RELATIVISTIC DYNAMICS (SPACE: not_Ui)

Ho delle novità da mostrare sulla dinamica materia/energia che spieghi (quasi) tutto quello che c’è da sapere in riferimento ad U1 (il nostro universo).

Sugli Universi Adiacenti (Ui) alcuni concetti di Base al link seguente:
https://6viola.wordpress.com/2016/03/09/teoria-universi-adiacenti-ua-0/

Dalla trattazione della teoria dei flussi al link seguente una breve introduzione al tema, che trascrivo subito qui di seguito, per facilitare la lettura:

https://6viola.wordpress.com/2016/04/05/necessita-di-mach-e-archimede-su-h/

§ 1.2.2

Complementi sulla teoria dei flussi: PRIMA PARTE
(sull’energia relativistica associata)

ip.1:

Si ipotizzi un flusso in INPUT, tipicamente dato dall’assorbimento di energia cinetica da parte della massa m0. Portando v da v=0, fino v=v’.

E’=m’*c^2=m0/rad[1-v’^2/c^2]*c^2=m0*k*c^2

da cui {m’}=m0/rad[1-v’^2/c^2]=m0*k
k=1/rad[1-v’^2/c^2] (k, quindi, fattore di amplificazione della massa m0).

ip.2:

Si ipotizzi un flusso in OUTPUT, applicato sulla situazione precedente, rallentando la massa m”. Portando  v da v=v’, fino a v=0.

E”=m”*c^2=m’*rad[1-v’^2/c^2]*c^2=m’*(1/k)*c^2 (si noti che per rallentamento la massa perde di energia cinetica: da cui se l’incremento di massa per energia cinetica è m0/rad(1-v^2/c^2) la situazione inversa vede una diminuzione della “massa cinetica” con m”=m’*rad[1-v’^2/c^2] ora a numeratore anziché a denominatore.

da cui m”={m’}*rad[1-v’^2/c^2]={m0/rad[1-v’^2/c^2]}*rad[1-v’^2/c^2]=m0*k*(1/k)=m0

Da cui si è voluto solo mostrare che una massa non solo acquisisce energia cinetica portandosi da v=0 a v=v’, ma può anche perderla e ritornare a presentarsi come m0, come era in origine dei due flussi uguali e però opposti come

(1) prima di crescita (energia in input) (aumento di velocità)

(2) poi di decrescita (energia in output) (diminuzione di velocità)

cvd.

Applichiamo ora questi concetti ad un caso specifico leggermente diverso:

da un laboratorio, grazie a un campo elettrico, acceleriamo una carica di massa a riposo m0.

Questo è un flusso di INPUT al sistema m0 (per esempio un elettrone di massa m0).

La energia totale del sistema sarà, se v=v0=0.998 c,

E’ tot = m’*c^2 = m0*k*c^2 = 15.81*m0*c^2

La energia cinetica “spesa” per portare il sistema da v=0 a v=v0=0.998 c ..

.. sarà stata (se applicata in modo solidale ad U1, da un laboratorio, tramite un campo elettrico):

Ec’=(m’-m0)c^2, dove inoltre si può esplicitare ..

E’tot = Ec’ + m0*c^2 = m’c^2

quindi la Ec’ è circa la E’tot a meno del fattore m0*c^2

Ricordiamo che queste forze sono da noi chiamate “da U1”, ossia forze che non consentiranno MAI di raggiungere v=c.

Infatti, nel caso del plasma, per potere una massa raggiungere la velocità della luce, deve

  1. scomparire la massa m0
  2. comparire la massa equivalente nella espressione seguente e=m0*c^2

Quindi ciò (come abbiamo visto nell’articolo della “STROBOSCOPIA DEL PLASMA”) https://6viola.wordpress.com/2016/02/05/stroboscopia-del-plasma-studio/ equivale ad un flusso di output dal sistema che stiamo considerando! .. oppure detto in altro modo .. una conversione da massa → ad energia .. il flusso -ora- però non è a perdere -quindi- energia .. ma BENSI’ MASSA, nella forma che si presenta come massiva ! (si intende “massa massiva”: la massa non ancora convertita nell’equivalente energetico secondo la formula di Einstein e=mc^2).

La “perdita di MASSA” (come fenomenologia di misurabilità), dunque, (che anche essa è considerabile un deflusso) è regolata dalla seguente equazione misurabile in U1, vedi anche PRINCIPIO DI MACH (rappresentazione matematica) (Wåhlin, Tufano):
https://6viola.wordpress.com/2016/04/05/necessita-di-mach-e-archimede-su-h/

m”(t)=m'(t)*rad[1-v^2/c^2]

Ossia, la massa consegnataci alla velocità v=0.998 c, da un laboratorio, che -per esempio- accelera i muoni, (o gli elettroni, oppure una qualunque particella carica elettricamente, grazie ad un campo elettrico) è per noi <<m’>>, e ci dobbiamo studiare come farla ulteriormente aumentare di velocità fino a “c” (dalla velocità di v=0.998 c) per l’epsilon (0.002 c) -quindi- che la separa dalla velocità v=c.

Che sia un fenomeno di deflusso “non di energia” (che invece sarà introitata), ma di materia(!), è testimoniato dalla seguente forma matematica:

E”tot = m”*c^2 = m’*rad[1-v^2/c^2]*c^2

quindi sostituendo m’=m0/rad[1-v^2/c^2] otteniamo:

E”tot = m0*c^2

dove però stavolta (rispetto al sopra citato: § 1.2.2 Complementi sulla teoria dei flussi) NON abbiamo E”tot che indica il “ritorno alla situazione originaria, quando v=0”, ma la completa conversione da massa → energia: infatti quando nel plasma scompare una massa “m0” la energia prodotta è m0*c^2.

