MANUALE x i viaggi intergalattici [elementi di base]

Il 07/10/14 18:49, Massimo 456b ha scritto:> a mio parere una cosa
> prima è e poi esiste.
> Quando il presente esiste
> l’essere lo ha preceduto.
>
> ciao
> Massimo

Siamo nell’ambito degli studi detti

(1) nella matematica di teoria degli insiemi, e

(2) nel linguaggio di studio del significato con cui si spiegano le etichette che sono i nomi.

///***///

Poiché ogni studio degno della filosofia necessita di un meta linguaggio di definizione, per spiegare il mio punto di vista -sul tema- introduco la impostazione meta-linguistica epistemologica:

def. 1
essere =
collezione di tutti gli enti,
i) sia quando si manifestino (grazie alla misura)
ii) sia quando non siano manifesti (nessuno sappia che ci sono).

def. 2
esistere =
collezione degli enti misurati e misurabili, da ex-sistere, levarsi da, apparire.

E quindi precisato che userò i nomi delle due definizioni nel senso specificato dal metalinguaggio di definizione del ponte linguistico qui sopra -> vengo alle questioni relazionali, di teoria degli insiemi:
teoria degli insiemi:

l’ente è vero che ha un prima ed un dopo.

E’ vero perché nel manifestarsi, rispetto ad un evento campione, manifesta un prima ed un dopo.

Esempio:

Se io metto dell’acqua a 25°C in una pentola, e accendo il fornello sottostante, solo dopo un certo intervallo di tempo (*1) l’acqua passerà da 25°C a 100 °C e quindi avremo dell’acqua che bolle e le bolle -solo dopo l’innesco del fenomeno- ci indicheranno che possiamo “buttare gli spaghetti” e aspettare che la cottura ci permetta di avere degli ottimi spaghetti con del sugo preparato a parte

🙂

(*1)(comunque si voglia misurare il tempo: ad esempio può essere misurato con un orologio ad acqua che può essere l’intervallo di eventi da un serbatoio che si vuota in un secondo serbatoio)

Conclusioni:

Quindi nella scienza il problema degli enti e della loro misurabilità nel tempo NON SI PONE -> (da cui) le risposte di coloro che si strappavano le vesti nel ng di fisica ..

C’è però una questione che i fisici non si pongono: “il concetto di *_causa_prima_*”.

In questi giorni proprio su facebook nella pagina di fisica quantistica si sta esaminando se il nostro universo abbia *_un_prima_* :

In particolare:

1) se c’è stato un prima -per il nostro universo- allora significa che la questione del prima è rilevante.

2) se non c’è stato un prima -per il nostro universo- allora perché dal nulla si sarebbe generata una collezione di enti che a volte si manifestano (per ora non è nota la energia e materia oscura che non è stata misurata, eppure è necessaria per fare tornare i conti teorici sulla espansione dell’universo).

Margherita Hack soleva dire su queste questioni (perché faceva -secondo me della fisica una religione): “un giorno la scienza scoprirà pure questo”.

Ora noi, però, che siamo anche filosofi, non ci possiamo appoggiare sul *dopo* (solamente) e lo vogliamo investigare ora!

🙂

E qui vengo alla mia idea di una possibile spiegazione del concetto di causa prima:

Tesi:
Non c’è una causa prima perché “il tutto” c’è da sempre.

Dimostrazione:
Quindi “il tutto” non ha un origine prima del quale cercare una causa, perché “il tutto” usa il concetto di infinito che è tipico anche di ciò che oggi noi conosciamo della fisica.

Esempio n.1:

“un corpo non sottoposto a forze esterne rimane nel suo stato di quiete (a muoversi quindi a velocità costante) per un tempo infinito”.

Ecco quello precedente è il famoso “moto perpetuo” su cui i fisici pronunciano parole di esorcismo:

i fisici:
“un corpo non sottoposto a forze esterne rimane nel suo stato di quiete”

Cioè troncano la esplicitazione da t0 a t comunque grande.

quindi di +oo

Ebbene -se nessuno interagisce con quel corpo- stiamo dicendo che -quel corpo- “sarebbe rimasto nel suo stato di quiete da t0 a +oo”.

Esempio n2:

Le dimensioni dello spazio come ultima frontiera.

Chi può affermare -in possesso delle sue capacità di intendere e di volere- che vi sia una frontiera al finito nello spazio?

