Necessità di Mach e Archimede su H

“Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede.”
KHALIL GIBRAN


Su ciò che non si vede .. necessità di Mach e Archimede su H ..

DOMANDA:
Noto che con H intendiamo l’atomo di idrogeno, perché vi sarebbe una necessita di evocare “il Principio di Mach” e “il principio di Archimede”per descrivere l’atomo di idrogeno?

RISPOSTA:
E’ necessario, poiché, l’equilibrio delle forze che abbiamo studiato nell’atomo di idrogeno nel nostro articolo intitolato “unificazione delle forze fondamentali” al link seguente .. https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

.. l’equilibrio delle forze nel nostro articolo -dicevo- mostra che l’azione della gravitazione sarebbe svolta dal campo elettrico, essendo l’elettrone una carica negativa e il nucleo (il protone) una carica positiva, ma ciò non spiega perché l’elettrone “NON PRECIPITA” in 10^(-10) secondi sul nucleo, come anche Konishi conferma, e rinviamo alla trattazione di Konishi che abbiamo ripetuto nell’articolo sopra al link citato.

Abbiamo dato una nostra interpretazione del fatto che .. “non solo l’elettrone precipita”, analogamente a come precipiterebbe una meteorite che entrasse nel campo gravitazionale terrestre ai valori (m0, r0, v0) con cui indichiamo i valori ufficiali oggi noti con il contributo della ipotesi di quantizzare 2*pgreco*r*m*v=n*h, dove h è la costante di Plank

.. “ma anzi accelera!” ..

Da cui la massa m0 dell’elettrone in campo libero nel vettore reciprocamente autocondizionato (mo, r0, v0) muta i parametri:

  1. aumentando di velocità da v0 -> 0,9 c (circa), ovvero ->”v=c” se energia=me*c^2; (nota@1): se si raggiunge la velocità della luce la me= “ex massa” = massa a riposo, misurabile solo come energia dopo la trasformazione.
  2. aumentando di “massa cinetica” da m0 -> m=m0/rad(1-v^2/c^2) (nota@2): m così calcolata è “massa cinetica” che compare nella espressione della energia cinetica; ma non è una massa misurabile in forma massiva, ma solo energetica. E dando la impressione che v=c sia irragiungibile poiché se questo fosse il solo fenomeno la meccanica di un fotone non sarebbe MAI raggiunta, mentre contemporanemante alla aumento della energia cinetica diminuisce la “massa effettiva” in U1 secondo m=m0*rad[1-v^2-c^2] ed in t=tf=tempo di completa conversione in energia e=m0*c^2, da cui la m0 è una “ex massa” in e=m0*c^2.
  3. diminuendo di raggio da r0 -> re’ =5.6*10^-15 [m], calcolato secondo Schwarzschild (si veda il link all’articolo citato: https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

 

Dunque -secondo il nostro modello- l’ENIGMA mostra che il campo di forze elettriche è una manifestazione di un campo che assolverà in definitiva funzione gravitazionale, e si stabilizzerà come tale con una orbita stabile alla distanza dal nucleo r=re’. Inoltre la massa dell’elettrone che aveva carica negativa finché non si fosse ridotta ad una ex massa, perderà (finché si manifesta solo come energia) la proprietà di potere essere attratta dal protone dell’atomo di idrogeno, mentre se rallentasse riacquisterebbe il protone capacità di attrazione.

° ° °

Dunque -secondo il nostro modello- l’ENIGMA mostra che il campo di forze elettriche è solo una manifestazione di un campo che sarà in definitiva gravitazionale (sebbene con G’), e si stabilizzerà come tale con una orbita stabile alla distanza dal nucleo r=re’.

Abbiamo anche detto che -normalmente- in natura si osservano eventi di una orbita stabile ad esempio per il nostro pianeta Terra attorno alla stella Sole, laddove la tripla
(massa, raggio, velocità) assume valori tali che

Fg = m*a = m*(v^2/r )= G m*M/r^2

ovvero che la velocità di fuga, v, nella espressione precedente, e che realizza di fatto una forza centrifuga a causa della velocità di entrare in una orbita a volte detta anche “geostazionaria” sia una velocità “opportuna”.

Nel caso dell’elettrone si è usato il “trucco” di bilanciare anziché con Fg, bensì con

Fc = e^2/[(4*pgreco*epsilon)*r^2]

ed inoltre quantizzare con

2*pgreco*r*m*v=n*h

per bypassare a NON usare esplicitamente il campo gravitazionale che avrebbe dato valori incongrui a ciò che si manifesta dalle misure svolte dall’esterno dell’atomo di H.

Confermiamo i valori Ufficiali!

SIA nella fase di “estrazione”.. CHE nella fase di “introduzione” di un elettrone in H!

Ma va esplorato il fenomeno di TRANSIZIONE all’equilibrio interno/esterno e che giustifichi la fase di TRANSIZIONE!

TANTO E’ DRAMMATICA QUESTA SCISSIONE (tra trattazione interna/esterna dell’atomo) .. che si è affidata alla MQ, alla meccanica detta quantistica, una nuova interpretazione del reale, che si limiterebbe a elencare che la struttura H (e simili a livello sub atomico) si comporta come un “processo armonico” che segue un punto ..

