FRACTAL Context-sensitive LOGIC on electron, photon [Physics]

Esamineremo, nell’articolo attuale alcune conseguenze degli ultimi articoli che stiamo pubblicando. In particolare il fatto che l’energia in un fotone, come si vedrà, potrebbe essere anche una trasformazione in volume (dal raggio r1 dell’elettrone vs il raggio r2=rs del fotone) della massa originaria di un elettrone, sia m0, che, dopo uno scontro con un altro elettrone (detto anti_elettrone) renda la massa di tipo non più massivo, ma radiativo, una ex massa secondo la equazione di Einstein energy=m0*c^2.

Vi sono analogie anche nella generazione di Universi Ui, come bolle gravitazionali, per cui nello scontro di 2 BH ordinari (di cui uno dei due dovrebbe essere di antimateria) (analoghi a due elettroni: di cui uno è un antielettrone) emergano universi come il nostro U1, & U1′, anche secondo la teoria di Penrose.

Questi universi non sono a massa concentrata, come prima dello scontro, ma a massa distribuita, come ordinariamente osserviamo il nostro (se visti da dentro: secondo Gauss), che “dal punto di osservazione dentro U1” propone sia massa massiva e sia massa radiativa, ma il computo totale “da fuori” di un universo, potrebbe vedere solo la massa “virtuale” sommatoria della massa radiativa, mr, e la massa ancora massiva, mp, essendo m0=mr+mp.

Negli scorsi articoli esiste la trattazione estesa di come la velocità condiziona la manifestazione di una massa che a “riposo” è detta m0.

Si trova, in breve, che

mp=m0[sqrt(1-v^2/c^2)]

mr=m0[1-sqrt(1-v^2/c^2)]

da cui se v=0, m0 sarà tutta di tipo mp=massa massiva (p sta per massa _p_otenziale)

se v-> c la mp -> 0

mentre la

mr -> m0 come ex massa, ora solo convertita nell’equivalente energetico secondo la formula di Einstein
energy=m0*c^2.

Sempre per brevità, lasciamo lo studio delle similitudini sugli universi ad un futuro articolo(◊), e nella trattazione attuale ci dedicheremo a mostrare la meccanica secondo la scuola deterministica di quello che -a nostro avviso- succede a due elettroni (di cui uno è un anti_elettrone) che si scontrano e da cui emergono due fotoni in entanglement.
nota (◊):
si veda il link seguente, in cui -benché redatto antecedentemente alla pubblicazione attuale- vi sono aggiornamenti, al 4 gennaio 2018, sulla dimostrazione che per un fotone la equazione di Schwarzschild vale
(alla “nota:@3”):
rs_1=GM/c^2 (valida, rs_1, per i fotoni),
e non più
rs_2=2GM/c^2 (valida, rs_2, solo se v << c, per i corpi massivi):
https://6viola.wordpress.com/2016/03/15/ecco-dove-era-la-materia-oscura-dark-matter-studio/

@   @   @

Partiamo da un figura che mostra “i frame” (fotogrammi) prima e dopo la collisione, e poi esporremo, in forma di teorema, cosa avviene. Seguiranno le dimostrazioni matematiche delle tesi esposte.

Fig.1 (02.gennaio.2018)

 

TH_entanglement: velocity dynamics

Ipotesi:

Ip1:

In un moto gravitazionale secondo la meccanica di Newton:

F=m*a=GmM/r^2

all’equilibrio orbitale:

a=v^2/r

da cui:

v^2/r=GM/r^2

(1) v^2=GM/r

In questa espressione, peraltro semplificativa, poiché nella trattazione di Einstein la orbita non è circolare, ma circa ellittica tendente al cerchio, si valuti che la v=v_TG, ossia una velocità tutta tangenziale.

Ip2:

Secondo la trattazione di Schwarzschild, si può dimostrare che esiste un raggio, che chiameremo rs, in cui vale la relazione seguente:

(2) rs=2*GM/c^2 (vedi nota (◊), in quanto qui sopra).

