AAA Grecia VENDESI (ma anche ITALIA subirà la “cura greca” .. già ha iniziato con svendite in molti settori)

All’asta anche le isole in Grecia

Isole paradisiache come quella di Elafonisos e, poi porti, aeroporti, strade, anche acquedotti. Tutto è in vendita in Grecia. Si privatizza per fare cassa. È duro l’impegno preso dal governo di Atene con l’Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo Monetario internazionale (la troika) intervenuti per salvare il Paese dalla bancarotta: dalle privatizzazioni devono essere recuperati non meno di 22,3 milioni di euro e il tutto entro il 2020. 

Così fa impressione l’elenco dei «beni» censiti che dovrebbero essere posti in vendita: 38 aeroporti, dodici porti, la compagnia elettrica, quella del gas, le ferrovie, le poste, l’Hellenic Petroleum, quattro centri termali, 700 km di autostrade, un centinaio di porti turistici, hotel, un castello neogotico da 2.000 mq sull’isola di Corfù e centinaia di ettari in prossimità di spiagge magnifiche.


Lo scrive il quotidiano francese Liberation, ma è tutto verificabile sul sito dell’Ente ellenico per la valorizzazione delle proprietà dello Stato (Taiped). Ma è un percorso non poi così facile. Vi sono vincoli sociali con cui misurarsi, perché la privatizzazione di alcuni servizi può mettere a rischio l’interesse pubblico, come quello della fornitura dell’acqua. Lo si è visto con il tentativo di cessione alla società francese Suez della «compagnia d’acqua di Atene».

È stata bloccata dal veto del Consiglio di Stato, perché la logica del profitto potrebbe mettere in discussione la qualità e la continuità di quanto è stato sino ad oggi assicurato agli utenti. Una decisione che potrebbe mettere in forse la già avviata privatizzazione dell’acquedotto di Salonicco, la seconda città della Grecia.

Tra i dossier caldi vi sono la gestione privata del porto del Pireo, dell’aeroporto d’Atene e del monopolio dell’elettricità. Se nei mesi scorsi vi sono stati investitori stranieri – come la russa Gazprom interessata ad acquisire la compagnia del gas Depa – che hanno fatto marcia indietro, chi appare ben determinato a stringere accordi commerciali con la Grecia, è la Cina. Una volontà riconfermata nei giorni scorsi dal primo ministro cinese Li Keqiang in visita al suo omologo greco, Samaras.

Sul tavolo, tra l’altro, il controllo da parte di Pechino del porto del Pireo, il più importante della Grecia e tra i primi cento per traffico di container al mondo. La società cinese Cosco (leader mondiale della logistica e del trasporto su navi di container) già dal 2010 ha la concessione per 35 anni di due dei tre terminal merci del porto. Un controllo totale sarebbe strategico per la grande potenza asiatica. Le ragioni le ha spiegate lo stesso premier cinese. «Il porto del Pireo può diventare la porta di ingresso della Cina in Europa. È come la perla del Mediterraneo». «È uno dei porti più competitivi al mondo» ha aggiunto Li Keqiang, che insieme a Samaras ha inaugurato un collegamento su rotaie che trasporterà le merci dai terminal Cosco all’Europa centrale. «L’80% degli scambi import-export fra la Cina e l’Europa si svolge via mare e l’utilizzo del Pireo – ha osservato – ha ridotto da 11 a sette giorni la durata dei viaggi attraverso il canale di Suez».

L’altro punto sottolineato è stato il numero di posti di lavoro per la popolazione greca creati dal «progetto Cosco». Ma non si ferma al Pireo l’interesse di Pechino alla Grecia. Nel corso degli incontri tra le due delegazioni sono stati firmati 19 accordi commerciali per 6,5 miliardi di dollari e altri investimenti sono previsti. Quelli siglati vanno dalle partecipazioni alle attività portuali e cantieristiche elleniche a quelle sulla flotta commerciale greca che da sola rappresenta circa un quinto di quella mondiale. Altre intese riguardano le telecomunicazioni e addirittura una partecipazione nella quota della società di produzione greca dell’olio di oliva.

Questi accordi, per Pechino all’insegna della filosofia del «mutuo vantaggio», potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno per l’economia della Grecia che ha un grande bisogno di attirare investimenti stranieri. «La Grecia è ora affidabile e rappresenta una destinazione di investimento molto attraente», ha detto Samaras. «Grazie ai sacrifici del popolo greco e grazie al sostegno dei nostri amici e partner, la Grecia oggi sta riemergendo dopo la dolorosa crisi degli ultimi cinque anni», ha aggiunto. E Li Keqiang ha sottolineato come la Cina abbia avuto fiducia nelle possibilità della Grecia di superare la crisi del debito pubblico per assicurare che «Pechino è pronta a partecipare all’asta di nuovi titoli di Stato greci», restando «un investitore responsabile e sul lungo periodo».

fonte e more info:

http://www.unita.it/mondo/grecia-vende-beni-asta-isole-efalonisos-corfu-atene-pireo

SVENDITE IN ITALIA DEI BENI PUBBLICI:

Italia in vendita. Federalismo, euroatlantismo, debito e svendita dei beni pubblici

cit:

In nome del federalismo demaniale, cresce di giorno in giorno l’elenco dei beni dello Stato che gli enti locali (innanzitutto i Comuni, ma anche Province e Regioni) potranno richiedere ed ottenere, a titolo gratuito, con il vincolante obbligo di metterli in vendita, di monetizzarli.