NON semplicemente di equilibrio instabile, come può essere l’orbita di un meteorite che entra in orbita e deve avere valori “opportuni” di (massa, raggio, velocità) per permanere in tale orbita .. [ma uscirebbe dall’orbita se fosse colpito da una forza che ne altera il moto (come la Terra uscirebbe dall’orbita terrestre se fosse colpita da un meteorite abbastanza grande)],

MA .. VICEVERSA ..

si comporti -LO STATUS DELL’ELETTRONE- ..
“come una molla” che ha un punto di equilibrio in cui

  • la molla può essere estesa, ossia il sistema (elettrone/protone) può cambiare di orbita a crescere se acquisisce un fotone con e=hf (dove e=energia, h= costante di Planck, f= frequenza dell’onda associata al fotone).
  • la molla può essere compressa: e quindi ri-portarsi –l’elettrone– ad una orbita più interna, ma “senza precipitare ad libitum” (ma solo fino ad avere raggiunto il raggio re’) e resistendo alla forza che lo spingerebbe verso il nucleo, anche secondo la spiegazione di coloro che pensano .. che non vi siano “effetti gravitazionali” causati dall’aumento di velocità orbitale, e la forza attrattiva sia dovuta solo a “forze di Coulomb”.

Sul mistero del perché la materia sub atomica abbia questa ANOMALIA DELLA LOGICA, si è steso .. dal 1913 in cui Bohr propose il suo modello di spiegazione dell’atomo .. si è steso -dicevo- un “velo pietoso” e anzi si è introdotto il concetto che a scala sub atomica le leggi della fisica “classica” -nel senso di osservabile nei fenomeni “macroscopici”- non sarebbero applicabili(!), e quindi dovremmo ammettere una ANOMALIA che -forse- sapremo giustificare in FUTURO, ma non ora.

Questa PREMESSA, spero sia stata apprezzata, poiché vi mostreremo nel seguito che la Meccanica Sub-Atomica NON viola la LOGICA, ma serve introdurre altre leggi che ancora non erano note, nella loro forma generalizzata, limitandoci -noi- a scrivere come equazioni dei fatti sperimentali che pur avvengono a livello MACRO ..  e noi sosteniamo che possono giustificare ANCHE ciò che avviene a livello MICRO (cioé anche su scala sub atomica).

Come qualcuno sa, esiste un “principio della fisica” detto “principio di Mach” che pure Einstein riprese e poi non volle utilizzare nella sua “Teoria della Relatività”.

Anzitutto formuleremo il principio di Mach sul documento storico che lo introdusse e la formulazione di Einstein che lo riprese, e poi mostreremo che tale principio va “generalizzato” affinché sia applicabile in ogni fattore di scala!

Ciò ci consentirà di mostrare che nei fenomeni di “estrazione” dell’elettrone dall’atomo di H –la fisica– segue delle leggi “deterministiche” e NON aleatorie.

E sottolineo che stiamo parlando di “estrazione” perché nel “prelevare” da un atomo di idrogeno un elettrone non basta la energia indicata con i parametri della “tripla ufficiale” (massa=m0, raggio=r0, velocità=v0) ma una situazione che _prima_ porti alle condizioni di prelevare (grazie alla riduzione di velocità dell’orbita dell’elettrone) e _poi_ allora andremo dall’universo sub atomico -> all’universo macro.

C’è -quindi- (come in tutti i fenomeni della fisica) una zona di “transizione” che non si comporta in modo lineare: ad esempio cito il passaggio da acqua liquida a ghiaccio, oppure da stato liquido a stato vapore, etc.

Per maggiori informazioni si veda la trattazione che segue nel paragrafo dedicato a questo argomento intitolato: “PRINCIPIO DI MACH GENERALIZZATO“.

Anticipo, per chi sente la fatica di leggere, che servirà anche studiare il principio di Archimede. Questo principio è molto noto anche in chi non sa di fisica, e -dalla fisica- è molto utilizzato, oltre che dalle scienze applicate come la ingegneria, che lo usa -per fare un esempio- “nel calcolo della spinta che un corpo immerso riceve verso l’alto” nella costruzione di navi, o nei palloni sonda, etc.

Si vedrà, però, che serve una forma “generalizzata” anche di questo principio di Archimede, e ciò ci consentirà di capire NON SOLO come mai l’elettrone non precipita sul nucleo! .. ma come mai .. la orbita r=re’ (re’ < r0), vede il raggio, re’, che è molto stabile e segue “la legge di Hooke” nelle compressioni minori, ossia si comporta come una molla.

Infatti se è vero che un pallone sonda tenderebbe a precipitare al suolo secondo la legge di gravità, è anche vero che non precipita al suolo se la sua “densità” è minore della densità del volume che sposta, ma anzi tende a spostarsi verso le zone a “densità minore” della propria densità -> finché si ferma! .. e questo punto di equilibrio stabile è solo nelle zone in cui la sua densità interna è pari alla densità esterna .. in particolare per il modello che sale essendo riscaldato da aria calda .. in quanto la spinta acquisita nel portarsi ad alta quota poi non lo porta a uscire a strati a densità minore della propria, ma porta all’equilibrio tra la densità interna con quella esterna.

Nel caso orbitale: si permane nell’orbita in cui c’è un bilanciamento tra la forza di Archimede e la forza gravitazionale.

