De psyché (anima) [studio]

Ci viene da più parti una richiesta di chiarimenti di cosa sarebbe -oggi- il concetto del termine ANIMA o PSYCHE’, poiché questo fu il termine che fu inventato da Socrate per indicare ciò che non è immediatamente visibile in ciò che muove la materia e la mente.
Infatti, contrariamente a ciò che si pensa, in quanto nel linguaggio odierno si da a (1)”psiche” o a (2)”psico-terapia”, l’indicazione di (1)mente o la (2)cura_della_mente, il vero significato della parola psiche NON è mente, ma anima.


Della parola ANIMA, come fu inventata da Socrate, oggi è rimasta solo a declinazione max nella parola “anima-le” .. ossia di quel livello inferiore del comportamento .. in cui se una persona umana abbia un comportamento _solo_ istintuale .. allora .. si comporterebbe come un “animale” .. quindi nel senso di posseduto dai propri istinti, agito e non agente, vittima di qualcosa che non razionalizza ed esplicita, ma vittima si può anche dire delle proprie pulsioni bestiali, ossia di una parte per esempio dell’istinto di accoppiamento -come hanno gli animali- che vedrebbe un “quid” -> che lo possiede, senza che questa fenomenogenesi sia portata a livello di ragionamento pensato, ma solo di pulsioni profonde, tanto che con Freud vengono collocate queste “pulsioni o istinti” -> nel “subconscio”, quindi sotto la parte conscia, di un comportamento come se la persona fosse “posseduta” e NON dotata di libera scelta.
Mostrerò nel seguito, però, che -nella storia della filosofia- la indagine sulla fenomenologia, possa vedere un concetto di entità terza di un Dio che sia inconoscibile, ma si manifesti nell’ESSERE tramite il cosiddetto “soffio vitale” che da una parte terza -fuori dal mondo della materia- soffi l’ANIMA, quindi una parte dello Spirito, anche detto la terza persona di Dio, laddove “persona”(*) anche riveste un ruolo centrale in questo ragionamento, in una
VVVVVVVVVVV
fisica quantistica
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in cui dallo spirito sia tolta una ALIQUOTA e sia data alla materia, al fango che avrebbe ricevuto il soffio di Dio, in un processo di QUANTIZZAZIONE del divino.
Note:
(*) persona, discende il suo significa dall’etrusco, come manifestazione, o maschera, volto di ciò che si può vedere -nella parte fenomenica, di ciò che sia la completezza dell’essere, o del singolo ente.
Il termine “persona” deriva dal latino persōna persōnam derivato probabilmente dall’etrusco[4] φersu[5]
link fonte:
https://it.wikipedia.org/wiki/Persona_(filosofia)
greco ànemos, «soffio», «vento»
Nèfesh (נפש in lingua ebraica) in Genesi 2,7
Atman analogamente è collegato al significato di «respirare», «soffiare» (Monier Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary; Margaret Stutley e James Stutley, Dizionario dell’Induismo, Roma, Ubaldini, 1980, pag. 46.

***

Proverò a essere breve Emoticon smile
Dissento fortissimamente a un concetto del divino, qualunque cosa sia il divino, come cosa separata dal reale.
Poiché ciò implicherebbe che dio(*) (**) esuli da una parte dell’ESSERE, ossia in tutto ciò che è, compartimentando dio, qualunque cosa sia, fuori dall’essere e quindi almeno fuori dal reale, connotando dio, come non in tutti i cieli.

(*)
lo scrivo minuscolo perché sottolinea che va cercato, senza pretendere che ci sia noto

(**)
che potremmo anche chiamare “una verità completa” può essere cercato/cercata, ma non posseduto/posseduta (rispettivamente con il termine dio/verità)

***
Tutti i filosofi che si sono interessati del fatto che il reale si manifesti, ma nella manifestazione si possa osservare solo una parte dell’essere, quindi nell’indagine della fenomenologia, si sono chiesti
1) se la “persona” con cui noi appariamo, ossia la nostra mask, il nostro volto, non nasconda i nostri pensieri, e quindi vi sia una realtà ben maggiore da quella che si mostra nella fenomenologia.
2) se ciò -il manifestarsi- non sia solo una prerogativa dell’essere umano, ma di ogni ente/evento, che quindi celerebbe la sua natura profonda anche detta “psyche”


nella innocenza del come i fonemi alludono all’ente, e alla <<collezione di tutte le collezioni>> (quindi al *tutto*) .. farò un gioco .. “psy” (in psyché) come suono indica -> proprio un soffio .. e “ché?” indica proprio una domanda Emoticon smile quindi già la parola stessa (*) può dire ciò che cerchiamo ..
(*)
(indagata come se i termini siano unificati in una sola lingua non più babel, grazie alla discesa dello spirito che permetteva di parlare “tutte le lingue”, senza più la punizione di babel ossia del non capirsi)

E’ quindi questa ricerca una ricerca ardua, in cui però abbiamo già tutte le tessere del mosaico .. e vorrei solo spendere due parole .. sul concetto di “livelli dell’anima” che è un concetto poco indagato anche nella storia della filosofia ..

Ci si chiedeva ieri in alcune pagine di fisica quantistica .. ma allora l’elettrone avrebbe una anima? .. un sasso avrebbe una anima?

