r-rg)*tpunto*tpunto – {rg/[2*r(r-rg)]}*rpunto*rpunto – (r-rg)*fipunto*fipunto = 0

fiduepunti + (2/r)*rpunto*fipunto = 0

tpunto della figura=t_old_punto=k*tpunto nella forma di k_Fermat

teta=π/2

forma k_Fermat:

tduepunti + {rg/[r(r-rg)]}*k*tpunto*rpunto=0

rduepunti +c^2*rg(r-rg)*kQ*tpunto*tpunto – {rg/[2*r(r-rg)]}*rpunto*rpunto – (r-rg)*fipunto*fipunto = 0

fiduepunti + (2/r)*rpunto*fipunto = 0

k=1/gamma=sqrt(1-rg/r)

kQ=k*k

teta=π/2

un esempio di uso della forma k_Fermat in un software:

software N10-prima-parte:

software N10-seconda-parte:

il frammento è tratto dal link seguente:
(Vedi Esempio_N3[…]) caso di emersione tangenziale dalla stella:
dynamics of the Einstein Equations with variable mass = mr [general solution]
https://6viola.wordpress.com/2018/01/30/dynamics-of-the-einstein-equations-with-variable-mass-mr-general-solution/

AGGIORNAMENTO 23 giugno 2018:

La k_Fermat può essere usato come modello che spieghi la dualità onda particella?

Sì, la dimostrazione più immediata è la seguente:

De Broglie scrive:

m=h/(lambda.v) e -purtroppo- non si accorge che andava scritto:

(1) mr=h/(lambda.v)

dove mr è ciò che compare nel testo seguente fornito in formato fotografico.
Si noti che k=sqrt(1-v^2/c^2) kQ=k.k=1-v^2/c^2=1-rg/r come nei modelli k_Fermat.
Dove tau=(1/k).t=gamma.t dunque t=k.tau, da cui vale anche gamma=1/k.

precisato che Ep=E_p; & mp=m_p e quindi p sta per potenziale e NON per quantità di moto.

Riscriviamo la

(1) mr=h/(lambda.v)

con v=c

c=lambda/T=lambda.f

da cui

lambda=c/f

sostituendo lambda nella (1)

mr=h/[(c/f).c]

mr.c^2=h.f

dove mr=m0 quando v=c

(2) energy=m0.c^2=h.f

dove la (2) è sia la formula dell’energia per un corpo che si materializza secondo Einstein, e anche secondo Planck.

Al link seguente si può trovare la simulazione anche nel caso di

0 < v < c

tenendo conto che mr non è solo la massa virtuale quando v=c, ma anche quando v=/=c.

E quindi si può calcolare il contenuto di massa massiva (m_p) e massa già energetica (virtuale m_r) a qualunque velocità della “particella” che abbia una natura duale:

vedi  paragrafo dal 3 a fine articolo

§3.

Sulla verifica SPERIMENTALE

E^2 = (m0*c^2)^2 + (p*c)^2 [NEWS]

https://6viola.wordpress.com/2017/12/01/e2-m0c22-pc2-news/

Va tenuto conto, inoltre della seguente notizia sulla sperimentazione di avere potuto misurare la naturale onda e particella non solo in modo separato, ma in modo “contemporaneo”:

il titolo dell’articolo sul corriere.it:

Misurata per la prima volta
la natura ambigua della luce

Risolto uno dei misteri della meccanica quantistica. Nella ricerca anche uno scienziato italiano

https://www.corriere.it/scienze/12_novembre_02/luce-fotone-onda-particella_7b8202e8-24e1-11e2-974b-22431e7be0ba.shtml

Fotografato il volto ‘bifronte’ della luce

E’ contemporaneamente onda e particella

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2015/03/03/fotografato-il-volto-bifronte-della-luce_f4f3245b-7e74-44ac-87cc-0a43e0ebc02f.html

L’enigma delle gemme del ramo fiorito

Per completezza dell’articolo attuale metto alcuni frammenti della discussione su questo concetto archetipico che estende le questioni di simmetria dello studio della (ds)^2=variazione dell’integrale della ds, come posto nel suo articolo da Einstein, alle questioni della _a-simmetria_ che soggeziona la matematica alla fisica.

Ci riferiamo al fatto che la forma “supersimmetrica di Einstein” va modificata introducendo dei “coefficienti di pesatura” dei vari dxi.dxj -> k.dxi.dxj

Apparentemente se ne ottiene una forma “arbitraria” ma -in realtà- si impone alla matematica di descrivere non tutte le configurazioni simmetriche, soltanto, ma anche le configurazioni _a-simmetriche_ discendenti dalla misura di quel particolare reale, che non necessariamente è equiponderale, nei vari k.

