Kajari’s Analysis (Godel’s Metric) [Mathematics]

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we are travelers constantly moving forward
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and looking back
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alone
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and this one
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we have no choice but to try
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you’re insatiable curiosity
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for our fear what should happen if we don’t
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they will say goodbye you will look back one last time
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and know that wherever you go we will be with you
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Ancora un articolo sulla Metrica di Godel, per come è vista da Kajari.

Nel mio esame del lavoro di Kajari che si può trovare al link seguente .. https://arxiv.org/pdf/gr-qc/0404032.pdf

Vi sono molte cose di matematica che mostrano come il lavoro di Godel sia stato esaminato in grande profondità per valutarne le implicazioni.

Per la verità, io non amo molto la matematica che si astrae dalla fisica ..

E quindi ho esaminato volentieri il lavoro di Kajari principalmente per la curiosità di trovare conferma alla mia tesi sulla assenza della “ortonormalità” della impostazione di Godel in merito alla sua -di Godel- soluzione delle geodesic_equation.

Come abbiamo visto negli scorsi articoli .. molti fatti portano a questa conclusione ..

  1. Assenza di ortonormalità in Godel: poiché in forma chiusa è graficata la soluzione delle geodesic_equation sia da Hawking (che ripropone Godel) e dal mio software (che implementa Godel’s geodesic_equation), mentre –una forma chiusa– non può esistere su una fisica del cosmos .. che -in 4 dimensioni- ha il problema che la quarta dimensione, e cioé il tempo, ha un legame con lo spazio .. che si può eliminare solo ricorrendo al calcolo alle differenze finite. In caso contrario si crea un loop tra la definizione dello spazio che è in funzione del tempo e del tempo che è in funzione dello spazio.
  2. Assenza di ortonormalità in Godel: poiché la base di Godel congettura (in coordiante cilindriche) che -posto un angolo e un raggio- si possa ricavare non solo la coordinata x1 ed x2 in S1, ma anche la coordinata x0. Se quindi in S2 le coordinate sono (t, r, fi) (sto trascurando z, poiché è ben formata sia in S1 che in S2), è lampante che essendo x1=f1(r,fi) x2=f2(r,fi) x3=f3(r,fi) e dunque la base (x1, x2, x3) non è ortonormale.
  3. Assenza di ortonormalità in Godel: poiché la soluzione di Godel è *la sola* soluzione nota “in forma chiusa” .. e per renderla tale .. è stato necessaria una violazione del rapporto tra fisica e matematica, poiché la ortonormalità non è un vezzo da imporre alla matematica, ma è conseguenza dello strutturalismo della teoria della informazione: supporre che si possa dire che le informazioni _indispensabili_ per la connotazione di uno spazio siano 3 e poi scoprire che ne bastano 2, crea una alterazione sui dati di fatto delle ipotesi di fondazione che lo spazio sia a 3 oppure a due dimensioni! .. e questa apparente distonia .. non riguarda la fisica .. ma presentare la realtà in modo difforme dal realismo della fisica, grazie a attività manipolativa non coerente nella biiettività tra spazi duali. Insomma un gioco di prestigio in cui si fa comparire un coniglio senza -per i creduloni- che NON fosse nel doppio fondo del cappello, ovvero la tesi -dell’illusionista- che maja e res siano sullo stesso piano.

Perché -allora- studiare il lavoro di Godel?

🙂

In Godel si può trovare uno dei massimi matematici di tutti i tempi del passato ..

.. ed è un ottimo esercizio -per liberarsi dalla sudditanza psicologica nella indagine scientifica- di andare a investigare se -sfidando il principio di parere autorevole- non si sia lasciato a Godel un margine troppo ampio di credibilità!

Quindi NON sottovalutiamo Godel! .. che -in matematica- ha molto da insegnare .. ma il problema della esplorazione dei paradossi temporali .. non è risolvibile andando a mettersi in “Alice nel paese delle Meraviglie” .. e cioé in un reale deformato .. perché sia il reale a piegarsi alla nostra immaginazione ..

Effettivamente esistono dei paradossi nella percezione del tempo .. ma ci sarà molto utile nel futuro .. la apparente “controintuitività” per cui ..

  • per la intuizione il tempo sembra assoluto
  • per la misura il tempo è relativo alle grandezze di dove e come sto misurando l’intervallo tra gli eventi (ovvero il tempo) che -del resto- succedono -gli eventi- nello spazio e quindi risentono dello “spazio di misura”, e delle associate condizione di status iniziale alla evoluzione di qualsiasi sistema, in una rappresentazione al finito.

