CIBERNETICA .. ? .. [l’antica arte della ciber nao]

Premesso che la cibernetica io la intendo nel significato etimologico: dal greco ciber+nao, dove ciber è il pilota e la nao è la nave .. e quindi è -la cibernetica- anche una parte della psicologia .. se la nave è la mente ed il pilota è l’io .. (che legge -l’io- sul suo data base dinamico che è l’id, nel processo di id-enti-ficazione) .. segue una riflessione di come può essere gestita una CRISI sia nella fenomenologia personale, sia nelle ripercussioni per cui le eccellenze (se non arrivano ad uno stato coscienziale) possono essere affondate prima che sia ancora giunto il loro tempo ..
(cit: il caso della società HollywoodEndingMovie di cui metterò un video che ne racconta la storia e dal cui lavoro è tratta anche l’immagine del giovane qui in incipit)

Date: Wed, 27 Aug 2014 12:04:47 +0200
From: Lino Cibernetico

Newsgroups: it.discussioni.psicologia
Subject: Re: Domande varie su attacchi di panico e ansia
> Lino Cibernetico ha scritto:

>> La nostra vita _relazionale_ fa il nostro equilibrio sociale e mentale.
>> L’uomo è un animale sociale.

Il 26/08/14 15:37, ShyGuy ha scritto:

> Da un punto di vista etologico (?) hai sicuramente ragione. Tuttavia, rispetto a questo discorso,
> io mi chiedo sempre se non si possano ammettere eccezioni. L’individuo cacciato dal branco o
> quello non adattato a permanervi (o comunque adattato solo a rapportarvisi il meno possibile)
> perché non potrebbe esistere nella nostra specie? E se questo individuo, ormai da anni e anni
> animale solitario e territoriale, riuscisse a sopravvivere e a svegliarsi sereno tutti i giorni,
> perché dovrebbe porsi il problema di essere sociale? Poi ok, arrivano le crisi di panico e queste
> domande scivolano nell’inconsistenza. 🙂
>
> Grazie di nuovo.

 

Lino Cibernetico:

 

Nel caso umano è più facile capire che l’uomo, come specie homo sapiens,
è un animale sociale.

Ma che il reale sia strettamente relazionato è questione che vale in
generale.

Si pensi al fatto che nella generazione di fotoni entanglement, ossia
gemelli, se si agisce su un fotone il gemello risente della stessa
deformazione a velocità superiore a quella della luce, in vero a tempo
zero, come se colpendo una parte del reale il reale si comporti come se
fosse una cosa “unitaria”.

***

Faccio l’esempio di un sasso nello stagno:

Io lancio un sasso in uno stagno. Dopo un po’ l’onda che si è prodotta
si propagherà fino alla riva dello stagno. Quindi ci vorrà un tempo
detto delta t da quando lancio il sasso t1 e quando l’onda raggiunge la
riva t2 e sarà

(*) delta t = t2 – t1

Ma se io volessi sapere se la riva ha la stessa compressione per t
minore di t1, a che istante mi dovrei riferire?

Bene, la riva dopo il lancio del sasso comincia _subito!_ a mutare la
compressione risentita dalla maggiore pressione verso la periferia
dell’entrata di quel sasso nello stagno.

Subito non ne vediamo gli effetti macroscopici che richiederanno un
tempo delta t = t2-t1 per manifestarsi mostrandosi come una onda che dal
centro arriva in periferia, ma la modificazione minuta avviene da subito.

Questa breve riflessione è per dire che la soluzione di un sistema di
equazioni di un qualunque sistema e che quindi descrive il sistema,
qualunque sia la natura del sistema, dipende da dette equazioni, ma
anche che la soluzione di cosa farà il sistema dipende sempre ANCHE dal
CONTESTO! (la matematica associata è dovuta al matematico Cauchy).

Per valutarne le conseguenze nella psicologia si noti che quindi non
solo la specie umana è relazionata e quindi sociale, ma tutto l’essere,
è in relazione tra il soggetto, ossia l’ente, qualunque sia l’ente, e la
periferia.

Perché allora alcuni si sentono diciamo “turbati” da questo stato di
relazione?

Perché questo stato di relazione ha proprio la funzione di “turbare”
l’ente facendolo cognito di ciò che avviene in tutto l’essere, nella
completezza dell’essere che in tal senso è *uno*.

Come si fa a gestire questo effetto che abbiamo chiamato di “turbamento”?