Ciò, inoltre, smentisce uno dei concetti di fondazione della relatività generale:

  1. postulato RG:
    tutte le leggi della fisica devono essere le stesse (cioé rimanere invariate) per tutti gli osservatori in sistemi di riferimento inerziali (principio della relatività ristretta).
  2. postulato RG:
    la velocità della luce è la stessa per osservatori inerziali, indipendentemente dal fatto che la sorgente sia ferma od in moto nel corrispondente sistema di riferimento.

In merito al postulato 1:

il tempo -nel caso della luce- sul sistema in moto, S2, non scorre. Quindi NON ha la stessa legge del sistema fermo, S1. Inoltre: “Per sapere chi dei 2 gemelli è veloce, e chi è fermo” .. serve un sistema S3. Quindi su un fotone ideale il tempo non scorrere, e però un fotone impiega un tempo in S1 per percorrere uno spazio.
Da cui le leggi non sono sempre le stesse, e vi sono addirittura delle singolarità tra gli spazi S1 ed S2 (preso anche S3). Superabile come Amadori e Lussardi abbassando il rango di G. cvd.

il tempo in t=tau/sqrt(1-v(t)^2/c^2) creerebbe un loop di indefinizione, se v=v(t), e quindi va quantizzata la variazione di aumento di v in intervalli in cui v(t)=costante. Ciò (la quantizzazione) elimina il loop, ed è coerente con il fatto che le variazioni -nel nostro universo- sono tramite quanti, e NON nel continuo(!), e coerentemente rappresentabili alle differenze finite nella elaborazione numerica.

In merito al postulato 2:

La luce non è costante se non misurandola come

c=lambda/T;
ed in ipotesi di “mezzo” di densità costante, essendo:
c=1/sqrt(mu0.eps0)

Se invece si misura la velocità, c’, come:
c’=lambda/ds;
si trova che c’ è variabile, ed in particolare in leggera accelerazione che tende a stabilizzarsi all’aumantare della distanza dalla stella di emissione dei fotoni.

dove ds = intervallo di tempo costante mostra lambda emesso, Le, < lambda osservato, Lo, cioé Le < Lo, come si vede dal red shift, ed anche dalla soluzione delle equazioni di Einstein alle differenza finite (rimando alla soluzione Amadori/Lussardi dove ds è proprio il tempo del sistema terzo, rispetto a cui avvengono le derivate rpunto, rduepunti).

Del resto se si consultano le equazioni di d’Alembert

http://www.dmf.unisalento.it/~panareo/Dispense_di_Fisica/Onde.pdf

si vede che la trattazione è applicabile ANCHE alle onde elettromagnetiche sostituendo v=c

E, però, l’analisi non è sulle particelle in un campo gravitazionale, ma di come si propaga una onda in assenza di forze applicate, ovvero campi, che disturbino il moto della onda elettromagnetica.

E dunque la costanza della propagazione, di un fotone, o di una sua descrizione -del fotone- come onda di luce (in presenza di più fotoni) .. è in ipotesi tassativa che non vi siano “perturbazioni” che agiscano sul footne sia come onda oppure come “particella”!

Viceversa l’allungamento di lambda _denuncia_ proprio una variazione di distanza interfotonica tra due fotoni adiacenti: causata dalla perdita di energia di ogni singolo fotone che abbia molto viaggiato come varie conseguenze:

  • allungamento di lambda e rivelazione della struttura mutaforma della onda el.magnetica.
  • perdita di energia dei fotoni a causa del non perfetto vuoto del mezzo, che ha assorbito in densità d=circa 1E-26kg/m^3 una parte della luce nel suo cammino, se dura miliardi di anni.
  • infine ciò rivela che la luce non è eterna, e la sua irragiungibili con i metodi dei campi applicati è superabile con il 3° principio della dinamica e ricondurla così a una velocità ordinare di un ente che mostrerà singolarità di rappresentazione con i sistemi inerziali fermi rispetto al nostro universo, come sistema S3, ma non scegliendo un sistema inerziale in cui è rappresentabile v > c, come nella matematica dei tachioni.

Per le altre riflessioni sul tema della a-simmetria rinvio alle seguenti foto della discussione sulle gemme del ramo fiorito:

l’ultimo link rinvia alla pagina attuale:
https://6viola.wordpress.com/2018/06/21/einsteins-theory-of-general-relativity-reverse-engineering-k_fermat-solution/

le foto:

fonte originale su facebook:
https://www.facebook.com/daniela.brizzi.731/posts/140982083916345

ultima versione:

9 luglio 2018, ore 19.11

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