microcosmos Cybernetics [physics: the sea of light]

Con l’articolo attuale completiamo un ciclo che era iniziato con il lavoro sull’orbita dell’atomo di idrogeno (H), e poi aveva portato allo studio sull’orbita del pianeta Mercurio per sviluppare una tecnica, che abbiamo chiamato “macrocosmos Cybernetics”, onde ovviare al fatto che nel microcosmos non disponevamo di rilevazioni minute che ci permettevano di distinguere una orbita circolare da una ellittica.

Abbiamo superato queste tipologie di problemi, come ha visto chi ha letto il nostro precedente articolo: (cit.1)
https://6viola.wordpress.com/2017/08/23/bohr-quantum-model-with-the-deterministic-analysis-of-einstein-micro_cosmos_orbit_cybernetics/

.. grazie a due diverse impostazioni:

  1. Lo studio della “risposta libera di un sistema” .. ottenibile nel nostro caso ponendo rpunto0=0.0 (ciò significa che stiamo ipotizzando una orbita che alla partenza non ha velocità radiale verso la massa maggiore, e ci da informazioni sulla dinamica del sistema non sottoposto a sollecitazioni: si avrebbero sollecitazioni radiali se fosse rpunto0=/=0.0)
  2. Lo studio de il “raggio in afelio”, sia r0@, ottenuto grazie al punto precedente, tecnica che avevamo già utilizzato nel seguente articolo .. (cit.2)https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/ può essere ulteriormente migliorato -grazie alla tecnica cybernetics(*)– con l’incremento del raggio, r0@, simulando orbite progressive fino alla condizione di fuga.
    (*)
    L’articolo in cui abbiamo introdotto per la prima volta la tecnica è il seguente: (cit.3)
    https://6viola.wordpress.com/2017/01/26/tufanos-7th-theorem-cosmos_orbit_cybernetics-mathematics-software/ poi migliorato con quello più recente .. (cit.4) https://6viola.wordpress.com/2017/08/23/bohr-quantum-model-with-the-deterministic-analysis-of-einstein-micro_cosmos_orbit_cybernetics/

§   §   §

Ora dopo tutta questa “preparazione” non ci rimane che scrivere il nuovo software relativo alla condizione di uscita di un elettrone da un atomo di H .. specificando che ci avvarremo

  • del raggio “storico”
    r01=0.528E-10 metri
  • e quindi del miglioramento dopo la prima orbita (vedi cit.2)
    r02= r0 (simulazione attuale:cit.2)=a+c=r=r0=0.5303927*10^-10 m

LE NUOVE CONDIZIONI DI CAUCHY

(orbita di H con n=1, orbita più interna, ad r=0.528E-10 metri)

start ds

ds?

tx=ds=Δt=tx°1_new=(r0^2)*(Δθ)/(2*vA)

r0?

r0=0.5303927*10^-10 m

Δθ?

Δθ=0.0174532925199433 [radianti di 1°]

vA?

la vA è la velocità areolare.

Si può calcolare:
1) vA2=in modo più preciso in base alla forma della ellisse.
2) vA1=in modo meno preciso in base alla forma del cerchio.
3) con il metodo di Planck vedi il software H-17-08-2017-b.php
fonte:
https://6viola.wordpress.com/2017/08/18/energy-levels-in-the-hydrogen-atom-deterministic-solution-with-einstein_equations/

Secondo la forma del cerchio?

vA1=(area, A01, del cerchio di raggio di Newton)/(tempo, T01, impiegato per percorrere il cerchio)=A01/T01

A01?

da r01=0.528E-10 metri

A01=r01*r01*pi

pi=3.1415926535897932

A01=8.75825766338377E-021 [m^2]

start T01

T01?

T01=(circonferenza, C01)/(v01, velocità nel percorrere la circonferenza)

C01?

C01=2*pi*r01=3,31752184219082E-010 [metri]

v01?

v01=rad[G’M/r01]
Nota Bene: G’ è la costante gravitazionale per il mondo sub atomico=/=G

G’=
15.141736259640073364207633307634983759202957766*10^(28)
fonte:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/
mp=M(Protone)=M_ufficiale=1,672621*10^(-27) Kg

r01=0.528E-10 metri

v01=2 190 128,76871393=circa 2190 km/sec

v01’=2192.567575501895 km/sec dalla espressione di Planck
fonte:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/

calcolo di T01: (scelgo la velocità secondo Newton)

