Decreto 91/2014 e bonifica delle aree militari

COMUNICATO STAMPA

Decreto 91/2014 e bonifica delle aree militari
Dopo l’attacco alla salubrità del nostro territorio arriva
il tentativo di nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto

Roma, 12 luglio 2014 – La bonifica delle aree militari con la previsione governativa di limiti più tolleranti di concentrazione di sostanze inquinanti sarebbe frutto di un’allucinazione collettiva dei media, delle associazioni ambientaliste e finanche dell’ANCI. Si potrebbero riassumere così le prime risultanze sul decreto legge 91/2014 che arrivano dai lavori del Senato, prima della definitiva conversione in legge del provvedimento.

La clamorosa rivelazione è del senatore cinquestelle Roberto Cotti, impegnato a contrastare in Commissione Difesa quello che ai più, dal primo momento, è apparso come un inaccettabile regalo al Ministero della Difesa, dopo aver compromesso aree di immenso pregio ambientale come quelle del Poligono di Salto di Quirra in Sardegna.

Nello specifico i fatti sono ai lavori della commissione Difesa, che ha espresso parere positivo sul Decreto 91/2014, col solo voto contrario del senatore Cotti.

Nel corso della seduta, il rappresentante dei cinquestelle ha sollevato contrarietà sulla formulazione dell’articolo 13, comma 5, lett. B (“Ai fini dell’individuazione delle misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica, e dell’istruttoria dei relativi progetti, da realizzare nelle aree del demanio destinate ad uso esclusivo delle forze armate per attività connesse alla difesa nazionale, si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna b, dell’allegato 5, alla Parte IV, Titolo V, del presente decreto”), che di fatto comporterebbe l’applicazione ex novo, nelle aree militari, di limiti più permissivi nelle fasi di bonifica degli inquinanti.

Se i cinquestelle denunciano un tecnicismo che nasconde una fregatura (per fare qualche esempio alcuni metalli pesanti potranno avere un concentrazione nel suolo fino a 350 volte superiore, mentre potranno essere centuplicati i valori dei cianuri, così come il benzopirene o la sommatoria dei composti policiclici aromatici), i rappresentanti del Pd in Commissione Difesa (Vattuone e Pegorer) hanno invece negato categoricamente la previsione dell’innalzamento delle soglie di contaminazione nelle aree militari (in allegato il resoconto della seduta).

Tutto ciò mentre la deputata del Pd, Caterina Pes, annunciava, con un categorico “Colpo mortale alla tutela dell’ambiente!, la propria interrogazione sul provvedimento del Governo, dichiarando tra l’altro: “equiparare le zone in cui si svolgono esercitazioni militari alle aree industriali significa dare un colpo mortale alla difesa e alla tutela dell’ambiente: il decreto legge, cosi come è stato previsto, porterebbe a un aumento delle aree industriali del paese, incrementando la contaminazione dei suoli che per decine di migliaia di ettari sono occupati da poligoni militari, campi di addestramento, caserme, e aree in cui sono state svolte per decenni attività che possono aver sprigionato sostanze pericolose” (http://goo.gl/0Zx1Pv) .

Insomma, nel Pd due pesi e due misure.

Giova ricordare il contenuto di una memoria presentata dall’ANCI lo scorso 3 luglio, nell’audizione tenutasi in Commissione Industria del Senato (allegata): “Si segnala, inoltre, il comma 5 la lettera b), che stabilisce per la bonifica delle aree militari limiti più tolleranti rispetto ai limiti di concentrazione di sostanze inquinanti , per i quali si farà riferimento alla colonna B e non più la A dell’allegato 5, alla Parte IV, Titolo V, del Codice dell’Ambiente. Tali siti saranno quindi equiparati, rispetto ai limiti di contaminazione, alle aree industriali e non più alle aree residenziali e destinate a verde. L’impatto della previsione appare non di poca portata, dato che si tratta di aree, quali poligoni militari, campi di addestramento, caserme, nelle quali negli anni possono essere state condotte attività capaci di liberare sostanze pericolose (es. brillamenti di cariche nei poligoni) e l’innalzamento dei limiti li porta ad essere fino a 100 volte superiori. Lo stesso comma stabilisce successivamente al punto 3 che i costi per l’effettivo ripristino delle aree ai fini del loro utilizzo a fini civili ricadrà poi nei fatti sugli enti territoriali, dato che su di loro ricadrebbero i costi di bonifica per il rispetto dei più severi limiti di cui alla colonna A”.

Hanno avuto il coraggio di chiamarlo “Ambiente Protetto” ma in verità dovrebbero chiamarlo “Salva Quirra”.

Per i parlamentari cinquestelle “si tratta dell’ennesimo attacco al territorio della Sardegna, un vero e proprio vergognoso colpo di mano per le bonifiche, un inaccettabile colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari che in aula cercheremo di contrastare con tutte le nostre forze”

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