Fusaro: “cari maturandi, evitate le facoltà tipo ingegneria ed economia” [studio: scienza/filosofia antagoniste?]

Desidero rivolgere un pensiero ai ragazzi italiani che stanno in questi giorni affrontando la maturità. Oltre alla tensione per la prova, vi è quella relativa all’indecisione circa il loro futuro, le scelte da prendere, la facoltà universitaria cui iscriversi. Mi permetto, allora, di impartire un consiglio non richiesto: cari maturandi, evitate le facoltà organiche al capitale, tipo ingegneria ed economia, ossia quelle che promuovono il “cretinismo economico” (Antonio Gramsci) e il “calcolo senza pensiero” (Martin Heidegger).

Il “logo astratto” proprio della scienza non pensa: scompone e calcola, divide e misura, registra asetticamente ciò che è. Assume la realtà nel suo darsi allo stato presente come giusta e intrascendibile, come natura già da sempre data rispetto a cui l’uomo è svilito a mero conoscitore, a inerte duplicatore.

Nella stessa idea di razionalità come calcolo fatta valere dalle scienze positive si cristallizza, fin dalla Rivoluzione scientifica, la potenziale glorificazione teologica dell’ordine capitalistico, ipostatizzato in presenza data che – avrebbe detto Giovanni Gentile – fieri nequit.

Il capitale segna, in effetti, l’apice della ratio calcolante, configurandosi come il mondo in cui si dispiega una razionalità sempre più irrazionale (dall’ingegneria sociale dei campi di sterminio alle bombe intelligenti, fino alla razionalizzazione coercitiva delle esistenze nella società totalmente amministrata). La gelida razionalità delle parti convive aporeticamente con l’irrazionalità dell’Intero, invisibile per l’intelletto astratto. La razionalità strumentale del mondo della tecnica, promotrice di efficienza e di progresso, non cessa di rivelarsi, per una ragione dialetticamente educata, come l’apice dell’irrazionalità che fa vacillare la fede nel leibniziano principio di ragion sufficiente (nihil est sine ratione).

Dietro la vernice della razionalizzazione dei profitti, della gestione razionale delle imprese e del capitale umano, si nasconde, infatti, la disorganizzazione organizzata dell’alienazione planetaria di un mondo in cui i veri protagonisti sono le merci e i titoli della borsa, rispetto a cui gli uomini sono ridotti a semplici intermediari. È il deserto in cui la sola ragione ammessa è quella del calcolo quantitativo dei profitti e degli utili, delle merci e dei consumi: in una parola, la ragione finanziaria che tutto riduce al circuito della mercificazione, nel quadro del classismo e dello svilimento dell’uomo a cosa illimitatamente sfruttabile. L’economia è oggi scienza dominante e, insieme, scienza del dominio.

Per questo, cari maturandi, in questi anni di liceo la manipolazione organizzata e le strategie del controllo millimetrico delle coscienze vi hanno ripetuto ad abundantiam la necessità di evitare le facoltà umanistiche, soprattutto filosofia, e di optare per quelle scientifiche. Il sistema vi vuole calcolanti e non pensanti: vuole dei cultori ignari della propria schiavitù, non certo dei potenziali ribelli dotati di spirito critico.

Fate valere la dissidenza e lo spirito di scissione, non conformatevi alla razionalità irrazionale del mondo alienato. Scegliete la via della cultura e del pensiero critico. È il solo modo per non scendere a patti con l’odierno regno animale dello spirito, ossia per non vendergli faustianamente la propria anima e, soprattutto, la propria testa. Come sapeva Gramsci, la rivoluzione deve essere anzitutto rivoluzione culturale, contestazione nel pensiero dell’ordine esistente.

Diego Fusaro

Fonte: http://www.lospiffero.com

Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/maturi-e-ribelli-nello-spirito-17107.html

30.06.2014

Commento

Premetto che considero il filosofo Diego Fusaro un grande filosofo, non perché è laureato in filosofia, ma come “testa pensante” ..

E quindi raccolgo la sua “provocazione” .. è vero! .. spesso, quasi sempre, nei miei confronti (in quanto laureato in ingegneria, se mi presentavo così, come ingegnere) coloro che mi esaminavano -e venivano da studi di lettere e filosofia- mi hanno considerato (ribadisco, spesso, non sempre) una sorta di bruto .. senza conoscermi, naturalmente, così come prima impressione .. per il fatto stesso di dirgli che ero ingegnere 🙂

Difatti è nota la storiella che l’ingegnere o l’economista sarebbe colui che sa fare esattamente una procedura senza saperti spiegare la razio di quello che ha fatto, meramente per memoria di sapere seguire un procedimento.

