Magnetism [Physics] (latest news: 2018)

Lo studio del magnetismo, oggi, può sembrare una cosa banale, poiché i fenomeni magnetici ed elettrici sono ampiamente stati studiati ed assestati nella teoria delle equazioni di Maxwell.

Ma, a nostro avviso, rimane ancora un margine di studio trascurato (finora) nel fatto di come le forze magnetiche possano agire nello spazio.

Ecco, qui di seguito, lo spunto che ci porta a trattare il tema attuale:

fonte facebook:
https://www.facebook.com/groups/robiemaria/permalink/1582025561916020/

fonte youtube:

Per entrare in argomento, suggerisco di studiare la seguente trattazione dell’ingegner Rubino:

Premetto che non tutte le teorie di Rubino coincidono con le teorie che io accolgo (come ad esempio il concetto di Rubino che l’universo sarebbe in una fase di caduta se su stesso).

Ma se la ricerca scientifica è svolta in modo sereno, bisogna sapere distinguere se una teoria -chiunque la formuli- è fondata oppure è infondata.

Del resto non è forse vero (?) che nella prima versione della teoria della relatività NON veniva indicato un fattore di espansione dell’universo ed invece Einstein lo introdusse senza spiegarne le cause nella seconda versione?

Non è forse vero che Einstein disse di quella aggiunta “è il più grande errore della mia vita?”

Dunque se le persone fermassero il loro desiderio di formulare teorie alla paura di potere dire cose che si potrebbero dimostrare erronee, nessuno parlerebbe più.

Ma normalmente, nella scienza, si è cogniti che ogni teoria ha i suoi limiti di applicazione, e che nel carattere “autocorrettivo della scienza”, come lo chiama l’epistemologo Popper, c’è il _metodo_ di formulare teorie e poi sottoporle a revisione.

Ecco la trattazione (in 3 pagine) di Rubino
(il testo esteso ad altre teorie è reperibile on line):


pg.1

Commento di Tufano a pg.1: Fig.9 e seguito:
La forza di Coulomb è la seguente:

F_cu=k*q1*q2/r^2

se si particolarizza alla carica dell’elettrone e del protone (o della lacuna)

F_cu=(1/4*pi*eps)e^2/r^2

dove k=(1/4*pi*eps)
pi=circa 3.14
eps=costante dielettrica del vuoto= ε0
Dunque la forza di Coulomb, afferma, come modello che tra due cariche elettriche opposte si sviluppa una forza F_cu direttamente proporzionale al prodotto alle cariche e inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra le due cariche.
Il tutto è moltiplicato per una costante (k) che a sua volta dipende dal mezzo che separa le cariche.

Quindi, da subito, dobbiamo inserire una nota importante:

L’aria libera, oppure il cosiddetto “vuoto” normalmente nella trattazione della fisica, anche con Einstein, è considerato “assenza” di materia ed energia!

Ciò è errato, infatti si può dimostrare sia teoricamente e sia nella teoria della misura che la misura del circa vuoto nella località di misura in cui noi accediamo è tipicamente circa 1E-26 kg/m^3.

In una teoria di Mach che le cause locali sono anche la conseguenza di cause globali, la tipicizzazione del max segnale (che è quello della luce) risente quindi del “mezzo” che può anche essere chiamato “vuoto” purché si capisca che non è esattamente vuoto!

Da notare che noi non stiamo sostenendo nessuna tipologia detta “etere”. Poiché dire “etere” è supporre un mezzo standard e tra l’altro in alcune formulazioni che avrebbe anche un suo “vento dell’etere”.

Noi sosteniamo, invece, che necessiti dire che il cosiddetto vuoto NON è esattamente vuoto! e può variare di densità media sia perché è permeato da radiazioni e sia perché è permeato di materia che si sposta a velocità dei singoli enti in modo vario e tale velocità da anche caratteristiche dell’onda radiativa di De Broglie che è concomitante alla natura esclusivamente massiva degli enti, conferendogli anche una natura radiativa associata a causa degli effetti relativistici di associazione della materia e della velocità di deriva.