Si trova la dimostrazione ad esempio al link seguente:

https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_di_Schwarzschild

Va annotato che la velocità nella formula precedente v=c è radiale e NON tangenziale, almeno nel calcolo grazie a Sch, sebbene nulla impedisce(*) che un corpo che viaggia in modo radiale possa avere una velocità v_TG=c, quando numericamente un fotone sul suo orlo dell’universo ha la stessa formula che indica sia la velocità tangenziale che quella radiale, essendo rs(per i fotoni in U1)=GM/c^2; con M la massa dell’universo U1, ed r1 il raggio di U1.
(*)
(“nulla impedisce” il raggiungimento della velocità della luce, sia radiale che tangenziale “sull’orlo di U1”, almeno nello scontro tra materia ed antimateria, mentre si hanno fenomeni di “saturazione” sia per le velocità radiali che tangenziali nel tentativo di applicarle tramite campi di accelerazione solidali con un laboratorio, poiché il punto di applicazione una forza è dirimente a ciò che produce tale applicazione).

Ip3:

Nel nostro caso, M=m0, ossia è la massa di un elettrone.
Diremo distanza radiale r_1, il raggio di ciascun elettrone.

In tal caso: se t=t1 è l’istante di contatto tra i due elettroni (che convergono uno contro l’altro (e uno dei due è un anti_elettrone):

(3) r_1(t=t1)=(G*M_1)/(v_TG_1)^2; M_1(t=t1)=m0, in t1, prima dell’urto.

come si vede abbiamo applicato la espressione (1) della ipotesi1, particolarizzando le “etichette” che alludono agli enti.

Se facciamo le ipotesi aggiuntive:

Ip4:

(4) v_TG_1=c/2 (velocità tangenziale di un elettrone/antielettrone);
prima dell’urto;

(4)’ v_TG_2=c (velocità tangenziale/radiale);
dopo l’urto con separazione; per ciascun fotone.

(5) M_1(t=t1)/Vol_1=ρ_1=ρm1=m0/Vol_1=densità media da 0 vs r_1;
massa dell’elettrone/antielettrone;
prima dell’urto;

(6) M_2(t=t_2)/Vol_2=ρ_2=densità media (virtuale) di ciascun fotone, dopo la separazione conseguente all’urto.

grazie all’articolo seguente:
https://6viola.wordpress.com/2017/12/27/th_electron_spin-deterministic-value-physics/

sia il fotone considerabile con rs, tale che:
rs=GM/c^2=2*r1
quindi
rs=r2 raggio di ciascun fotone; dopo l’urto
(si noti che potremmo chiamare “fotone/anti_fotone”, poiché i fotoni sono polarizzati in entanglement!)
r1=raggio di ciascun elettrone/antielettrone; prima dell’urto.
Secondo la ipotesi attuale, allora, l’urto produrrebbe una “espansione di volume” tra la situazione(§):
A) configurazione particella come elettrone -> B) configurazione particella come fotone.
(§)
(una sorta di “esplosione” da particella “massiva” a particella “radiativa”)

Se non avessimo la impostazione che deve cambiare la densità di ciascuna “particella” rimanendo come massa totale m0=mr+mp sia prima che dopo l’urto, non vi sarebbe la conservazione della massa/energia.

Si noti che con tali ipotesi

(6)’ M_1(r=r1)=m0; per ciascun elettrone,

implica che

(6)” M_2(r=r2)=2*m0; per entrambe i fotoni.

laddove è il volume che è aumentato e non le masse, che rimangono

massa tot = m0 + m0 = 2*m0

(6)”’ Vol_1=ρ*4.18*(r_1)^3

(6)”” Vol_2=ρ*4.18(r_2)^3=ρ*4.18(2*r_1)^3=8*Vol_1

t= t2, dopo l’urto; massa associata: massa di ciascun fotone.

 

Vogliamo dimostrare che

TH1:

“la massa M_2 assume velocità v_TG_2=c; se v_TG_1=c/2 (o viceversa)”

DIM di TH1:


assumeremo v_TG_1 incognito, e porremo v_TG_2=c
La dimostrazione che vale la TH1, e cioé che ne discende v_TG_1=c/2

è già stata data nel mio articolo al link seguente:
https://6viola.wordpress.com/2017/12/27/th_electron_spin-deterministic-value-physics/

 

DIM (principale):

(alfa) r_1=G(M_1)/v_TG^2, raggio del singolo elettrone
(omega) r_2=2*r1=G(M_2)/c^2; raggio del singolo fotone (dopo l’urto).