La cosa lapalissiana è che anche se il nostro universo avesse una frontiera occupata dalle stelle in espansione e dopo vi fosse solo il buio risulta evidente che nessuna frontiera possa impedire il concetto che oltre una sfera posta a piacere (al finito) -> ci sia altro spazio!

E ciò ci restituisce un concetto elementare: il concetto che “grande a piacere” può essere contemplato nel concetto del simbolo (al finito) di +oo

Del resto chi avesse studiato i concetti di serie, ovvero di sommatorie di calcolo integro/differenziale come già investigate sia da Newton che da Leibnitz, sa che la storia della filosofia si è posta la investigazione del concetto di infinitamente grande (+oo) e infinitamente piccolo (-oo) e le ha risolte con il concetto di “passaggio al limite”, ossia a quella procedura in cui il valore di “epsilon piccolo a piacere” nel caso di molto piccolo (ma potremmo ripetere considerazioni analoghe nel caso di molto grande) equivale a porre in un software un delta di trascurabilità (nella teoria e poi nella praxis) dell’attuazione dei bit da dedicare alla rappresentazione che riteniamo significativa, a secondo degli scopi di ricerca attuali, magari da cambiare in futuro.

Cerco di concludere:

Quindi necessita una rifondazione dei concetti archetipici della ricerca scientifica, se si vogliono scuotere le colonne dell’edificazione attuale.

a) non è vero che A=A, ma vale solo un concetto di approssimazione di ciascun ente, che è infatti unico, irrinunciabile e irripetibile rispetto all’ente o ev-ente campione (si parla di ev-ente, o ev-ento, nell’ontologia, se si introduce il concetto di intervallo di tempo rispetto a un intervallo di tempo campione).

b) necessita cimentarsi con la “teoria del tutto” che esula dalla insiemistica di Russell con le classi di equivalenza perché sono un progetto debole e top down, che non è in grado di abbracciare “il tutto” a causa della impostazione errata di maneggiare “il tutto” come un insieme dedotto o deducibile, come caso particolare di un insieme maggiore, mentre per ipotesi (in cui il segno significi) “il tutto non ha altre collezioni maggiori del tutto stesso”. La mia soluzione a questo enigma, come sa chi mi segue, è l’analisi bottom up, o induttiva, ma ora non la affronto, ed eventualmente si può riprendere con chi fosse interessato.

Un ultima parola che lascio agli storici che fra molto tempo avranno le prove sperimentali di quanto sto per affermare:

tesi:
La energia e materia detta oggi “oscura” esiste, ma non per noi.

dimostrazione:
La nostra analisi è -infatti- molto “provinciale” ..

..

nel senso di “provincia dell’impero” che sarebbe “il tutto”..

La mia tesi (esplicitata) è la seguente:

Ipotizziamo che -come si può vedere dall’esame delle equazioni di Lorentz- ogni ente del nostro universo non riesca a superare la velocità della luce in modo rilevabile da chi permane nel nostro universo (in un laboratorio solidale con la superficie terrestre, ad esempio).

ciò accade perché

1) c’è un salto dimensionale, ossia le info trasmesse dall’ente per noi non esistono, poiché non le misuriamo direttamente: non vi sono radar da cui l’ente ci restituisca info sulla sua posizione o velocità.

2) la misura può essere eseguita in modo indiretto, ossia sulle perturbazioni introdotte nella nostra dimensione: ad esempio notando che la accelerazione di allontanamento tra le galassie non diminuisce ma anzi aumenta.

La razio di tutto ciò è che alle galassie che si approssimano nel loro accelerare alla velocità della luce, nessuno impedisce di superarla e quindi superano la velocità della luce e però divengo invisibili, per misura diretta e quindi “tecnicamente non esistono”.

Però manifestano il loro status nella teoria dei multi-versi (che quindi esista non un solo universo, ma molti universi) agendo in modo indiretto (tramite la forza di gravità) sugli universi adiacenti.

Un ultima nota sul perché -se questo fosse vero- nessuno ci è mai arrivato, finora.

Poiché l’uomo è un bambino che vuole vincere e dominare quando è ingenuo: e quindi se noi sperimentassimo di accelerare dei muoni (particelle elementari da un laboratorio solidale con la superficie terrestre) ci accorgeremmo che riusciamo ad accelerarsi fino alla velocità di v=0,998 c e che dalle misure T=15T’ ossia il tempo di vita media dei muoni è aumentato di 15 volte coerentemente con il modello di Lorentz. (Si consulti il testo di Daniete Sette, “Lezioni di Fisica” Ed Veschi, Volume 1, pag. 223).