Si noti infine che se non si separa ciò che è misurabile a causa delle caratteristiche della nostra bolla gravitazionale, come universo in cui siamo immersi, dalle caratteristiche generali della esistibilità degli enti in altre dimensioni, la base ortonormale della teoria della relatività generale, cessa di avere una base ortonormale, poiché il vincolo v < c crea un troncamento della base di rappresentazione ed impedisce, a causa della singolarità del vincolo una completa trasformazione tensoriale.

In altri articoli, sul blog attuale, abbiamo dimostrato infatti che non solo la soluzione di Schwarzschild è ottenibile per via diretta togliendo il vincolo v < c, ma anzi una soluzione più generale è ottenibile rispetto a Schwarzschild, in cui si trova che sempre la materia è associata alla energia e viceversa al variare delle velocità degli enti, anche se con v << c la soluzione classica è applicabile nella forma classica di Sch come caso particolare, ed anche il caso v=c è un caso particolare nella forma, detta da Amadori Lussardi di Fermat, più generale —la trattazione tensoriale non singolare— (che noi chiamiamo soluzione _k_Fermat), quindi delle semplificazioni oggi disponibili in letteratura.

Dunque la figura dell’ing. Rubino sta semplicemente dicendo che se vi sono degli elettroni che scorrono in un conduttore perché sottoposti ad una differenza di potenziale.

Il distacco dalla loro struttura di quiete genera delle forze (di Coulomb) in cui la “pallina” elettrone(-) tenderebbe di suo a volere riposare in una lacuna(+).

Ma non riposa poiché vi è una forza applicata tramite un campo elettrico che stacca gli elettroni dalla loro sede e gli da un orientamento di scorrimento dove il campo E

E=F/q oppure F=F_cu=E*q; q=carica elettronica, o alla aliquota considerata.

In merito alla forza di Lorentz:

https://it.wikipedia.org/wiki/Forza_di_Lorentz

FL= q( v x B), ed in totale F=qE+q( v x B)

dove
q=carica elettrica che si muove a velocità v
v=velocità della carica
B=campo prodotto da fenomeno esterno

Ossia la forza di Lorentz, dipende sia dalla quantità di carica q, ma anche dalla velocità a cui si muovono le cariche q, ed infine dal campo B detto di “induzione magnetica”.

Affinché tutti possano seguire la spiegazione vanno aggiunte le condizioni di come si forma un campo B:

Si abbia un anello di filo elettrico di raggio R (detto spira), si può dimostrare che al centro della spira  B vale quanto segue:

B=mu0*i/(2*pi*R)

dove
i=corrente elettrica; nel caso ortogonale:
FL= q( v x B)=q.v.B; “x” indica un prodotto vettoriale: |v||B| seno(vB)
dove
i=dq/dt
dunque “i” dipende da v che indica la velocità delle cariche nel tempo.
Per la corrente in un conduttore rettilineo è v=lunghezza/tempo=l/t
e darebbe (non nella spira, ma in un conduttore rettilineo)
FL=q.(l/t).B=i.l.B

Quindi se è presente una corrente “i” nella spira, allora, si origina una forza FL (di Lorentz) al centro della spira causata dalla corrente della spira, ma che agirebbe solo su altre cariche in moto che avessero la velocità v.

Oppure attorno ad un filo A rettilineo si avrebbe una forza FL, e si avrebbe una “induzione magnetica B”, a causa della corrente che scorre nel filo rettilineo A che esercita una forza di attrazione o repulsione, in modo associato allo scorrimento delle cariche elettriche nel filo A (concorde/discorde), ma su un altro conduttore parallelo che possiamo chiamare filo B.

Ftot= F_cu+FL=q(E + vxB)

E quindi se le due correnti fossero dello stesso verso i due fili elettrici avrebbero un azione sulle cariche di ciascun filo proporzionale al campo elettrico applicato.

E una azione attrattiva tra i due conduttori dipendente dalla velocità delle cariche e dal campo magnetico (di induzione) B.

 

pg.2

Commento di Tufano a pg.2: Fig.10 e seguito:

differentemente da Rubino noi consideriamo la forza di Lorentz solo l’azione di tipo elettromagnetico FL=q(v x B) e quindi scorporiamo F_cu=qE che è la forza di Coulomb.

Detto ciò, che è una questione di identificazione dei vari contributi sulla somma delle forze.

l’ing. Rubino chiama F.el, ciò che noi chiamiamo F_cu=Forza di Coulomb.