T01(secondo Newton)=C01/v01=3,31752184219082E-010/2190128,76871393

T01(secondo Newton)=1,51476109057227E-016

T01’=C01/v01’=3,31752184219082E-010/2192.567575501895E3

T01′(secondo Planck)=1,5130762122264E-016

stop T01

Ora possiamo calcolare ..
vA1=(area, A01, del cerchio di raggio di Newton)/(tempo, T01, impiegato per percorrere il cerchio)=A01/T01’=

vA1=A01/T01=8,75825766338377E-021/1,51476109057227E-016

vA1=5,78193994940478E-005 [m^2/s]

vA1′(secondo Planck)=A01/T01’=8,75825766338377E-021/1,5130762122264E-016

vA1′(secondo Planck)=5,78837839932499E-005 (su un cerchio)

vA2=

0.00005814613184475219092813447574809232
vedi seguito: vA2 è associata alla ellisse generata dalla prima orbita

Ora possiamo calcolare ds (secondo vA1) ..

tx=ds=Δt=tx°1_new=(r0^2)*(Δθ)/(2*vA)

ds=(r01^2)*(Δθ)/(2*vA1)

ds=(2,78784E-021)*(0,0174532925199433)/(2*5,78193994940478E-005)

ds(secondo vA1)=

4,207 669 69603409E-019 [sec]

simile alla “partenza da fermo” del software:
Op-H-23-11-2016-a.php
fonte:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/

vA1′(di Planck)=$ds=4,202 986 58493788062681E-19;
nell’articolo al link precedente ..

e solo “simile” poiché la velocità era stata scelta quella di Planck, anziché Newton.

verifichiamolo:

ds=(r01^2)*(Δθ)/(2*vA1′)

ds=(0,528E-10)*(0,528E-10)*(0,0174532925199433)/(2*5,78837839932499E-005)

ds=4,202 989 47840667E-019

ds=0.04202 986 58493788062681*10^-17

$ds=0.4202 986 58493788062681E-18;

cvd
(il leggero ulteriore disallineamento causato .. dal fatto che non si è usata la espressione in funzione della velocità areolare nel calcolo di ds! in quanto la partenza era rispetto ad un cerchio! e quindi si poteva usare la trigonometria classica)
vedi: DIM_A(1) al link:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/

Poiché vogliamo utilizzare il lavoro già fatto .. (vedi sopra) utilizzeremo:

$ds=0.4202 986 58493788062681E-18;

Impostando anche i calcoli sulla ellisse(*) potremo calcolare ds di nuovo (secondo vA2)
(*)
secondo il link:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/

Op-H-26-11-2016-c.php (2° caso)

scegliendo i valori al link qui sopra:

Area ellisse =

0.87979468359428193548314932804454176*10^-20 [m^2]

T0=15.1307517057763702565*10^-17 [sec]

vA2=Area ellisse/T0=0.87979468359428193548314932804454176*10^-20/T0

vA2=0.00005814613184475219092813447574809232 [m^2/sec]

era:

vA1′(secondo Planck)=5,78837839932499E-005

ds (migliore)= tx1°_new= 42.22032959941254370964150198827831201633473*10^-20 sec.
=0.04222*10^-17 sec

per il nostro attuale software, che chiamiamo “microcosmos_cybernetics” varrà il “ds(migliore)” del software:

Op-H-26-11-2016-c.php (2° caso)
*$ds=42.22032959941254370964150198827831201633473*10^-20 sec.;

$rg=5.635898190548777272350846569754155646521468851537079496E-15; [m]

vedi DIM_B(1)

@4)$r0=53.03927E-12; [m]

@7)$rpunto0=-43.3524670019782505099469015469179468222167499999;

vedi DIM_C(2° caso)

@8)$fipunto0 =4.133859845610050897607488924539494656739E+16; [rad/s]vedi DIM_D(2°caso)

Ora abbiamo tutti i parametri di Cauchy per scrivere “microcosmos_cybernetics”

che sarà listato prendendo a riferimento “come struttura”

Mercurio-22-8-2017-cybernetics-otta-op.php

Ecco il software:
(prima parte)


seconda parte:

Commento:

Anche nel caso attuale a proposito dell’atomo di idrogeno (H) abbiamo una evoluzione, nell’incrementare il raggio dell’atomo a cercare un nuovo punto di “bilanciamento” tra la condizione di caduta e quella di fuga, di essere riusciti a trovare le nuove condizioni di Cauchy dopo 3 giri orbitali completi: cioé 360*3=1080°.

E’ un buon risultato che dice che il modello funziona, e che l’elettrone (come il pianeta Mercurio) non necessariamente cade, ma lo fa solo se la terna

(raggio, velocità, massa orbitante)

soddisfano le condizioni di equilibrio tra forza gravitazionale e forza inerziale che la massa minore esprime indirettamente tramite il complesso dei parametri di Cauchy.

