Scusaci Licio (Gelli, capo della P2) [di Marco Travaglio]

Da il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2014

Chiediamo umilmente scusa a Gelli e ai suoi fratelli per aver demonizzato il loro progetto di Repubblica presidenziale. I piduisti, compreso il povero B. che ci sta ancora provando, erano soltanto dei precursori, tra l’altro piuttosto timidi e minimalisti, della nostra bella Monarchia presidenziale. Nella sola giornata di ieri S.A.R. Giorgio I e II ha riunito il Consiglio Supremo di Difesa per esautorare ancora una volta il Parlamento, ridurlo a scendiletto del governo Usa e ordinare di non ridurre di un centesimo gli stanziamenti miliardari per acquistare gli inutili anzi dannosi F-35; e ha inviato una lettera segreta al fido vicepresidente del Csm Michele Vietti per bloccare l’azione disciplinare invocata da ben due commissioni (I e VII) contro il procuratore di Milano Bruti Liberati. Gli F-35 si comprano perché lo dice lui, Bruti si salva perché lo dice lui.

In una democrazia parlamentare degna di questo nome, fondata sulla divisione dei poteri, i presidenti delle Camere reagirebbero all’istante contro l’ennesima invasione di campo di un presidente che si crede il capo del governo e del Parlamento; e il Csm accoglierebbe la lettera del presidente come l’interessante parere del primus inter pares, il cui voto vale 1 esattamente come quello degli altri consiglieri. Invece tutti si comportano come in una monarchia assoluta, dove il sovrano può tutto e decide tutto: cioè si piegano a 90 gradi e obbediscono. Anche Renzi, che all’inizio vantava una certa autonomia: ora fra i due – secondo Repubblica – “è scoccata una scintilla, una strana alchimia, una singolare emulsione di sintonie e affinità”. Il bello, si fa per dire, è che la lettera di Napolitano al Csm è più misteriosa del terzo segreto di Fatima: la conoscono Lui, Vietti e due giornali amici ammessi agli arcana imperii (Corriere e Repubblica, che ne anticipano il contenuto ma non il testo). Bei tempi quando i presidenti parlavano con messaggi alle Camere, comunicati ufficiali, esternazioni pubbliche. Ora piovono pizzini scritti in codice iniziatico e riservati a pochi adepti in grado di decrittarli, al di fuori di ogni controllo democratico. Tanto anche gli esclusi dal cerchio magico eseguono senza fiatare. Ieri è bastata la notizia della lettera di Sua Maestà, a tutti sconosciuta, perché l’intero Csm scattasse sull’attenti: fantozzianamente, i relatori delle due commissioni sul caso Milano si sono precipitati a sbianchettare le censure a Bruti e le richieste d’azione disciplinare presentando frettolosamente due proposte “integralmente sostitutive” rispetto a quelle già approvate che non garbavano al monarca. Il fu organo di autogoverno dei magistrati diventa il cortile di casa Napolitano: i membri del Csm sono ancora formalmente 27, ma quello che conta è uno solo. Decide Lui i magistrati sommersi e salvati. E pazienza se i titolari dell’azione disciplinare sarebbero altri: il Pg della Cassazione e il ministro della Giustizia. L’indipendenza della magistratura “da ogni altro potere”, prevista da quel ferrovecchio chiamato Costituzione, è abolita. Il magistrato non deve più “obbedire soltanto alla legge”, ma al capo dello Stato, possibilmente con “emulsione di sintonie e affinità”. Purtroppo non era stato avvertito il presidente di Cassazione Antonio Esposito, che un anno fa osò condannare B. mettendo in crisi le larghe intese tanto care al Colle. Infatti fra qualche giorno finirà, lui sì, sotto processo disciplinare per aver “violato il riserbo” con la nota intervista al Mattino. C’è la prova che l’intervista fu manipolata e che il giudice non disse una parola sul processo a B., ma non fa niente. A giudicarlo sarà una commissione Disciplinare di 5 membri, di cui 4 non paiono proprio sereni sul suo conto: Vietti (ex sottosegretario di due governi B.), Marini (già candidato di B. alla vicepresidenza del Csm), Virga (fedelissimo di Ferri, sottosegretario dei governi Letta e Renzi indicato da B.) e Vigorito (firmò la relazione della IIª commissione che ipotizzava responsabilità disciplinari di Esposito, cioè anticipava il giudizio). Più che una commissione, pare un plotone di esecuzione, ma è quel che si merita Esposito: così impara a preferire la Costituzione all’emulsione.

fonte facebook:
https://www.facebook.com/photo.php?

 

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