Il sito del Demanio ne indica migliaia e migliaia e l’elenco è in continuo aggiornamento. Da parti delle Dolomiti all’intera isola di S. Stefano, sino al mercato di Porta Portese e all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, al faro di Mattinata sul Gargano, passando per ex aeroporti, palazzi storici, immobili vari, cinema, parchi, acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, eccetera.

Tutto in (s)vendita, a condizione che l’incasso sia convogliato per l’abbattimento del debito pubblico. Un debito pubblico di cui la quasi totalità degli italiani ignora o è disinformata su cause e dinamiche che l’alimentano, e che cresce pressoché constantemente, nonostante le idrovore (tasse e balzelli diretti ed indiretti, aumento dei costi dei servizi, continue contrazioni alle spese sociali, ecc.) che centrodestra e centrosinistra, ed ora il governo Monti sedicente tecnico, in realtà anch’esso politico, in drammatica e servile continuità, reiterano dissipando risorse, peggiorando le condizioni di vita del popolo italiano, acuendo la sudditanza atlantica di questo paese.

La gravissima crisi tuttora in corso in Grecia, che l’ha ridotta ad un protettorato atlantico, è esempio di scuola in tal senso e scenario che, in qualsiasi momento, potrebbe riproporsi anche in Italia. Molto, molto simili le condizioni ed i meccanismi di sudditanza euro-atlantica dei due paesi. La crisi, indotta dall’esterno in Grecia, nasce proprio tramite una delle armi principali della guerra asimmetrica imperiale di Washington: la spirale del debito. Le radici di quest’arma affondano nella liberalizzazione dei movimenti di capitale, nella cessione della sovranità monetaria, nella deregolamentazione finanziaria, nello smantellamento dei controlli di politica valutaria e del credito, nell’irrompere degli investitori esteri (per lo più banche d’affari USA) nella vita economico-finanziaria degli Stati, a partire da quelli europei, grazie anche agli effetti restrittivi nell’economia indotti negli ultimi decenni dai famigerati parametri di Maastricht.

Quando i mercati, dominati dalla finanza statunitense, acquisiscono gestione e possesso dei titoli di debito degli Stati sovrani, e arrivano a determinare i tassi d’interesse per il loro servizio, la strada è spianata allo strozzinaggio e alla dominanza imperiale. La tenaglia ha quindi effetto perché si toglie allo Stato la sovranità della moneta ed i sottoscrittori largamente maggioritari del debito pubblico divengono non i risparmiatori-cittadini dello Stato medesimo, ma i cosiddetti investitori internazionali tra cui primeggiano appunto le banche d’affari statunitensi. Questi investitori, a loro discrezione, possono renderlo “insostenibile” ed esigibile quando vogliono. Da qui discendono lo strozzinaggio, da qui le imposizioni in nome del risanamento debitorio, cioè tagli sociali, incremento della tassazione –centrale e locale–, diminuzione dei servizi pubblici e dello Stato sociale, svendita di servizi e beni pubblici, flessibilità della forza lavoro, riforme capestro per pensioni, sanità, scuola, eccetera, senza che un qualsiasi governo possa avere effettiva voce di contrasto in capitolo.

Tutto questo anche il nostro paese lo sta conoscendo “in nome dell’Europa”. Ad aleggiare, anche qui, è lo spauracchio di “finire come in Grecia”, quale monito cui inchiodare rassegnate cittadinanze e classi sociali da mungere.

In scia degli interessi USA, cui principalmente interessa la prospettiva di accelerare la centralizzazione delle politiche economiche e di bilancio degli Stati dell’Unione Europea a beneficio delle atlantiche Commissione Europea e Banca Centrale Europea per meglio controllare e direzionare le spinte di Stati ed economie potenzialmente concorrenti, ovviamente ci saranno spoglie appannaggio di grandi gruppi imprenditoriali e finanziari dei paesi satelliti. La City di Londra ha ad esempio accolto favorevolmente l’idea della vendita di alcune isole e dell’affitto di altre per lunghi periodi di tempo che l’amministrazione greca intende mettere in atto, una tra tante altre misure capestro, per ripianare gli enormi debiti contratti negli ultimi mesi con Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale per evitare il collasso economico. L’Agenzia del Demanio italiana, in nome del federalismo, è incamminata sulla stessa strada. Atene chiama Roma: cioè sudditanza, dipendenza, impoverimento sociale. La risposta non può che essere costruita adeguatamente, e si chiama sovranità, indipendenza, liberazione. Rivista.Indipendenza

Fonte: Appello al Popo

http://ilupidieinstein.blogspot.com/2012/03/italia-in-vendita-federalismo.html

http://www.informarexresistere.fr/2012/03/03/italia-in-vendita

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