Il presente ha un tempo zero? [Achille perché raggiunge la tartaruga?] [teoria dei modelli]

Se è vero che esiste il “quanto” di tempo.
Allora la realtà dovrebbe apparire così.
Come una serie di diapositive.
Che ne pensate?

Se è vero che esiste il "quanto" di tempo. Allora la realtà dovrebbe apparire così. Come una serie di diapositive. Che ne pensare?
  • Maria Miglietti Certo, è possibile per la MQ ma non per la RG.

    Barbour poi ha teorizzato che il tempo non esiste, esistono infiniti attimi tutti presenti ( Cesare entra ADESSO in Gallia ) e coesistenti e siamo noi che ci muoviamo, transitando da un istante ad un altro.

    Tuttavia sorge il problema di come fare a transitare da un istante a quello successivo ( altrimenti potrebbe accadere che andando a Bardonecchia, di colpo sparisca l’ autostrada ed io incontri Giulio Cesare con le sue legioni ).

    Barbour ha ipotizzato allora l’ esistenza di capsule del tempo senzienti che ci guidano nella sequenza giusta, ma non è considerata una buona soluzione.

  • Maria Miglietti L’ ipotesi d Barbour mi è sempre piaciuta e si presta a ipotesi interessanti.

    Giulio Cesare entra in Senato dove lo attendono i congiurati, sbaglia la sequenza temporale e si ritrova seduto sul TGV verso Parigi

    Sarebbe un mondo divertente e imprevedibile

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  • Patrick Heidempergher Si potrebbe dire che esistono effettivamente tutte le diapositive. E messe con un certo ordine. Una successiva all’altra, come nell’immagine che si trova sopra. Queste diapositive non possono essere scambiate nel loro ordine perché seguono il principio dell’entropia. Ma accanto ad ogni diapositiva ne esistono delle altre. Quindi c’è qualcosa che sceglie la diapositiva da inserire successivamente ad un’altra. Tra le tante possibili senza per questo violare l’entropia.
  • Pasquale Tufano la questione del tempo -nella teoria dei modelli- è lo stesso che discutere se nel reale vi sono infiniti punti tra un punto ed uno a distanza maggiore di zero. Se infatti tra due punti ve ne sono infiniti sia nel modello e anche nel reale .. ne consegue che Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Il perché Achille non raggiungerebbe la tartaruga è nel fatto che dovendo essere in infiniti punti un tempo maggiore di zero allora la sommatoria di infiniti delta t, intervalli di tempo, porterebbe a non riuscire a percorrere nessuno spazio.

    Secondo alcuni nel descrivere una velocità, però, non ci si fermerebbe nei punti intermedi, e si percorrerebbero le distanze con tempo zero in ciascun punto.

    E’ come dire che il presente avendo un intervallo di tempo zero, non necessita di tempo per essere attuato.

    Naturalmente le cose non stanno come le ho raccontate sopra, e così come gli atomisti greci semplificavano pensando che la materia avesse dei mattoncini minimi, non ulteriormente scomponibili, così la storiella di Achille e la tartaruga va superata dalla moderna teoria dei modelli, anche se alcuni non esperti di cosa sia un modello continuano a insistere con il calcolo infinitesimale applicato al reale, come se fosse possibile 1:1.

    Il perché le cose stanno diversamente è presto detto: avete mai costruito un robot che sia in grado di incrementi di posizione piccoli a piacere?

    Non è possibile.

    Così non è possibile anche per il corpo umano.

    Il modello di prima approssimazione per dare energia e muovere arti robotici è quantico.

    Subito dopo si può elaborare un modello di ordine superiore: in particolare serve per osservare come viene dato l’input di energia agli attuatori, e come si sviluppa il moto dell’arto robotico sottoposto alla “risposta al gradino”.

    La applicazione del gradino quantico è perfettamente squadrata?

    No, ha un range di transizione ottimamente descritto e descrivibile da un transitorio in cui si può approssimare la transizione con le equazioni nel continuo.

    Ok, ora abbiamo una approssimazione di primo livello e di secondo livello. E’ sufficiente?

    Per i normali casi è sufficiente (nella robotica, ad esempio).

    Ma se volessimo andare a vedere con uno zoom il transitorio vedremmo che non è vero che la transizione è esattamente nel continuo, e il flusso di energia durante il transitorio non è uniformemente crescente, ma quantico sia nei quanti di energia e sia rispetto al tempo. Poiché nella teoria del campionamento non possiamo campionare un segnale in modo infinitesimale. Ed inoltre il campionamento rivela una certa stabilità in quanti di flusso man mano crescenti che in ogni quanto sono abbastanza stabili.

    Ve la faccio breve.

    I livelli di descrizione oscillano sempre tra quantici e lineari, e sempre sono solo approssimazioni nei transitori, poiché in ordine generale le aliquote sono quantiche, ma in dettaglio la quantizzazione non è brusca ma dolce e può essere ulteriormente indagata in prima approssimazione nel continuo, ma proseguendo l’analisi (espandendo la scala) si vede che è approssimativamente quantica e ciò si ripete iterativamente.

    E’ quindi una utopia la ipotesi di un modello perfetto, che descriva il reale senza errore. Poiché il reale è approssimativamente quantico, ma non esattamente quantico, a causa degli stati di transizione che non lo squadrano ma lo addolciscono e ciò prosegue cambiando i fattori di scala.

    Spero che questa pedante spiegazione sia stata sufficientemente chiara e abbia bene mostrato quanto siamo ignoranti ad applicare una teoria dei modelli con il tempo solo infinitesimale o solo quantico, perché il tempo è solo un intervallo tra eventi e gli eventi non sono né semplicemente quantici, né semplicemente infinitesimali. cvd.

    fonte:
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3 risposte a Il presente ha un tempo zero? [Achille perché raggiunge la tartaruga?] [teoria dei modelli]

  1. postagb ha detto:

    Ho letto la fine del tempo di Barbour e l’ho trovato un cocktail di incomprensibilità (cattiva divulgazione) e una sequenza di ipotesi poste più a mo di domanda che come tentativo di risposta.

    Forse è per i miei limiti che
    ho colto pochissimo.

  2. postagb ha detto:

    Per rimanere a Barbour, l’inesistenza del tempo, o la lettura del tempo che da Paul Davies,
    insomma per ipotizzare una risposta al perchè la freccia del tempo è o la percepiamo unidirezionale, può darsi che come costruiamo la visione in separata sede rispetto agli occhi che servono da input freddi, può darsi che la stessa “realtà circostante” sia il prodotto di una ricostruzione che prendiamo da aree di memoria (se c’è un tempo che scorre il presente nella
    RG praticamente non esiste o non lo percepiamo in tempo reale, cfr Mind Time, Libet)
    assegnamo noi la sequenza di microricordi nell’unica maniera che la nostra coscienza
    ci permette, cioè da causa a effetto e mai il contrario.

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