  1. Nel caso dell’atomo di H il bilanciamento è inizialmente .. nel primo “aggancio” .. di tipo elettrostatico, tramite le forze di Coulomb.
  2. Poi c’è un incremento di velocità che causa un aumento di “massa cinetica” notevole(*) quando la velocità si porta a valori relativistici v -> c. (*) si consideri “massa cinetica” la massa associata alla energia cinetica. Inoltre concomitantemente all’aumento della “massa cinetica” vi è una diminuzione della “massa massiva” (ossia della aliquota di massa non convertita ancora in energia finché la conversione da massa ad energia non sia completa).(vedi art. sulla stroboscopia del plasma).
  3. Infine la accelerazione (nel moto dell’elettrone verso il protone) porterebbe a superare “c”, che è la velocità della luce. Ma ciò richiederebbe un “assorbimento di energia” a giustificare un incremento cinetico e=m0/rad[1-v^2/c^2]*c^2 .. maggiore della energia potenziale del sistema e0=m0*c^2, avendo indicato con m0 la massa a riposo (v circa zero) dell’elettrone.
  4. Ciò,  quindi, il raggiungimento di v=c, contrasta con U1 (il nostro universo), quando il raggiungimento di v=c sia una azione su scala”locale”.. come testimoniano i tentativi, presso il laboratorio LHC di Ginevra che impiega energie sempre più grandi ma non riesce a soddisfare con energia infinita il raggiungimento di v=c della equazione seguente: e=m0/rad[1-v^2/c^2]*c^2.. sebbene potrebbe essere attuato su scala cosmologica, laddove, l’energia per aumentare v > c, sia svolta non applicando la forza di accelerazione da U1 (internamente al nostro universo), ma -nell’interim (di passaggio da U1 a U2, dove v >c)- con il principio dei motori a reazione. Tale analisi -di violazione del raggiungimento e superamento di v=c, è svolta al link seguente nella “teoria degli UNIVERSI ADIACENTI”:  https://8universe.wordpress.com/teoria-universi-adiacenti/
  5. C’è però un altro “dato” che conferma quando stiamo dicendo: se indichiamo a° = la accelerazione normale del nostro universo, dove “c” la velocità della luce, allora, il nostro stesso universo rispetta a° = c^2/R°. Svolgeremo questa analisi seguendo il lavoro dell’ingegner Leonardo Rubino nel seguito. E un parametro di ARCHIMEDE sarà -su scala cosmologica- non più un bilanciamento della spinta di Archimede rispetto a un parametro di densità volumetrica di un corpo immerso, ma un concetto di “densità anomala” (*) che si verifica nelle centrifughe, che agiscono non rispetto ad un volume, ma a una superficie in rotazione rispetto ad un asse, poiché anche per U1 abbiamo uno “spin”, ovvero un asse di “rotazione” per il complesso di tutto ciò che ruota nel nostro universo, se la v è minore o uguale alla velocità della luce. Ciò porta che -oltre che la luce- ANCHE le accelerazioni hanno un limite superiore! Ossia si troverà che indicata con <<g(re’)>> “la accelerazione max dell’elettrone”, allora, g(re’)=(G*me)/ (re’)^2, dove me=massa a riposo dell’elettrone, e re’ è dedotta dalla espressione seguente, nel bilanciamento tra energia di Einstein e del campo di Coulomb .. Nota (*): dimostreremo le basi fisico/matematiche di tale densità, anche ricorrendo alla teoria dei flussi di Gauss (vedi seguito).
  6. Si trova, a punto di bilanciamento di Archimede GENERALIZZATO SU SCALA COSMOLOGICA, che g(re’) max = (G*me)/re’^2  = a° = (c^2)/R°. Ad indicare ..
    1. sia un “principio di Match GENERALIZZATO SU SCALA COSMOLOGICA” in cui c’è una “sintonizzazione armonica” dello spazio complementare all’elettrone con “tutto ciò che c’è -> fuori di sé”, e
    2. sia che c’è una sorta di “densità generalizzata di Archimede” sul bilancio della forze centripete/centrifughe (quindi associato ad un raggio al quadrato, anziché a un raggio al cubo, che sarebbe una analisi volumetrica, anziché rispetto ad un “spin cosmologico”, che implica una superficie -che abbia un asse- rispetto a cui l’ente ruota). Svolgerò questa analisi nel seguito, e segnalo già da ora il lavoro dell’ingegner Leonardo Rubino alla pagina 27/98 dal testo on line: http://www.fisicamente.net/FISICA_2/quantizzazione_universo.pdf

Per maggiori informazioni si veda la trattazione che segue nel paragrafo dedicato a questo argomento intitolato: “PRINCIPIO DI ARCHIMEDE GENERALIZZATO”.

PRINCIPIO DI MACH GENERALIZZATO

§ 1.1 Trattazione Storica del “principio di Mach”

Per la trattazione storica anzitutto leggiamo il link seguente:

https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Mach

cit.1:
<<

Il principio di Mach è una ipotesi formulata dal fisico e filosofo Ernst Mach nel 1893, che afferma:

L’inerzia di ogni sistema è il risultato dell’interazione del sistema stesso con il resto dell’universo.
In altre parole, ogni particella presente nel cosmo ha influenza su ogni altra particella.
>>

cit.2:

<<

La versione citata del principio è in gran parte dovuta ad Albert Einstein, che lo portò all’attenzione dei fisici lavorando alla teoria della relatività generale. È stato lo stesso Einstein a coniare la definizione principio di Mach. Si è dibattuto molto sul fatto che Mach intendesse proporre una nuova legge fisica, poiché egli non lo dichiarò esplicitamente. La sua intenzione era piuttosto la critica della meccanica newtoniana ed in particolare l’idea di spazio assoluto.

Non è stata ancora sviluppata una teoria fisica quantitativa che avvalori il principio di Mach secondo cui le stelle debbano produrre questo fenomeno. Anche se Einstein fu affascinato dal principio, la teoria della relatività (che pure prevede effetti machiani di trascinamento) non si accorda bene con esso, dal momento che l’equazione di campo di Einstein ammette soluzioni anche in assenza di materia.

Ci sono stati diversi tentativi di formulare teorie in merito, a partire dai lavori di Dennis Sciama sino alla teoria di Brans-Dicke, formulata da Carl Brans e Robert Dicke nel 1961 sulla base di idee precedentemente sviluppate da Pascual Jordan. Pur non essendo stata definitivamente falsificata dagli esperimenti, questa teoria è in genere considerata molto meno elegante della relatività, contenendo parametri liberi che ne riducono la predittività.

>>.

citazioni su un nuovo testo al link seguente:

http://www.fisica.net/relatividade/einsteins_special_relativity_theory_and_machs_principles_by_lars_wahlin.pdf

Einstein’s Special Relativity Theory and Mach’s Principle

by

Lars Wåhlin

Segnalo subito che nella trattazione di WAHLIN c’è un errore di esposizione:

L’errore a pagina 2 di WALIN è laddove non si esplicita che la energia cinetica risente degli effetti relativistici che ne alterno la forma delle energia cinetica che a sua volta dipende anche dalla massa in modo relativistico.