Per le altre espressioni citate (la 6-7) si veda la trattazione completa:
http://www.fisicamente.net/FISICA_2/Relativita_Ristretta_Rubino.pdf

Aggiungo che Rubino chiama Fl, quello che noi abbiamo chiamato Ftot.

Dunque assomma il contributo sia dovuto al campo elettrico che al campo di induzione magnetica sotto Fl, a partire dalla (11).

pg.3

Commento di Tufano a pg.3: confronto della (11) & (15):

Dice l’ing. Rubino cito:

++

Possiamo dunque dire che le due equazioni sono identiche se è vera la seguente identità:

c = 1/sqrt(eps0*mu0).

++

Quindi dico io (Tufano):

era un risultato ben noto già da chi ha scritto le equazioni di Maxwell la notazione che la velocità della luce è da indicare con le caratteristiche in relazione ai fenomeni elettrici (eps0) e magnetici (mu0) del MEZZO!

Una dimostrazione alternativa al link seguente:
http://www.dmf.unisalento.it/~panareo/Dispense_di_Fisica/Onde.pdf

Avere ipotizzato che il mezzo “fosse il vuoto” è stato il più grave danno alla fisica e alla teoria della conoscenza degli ultimi 100 anni.

Il mezzo, quindi è _CIRCA_ vuoto, ma NON è vuoto.

E ciò implica come prima conseguenza “FORTE” che

  1. esistono zone del nostro stesso universo in cui la densità media non è esattamente delle caratteristiche standard.
  2. che potrebbero esistere altre bolle gravitazionali, pari ad interi universi, in cui la densità media sia diversa e quindi i “segnali” elettromagnetici _misurabili_ siano di caratteristiche max diverse.

Un ultima riflessione sulla questione dei tachioni:

E’ assodato dai nostri studi che la luce, come velocità è costante solo se la si misura come:

c=lambda/T

Ma nella teoria della misura, in generale, una misura tiene conto delle ipotesi di Cauchy: in base alle quali vanno specificati i sistemi di riferimento e tali sistemi va precisato se sono fissi, o variano.

dire che l’intervallo è T, ipotizza, infatti che l’intervallo di tempo sia una lunghezza temporale variabile e che consenta alla lunghezza dell’onda “lambda” di completarsi in un periodo (T).

Nelle equazioni di Einstein, invece, la trattazione matematica già prevede, ab ovo, e cioé nella sua formulazione originaria, il concetto di rpunto, ed rduepunti, di tpunto e di tduepunti .. NON rispetto ad una elongazione temporale variabile ma costante!

Tale derivazione è detta su Amadori e Lussardi ds.

Dunque a chi capisce di matematica, e non la studia a memoria come una poesia, è chiaro che in specie nelle orbite dei fotoni (“forma di Fermat” su Amadori e Lussardi) un fotone supera ampiamente la velocità della luce rispetto ad una misura eseguita su un intervallo di tempo costante anziché variabile, per esempio se r > rs nella emersione da un BH.

Ciò non significa che noi potremmo vedere tale fenomeno della fisica _sperimentalmente_ perché il max segnale che può viaggiare nel nostro universo è v < c.

Ma ciò significa ANCHE .. che una fenomenologia non si estrinseca quando noi non siamo capaci di misurarla!

Dunque il comportamento tachionico degli enti è perfettamente ammissibile nel nostro universo e che ne da conto la stessa teoria della relatività generale.

Ciò, in altri nostri articoli è stato dimostrato che implica che alcuni segnali che in lambda lasciano tracce del superamento della velocità della luce vanno interpretati come una conferma della teoria delle stringhe sul concetto di “condensazione dei tachioni”.

Infine questa nuova modalità epistemologica porta alla presa di conoscenza e coscienza che siamo sempre immersi in un mezzo che condiziona un singolo segnale elettromagnetico e la somma del fondo naturale locale del contenuto di elettromagnetismo rende possibile la trasmissione e ricezione non nel vuoto, ma nella immersione in un campo elettromagnetico, sebbene blando, ma non vuoto.

more info sulla condensazione dei tachioni:

https://6viola.wordpress.com/2017/09/18/tachyon-condensation-the-first-experimental-measure-17-9-2017/

 

ultima versione:

8 aprile 2018, ore 15.00

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