Pier Carlo Padoan ammette il flop delle previsioni di crescita e si affida a Mario Draghi [by Huff post]

Lino Grillo Verde

scusate ci siamo sbagliati! 🙂 site su scherzi a parte!

Pier Carlo Padoan ammette il flop delle previsioni di crescita e si affida a Mario Draghi

Pubblicato: 17/08/2014 20:36 CEST Aggiornato: 3 ore fa
“Ci siamo sbagliati. Non solo noi. Organizzazioni, governi e così via. Tutti…
HUFFINGTONPOST.IT
cit:
“Ci siamo sbagliati. Non solo noi. Organizzazioni, governi e così via. Tutti prevedevamo una crescita maggiore per quest’anno nella zona euro e nessuno fino ad ora ci ha visto giusto”. Non era una mistero per nessuno, ma l’ammissione del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intervistato da BBC Radio4, sul flop delle previsioni di crescita rende bene l’idea della nuova fase che il governo si prepara ad avviare dopo l’estate. Il ministro dell’Economia, che non difetta di sincerità, si colloca così in un punto terzo. Non coprendo totalmente l’ottimismo di Renzi o cercando di addolcire la pillola. E lanciando un appello a Mario Draghi riconosce che è arrivato al capolinea il ruolo solitario dell’Italia: “Quello che vorrei vedere è che tutti facciano la loro parte, che vuol dire per la Bce essere coerente nel portare l’inflazione nuovamente vicina al 2% che è una cifra ragionevole”. Lo spettro della deflazione comincia a fare paura. E anche sulle riforme il ministro chiede tempo: “Sono più che sicuro che le riforme che stiamo mettendo in campo porteranno benefici nel medio termine, ovvero nei prossimi due anni”.

***

Quello di Padoan è un bagno di realtà ma anche un nuovo punto di partenza. Il capitale di consenso conquistato dal governo con il bonus fiscale da 80 euro pare già un ricordo. Anche perché i numeri hanno certificato un impatto molto modesto sulla domanda interna, tanto che lo stesso sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio – infaticabile spalla del premier e custode del Renzi-pensiero – ieri ha dovuto riconoscere quello che finora nessuno a Palazzo Chigi si era azzardato ad affermare: “Pensavo francamente che avessero più effetto”.

Matteo Renzi si è preso qualche giorno di vacanza, ma il suo piano di combattimento al ritorno dalle ferie è chiaro. L’obiettivo è giocarsi molte delle cartucce in canna nel consiglio dei ministri del prossimo 29 agosto. Il giorno prima del delicatissimo consiglio europeo in cui si decideranno le nomine della prossima Commissione. Sul tavolo tre provvedimenti: il decreto “Sblocca Italia” e i provvedimenti su giustizia civile e scuola, che potrebbero passare invece attraverso due disegni legge delega. Un’occasione importantissima, quella del vertice di fine agosto, per proporre ai partner europei il grande patto che potrebbe dare un po’ di ossigeno al governo in vista del varo della legge di stabilità, la cui portata lievita ormai giorno dopo giorno e viaggia a vele spiegate verso quota 20 miliardi.

Lo “scambio”, di cui parlano oggi il Messaggero e Repubblica, sarebbe un corposo piano di riforme, magari sotto un monitoraggio e coordinamento più stretto da parte della Ue, in cambio di margini maggiori nel rispetto delle nuove norme previste dal Patto di Stabilità. Dopo mesi spesi a rassicurare su quello che era già stato dato per assodato e indiscusso, il rispetto del tetto del tre per cento del rapporto tra deficit e Pil, il premier e i suoi hanno finalmente guardato in faccia il vero volto del Patto di Stabilità e Crescita. Patto che impone misure ben più stringenti del semplice rispetto del tetto del tre per cento, ma anche un aggiustamento strutturale – una riduzione del deficit corretto per gli effetti del ciclo economico e delle misure straordinarie – almeno dello 0,5%.

Con il promesso allargamento del bonus fiscale e la crescita zavorrata verso quota 0, il governo non può permettersi nella legge di stabilità il rispetto di criteri così stringenti. Criteri su cui, peraltro, lo scorso anno il nostro Paese è già stato bocciato dalla Commissione, proprio perché il nostro aggiustamento strutturale era stato considerato insufficiente rispetto alla road map proposta da Bruxelles. Giudizio analogo espresso a giugno, nella “pagella” della Commissione sul Documento di Economia e Finanza. Aggiustamento insufficiente, aveva fatto sapere l’esecutivo Ue chiedendo generici “sforzi aggiuntivi” per rimettere i conti pubblici sul sentiero indicato dall’Europa.

E da Bruxelles, per ora, tutto tace. Simon O’Connor, portavoce del Commissario agli Affari Economici e Monetari, non commenta le indiscrezioni italiane sul possibile negoziato Ue per una maggiore flessibilità. “È troppo presto per aggiornare le stime del deficit 2014, questo sarà fatto nelle previsioni di novembre e saranno la base per la nostra valutazione della legge di stabilità del prossimo anno”, ha spiegato, evidenziando che come raccomandato a giugno, l’Italia deve dare “stretta esecuzione” a quanto previsto nel Def, “ed ovviamente la raccomandazione è ancora valida”.

Anche se il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta conferma i contatti parlando di “trattativa a tutto campo”, la disponibilità europea a rivedere i rigidi paletti delle regole europee è tutta da verificare. Non fosse altro perché a giugno, quando per la prima volta il premier aveva presentato in Europa la sua offerta di riforme in cambio di flessibilità, aveva trovato soltanto porte in faccia, con la Germania indisponibile a qualsiasi violazione delle regole del patto di stabilità. Di tutte le regole, non solo il rispetto del 3%.

C’è di nuovo che Renzi può presentarsi in Europa forte, per così dire, dei segnali poco incoraggianti comunicati da Eurostat sullo stato di salute dell’Economia dell’Eurozona, e della Germania in particolare. Ma che un timido segnale negativo basti per indebolire il peso del proprio interlocutore principale e consenta di aprire un varco in un muro fino ad ora rimasto invalicabile è una legittima speranza della nostra compagine governativa, ma molto difficile da tradurre in realtà almeno in tempi stretti.

Intanto in vista del 29 agosto la macchina renziana cerca di spingere al massimo il pacchetto di misure in arrivo sul tavolo del Cdm, parlando di “Big Bang” per il Paese, una scossa positiva per la nostra economia. Per il momento, l’arma segreta del premier è ancora coperta di mistero. Fino ad ora il premier si è limitato a parlare di “43 miliardi già stanziati”. Annuncio roboante sterillizzato sul nascere già da una parte del mondo produttivo. Una “farsa”, ha scritto il direttore delSole24ore Roberto Napoletano in un editoriale dieci giorni fa. Il messaggio è chiaro: nella fase due del governo serviranno meno promesse e molti fatti.

fonte:
http://www.huffingtonpost.it/2014/08/17/padoan-crescita-draghi_n_5686007.html?utm_hp_ref=italy

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in POLITICA. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...