M_1=d*4.18*(raggio_1)^3; d=densità media;
M_2=d*4.18*(raggio_2)^3=d*(2*raggio_1)^3
raggio_2=2*raggio_1

divido (2*alfa)/omega=2*r_1/r_2=1

(2*r_1)/r_2=1=[2*G*M_1/v_TG^2]/[G(M_2)/c^2](*)=

[2G*d*4.18*(raggio_1^3)/v_TG^2]/[G(d*4.18*(2*raggio_1)^3)/c^2]=

[2/v_TG^2] / [2^3/c^2]=1
[1/v_TG^2] / 2^2/c^2]=1
v_TG^2=c^2/2^2
v_TG=c/2 .. eureka!

cvd.


(*)
Ho, in rosso, usato la NEW_formula di Schwarzschild che va usata solo per il caso dei fotoni. Ma NUMERICAMENTE è anche la formula in cui un fotone abbia una velocità tangenziale (SPIN) v_TG_fotone=c, al raggio r_2=G(M_2)/c^2; dove M_2=m0. Poiché anche se “il volume è raddoppiato (come raggio)”(**) , nella metamorfosi elettrone -> fotone, la massa è rimasta=m0, per ciascun fotone o elettrone. Elettrone che nello scontro tra elettrone ed anti_elettrone genera un fotone della stessa massa da cui proviene.
(**)
(nel senso di “volume di una sfera r_2″= in cui il raggio del fotone, r_2, è il doppio del raggio dell’elettrone, r_1; ed r_2=2*r1”)

 

Le dimostrazioni matematiche di ciò, oltre che nell’articolo precedente a quello attuale:
https://6viola.wordpress.com/2017/12/27/th_electron_spin-deterministic-value-physics/

sono ANCHE (in modo più esteso) in (more info: vedi “nota:@3”):
https://6viola.wordpress.com/2016/03/15/ecco-dove-era-la-materia-oscura-dark-matter-studio/

Corollario:

Ip

poiché

M_1=ρ_1*4.18*(r_1)^3

M_2=ρ_2*4.18*(r_2)^3

avendo posto

r_2=2*r_1

ne segue che

M_2=ρ_2*4.18*(2*r_1)^3 = 8 M_1 se ρ_2=ρ_1

Dovendo essere anche, invece:

M_1=massa di ciascun elettrone=M_2=massa di ciascun fotone=m0

essendo

energy=m0*c^2 (da cui la massa passa da massiva a radiativa, ossia virtuale)

ciò significa anche

TH_del_corollario:

ρ_2=(1/8)*ρ_1
(confrontando ρ_1 che è massa massiva, e ρ_2 che è massa radiativa)

DIM:

affinché sia

M_2=M_1=m0

ρ_2=/=ρ_1

e vale

ρ_2=(1/8)*ρ_1
(confrontando ρ_1 che è massa massiva, e ρ_2 che è massa radiativa)

cvd.

Sulla diversità tra massa massiva e massa radiativa:
vedi il finale dell’articolo seguente:
https://6viola.wordpress.com/2017/12/27/th_electron_spin-deterministic-value-physics/

Su come possono essere generati due fotoni entangled da due elettroni (un elettrone & un anti_elettrone) vi sono due articoli su Le Scienze:
1° articolo di Le Scienze:
http://www.lescienze.it/news/2013/03/30/news/entanglement_quantistico_esperimento-1587864/

2° articolo di Le Scienze:
http://www.lescienze.it/news/2013/03/30/news/entanglement_quantistico_cantina-1587865/


Articolo di Commento sui due precedenti:

Entanglement [deterministic entanglement theory]

https://6viola.wordpress.com/2017/09/29/entanglement-deterministic-entanglement-theory/

ultima versione:
7 GEN 2018, ore 7.56

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