.. e si alludeva .. ma come si fa a fare un “delitto” .. uno “stupro” del genere a venire a parlare di anima e animismo su pagine che dovrebbero trattare di fisica, e quindi inltre in particolare di fisica quantistica presentando il concetto di anima?

Vi sono due tendenze, su un profilo eminentemente storico:

1) terzializzare il concetto di principio di causa ed effetto fino a cercare di annullarlo nel concetto di kaos, e da ciò oggi nasce l’assestamento sul modello di Heisenberg, che presuppone non solo che si misurino valori diversi per deficit di informazione sulla dinamica sub atomica (*) ma -bensì- che molti valori siano simultaneamente presenti anche se in modo ponderalmente pesato sulla distribuzione dei valori statistici, e -alla misura- la natura congenitamente ed ipoteticamente intrinsecamente aleatoria del reale “collassi” nella “violenza” di essere stata misurata e quindi il mondo dell’altrove sia stato costretto a manifestarsi sul valore di misura tra quelli però compresenti. (scuola di Copenaghen).

2) NON separare tutti “i livelli di ciò che è” perché se ne accede solo alla limitata quantità di info ad una -appunto- aliquota alla stregua che osservare la parte emersa di una montagna di ghiaccio in mare che ne mostri solo la parte emersa, non significhi che la parte immersa non esiste, e quindi non si rinunci a indagare la verità perché ci si mostra solo la parte fenomenica. (e quindi introdurre ed usare il principio di causa ed effetto, della scuola deterministica)

(*)
(che Einstein attribuiva alla ignoranza di non conoscere le cause primarie del fenomeno indagato, e quindi che alcune variabili primarie fossero “nascoste”)

Già questa breve scomposizione di posizioni di indagine epistemologica, come avete visto, richiederebbe un discorso che attiene appunto alla teoria della conoscenza, ma non mi soffermerò ora su questo, ma alla indagine se il concetto di altro che la materia (quindi di ciò che “animerebbe” il reale) sia usuale in più livelli nella osservazione del reale.

La risposta è lapalissiana:
DOMANDA N1:
“osserviamo che un sasso cade?”
R1:
Quindi se cade -> noi osserviamo che “ciò che lo anima” e noi descriviamo nelle leggi della fisica, lo obbliga a cadere, senza che possa dirsi che un sasso ha una sua auto-poiesi di potere decidere di “non cadere”.

DOMANDA N2:
“osserviamo la caduta di un gatto messo con le zampe in alto a circa 1 metro dal suolo” .. cade di schiena, come cadrebbe un sasso? .. oppure ha la scelta di cadere ruotando il suo corpo?
R2:
quel livello di “ciò che lo anima” lo fa cadere sulle zampe, perché se il gatto non è morto nella scatola di Schroedinger .. muta il suo “livello di ciò che lo anima” in una scala non semplicemente deterministica alle leggi applicabili ai corpi considerati usualmente dis-animati, o inanimati!

DOMANDA N3:
Può essere imputato a un animale di avere ucciso un uomo e per questa ragione processarlo in un tribunale poiché sapeva quello che faceva in “scienza e coscienza”?
R3:
No, perché il “livello di ciò che lo animava” non era in grado di una poiesi che istintuale, profonda, non in grado di un pensiero che osservava il suo stesso pensiero tanto da deciderne l’azione non per semplice istinto, ma in maniera autopoietica.
Ricordo qui che non siamo programmati a eseguire un compito come una lavatrice che esegue un ciclo di lavaggio, ma -come specie homo sapiens- rispondiamo almeno alla società del nostro “comportamento” senza rinviare a tutti la nostra fenomeno genesi che principalmente a noi stessi, sempre che non dovessimo essere considerati “non in grado di intendere e di volere”.
Ed il matematico Cauchy introduce il concetto di soluzione di un sistema di equazioni come dipendenti dal contesto (e quindi nel nostro esempio dalla società) ma non dice che la dinamica del sistema è generata solo dal contesto, ma ANCHE dalla dinamica di come un sistema genera una risposta input/output. Completa questa analisi il matematico Chomsky che precisa che “l’essere umano è in grado di generare *regole NON apprese dal contesto* .. e quindi che gli automi NON potranno mai esattamente emulare il linguaggio umano, poiché l’essere umano *trascende il contesto* nella sua poiesi”.

Ecco quindi che quando si dice che un sasso è vivo, come è vivo ogni ente che cambia, (e quindi anche un sasso o un elettrone ha una anima), io non sto dicendo che la “collezione di tutte le collezioni” sia una collezione omogenea e simmetrica tanto che la nostra capacità decisionale sia la stessa che quella di un sasso che può essere studiata all’interno di una teoria della conoscenza deterministica(*) .. MA sto dicendo che -> esiste almeno un esame del livello puramente epistemologico dei vari livelli della psiché, oltre che gli studi di metafisica, che però qui ho volutamente trascurato perché abbiamo parlato eminentemente di fisica, e di fisica quantistica, cvd.

(*)
visto che il sasso è *obbligato* a rispettare il principio di causa -> effetto, mentre un umano può scegliere di non cadere anche se cade da un aereo e aprire un paracadute se decide di volerlo fare (sempre che se ne sia dotato) .. e di rischiare anche di perdere la propria vita nel cercare di salvare qualcun altro

fonte su facebook:
https://www.facebook.com/groups/1423809477932352/permalink/1551563525156946/

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