Zombie Apocalypse: “che significa ‘sta gran moda degli zombie nei film?” [psicologia]

Se volete studiare la CRISI .. avrete delle sorprese leggendo cosa c’entrano gli ZOMBIE ..

From: Massimo Soricetti <max-67@libero.it>
Newsgroups: it.discussioni.psicologia
Subject: Zombie Apocalypse
Date: Tue, 10 Jun 2014 21:21:21 +0200

Soricetti:

Ovvero del perché e del che significa ‘sta gran moda degli zombie nei

film (e videogiochi, e romanzi e racconti) americani.

Sì, d’accordo che ora gli effetti speciali permettono di raccontare
queste storie in modo molto più spettacolare, d’accordo che il filone
horror non è mai morto, però io ci vedo molto una specie di archetipo
collettivo, noi contro loro: ovvero gli americani, quelli buoni, e gli
altri che buoni non sono.

Gli zombi rappresentano il nemico perfetto contro cui mobilitare le
coscienze: niente umanità, nessuna possibile comunicazione, unica
opzione possibile la distruzione totale. Se non è giusto combattere gli
zombi, quando mai è giusto?

Anche il terrorismo, grande “cattivo” dei film d’azione, non va
altrettanto bene delle orde di non morti, perché i terroristi, per
quanto uno cerchi di rappresentarli come bestie sanguinarie e pazzi
fanatici, restano pur sempre umani, gente con cui in linea di principio
si potrebbe avere un rapporto.

Ma io ci vedo ancora qualcosa d’altro, una manipolazione più sottile.
Gli zombi di questi anni hanno tre qualità ulteriori (se vogliamo
chiamarle così):

1) sono brutti, straccioni, senza mente. Non valgono nulla e non possono
essere in alcun modo ammirati o apprezzati.

2) non distruggono gli edifici e gli oggetti materiali, per cui chi
rimane vivo dopo la grande guerra si ritrova automaticamente “ricco”.

3) sono contagiosi: chi viene a contatto con loro diventa zombi anche lui.

Militarmente, combattere contro gli zombi è come combattere contro un
assalto di fanteria della prima guerra mondiale. Ma nei film si vedono
soldati che sparano con fucili, elicotteri, aerei. Gli spiegamenti di
polizia e forze armate nei film sono quelli da impiegare in una rivolta
civile, oltre che ovviamente inadeguati.

Ecco, io ho la netta sensazione che i film di zombi rappresentino in
realtà (in modo figurato, o trasfigurato, o simbolico) delle sommosse
popolari, la rivoluzione dei poveri contro il sistema. Mi sembra insomma
che il successo di questo genere sia la conferma indiretta, aldilà di
qualunque sondaggio, che l’idea di una ribellione sia presente,
nell’inconscio popolare (americano, ma non solo).

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…

Risponde “Lino Cibernetico”:

Il 10/06/14 21:21, Massimo Soricetti ha scritto:

[…]
> Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…

.. partendo dal fatto che con “zombie” si intende corpi che ritornino dopo essere morti, e a causa di procedimenti puramente ipotetici e non riscontrabili dalla scienza se non nei casi di morte apparente e sollecitazione con stimolazione cardiaca che però sono eseguiti in un breve periodo post mortem (se nella scienza), e di diagnosi prima della stimolazione cardiaca di elettro encefalogramma piatto ..

.. partendo -quindi- che la resurrezione di questi zombie non è un procedimento interno al metodo scientifico, e stiamo esaminando l’aspetto di *contenuto mitologico* nelle sue ricadute sulle questioni del perché psico-logico e mass-mediale di una tale dominanza nella filmografia e letteratura di settore ..

.. premesso tutto ciò ..

A mio avviso coloro che finanziano la filmografia hanno tutto l’interesse di creare un *falso target* (gli zombie) su cui scaricare le paure delle masse.

Se da un lato c’è infatti la necessità che la paura si scarichi come dopo la elaborazione di un brutto sogno potendo dire che “per fortuna era solo un brutto sogno e una paura irrazionale” ..

.. per altro verso c’è da costruire il “falso target” di modo che sia un bersaglio che sia un depistaggio .. e che tuteli i veri responsabili della crisi dall’essere individuati.

Da ciò si attinge alla mitologia del concetto di zombie a certificazione che sono paure irrazionali.. se la causa fossero gli zombie, e però si assolve alla funzione di una pseudo catarsi di purificazione che rigenererebbe l’equilibrio di avere abbattuto le proprie paure -con un sorriso di compatimento- verso cose che non esistono, se non nel mondo dei sogni.

Qui si apre -però- (in generale) -per la psicologia- un capitolo di max importanza. Perché la psicologia moderna nasce proprio sul testo di Freud “l’interpretazione dei sogni”!