Per una trattazione completa dell’argomento si veda Daniele Sette Vol. I Lezioni di Fisica (ed Veschi) pag. 227 ed in particolare nella nota a piedi pagina in cui si mostra come 1/2*m0*v^2 è una approssimazione dello sviluppo in serie della

f(x)=1/rad(1-x)= 1+ (1/2)*x + (3/8)*x^2 + (5/16)*x^3 + ..

da cui se x=v^2/x^2

e se vale:

(66) Ec = m*c^2-m0*c^2 (la numerazione è di Daniele Sette, pag. 227 op. cit.)

Essendo l’energia totale:

E = Ec + E0 = (m*c^2-m0*c^2) + (m0*c^2) = mc^2

dove Ec=(m*c^2-m0*c^2)
dove E0=(m0*c^2)

Quindi la (66) diviene:

con f(x)

(66)’ Ec = m0{(1/rad[1-x] – 1}*c^2

se

1/rad[1-x] = circa [1 + (1/2)x] = 1+(1/2)v^2/c^2

Ec = m0[(1+(1/2)v^2/c^2)-1]*c^2 = (1/2)*v^2

ip. v << c

cvd.

mentre la espressione generale è la (66) e la utilizzeremo per dimostrare Mach generalizzato. (vedi seguito)

Per chi volesse invece una dimostrazione della (66) veda il mio articolo precedente che riprende la dimostrazione di Daniele Sette a pag. 227 (op. cit) e la dettaglia senza saltare nessun passaggio di spiegazione, mentre tali dettagli non esistono sull’opera citata di Daniele Sette.

Il link di dim. della (66) (da pag. 2 del link):

https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

§ 1.2 Trattazione Attuale del “principio di Mach” (Wåhlin, Tufano)

Come si è visto, Wåhlin confonde la energia cinetica, Ec, di tipo NON relativistico (a pag. 2 della sua relazione) & la Ec relativistica.

Né spiega come si acceda quindi alla forma relativistica di ciò che espone nella formule citate in coda al suo articolo che ripeto disponibile on line:

http://www.fisica.net/relatividade/einsteins_special_relativity_theory_and_machs_principles_by_lars_wahlin.pdf

Provvederemo noi a questa esplicitazione e mostreremo, come promesso, <<la forma deterministica>> della trattazione delle energie di scambio con il cambio orbitale, mostrando che sono coerenti con le ipotesi di Planck (metteremo anche la trattazione classica di Planck, espressa in modo parametrico, per mostrane la equivalenza), ma nel nostro caso dedotte non da ipotesi non relativistiche, ma relativistiche. Essendo la nostra trattazione più generale e quindi la prova del “principio di Mach generalizzato”.

Premettiamo una trattazione, che ci risulterà utile per spiegare Mach, e già reperibile (in forma -lì- più estesa, per alcune parti, e qui per altre diverse parti) nell’articolo di Tufano delle <>. (esattamente a pag. 9).

https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

§ 1.2.1

TEORIA dei FLUSSI di ENERGIA

Come è noto, un sistema può assorbire o cedere energia. Assorbe ad esempio energia cinetica una particella sub atomica, come un elettrone, se da bassa velocità è portato a velocità maggiore tramite la seguente equazione:

FLUSSI di energia in INPUT (entranti)

(1.1) e(t) = Ec + m0*c^2

e(t) = energia totale del sistema elettrone al tempo t

Ec = energia cinetica

mo*c^2 = energia del sistema “a riposo” (v << c)

Esplicitando si vede che:

(1.2) Ec = {m0/rad(1-v(t)^2/c^2)}*c^2 – m0*c^2

Da cui si può anche scrivere:

(1.3) e(t) ={m0/rad(1-v(t)^2/c^2)}*c^2 = m0*γ*c^2 = m(t)*c^2

γ = 1/[rad(1-β^2)]

(1.4) m(t) = m0/rad(1-v(t)^2/c^2) = m0*γ

FLUSSI di energia in OUTPUT (uscenti)

E’ il caso del plasma, ossia della situazione, ad esempio, della seguente reazione:

D + D → He + e(tf)

Deuterio, isotopo dell’idrogeno, può collassare per forza gravitazionale in He, elio, e vedere scomparire una parte della massa iniziale, sia m0′, dei due atomi di Deuterio. La reazione vedrà quindi una massa mancante alla fine del processo, m0′, e una energia associata, sia e(tf)

(1.5) e(tf) = m0’*c^2 sarà la energia prodotta.

Ma la massa originaria, m0′, nell’interim della sua trasformazione, vedrà la formula seguente:

(1.6) m(t) = m0′ rad(1-v^2/c^2) = m0’*1/γ

ed, infatti, per v=c, m(t=tf) = 0, grazie alla equazione (1.6) precedente.

§ 1.2.2

Complementi sulla teoria dei flussi: PRIMA PARTE
(sull’energia relativistica associata)

ip.1:

Si ipotizzi un flusso in INPUT, tipicamente dato dall’assorbimento di energia cinetica da parte della massa m0. Portando v da v=0, fino v=v’.

E’=m’*c^2=m0/rad[1-v’^2/c^2]*c^2=m0*k*c^2

da cui {m’}=m0/rad[1-v’^2/c^2]=m0*k
k=1/rad[1-v’^2/c^2] (k, quindi, fattore di amplificazione della massa m0).

ip.2:

Si ipotizzi un flusso in OUTPUT, applicato sulla situazione precedente, rallentando la massa m”. Portando  v da v=v’, fino a v=0.