 

UTILIZZABILITA’ DI MODELLO della sperimentazione cybernetics?

Il software precedente, come appena detto, genera 3 rotazioni orbitali complete e stabili prima che l’incremento del raggio porti la massa dell’elettrone fuori dell’orbita.

Se ne evince che quando poi transiterà per il raggio n=2 pari ad r=2.12E-10 la traiettoria non sarà ellittica, ma di continuare la fuga.

C’è da dire che anche nel fare “cambiare orbita” un satellite non basta pensare di impostare i parametri semplicemente aumentando il raggio!

Poiché -perché si abbia il minimo consumo di energia- è da studiare una evoluzione non radiale, ma “parabolica”!

Ossia nell’uscire dalla orbita più interna la traiettoria deve simulare una parabola che prenda un angolo di partenza tale che quando il corpo che cambia traiettoria giunge alla orbita più esterna trovi la tangente dell’orbita della parabola con la intersezione del nuovo cerchio con coefficiente angolare = zero.

Ma la ipotesi della “balistica” non è la unica evoluzione possibile ..

ed -in ogni caso- staremmo trascurando di “guardare” che cosa origina il cambio di orbita ad aumentare oppure a decrescere ..

A nostro modo di vedere più che un singolo colpo di un fotone su un singolo elettrone .. come nel caso di Compton .. che pure è possibile ..
https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Compton

.. nel cambio di orbita ..