Confermo che spesso mi è capitato di incontrare ingegneri e matematici, economisti, ed altri laureati in materie della scienza .. così!

Come dare torto -allora- a Fusaro?

Però se lo potessi interrogare gli chiederei .. considerava Einstein un filosofo?

Non è forse considerato tale .. il celebre fisico tedesco?

Ecco, voglio dire che non è obbligatorio imparare i teoremi, o le formule, a memoria senza capire cosa si sta facendo.

Io (vi racconto qualcosa di me) scelsi fisica e filosofia come materie da portare alla mia maturità liceale, al liceo scientifico, che frequentavo con un professore di psicologia che ci insegna filosofia.

Ci diceva .. non mi interessa cosa dicesse Socrate o Hegel!

Voglio saper cosa condividete di ciascun filosofo che portate all’esame e perché.

Voglio anche sapere su cosa non siete daccordo e perché.

Io penso che fu lì che mi affascinai alla “logica della scoperta scientifica”, all’eureka!

Volevo capire come mai un giorno Pitagora aveva inventato il suo teorema, oppure Heisenberg il principio di indeterminazione, o ancora Einstein la teoria della relatività.. etc .. non come erano scritte .. ma perché erano scritte in quel modo .. come erano arrivati a quell’eureka!

E’ stato un bellissimo viaggio che dura tuttora .. 🙂

Spesso, infatti, parlo oltre che di filosofia, anche di fisica, e -ultimamente- di fisica quantistica sul mio blog, su questo blog.

La spiego come la spiegherei ad un bambino di due anni perché se riesco a spiegarla a lui -penso- posso essere ragionevolmente convinto di avere capito pure io!

Quindi se incontrate un ingegnere .. provategli a dare il beneficio del dubbio .. e se è di buon umore vi spiegherà come Pitagora ha capito che la somma dei quadrati sui cateti di un triangolo rettangolo è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa 🙂 e non lo invidierete per ciò che sa .. ma per come ha rincorso Sofia per saperlo .. e come ora lo potete fare pure voi .. di conoscere Sofia ..

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4 risposte a Fusaro: “cari maturandi, evitate le facoltà tipo ingegneria ed economia” [studio: scienza/filosofia antagoniste?]

  1. Guido Martinoli ha detto:

    Caro collega ingegnere, come ti capisco. Siamo equivocati e bistrattati senza colpa. L’ingegnere è chi, come se non più del filosofo si chiede prioritariamente perchè e invece siamo considerati come quelli che si chiedono come o quanto costa. Che tristezza.

  2. Federico ha detto:

    Caro fisico
    Bisogna, a mio avviso, sottolineare un particolare: la figura dell’ingegnere è diversa dalla figura del fisico. Al giorno d’oggi gran parte dei ragazzi che si iscrivono alla facoltà di ingegneria lo fanno perché è uno di quei pochi mestieri che assicura lavoro. Io invece non ho mai sentito di un ragazzo che si iscrive a fisica per questo motivo. La fisica è, a mio avviso come la filosofia, una vocazione, ed è per questo che, proprio quest’anno, tra economia e filosofia ho scelto filosofia.
    Cordiali saluti
    Studente di filosofia 🙂

  3. Francesco ha detto:

    Ad ingegneria non insegnano a fare calcoli alla rinfusa, ma insegnano ad applicarli alla realtà. L’ingegnere in genere sa meno cose di un fisico ma quel po’ che sa lo sa per bene. Ad ingegneria si fa “poco e tanto”, a fisica “tanto e poco”. Con questo intendo che al corso di “ingegneria ambientale”, per esempio, si insegnano il rapporto fra urbanistica e ambiente, ad applicare la scienza ai sistemi reali che ci circondano (non a quelli ideali tanto amati dai teorici) e altre cose che a fisica non vengono fatte minimamente. Di contro un Ingegnere Ambientale sa poco o nulla di Fisica Nucleare, mentre un fisico deve necessariamente sapere qualcosa. Insomma, agli ingegneri insegnano tutto relativo al loro settore. Al fisico insegnano tutto in forma generica e ideale. Per questo collaborano e sono necessari gli uni agli altri. Senza ingegneri, i fisici parlerebbero a vuoto; senza fisici, gli ingegneri costruirebbero senza ratio.
    E senza filosofi?

  4. Lino ha detto:

    sì, però a volte anche gli ingegneri ne sanno di fisica:

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