E”=m”*c^2=m’*rad[1-v’^2/c^2]*c^2=m’*(1/k)*c^2

Si noti che per rallentamento la massa perde di energia cinetica: da cui se l’incremento di massa per energia cinetica è m0/rad(1-v^2/c^2) la situazione inversa vede una diminuzione della “massa cinetica” con m”=m’*rad[1-v’^2/c^2] ora a numeratore anziché a denominatore.

Dunque
m”={m’}*rad[1-v’^2/c^2]={m0/rad[1-v’^2/c^2]}*rad[1-v’^2/c^2]=m0*k*(1/k)=m0

Da cui si è voluto solo mostrare che una massa non solo acquisisce energia cinetica portandosi da v=0 a v=v’, ma può anche perderla e ritornare a presentarsi come m0, come era in origine dei due flussi uguali e però opposti come

(1) prima di crescita (energia in input) (aumento di velocità)

(2) poi di decrescita (energia in output) (diminuzione di velocità)

cvd.

§ 1.2.3

Complementi sulla teoria dei flussi: seconda PARTE
(sulla _materia_  associata)

La nostra Analisi sui flussi sarebbe anche distante dalla “tradizione” se non mostrassimo cosa si intende con flusso nella scienza, anche riguardo la materia da sola.

def. dicesi flusso di materia:
come “portata” (ovvero variazione di materia) nell’associato intervallo di tempo

∆ m/ ∆t = ϕ1 (m),  variazioni discrete

dm/dt = ϕ1 (m), variazioni infinitesime

ϕ1 (m) = ρ * A* v,

dove ρ, A, v: sono
densità, Area attraversata, velocità di attraversamento.

Le variazioni volumetriche (di materia) sono le seguenti:

ϕ2(Vol) = d(Vol)/dt = A*v

E sono relazionate con le variazioni di materia nel modo seguente:

ϕ1 (m) = ρ * A* v = (1/ρ)*ϕ2(Vol) = A*v

più in generale, se l’angolo di attraversamento non è normale alla superficie A:

ϕ2(Vol) = d(Vol)/dt = A*v*cosθ

§ 1.2.4

Flusso di Gauss applicato alla teoria della gravitazione:

dal link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_del_flusso

Il flusso uscente attraverso la superficie \partial V è quindi:

\Phi_{\partial V} (\mathbf F) = \int_{\partial V} (\mathbf F \cdot \mathbf n ) \mbox{d}S = F_1 \int_{V} \mbox{d}\Omega

in cui l’integrale completo dell’angolo solido è pari a 4\pi.

Campo gravitazionale

Il campo di accelerazione gravitazionale \mathbf g generato da una massa (gravitazionale) M posizionata in \mathbf r_0 vale:

\mathbf g = -GM \frac{\mathbf r - \mathbf r_0}{\left| \mathbf r- \mathbf r_0 \right|^3}

In virtù del teorema di Gauss, il flusso del campo attraverso una qualunque superficie chiusa \partial V che contenga il punto \mathbf r_0 è dato da:

\Phi_{\partial V} (\mathbf g)=-4\pi GM_V

mentre se la superficie non contiene \mathbf r_0 il flusso è nullo. Nel caso di N masse m_k puntiformi, delle quali k interne alla superficie, si ha:

\Phi_{\partial V} (\mathbf g)=-4\pi G\sum_k m_k

Passando al continuo:

\Phi_{\partial V} (\mathbf g)=-4 \pi G \int_V \rho \mbox {d} v \qquad \mathbf \nabla \cdot \mathbf g = -4 \pi G \rho

dove \rho è la densità di massa volumetrica. Le ultime due relazioni sono valide quasi ovunque, cioè ovunque tranne che in un insieme di misura nulla, quale ad esempio un insieme finito di punti. Il motivo di ciò è che nel caso di masse puntiformi la densità diverge sulle masse stesse, causando una divergenza infinita del campo. Alternativamente, basta notare che la forza gravitazionale diverge nel punto nel quale è localizzata la massa a causa dell’annullarsi del denominatore.

§ 1.2.5

PRINCIPIO DI MACH (rappresentazione matematica) (Wåhlin, Tufano)

dimostrazione della (1) di WAHLIN, pag. 3 (op. cit.)
cioé:
http://www.fisica.net/relatividade/einsteins_special_relativity_theory_and_machs_principles_by_lars_wahlin.pdf

mettiamo le foto del testo al link precedente subito qui di seguito, onde facilitare la lettura:

cit on (WAHLIN)

pag.1

pag.2

pag.3

pag.4

pag.5

pag.6

cit off (WAHLIN)

sia delta[ v ] = v(t) -v(t=0)

dove v(t=0) sia una velocità v(0) << c

Allora

(1) ∆ v = rad {Φ(univ)  – Φ(univ) [ E0/(E0+∆E)]^2} (Wåhlin)

significa

con Φ(univ) = c^2
E0=m0*c^2
∆E=Ec=m*c^2-m0c^2
E=E0+∆E=m*c^2
∆ v=delta[ v ]= v(t)=v; if v(t=0)=0

v  = rad {c^2  – c^2 [ (m0*c^2)/(m*c^2)]^2} (Tufano)

v = rad {c^2[1  – (m0/m)^2]}

v=c*rad {[1  – (m0/m)^2]}

v^2/c^2 =1  – (m0/m)^2

1-v^2/c^2 = (m0/m)^2

rad[1-v^2/c^2] = (m0/m)

m=m0/rad[1-v^2/c^2]

cvd.

dimostrazione della (2) di WAHLIN, pag. 3 (op. cit.)

sia delta[ v ] = v(t) -v(t=0)

dove v(t=0) sia una velocità v(0) << c

Allora

(2) ∇ v = rad {Φ(univ)  – Φ(univ) [ (E0 – ∇ E0)/(E0)]^2} (Wåhlin)

significa

con Φ(univ) = c^2
E0=m0*c^2
-∇ E=Ec=m*c^2-m0c^2
E=E0+∆E=m*c^2
∇ v=delta[ v ]= v(t)=v; if v(t=0)=0
nota bene: Wåhlin non utilizza correttamente i simboli della matematica, infatti per etichettare che siamo in una fase di cessione di energia pone – ∇ E0=∆E
come se l’energia non fosse sempre misurata in modulo e senza segni algebrici!