Ora però se cerchiamo di portare oltre c (la velocità della luce) -i muoni- si osserva che la energia da dare ai muoni diviene sempre più grande e non ci riusciamo.

Perché non ci riusciamo?

Einstein e Lorentz, e chi gli va appresso dice: <<perché è impossibile! .. le stesse equazioni di Lorentz dicono che abbiamo una quantità minore di zero sotto radice quadrata e ciò non ha rappresentazione nella nostra dimensione, poiché siamo nel dominio dei numeri immaginari>>.

Rispondo io:

Appunto, siamo nel dominio dell’impossibile (nella nostra dimensione) perché vi è stato un salto dimensionale, non rappresentabile nella nostra dimensione. Quindi confermo che -con la metodologia suddetta- nessuno MAI potrà accelerare i muoni oltre la velocità della luce.

Poiché è come volere tendere un elastico oltre la forza di coesione dell’elastico per lanciare con un fionda un oggetto: si spezzerebbe l’elastico.

Quindi è il METODO che è sbagliato: non è quella la porta per il multiverso, ma quella finestra ci permette solo di osservare alcune risultanze dicendoci che è impossibile entrare nell’edificio da quella finestra, ma non che non esistano porte per entrare nell’edificio de “il tutto”.

Quali porte allora esistono/esisterebbero?

La indicazione ce la da Einstein con la esperienza prima teorica e poi misurata come vera nella praxis di quello che è detto il paradosso dei gemelli, che però non è un paradosso, ma succede veramente.

Infatti sono stati presi due orologi atomici che deviano tra loro di una quantità trascurabile di errore per i fini di questa misura e si è fatta la seguente esperienza:

Se li si lascia una giornata in aeroporto insieme la rappresentazione che mostrano (nell’esistere, quindi) è di errore zero come rilevazione delle cifre esaminate.

VICEVERSA se uno (orologio) rimane in aeroporto e il secondo (orologio) va su un aereo a velocità ordinarie di volo, quando si ricongiungeranno i due orologi si vedrà che il gemello che ha viaggiato sull’aereo è tornato più giovane.

Ciò dipende dal fatto che la materia “pulsa” ed è come una partitura musicale che si sincronizza con un metronomo (quello strumento che i musicisti usano e che consiste in una asticella che oscilla come un pendolo e fa tic/tac, ma può essere programmato a intervalli lenti oppure più veloci tra un tic ed il successivo tac).

Gli atomi di cui è fatta la materia -quindi- leggono sempre tutti le stesse note, ma la velocità del clock (*2) con cui lo fanno è solidale con il sistema inerziale, come afferma la teoria della relatività.

(*2)
(nell’informatica software ed hardware il clock è l’impulso che abilita il tic tac, con cui commuta uno stato della macchina nello status successivo)

Ciò porta alla apparente anomalia che chi viaggia invecchia di meno e che sarà uno degli effetti che permetterà la esplorazione intergalattica senza i problemi di invecchiamento anche per gli umani.

Ma torniamo al tema che stavamo esaminando riguardo alla “porta per il multiverso”.

Ora se abbiamo ben chiaro che <<non è irrilevante>>! la posizione del sistema inerziale, avremo già capito (spero) che non è irrilevante accelerare un ente da un laboratorio solidale con il nostro universo, oppure solidale con il corpo che è in accelerazione ..

🙂

E quindi abbiamo solo il problema di avere energia sufficiente a sostenere tale accelerazione ad una accelerazione per esempio pari a quella terrestre g=9,8 m/s^2 (in ipotesi che il corpo sia una nave per viaggi intergalattici o extragalattici, energia permettendo).

Se facciamo i calcoli dopo quanto tempo raggiungeremo la velocità della luce vedremo che necessiteranno pochi mesi (meno di un anno se ricordo i calcoli a memoria), pur rispettando g uguale a quella del nostro pianeta e quindi con forza di gravità a cui siamo abituati che non danneggia il corpo umano.

E la prima cosa che scopriremo -in questo viaggio prossimi a c- e che vi sono altre galassie visibili, che prima non vedevamo, la famosa materia ed energia oscura.

Grazie della chiacchierata e del tema che come vedete mi interessa molto.

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