Diego Fusaro: Briganti o Ribelli? [studio nell’attualità odierna delle dinamiche politiche e di massa]

La domanda a Fusaro:

Nell’epoca della globalizzazione e del pensiero unico neo liberale che spinge i popoli all’impoverimento sociale, all’omologazione al ribasso degli stili di vita, e alla accettazione supina della cultura dominante dei colonizzatori, sorgono -sempre di più- forme sociali di reazione, contrassegnate da una natura localistica di contrapposizione conflittuale in cui si rianimano odi e rancori antichi verso i popoli vicini ritenuti corresponsabili della condizione di impoverimento piuttosto che verso i colonizzatori non visti o percepiti solo dietro un alone di mistero.

In che modo il dissidente o ‘brigante 2.0’ (dell’epoca internettiana) dovrebbe agire (ndr: secondo lei) per fare cultura rivoluzionaria ed evidenziare i limiti della predetta cultura “reazionaria”?

Commento:

Invitiamo ad ascoltare la risposta molto ragionata del filosofo Diego Fusaro, che non vogliamo trascrivere, lasciando a lui di esporla.

Obiettiamo però che la sola analisi dell’esistente non crea la novità e la novità -di suo- non è necessariamente migliorativa.

Necessita spiegare:
1) perché il capitalismo sarebbe il nemico contro cui ribellarsi.
2) quale tipo di società proponiamo.
3) come realizzarla.

Ci pare di capire che Fusaro abbracci, anche per la sua citazione finale di Gramsci, il concetto di “odio gli indifferenti”.

Un appello all’attivismo che anche noi condividiamo, ma che non riteniamo risolutivo.

Non è più il tempo del NO a questo e il NO a quello, e quindi dell’odio.

E’ il tempo, oggi, di dire in positivo cosa si propone.

Il capitalismo ha dentro di se la sua distruzione: perché è un processo di concentrazione delle risorse nelle mani di sempre meno persone e quindi è destinato ad implodere.

In questa implosione sta distruggendo interi popoli, e ciò potrebbe anche innestare -dopo incubazione- insurrezioni che noi non auspichiamo e quindi non riteniamo che sia opportuno appoggiarsi sul concetto di ribellismo.

Il nostro pensiero è costruttivista e non necessita di distruttivismo.

Serve una società -in antitesi del distruttivismo e dell’odio- (invece) CHE ABBRACCI L’ARMONIA.

Una Armonia che non è un carillon di immobilismo, ma dinamica di continue novità che non necessitino di crescita ma di di vedere solo ciò che è utile e non produrre ciò che è superfluo e quindi inquinante e dannoso ad un ECO SISTEMA.

Sul come realizzare ciò ..

l’uovo di colombo è confederarci .. non deve essere la montagna ad andare a Maometto .. ma deve essere Maometto ad andare alla montagna .. se vi sarà una confederazione dei singoli e delle associazioni al 99% costruito alla pari da tutti .. ci riprenderemo il pianeta!

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