Da cui la interpretazione della (2) di (Wåhlin) è la seguente:

v  = rad {c^2  – c^2 [(m*c^2)/(m0*c^2)]^2} (Tufano)

v = rad {c^2[1  – (m/m0)^2]}

v=c*rad {[1  – (m/m0)^2]}

v^2/c^2 =1  – (m/m0)^2

1-v^2/c^2 = (m/m0)^2

rad[1-v^2/c^2] = (m/m0)

m=m0*rad[1-v^2/c^2]

cvd.

Dunque una massa può anche ridursi, se cede un flusso di materia che si trasforma in energia, essendo:

m=m0*rad[1-v^2/c^2]

come del resto avevamo già esposto nella teoria dei flussi, a proposito del plasma che vede ridurre la propria massa secondo la (2) di Wåhlin, e non aumentare di massa, come vorrebbe la teoria cinetica classica che teorizza che la velocità della luce sia irraggiungibile. Mentre, viceversa, proprio la scomparsa di massa crea il raggiungimento -per la massa che si trasforma in energia- il raggiungimento della velocità della luce, una volta che la massa sia scomparsa nel concetto di “equivalente di massa” di una energia. Si veda per ulteriori esami epistemologici ed eziodinamici l’articolo seguente “stroboscopia del plasma” al link:
https://6viola.wordpress.com/2016/02/05/stroboscopia-del-plasma-studio/

dimostrazione della (3) di (Wåhlin) al link seguente pag. 3:
http://www.fisica.net/relatividade/einsteins_special_relativity_theory_and_machs_principles_by_lars_wahlin.pdf

(3) [1/2 *h * ∇ v] / [∇ E] = [Z * q^2] / [4*ε*∇ E]

(3.1) [1/2 *h * ∇ v] = [Z * q^2] / [4*ε]

(3.2) ∇ v=delta[ v ]= v; if v=0

(3.3) 2 * π * r * m * v = n * h

(3.3)’ 2 * π * r * m * v * Z = n * h

(3.4) ∇ v = v =[Z * q^2] / [2*ε0*h]

(3.4)’ ∇ v = v =[Z * q^2] / [2*ε0*h*n]

la (3.4) ci resterà utile  nella analisi seguente ottenuta la (3.4) per altra via (prof. P. Maltese: Corso di Meccanica Quantistica da pag. 10).
Del resto possiamo vedere -già da ora- che la (3.4) compare come v nella (4) di Wåhlin. Da cui è parte della dimostrazione nel passaggio dalle (3) alla (4) di Wåhlin.

Ma dimostriamo la fondatezza della (3.4):

bilanciamo la forza centrifuga (v<<c) con la forza di Coulomb:

(2-4) m * v^2/r =[e^2 / (4*π*ε0) ]*1/r^2 = Fc

dove
e = carica dell’elettrone = 1.6*10^(-19) C
m=m0=massa elettrone=9.1*10^(-31) Kg
r=r0=raggio dell’elettrone=0.5*10^(-10) m
π=3.14
ε0=8.8*10^(-12) F/m

dalla (2-4) sappiamo che (semplificando r)
(2-4)’ m * v^2 =[e^2 / (4*π*ε0) ]*1/r

Ora dobbiamo dimostrare che essendo:

(3.3) 2 * π * r * m * v = n * h

(2-4)” h = 2 * π * r * m * v ; if n=1.

dalla (2-4)’ estraiamo v^2, e notiamo se possiamo enucleare h:

(2-4) ”’ v^2=v*v =[e^2 / (4*π*ε0*r*m)] = e^2/[2*ε0*(2*π*m*r)]

manca solo di lasciare un v a numeratore e un v a denominatore:

ora dalla (2-4)”’

(2-4)”” v=e^2/[2*ε0*(2*π*m*r*v)] = e^2/[2*ε0*(h)]

posto e=q abbiamo dimostrato la (3) di WAHLIN tramite la (3.4)

ora confermata dalla (2-4)””. cvd.

dimostrazione della (4) di (Wåhlin) al link seguente pag. 3:
http://www.fisica.net/relatividade/einsteins_special_relativity_theory_and_machs_principles_by_lars_wahlin.pdf

Abbiamo già dimostrato la forma seguente (cosiddetta trasformazione di tipo “plasma” in cui la materia non aumenta alla trasformazione da m0 -> m, ma diminuisce m0->0 poiché si trasforma in energia: da cui in un certo senso la massa non è più visibile perché è arrivata “alla velocità della luce” man mano che scompare mutandosi -> nel suo equivalente energetico).

Stiamo parlando della forma seguente:

(2) ∇ v = rad {Φ(univ)  – Φ(univ) [ (E0 – ∇ E0)/(E0)]^2} (Wåhlin)

Ora lasceremo la forma di Wåhlin, eccetto alcune sostituzioni, per mostrare che la
“(4) di (Wåhlin)” è una forma equivalente alla “(2) di Wåhlin”:

(2)’ ∇ v = rad {c^2  – c^2 [(E0 – ∇ E0)/(E0)]^2} 

(2)” ∇ v = c*rad {1  – 1* [(E0 – ∇ E0)/(E0)]^2} 

(2)”’ (∇ v/c)^2= {1  – [(E0 – ∇ E0)/(E0)]^2} 

(2)”’ 1 – (∇ v/c)^2=  [(E0 – ∇ E0)/(E0)]^2

(2)”” rad[ 1 – (∇ v/c)^2]=  [(E0 – ∇ E0)/(E0)]