Anzitutto perché il sogno (*) è un modo di entrare nella logica della patologia psicologica della persona sofferente e interpretare quali sono i suoi problemi (quindi analisi, o meglio psico-analisi).
(*)
(con una sua linguistica di non facile de-criptazione, Freud da una delle chiavi: le pulsioni sessuali, altri autori altre chiavi: il desiderio di potere con Adler, etc)

In seconda battuta perché come insegna anche Jung e Marie Louise Von Franz principalmente (specie in “fiabe interpretate”) anche il mito nasconde dei legami con il reale che non possono semplicemente essere accantonati con compatimento, o esorcizzati con un rituale, ma vanno esaminati con il metodo della scienza, ossia in modo ripetibile, grazie a un operatore che segue un protocollo, sebbene il metodo della psicologia -ufficialmente- introduce il *soggettivismo* (anziché l’oggettivismo della scienza), soggettivismo -dicevo- del particolare rapporto tra terapeuta e soggetto che si rivolge al consulto del terapeuta come cosa non oggettivizzabile.

Come si vede le implicazioni di ricerca scientifica che ne vengono fuori, sono tutt’altro che banali .. e una trattazione completa richiederebbe un dettaglio che qui non è il caso di percorrere per questioni di brevità.

Vorrei solo concludere (a meno che non vi sia qualcuno interessato a espandere dei particolari della questione) su un aspetto che sembra secondario, ma non lo è.

La caratteristica principale degli zombie è essere “senza anima”, quindi, in greco, senza “psiche”.

 

A me pare un attacco esplicito alla nobile iniziativa del cercare di capire sia come professione medica, che come interesse intellettuale, del perché l’attenzione dovrebbe essere concentrata, nell’immaginario filmico, da zombie, cioé dal fatto che coloro che ci debbano spaventare siano senza anima.

E quindi risulti inutile trovare un legame tra ciò che anima ciò che è vivo e da gioia nella bios-filia, e ci si debba interessare della necros-filia.

Confermo che sia su facebook la questione di cosa sia l’anima è trattata in questi giorni sulle pagine di FISICA QUANTISTICA, come pure nella letteratura filmica (cito per tutti i “mangiamorte” del film di Potter la cui tecnica di azione era “succiare l’anima ai vivi”).

Quindi non stiamo esaminando questioni personali ma una tendenza diffusa in molti ambiti diversi.

Dico solo che è giusta la impostazione di Massimo Soricetti e di quanti ne vogliano parlare.

Perché sebbene il contenuto sembri solo mitologico, i fili che ci portano nel reale sono moltissimi e tutti interessanti.

Quanto meno perché andrebbe preferita la vita e non la morte, ed è normale che tanto più le persone sono sensibili ed intelligenti -> allora -> risentono una pressione psicologica del dire dei *POTERI FORTI* che “bisogna essere competitivi” -> altrimenti -come a Sparta- vivrà la persona competitiva e i malati, i disabili, meritano di essere gettati da una rupe.

Siamo in una società con la logica di Sparta: la competitività.

Ciò crea una pressione sociale che rafforza il cartello dei forti e ne ristringe il cerchio, e fa scivolare il 99% verso il 99,99% a una quasi totalità di diseredati, di persone che si convincono che non hanno il diritto al loro spazio espressivo, poiché non sarebbero competitivi.

Il pensiero plurale, la intelligenza collettiva, INVECE, gioiscono della pluralità delle idee, e del diritto di tutti di esistere, di bios, e NON di tanatos, tanatos che osano guardare in volto senza paura perché danno dignità alla vita e nella eventuale cessazione della vita non vedono nessun dramma .. se avremo saputo scrivere ciò che avevamo da dire e che nessuno MAI potrà avere il diritto di cancellare dall’essere.

I legami tra i pensieri, tutti i pensieri, di tutte le anime, forma un corpus diffuso, de facto.

Jung lo chiamava “inconscio collettivo”.

Non so se è un nome adeguato, poiché io chiamerei -questo legame dello scambiarsi le idee- -> “sensibilità collettiva”.

Jung diceva che alcune persone hanno dei miti dentro di se che non hanno mai appresso per via personale, e forse solo in altri contesti -che per ora non sappiamo spiegare- ciò sarà trovato come ezio-dinamica (ipotizzava persino un supporto fisico, o altri ambiti ancora non evidenziati).

Sia come sia, c’è un fatto che necessita esaminare: ci interessa un dialogo con tutti o teorizziamo che gli ultimi vadano abbandonati?

Se la nostra sensibilità dice che anche coloro che per la società sono malati vanno soccorsi e che ci possano almeno raccontare le cause (direttamente o indirettamente) del come hanno passato le loro avventure, <<essi -allora- hanno sofferto al posto nostro!>> e gliene dobbiamo essere grati(!), per averci lasciato qualcosa di ciò che li animava, qualcosa della loro anima, a noi, che non gliela abbiamo succhiata come se fossimo zombie, o i “mangiamorte” della favola di Henry Potter che succhiavano la felicità ai vivi facendoli morti.

Grazie dell’occasione.

 

 

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