Si gestisce attraverso l’esercizio e il rafforzamento di quella che
viene detta “flessibilità mentale”, o anche “mettersi nei panni degli
altri”, o “metarappresentazione”, o gestione dell’*alter ego*, o dello
sdoppiamento in personalità multiple, etc .. un argomento centrale
nella gestione della psicologia.

Frith in <<neuropsicologia cognitiva della schizofrenia>> (Raffaello
editore per la versione italiana) considera che la riduzione della
capacità di ironia, o sapere capire l’altro dal sé, è proprio legato a
questo fattore di sapersi mettere nei panni degli altri, che egli chiama
metarappresentazione. (Frith propone questo parametro di distanza dalla
capacità di intuire l’altro, come parametro della sanità mentale).

E’ chiaro che sapersi mettere -a fondo- nei panni degli altri può essere
una cosa invasiva, e a anche destabilizzante, in specie se “gli altri”
hanno personalità che noi reputiamo *negative*.

Vorrei citare un caso di scuola, un caso di applicazione della “regola
di sapersi mettere nei panni degli altri” che in drammaturgia è il
*metodo Stanislavskij*:

In un episodio del film Batman l’attore che recitava il ruolo del
“cattivo” sebbene consigliato di non mettersi troppo nei panni del
cattivo, magari per amore della verosimiglianza, invece cercò di
scendere in profondità nel rappresentare le profondità della malvagità.

Il risultato fu che (alla fine del film) si suicidò.

++
cit on
fonte wikpedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Heath_Ledger
++
Durante il 2007 diventa anche ufficiale il suo inserimento ne Il
cavaliere oscuro (sequel di Batman Begins) al fianco di Christian Bale,
dove interpreterà il Joker, personaggio già impersonato sul grande
schermo nel 1989 da Jack Nicholson in Batman di Tim Burton. Raccogliere
l’eredità è stato difficile ma il regista dei due film Christopher Nolan
ha dichiarato di avere avuto piena fiducia nel giovane Ledger, attore
“talentuoso e pronto alle sfide”, e di averlo scelto proprio perché
questo sarebbe stato il suo primo ruolo da cattivo.

[…]

A quasi un anno dalla sua scomparsa, l’attore Aaron Eckhart, in
un’intervista rilasciata a MTV, ha dichiarato che la morte di Heath
Ledger potrebbe aver condizionato il sequel de Il cavaliere oscuro
++
cit off
++

Quindi vi sono delle controindicazioni: la flessibilità mentale non va
spinta fino alla perdita del concetto dell’*io, ed in particolare nelle
connotazioni che vengono dette “il data base della persona (variabile
con il tempo)” = id(t), laddove l’id è il processo in continua mutazione
della id-enti-ficazione.

Non va confusa quindi la tempesta, le condizioni al contorno, con il
desiderio di dove deve stare la barca il cui timone è in mano al cibernauta.

Tanto più il contesto, e quindi l’osservazione della tempesta, ci
disorienta, tanto più -proporzionalmente- va scelta una strategia rispetto alle
correnti, ai venti, e alla posizione degli scogli di dove ci conviene
andare regolando il timone che produrrà il nostro percorso di ciò che
vogliamo significare con la nostra vita.

E’ quindi un dolore specie chinarsi su una persona malata o che soffre,
ma necessita saperlo fare, almeno per cercare di capire che cosa
vogliamo significare *noi*, _singolarmente_&_nel_tutto_, in questo
teatro che non è eterno in rif. alla durata nell’occupare una forma
materiale, ma osserviamo che è limitato e che comunque prima o poi vedrà
la nostra barca affondare.

L’affondamento della barca, il nostro corpo materiale, non è quindi
tutto ciò che abbiamo da perdere, perché comunque è una esperienza
limitata e non è la posta in gioco.

E’ la “posta in gioco” -secondo me- .. ciò che è stato il nostro
desiderio di significato .. che ci ha portato dove nessuno aveva avuto
il coraggio di navigare e abbiamo mostrato -per sempre- qualcosa che non
potrà più essere distrutto(!) .. la verità di ciò che è .. e che non
sarebbe stato se noi non l’avessimo scritto per sempre .. perché è
accaduto grazie a ciò che abbiamo saputo ideare .. e scrivere nella
storia e che non potrà mai più essere cancellato .. a mostrare cosa è il
divino .. la poiesi che rende il possibile -> essente.

Grazie dell’argomento ..

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