(2)””’ E0*rad[ 1 – (∇ v/c)^2]=  [(E0 – ∇ E0)] 

(2)””” – E0*rad[ 1 – (∇ v/c)^2]  + E0 = ∇ E0

(2)”””’  ∇ E0 = E0 – E0*rad[ 1 – (∇ v/c)^2]

(2)””””  ∇ E0 = E0{1 – rad[ 1 – (∇ v/c)^2]}

(2-4)”” v=e^2/[2*ε0*(2*π*m*r*n*v)] = e^2/[2*ε0*(h)]

che dimostra la (4) di Wåhlin se Z=1, n=1 (atomo di idrogeno).

oppure per n, Z, diversi da 1: ip (n > 1, Z > 1) la forma più generale,
grazie alla (3.3)’ e (3.4)’

(A5.6) v=e^2/[2*ε0*(2*π*m*r*n*v)] = [e^2]*Z/[2*ε0*(h)*n] (Rubino, pag. 48/98 op. cit)
http://www.fisicamente.net/FISICA_2/quantizzazione_universo.pdf

però su Rubino pag. 48/98; con la seguente errata corrige:
errata=4
corrige=2

Nota Bene: Il bilanciamento con le masse,Wåhlin, in  è un fattore di correzione che non discende dalla tipologia di trattazione precedente.

cvd.

PRINCIPIO DI ARCHIMEDE GENERALIZZATO

§ 2.1 Trattazione Storica del “principio di Archimede”

Per la trattazione storica anzitutto leggiamo il link seguente:

https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Archimede

cit.1:
<<

Il principio di Archimede afferma che «ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido (liquido o gas) riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato».

>>.

Si legga ora questo articolo dove si parla del cosiddetto “principio di Archimede generalizzato” che varrebbe solo nel caso MACRO e non MICRO:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-06-30/eureka-archimede-sempre-ragione-111127.shtml?uuid=Ab0hKc0F

un commento più tecnico alla ricerca secondo la tipologia del mix di sostanze:
http://dropseaofulaula.blogspot.it/2012/12/una-generalizzazione-del-principio-di.html

“In particolare la nuova spinta di Archimede si presenta solo se all’interno del fluido ci sono in sospensione delle particelle micrometriche o nanometriche e se le dimensioni dell’oggetto immerso sono confrontabili con le particelle in sospensione.”

Da cui -è dimostrabile- che non è vero che la densità interna non influisce sulla densità esterna, ma è proprio l’opposto! Ossia la violazione avviene solo in condizioni che il corpo immerso non sia ordinario, e quindi intervengano altre leggi che regolano tale disomogeneità.

Articolo originale (di Piazza et altri) consultabile on line:
http://arxiv.org/pdf/1204.4548v2.pdf

Ma le ragioni per cui -noi- necessitiamo di una principio di Archimede generalizzato non risiede nel fatto di una violazione del principio, ma nella applicazione a cause di scala cosmologica e del micro cosmos.

§ 2.2 Trattazione Attuale del “principio di Archimede” (Rubino, Tufano)

Dunque l’ing. Leonardo Rubino afferma quanto segue, nel documento consultabile on line al link seguente:

http://www.fisicamente.net/FISICA_2/quantizzazione_universo.pdf

cit on (pag. 26/98 dopo il download)

Capitolo 4: Le costanti della fisica come effetto dell’Universo
(l’origine delle costanti fisiche).

(…)

Par. 4.2: Massa e raggio dell’elettrone. (di Leonardo Rubino)

Il nostro è un Universo armonico oscillante, in contrazione verso il suo centro di massa. Tale contrazione determina appunto l’avvicinarsi reciproco di tutta la materia, e verso appunto il centro di massa dell’Universo. Questo effetto fisico di avvicinamento reciproco è ciò che noi ordinariamente chiamiamo ormai da secoli forza di gravità. Parlandosi poi di moto “armonico”, è ovvio sospettare dell’esistenza di armoniche dell’Universo, così come un suono può essere ritenuto come composto dalle sue armoniche (di Fourier) e ci sono fortissimi motivi per ritenere l’elettrone una armonica dell’Universo, anzi, un vero e proprio Universo in piccolo o, se vogliamo, una piccola “particella di Dio”, o un piccolo bosone di Higgs dei giorni nostri, appunto detto particella di Dio, con l’unica differenza che quest’ultimo ancora non è stato trovato, supposto che esista e che serva a ciò che si dice, mentre l’elettrone lo conosciamo abbastanza bene. Tornando a noi, sospettiamo che l’elettrone sia talmente equivalente, nel microscopico, all’Universo, che l’accelerazione di gravità, intesa in senso classico, e calcolata sulla sua superficie, come se lo stesso fosse un piccolo pianetino, coincida con l’accelerazione cosmica di contrazione dell’Universo

a(univ)=a° ;

sia

mx= il peso delle cariche (-) pensate sulla superficie dell’elettrone scorporate dalla massa dell’elettrone con mx < me (me massa dell’elettrone)
(per indicare che non ci serve sapere il valore, in questo momento)

sia la

ge=accelerazione che le cariche di massa mx subiscono verso il centro di massa dell’elettrone.