Del resto .. se si costruiscono due simulatori:

  1. il primo simulatore “Ut1”: di un universo che è associato al “gemello veloce” (e quindi associato a un sistema inerziale che sia più veloce del gemello rimasto sulla Terra).
  2. il secondo simulatore “Ut2”: di un universo che è associato al “gemello lento” (il gemello che è rimasto sulla Terra).

Se è vero che al ritorno dal suo viaggio il gemello veloce vede il futuro guardando Ut2 da Ut1, è altrettanto vero che il gemello lento  vede il passato guardando Ut1 da Ut2, e senza dovere alterare la ortonormalità del reale! .. ma ricorrendo al concetto di Laplace: cioé della ipotesi che con una quantità di info completa il futuro è meccanicistico, quindi si potrebbe -in linea teorica, e sotto le ipotesi di completo meccanicismo- essere predittivi sulla evoluzione degli eventi.

Naturalmente vi sono modelli più sofisticati di quello dei due simulatori che ho appena sopra ricordato!

E cioé nel modello de “gli Universi in parallelo temporale”.

Ovvero si genererebbero, in una evoluzione NON meccanicistica, più universi, ciascuno associato a ogni scelta dissimile che partiziona due diversi scenari conseguenti a due scelte alternative.

Ciò apre, come è noto anche dalla filmografia, il problema della uccisione del nonno .. e di creare un loop -se si potesse andare nel passato- che muti l’universo da cui si è partiti e che avrebbe alterato con nuovi inputs l’universo “sorgente” di quello attuale ed il cosiddetto “continuum spazio/temporale”.

Ma tali scenari aprono anche ad un altra riflessione .. come si fa a dire che uno dei gemelli è più veloce dell’altro?

Quando due oggetti si allontanano tra loro .. non c’è modo -disponendo solo dei due oggetti- di capire chi sia in moto e chi sia fermo ..

Quindi c’è la questione del cosiddetto “sistema terzo” .. che per il navigante è il cosiddetto sistema della volta celeste .. ed in generale di un qualunque sistema a velocità costante, oppure a grandezze note, che crei la possibilità di una verifica tra 3 soggetti e non due soggetti ..

Ma se il sistema volta celeste subisse le stesse alterazioni della nostra nave .. come ad esempio che tutta la volta celeste e noi con lei fossimo un cristallo che si allontana da un’altra nave spaziale .. come faremmo a capire chi è in movimento?

Non lo possiamo capire se il sistema “volta celeste” (o genericamente “sistema terzo”) non ha difformità con il nostro sistema!

Sul nostro pianeta se il sistema terzo è il treno e io sono fermo sul treno .. chi è che si sta allontanando? io oppure la persona alla stazione?

Se prendo a riferimento il treno non lo posso sapere .. dipende da quale sistema di riferimento prendo a riferimento. Ciò ha conseguenze su chi abbia velocità e su chi stia fermo.

Cioé se invecchia il gemello lento .. perché invecchia? .. visto che il moto rispetto al gemello veloce è comunque di allontanamento reciproco per entrambe i gemelli?

Quindi la questione del sistema “terzo” rientra pesantemente nel concetto di “eziodinamica” .. ossia di giustificazione che non si sta implementando un mero “allontanamento” ma si sta scoprendo che il nostro universo ha un meccanismo di alterazione dello spazio tempo che NON è detto che sia lo stesso cambiando l’architettura dei sistemi di riferimento non meramente localisti, ma globalisti.

Del resto è noto che il tempo varia -per due sistemi inerziali che abbiano tra loro un legame di velocità uno rispetto all’altro pari a v- come segue:

t=tau/rad(1-v^2/c^2)

Ma in tale equazione figura solo la velocità e le ipotesi, in genere sottointese, che la deformazione avviene per v=v0, e quindi in regime di NON considerare le altre mutazioni.

Quindi la FISICA di U1 (il nostro universo) andrà indagata -tramite la teoria della misura- in modo più approfondito quando sarà possibile eseguire i primi viaggi che giustifichino le deformazioni cosmologiche in concomitanza a percorsi sufficientemente ampi.

Già oggi si studiano alcune dissimilitudini tra la posizione dei segnali provenienti dalla sonda Pioneer e i modelli teorici come si può verificare sull’articolo seguente:

The Pioneer Anomaly and a Rotating Gödel Universe

https://arxiv.org/pdf/0908.4067.pdf

Concludiamo con la nostra analisi di Kajari:

pg.1

pg.2

pg.3

pg.4

versione ore 7:57 del 25.02.2017

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