le dinamiche dell’eureka! [Physics]

Pasquale Tufano
Pasquale Tufano chi studia, come Popper, “logica della ricerca scientifica”, che è il titolo di un libro di Popper, è a conoscenza che molti studiano quelle che io chiamo “le dinamiche dell’eureka!”

Quindi ringrazio -anzitutto Enrico Cavedal– per avere proposto una riflessione su ciò che Cavedal identifica come “intuizione”.
cito:

In realtà nulla è “dimostrabile” se non è limitato all’interno di uno schema formale, E ogni schema formale ha come fondazione un certo numero di asserzioni indimostrabili (assiomi). La “ragione” non genera “verità”, solo l’intuizione lo può fare, ma queste verità sono sempre inevitabilmente personali.

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Mio Commento:

Tuttavia non può bastare riferire come “intuizione” o eureka il “meccanismo di logica della ricerca scientifica” poiché questo meccanismo ha una sua dinamica, che non è a tempo zero.

Se si capisce che il vero è una dinamica “asintotica”, si capisce anche che -sebbene non ci si può mettere nello “stato finale”- però, si può cercare di migliorare una o più teorie che ovviamente vanno contestualizzate, perché nel nostro universo non possiamo raccontare verità assolute, ma solo verità relative che se fossero assolute NON sapremmo essere tali.

Ad esempio molti pensano che la teoria della relatività generale sia non ulteriormente migliorabile, per i suoi ampi successi nelle verifiche sperimentali sul moto dei pianeti nel sistema solare.

E, altresì, pochi sanno che la teoria della relatività generale ha grossi problemi ad esprimere quali sarebbero le leggi che regolano il moto delle stelle alla periferia delle galassie.

Quindi la teoria della relatività è da buttare?

No, è da capire perché sulla scala del sistema solare funziona, e su scala galattica no.

Nel meccanismo asintotico a cui accennavo, allora, un ricercatore serio non si mette a osannare Einstein e cerca di studiare il suo pensiero a partire dalle “ipotesi di fondazione” della proposta di Einstein.

E lì trova che -secondo Einstein- le leggi sono le stesse, in un qualunque sistema di riferimento, dimenticando Einstein, la lezione di Cauchy.

Dice infatti Cauchy, che è vero che basta fissare un sistema di equazioni per descrivere un input/output di un sistema, ma che la soluzione, se esiste, _dipende_dalle_condizioni_al_contorno!

Quindi, supponiamo che un corpo nel nostro universo sia come un sasso che cade in un pozzo al centro della Terra.

Può mai avere il sasso -nella sua dinamica- (nel suo cadere) la stessa quantità di materia?

No, non ha la stessa quantità di materia attorno a se ciascun ente nel nostro universo, sia che cada in un pozzo al centro della Terra, e quindi in un corpo circa omogeneo, e né nel nostro universo se il nostro universo fosse simile a una bolla di materia ed energia circa omogenea, che ha avuto dal nostro punto di misura una stima della densità media pari a d=1E-26kg/m^3

Quando un corpo cade al centro della Terra, applicando la dinamica non di Einstein, ma di Gauss, si può dimostrare che ha la max accelerazione di velocità nelle fasi iniziali, perché “sente attorno a se stesso che cade” quasi tutta la massa della Terra.

Così avverrebbe se noi fossimo sulla frontiera della nostra bolla gravitazionale, pari a tutto il nostro universo.

Man mano che un sasso cadesse in un pozzo sulla Terra, la sua velocità max sarebbe tale quando avesse raggiunto il centro della Terra, e però la gravità diminuirebbe poiché vede sempre minore massa davanti a se, sebbene esista anche la massa “dietro di se che cade” e che rallenta la sua caduta. (Anticipo la considerazione: La velocità minima sarebbe alla partenza, nella ipotesi di lasciarlo con la mano da fermo, e anche all’arrivo, poiché agli antipodi della sfera tende a fermare il moto del sasso la massa alle spalle del sasso).

Ma anche tenendo conto della massa alle spalle della caduta, la massa davanti al sasso che cade è pur sempre maggiore della massa alle spalle del sasso finché il sasso non ha raggiunto il centro della Terra, oppure un fotone non abbia raggiunto il centro del nostro universo.

Dunque appena superata la metà della sfera, la massa gravitazionale maggiore non è più davanti al sasso, ma dietro al sasso (o al fotone al centro di U1, il nostro universo).

Quindi cambia il contesto, nell’istante oltre la mezzeria, e la forza sul sasso (o sul fotone) non è più a cadere dal polo nord al polo sud (se è entrato dal nord) ma l’inverso.

Il risultato finale è uno jo jo, (altri lo chiamano “cucù” per il moto di mostrarsi dell’uccellino del cucù) agli antipodi della sfera.

Sebbene si possano impostare vari livelli di matematica e vari tipi di analisi, più o meno sofisticate, secondo la dinamica a due corpi (m & M), oppure a molti corpi, rimane il fatto che la Forza in un moto interno alle masse (poiché m è interna a M, se fosse vero il modello di Gauss applicato al nostro universo, U1) non è quello quando le masse “non si toccano” e quindi sono masse “distinte & concentrate nel baricentro” che Newton scrive:

F=GmM/r^2

Serve quindi una riformulazione delle leggi di Einstein! .. in un contesto a massa variabile, anziché a masse concentrate.

Non vi annoio ulteriormente in tutta la matematica che bisogna reimpostare .. pur partendo dalle stesse equazioni di Einstein, che però vanno cambiate per tenere conto di un contesto (nel senso di Cauchy), diverso da quello ipotizzato da Einstein.

Vi cito solo un lavoro dell’istituto nazionale di fisica nucleare (infn) nel link seguente, e il fatto che le dinamiche dell’eureka vanno indagate razionalmente, altrimenti si fa poesia (che pure è una cosa bella) .. ma non è scienza, scire, discernere, in modalità ripetibili da chiunque voglia vivere la esperienza di essere illuminato .. almeno da una parte della verità, come “il fatto che fisica non si studia solo alla facoltà di fisica”, ma da chiunque ami la fisica, poiché la verità non si nasconde del tutto a chi la ama.

http://www.roma1.infn.it/rog/astone/didattica/pozzo.pdf

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