G=la costante di gravitazione universale

re#=raggio dell’elettrone dal centro della particella “elettrone”

Dice Rubino:

Sempre in senso classico, se immagino di calcolare l’accelerazione di gravità su un elettrone, come se lo stesso fosse un piccolo pianetino(@)
(@)
La questione del “PIANETINO”: in realtà il valore di me=m0*rad[1-v^2/c^2] come massa massiva che tende a “evaporare” nella forma energia quando dovesse essere raggiunta la velocità della luce v=c, e convertirsi in e=m0*c^2. Da cui l’Analisi di Leonardo Rubino che stiamo esplorando potrebbe essere indicativa solo ad una particolare fattispecie della massa elettronica: la fattispecie di v << c, che non è detto che sia l’unico status dell’elettrone. Comunque -esplicitato ciò- la posizione che la densità media dell’elettrone per v << c possa essere simile alla densità media dell’universo U1, non spiega la “forza di coesione” dell’elettrone, come pure né delle galassie, o anche di U1, a meno che -CONTEMPORANEMANTE- non si adducano sia cause localiste che generaliste. Abbiamo esplorato ulterioremente le cause localiste/generaliste nel “teorema THE NET” (una generalizzazione del teorema di Gauss) al link seguente: https://6viola.wordpress.com/2016/11/10/einsteins-orbit-theorem-of-the-net-tufanos-second-geodesic-theorem-mathematics/

(continua Leonardo Rubino):

devo allora scrivere banalmente che”:

T(2.1) Fg=mx*ge = (G*mx*me)/(re#)^2

da cui

T(2.2) ge = (G*me) / (re#)^2

La parte in blu seguente è di Tufano:
In ipotesi che re# sia ora il raggio dell’elettrone dal centro della particella stessa ..

.. noi sappiamo quanto valgono questi valori!

se sostituiamo

G=6.6 * 10^(-11) [N*m^2/Kg^2]
me=9,1 *10^(-31) Kg
re#=2.8*10^(-15) m

(si veda l’articolo op. cit. sulla “unificazione delle forze” di Tufano per more info sul fatto re < r0) https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

Precisato che re# è il raggio, dunque rispetto al centro dell’elettrone, ed re’ si riferisce rispetto all’orbita stabile attorno al protone in un atomo di H (idrogeno)

otteniamo:

T(2.3) ge=7.6 * 10^(-12) m/s

Succede -allora- un fatto “strano” che questo valore è 

T(2.4) ge=a° (!)

dimostrazione:

Sia a°, come detto la a° in 

T(2.5) a° = (G*M) / (R)^2

dove 
M = massa dell’universo
R = raggio dell’universo

Allora possiamo verificare se la T(2.5) restituisce il valore 

T(2.3) ge=7.6 * 10^(-12) m/s.

Per fare ciò necessita andare a investigare come Rubino ha quantificato M ed R.

Troviamo la trattazione a pag. 33 laddove si parte dalla “densità misurata dell’universo” =

ρ° = “densità media dell’universo” = 2.3*10^(-30) Kg/m^3 (A1.12) pag. 34/98 Rubino.

Serve quindi stimare il volume, V°, dell’universo!

Rubino se lo calcola dal Raggio della sfera che approssimerebbe l’universo, con il volume della sfera:

V° = 4/3*pgreco * R°^(3)

e per farsi “aiutare nel calcolo di R” si rivolge alla teoria di Hubble ..

a pag. 33 e 34 di Rubino, corregge i valori ufficiali, e rinvio a quella trattazione per maggiori dettagli e alla fine assume 

R° = 1.1 * 10^(28) m che considera il valore ufficiale moltiplicato per 100.

e dunque essendo una densità una massa diviso un volume “deduce V°” da cui

a°=ge (A1.14) pag. 34 Rubino

Ciò è coerente con la mia teoria degli “universi adiacenti”, poiché secondo tale teoria una parte della massa supera la velocità della luce (grazie alla scala cosmologica e grazie al fatto che su scala cosmologica i fattori di deformazione relativistica non impedirebbero a Rubino di considerare v^2/R=a° nonostante sostituisca v=c quando il raggio è R=R°, e cioé tutto l’universo. Per una dimostrazione di come si possa addirittura superare c, si veda l’articolo di Tufano sulla “teoria Universi Adiacenti” 
https://6viola.wordpress.com/2016/03/09/teoria-universi-adiacenti-ua-0/
Inoltre su come la v=c si possa comportare come una velocità come tutte le altre si legga il seguente articolo: https://6viola.wordpress.com/2016/04/10/ho-inventato-la-macchina-del-tempo-dim-matematica/

Dunque

a°/ge=1 

la accelerazione cosmologica sarebbe la stessa di “quella locale per l’elettrone!”.

Quindi sarebbero le costanti gravitazionali a° (cosmologica) & ge (accelerazione max dell’elettrone) che tenderebbero a uniformarsi!

“tenderebbero a uniformarsi!”  .. ripetiamo ..
(e svolgere il ruolo di equi-densità di bilanciamento sul principio di ARCHIMEDE generalizzato). 

.. poiché l’elettrone viaggia in campo libero (fuori dall’atomo di idrogeno) a valori bassi di velocità,  e solo “satura la sua velocità max” con v -> c (*) nel “precipitare sul nucleo dell’idrogeno respinto “indietro” ..

  1. dal fatto di non potere superare la velocità della luce su scala locale in U1 (U1 è il nostro universo, sulle caratteristiche degli Ui si veda l’articolo seguente)
  2. dal fatto che il complesso di U1 si omogenizza (con Archimede) ad un fattore max di accelerazione armonica e stabile solo se tutti gli enti di U1 sono in uno stato di min energia quando si “sintonizzano” ad una frequenza di rotazione di ogni atomo pari alla frequenza di rotazione di U1, poiché tutto l’universo U1 ruota attorno ad un asse oltre che espandersi.

(*)
(la forza di Coulomb tenderebbe a fare superare la velocità della luce. Ma alla velocità della luce si ha la conversione completa della massa in energia da cui è impossibile che sia un valore maggiore di e=me*c^2, per cause endogene. more info:
https://6viola.wordpress.com/2016/03/25/unificazione-delle-forze-fondamentali/

 

cit off

Grazie dei vostri commenti (redazione ore 11:48, del 27 gennaio 2017)
Contatti su questo tema:

ingegner A. M. Pasquale Tufano
mailto:pasquale.tufano@libero.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in SCIENZA. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...