  1. la luce entra sotto l’orbita dell’elettrone e crea una variazione della velocità radiale rpunto(t), che da condizioni pseudo stazionarie vede un incremento del raggio, in una modalità SIMILE ad  una boa che vede alzarsi il livello di galleggiamento. (La boa però del nostro esempio che rappresenta un elettrone non sarebbe ferma, ma orbitante sul mare di energia sotto di se la quale energia varia se H assorbe luce).
  2. ciò fa sì che l’incremento del raggio da noi implementato, nella modalità cybernetics ad “uscire” (allontanandosi dal protone), abbia “funzionato” per la ricerca dell’orbita max di stabilità .. ma la traiettoria con un ricalcolo dei parametri dipendenti dal nuovo raggio aggiornata solo dopo 360 gradi produce una uscita di tipo radiale, anziché parabolico. Quindi è una ricostruzione troppo brusca che si limita ad aumentare il raggio ed al ricalcolo dei parametri, che scopre solo la orbita limite dopo la quale un elemento che ruota attorno ad una massa maggiore vede vincere la forza inerziale a fuggire, ma non una azione su rpunto(t) in modo progressivo e che “piloti” la orbita come un pilota agisce nella guida -ad esempio- di un aeromobile.
  3. ne discende che nel software non potremo più scrivere r1 = r0 + rpunto0*ds equivalente a rpunto0=(r1-r0)/ds, poiché questa approssimazione (pure valida alle differenze finite, se il passo di campionamento è sufficiente alla ricostruzione del segnale orbitale), dipende solo dalle forze gravitazionali ed inerziali, e -quindi- non è più descrittiva di un input .. che non solo modifica una tantum il passaggio da r0 ad r1, ma lo fa in un continuum grazie ad una “azione aggiuntiva”. L’azione aggiuntiva che invece esiste (ad entrare o uscire) è l’azione dell’energia fotonica che genera una nuova dinamica nelle coordinate polari (r,teta) e nelle derivate come velocità d/dt (r, teta) & d/dt(d/dt(r, teta)).
  4. tuttavia, noi pensiamo, che l’uscita dall’orbita per eccesso del raggio, associato ad una massa, e che abbia una certa velocità principalmente tangenziale, sia simile al tirare una molla dal livello n=1 (raggio=0.528E-10 metri) al livello orbitale n=2 (raggio 2.12E-10 metri) .. sia simile ad una molla -dicevo- che abbia una estensione max, e quindi una F=kr, che raggiunto il valore Fmax=k*rmax, ricede il mare fotonico e ritorna al livello n=1. Questo “quantum” energetico” è pure calcolabile ed è stato calcolato in letteratura scientifica. Inoltre esistono indizi di quale sia il valore della “frequenza” in cui ciò avvenga, grazie alla frequenza della radiazione emessa!
  5. dunque in questo “tira & molla” in cui gli elettroni oscillano tra due orbite (o più a secondo delle energie e frequenze implicate), lo stato di transizione orbitale può essere in caduta e tracciabile con software del tipo H-17-08-2017-b.php del nostro articolo precedente https://6viola.wordpress.com/2017/08/23/bohr-quantum-model-with-the-deterministic-analysis-of-einstein-micro_cosmos_orbit_cybernetics/ trascurando l’azione di rallentamento del galleggiamento dell’elettrone su un mare energetico in espulsione. Oppure con il software Mercurio-22-8-2017-cybernetics-otta-op.php dell’articolo attuale, trascurando chi -e con che tempi- fornisce l’incremento del raggio orbitale, laddove noi, nel nostro modello, incrementando ad ogni rotazione, troviamo solo il raggio limite di stabilità, dopo il quale un elettrone assume la modalità di uscire dall’orbita.
  6. tale “orbita in uscita”, quindi, si può pensare “simmetrica” a quella in caduta? .. NO .. poiché in espansione -invece- si espande grazie all’input aggiuntivo del mare energetico .. mentre nel processo dell’orbita ” a cadere” .. tale campo energetico non esiste nelle equazioni di Schwarzschild.
  7. risulta interessante, a questo punto, la grafica della orbita a cadere .. che si può ottenere grazie ai dati generati in output del software H-17-08-2017-b.php. Da questi dati si vedrà ANCHE con n=2 (come il loop in n=1) sia un orbitare anche esso (con n=2) molto stabile.
  8. VOGLIAMO, però, provare a simulare la soluzione di Schwarzschild come quella di una collezione di fotoni (il cui quantitativo quindi sia sufficiente a vincere la forza di compressione dell’elettrone versus il protone) .. collezione di fotoni .. che -come sappiamo- nelle dinamiche di allontanamento da un BH .. può essere descritta dalle equazioni di Sch nella forma di Fermat. Cito la descrizione tratta da Amadori e Lussardi qui di seguito:
  9. L’idea è quella di non lasciare tale simulazione “da sola”, ma concomitante ai parametri dell’orbita di un elettrone nell’atomo H.
  10. Come è noto, dalla lettura degli articoli sul blog attuale, il fotone subisce -se in allontanamento da un BH- una forza anti_gravitazionale che abbiamo chiamato “forza di Mach”. Dunque al computo delle forze implicate nel processo che stiamo esaminando non vi sarà solo l’l’elenco della forza gravitazionale svolta tramite la forza di Coulomb, e l’esaurimento della massa dell’elettrone se utilizzassimo la forma di k_Fermat (che però per ora trascureremo), ma anche la azione della forza anti_gravitazionale del mare fotonico che tende a fare galleggiare la boa che è in orbita rappresentata dall’elettrone.
  11. Sappiamo che nei testi di MQ vi sono anche altri parametri, introdotti dai cosiddetti “numeri quantici” secondo i modelli probabilistici della scuola di Copenaghen. Che considerano l’azione dei campi originati dal movimento delle cariche elettriche, le azioni dei campi magnetici indotti, la rotazione degli elettroni su se stessi (spin), etc. Ma necessita procede, nella attuale analisi, con gradualità a partire dalle azioni più rilevanti POICHE’ nostra analisi che non è probabilistica, ma bensì DETERMINISTICA, e quindi non meramente misuristica della fenomenologia dei dati statistici. Quindi ci proponiamo di individuare le leggi che descrivono LA EZIODINAMICA, anziché la sola fenomenologia.

I criteri del NUOVO MODELLO?

Sui criteri del nuovo modello procederemo scrivendo sia le equazioni per un fotone che si allontana da un BH (poiché il nucleo di un atomo di H può essere modellicizzato come un BH), e ANCHE le equazioni che abbiamo associato all’elettrone.

La CONCOMITANZA dei due SET di equazioni, genererà dei valori antagonisti ad esempio sul valore del raggio che dovrebbe subire un ente che è l’elettrone nel suo moto alla condizioni di Cauchy imposte.

C’è da dire, però, che mentre l’elettrone subisce il campo gravitazionale di tipo Coulomb, associato al valore di G’; il fotone subisce un campo anti_gravitazionale classico associato al valore di G.

Si noti che

G’=

15.141736259640073364207E28

fonte:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/

calcolo di rg’=

rg'(elettrone)=
5.635898190548777272350846569754155646521468851537079496E-15 metri.