Ci sono ancora alcune riflessioni che è IMPORTANTE fare:

  1. La massa che il laboratorio ci consegnava andrebbe detta “massa cinetica” = m0/rad[1-v^/c^2]
  2. Che sia una memorizzazione della energia cinetica assorbita rispetto alla massa, m0, originaria, quando era v=0, prima della accelerazione .. è testimoniato dalla forma della energia cinetica relativistica in U1: Ec’=(m’-m0)c^2 = m0/rad[1-v^/c^2]*c^2 -m0*c^2 e anche dal fatto che per v=0, allora, Ec’ → 0
  3. Inoltre, contrariamente a quello che comunemente si pensa, la stessa “m0” quando v = v0 = 0.998 c, vede il valore “m0” → “ricostruito e nutrito” → grazie alla “azione cinetica da U1”, poiché una massa che viaggi a v=v0=0.998c senza essere sostenuta da un campo che cerca di spingerla in accelerazione NON mostrerebbe <<la massa “m0” di tipo massivo>>, ma mostrerebbe m=m0*rad[1-v^2/c^2], ossia una diminuzione misurabile in “massa massiva”, poiché qualunque massa che si potesse approssimare a “c” tende a “scomparire” nella misurabilità di “massa massiva” e comparire come equivalente energetico e=m0*c^2.
  4. Ribadiamo: una qualunque massa, comunque sia arrivata alla velocità v=0.998c, tende ad “evaporare” nella sua componente massiva, e si mostra ancora esistente nella formula usuale m=m0/rad[1-v^2/c^2] .. non perché ad una massa, m0, non sia associabile uno stato di quiete e ciò non sia sempre valido per rispetto al principio di inerzia quando un corpo è lasciato a se stesso e non sottoposto ad alcun campo .. ma si mostra -ribadiamo- come m=m0/rad[1-v^2/c^2] solo quando è sottoposta, una massa m0, ad un input che la spinga. Da ciò deduciamo che se il laboratorio cessasse di dare accelerazione alla carica, nello spingerla, allora, m0 smetterebbe di mostrare il suo “mo valore apparente” che compare in m=m0/rad[1-v^2/c^2], e mostrerebbe il suo “mo valore reale”, (per come è misurato in U1), nella espressione seguente m=m0*rad[1-v^2/c^2] (ed in particolare il valore di m0 passerebbe da “m0” -> “m0/15”, se v=0.998c al momento che fosse tolto il campo che accelerava m0).
  5. Infine, va notato, che le forze e le misure in U1, sono deformazioni -nella teoria della misura- “localiste” che <<non valgono in “not_U1”>>: intendendosi con “not_U1” le forze applicate in rispetto del 3° PRINCIPIO DELLA DINAMICA: https://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica poiché grazie al terzo principio, che è quello di azione e reazione, è DIRIMENTE il punto di applicazione di una forza per creare uno spostamento e quindi una velocità e una accelerazione. Nel caso del flusso imposto da un motore a reazione, il punto di applicazione NON è su U1, poiché -come è noto- un motore a reazione agisce anche nel vuoto. Necessita quindi il concetto di accelerare un corpo non da un laboratorio, ma dalla sonda stessa, e la sonda arriverà da 0.998 c alla velocità v=c, poiché era a viaggiare a velocità costante v=v0=0.998 c .. ed una qualunque massa a velocità costante è nel suo “stato di quiete” e risente delle forze applicate. Le forze applicate da U1 (quindi da un laboratorio sul nostro pianeta) non sono applicabili a portare alla velocità della luce, ma subiscono una “frontiera di saturazione” (se imposte da U1) che richiederà sempre più energia e mai raggiunge v=c, proprio -ciò- visibile nella struttura matematica che descrive il caso fisico m=m0/rad[1-v^2/c^2] che vede andare ad infinito il “valore della massa cinetica” associata alla fenomenologia.
  6. VICEVERSA, l’azione fuori di U1 (“not_U1”), del terzo principio della dinamica quando la forza è applicata sull’ente in moto, non risente delle deformazioni relativistiche che assumono -quindi- un carattere (se deformative “da U1”) solo “localistico”. Le forze -di azione e reazione dalla sonda stessa- prelevando una massa effettiva non ancora evaporata a causa della velocità v=0.998 c, pari a circa m0/15, e portandola ad evaporare del tutto grazie al 3° principio suddetto, quando v=c, mostrano E=m0*c^2 come solo equivalente energetico della massa originaria. Se il processo fosse avvenuto tutto tramite il principio di azione e reazione, la energia spesa per l’aumento di velocità non sarebbe stata deformata da fattori relativistici risultando (l’energia cinetica da imporre) E=1/2 m0*v^2 anche quando v=c. Da cui si potrà sperimentare (ad esempio in micro-robotica) di accelerare una piccola massa da un laboratorio, come LHC, e dare solo la spinta finale con il principio di azione e reazione, e si potrà verificare che la velocità della luce sarà raggiunta, ma con un dispendio di energia maggiore, di quello che sarebbe stato necessario agendo con un principio di azione e reazione da v=0 a v=c.
  7. Per maggiori informazioni sulle dinamiche transUniverso .. segnalo il seguente link:

https://6viola.wordpress.com/2016/04/11/time-machine-past-future-mathematics/

 

La colpa non esiste se non nella misura in cui noi stessi l’abbiamo creata. Siamo noi, perciò, che dobbiamo distruggerla. Se scegliamo di fare il male, il male esiste finché noi stessi non lo distruggiamo. Il bene non possiamo farlo, perché è il respiro stesso dell’universo: ma possiamo scegliere di respirare e vivere in esso e con esso.
Khalil Gibran

ultima versione 29.01.2017, ore 8:10

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