G = 6.67408 E-11;

fonte:
https://it.wikipedia.org/wiki/Costante_di_gravitazione_universale

calcolo di rg= 2GM/c^2

M=mp=M(Protone)=M_ufficiale=1,672621*10^(-27) Kg;

c=2.99792E8;

c^2=8.9875243264E16; 8,9875243264E16

rg(fotone)=
2,48415602745889E-054 metri

Nota Bene:
dunque ciò testimonia che prendere a riferimento una orbita con n=1 r=0.528E-10 metri è senzaltro fuori dalle caratteristiche di BH (sia classico che elettromagnetico) del nucleo di un atomo di H.
Ciò comporterà, per l’elettrone, di avere un comportamento che risente di una forza pseudo gravitazionale indotta dalla tipologia di Coulomb, mentre per il fotone, essendo ugualmente esterno al raggio di comportamento di BH, di avere un comportamento anti_gravitazionale.

Supponiamo che ciò generi per il fotone in moto prevalentemente orbitale “ad uscire” una posizione rf(t0), e per l’elettrone in moto prevalentemente orbitale “a cadere” .. ad una posizione re(t0) .. se le due forze fossero uguali ed opposte avremmo:
rf(t0)=re(t0)= r0=0.528E-10 metri che è l’orbita n=1 nell’atomo di He, e tale situazione sarebbe immutabile.

Se -invece- il punto di equilibrio del fotone è su un quantum assorbito di energia radiativa che lo tiene già ad r0=0.528E-10 metri, e serve un ulteriore quantum di energia radiativa per spostarsi a r1=2.12 E-10 metri .. nel calcolo dei “pesi” da attribuire alla azione fotonica .. ci dovrà essere un “eccesso” che normi .. non solo il “galleggiamento” ma anche l’alzata della “marea” che porterà l’elettrone dal livello mareale più basso a quello di n=2 con r1=2.12 E-10 metri.

Il primo target, allora, da raggiungere è individuare il peso da dare alla azione fotonica, tale che si realizzi “il galleggiamento” all’orbita n=1. Il secondo target è la calibratura del secondo “peso” da dare alla azione fotonica .. in grado di vincere questa condizione di equilibrio e portare ad un aumento del raggio e una nuova orbita stabile in n=2.

ore 9.52 del 29 agosto 2017:

vado a scrivere il software del modello e poi a verificare se sono ottenibili prima il galleggiamento e poi l’alzata della marea ..

OUTPUTS:

CONCLUSIONI:

La scelta sul software, come si potrà vedere controllando il listato qui sopra pubblicato è stato operare su due valori gravitazionali: G & G’; rg & rg’

il fotone è stato condizionato ad operare su G ed rg
l’elettrone è stato condizionato ad operare su G’ ed rg’.

In circa 360° se l’elettrone non galleggiasse sul livello energetico di un solo fotone rimarrebbe pressoché allo stesso livello orbitale (ma per un numero di iterazioni limitato come si vede al link seguente), come è già stato dimostrato non solo qui, ma anche nel primo articolo che tratta questo argomento:
https://6viola.wordpress.com/2016/12/01/deterministic-orbit-of-h-hydrogen-tufanos-3th-theorem-mathematics/ (era il 1 dicembre 2016  la relativa pubblicazione).

La nostra interpolazione ha quindi ottenuto due valori per la posizione del raggio: quella che avrebbe occupato un fotone che sentisse solo il campo gravitazionale di un protone, e partisse (sotto l’elettrone) con le stesse caratteristiche dell’elettrone.

Mentre la “spinta” dell’elettrone a partire da n=1 e con raggio r=0.528E-10 metri è a “cadere” .. la “spinta” del fotone a partire dalla stessa posizione è ad allontanarsi dal protone!

Se quindi l’energia radiativa si colloca “sotto l’elettrone” .. tenderà a spostare verso l’alto l’elettrone ..

I dati di output della evoluzione ci restituiscono un valore
r=2.12E-12=(r_elettrone+r_fotone)/2 raggiunto dopo 390° di rotazione del campionamento nel modello utilizzato.

Probabilmente dopo che tale orbita è raggiunta in n=2, il fotone riesce a scavalcare l’elettrone e quindi esce dall’atomo di H, se le condizioni di Cauchy erano quelle da noi ipotizzate .. oppure in diverse condizioni iniziali .. continua a spostare l’orbita verso livelli di rotazione ancora più esterni.

Sta di fatto che anziché ottenere numeri completamente fuori range (fuori scala di misura) in una sola orbita un solo fotone aggiunge una posizione desiderata che mediata con quella dell’elettrone è proprio il valore r=2.12 E-10 metri trovato per altra via dalla MQ secondo la scuola di Copenaghen.

Un incoraggiamento, quello di oggi, a chi vorrà indagare ulteriormente l’approccio della SCUOLA DETERMINISTICA.

ultima versione 30-8-2017, ore 17.07

 

 

 

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