Riflessioni sul futuro della politica italiana e del Movimento 5 Stelle [di Federico Pistono]

Scrive Federico Pistono sul suo Blog:

Sono passati tre mesi da quando ho esposto pubblicamente i miei pensieri riguardo al Movimento 5 Stelle. Da allora ho ricevuto numerose email e messaggi, in cui mi invitavate ad uscire dal guscio. Invece di cavalcare l’onda elettorale cercando audience e consensi facili, ho pensato di prendere del tempo per ragionare bene a ciò che sta succedendo e a quale sia la mia posizione a riguardo.

Qualche giorno fa i giornali hanno divulgato un documento scritto del gruppo di comunicazione del M5S, una breve ma lucida analisi sulle ragioni della sconfitta alle europee, accompagnata da alcuni suggerimenti su come agire in futuro.

Il contenuto del documento non sorprende il sottoscritto, né tantomeno le migliaia di attivisti storici che hanno visto il movimento trasformarsi in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che era nel periodo pre-legislatura. Tra i vari punti si osserva che la polarizzazione radicale “o noi, o loro”, la comunicazione spesso semplicistica e troppo frequentemente sotto forma di slogan, non hanno ripagato. Troppa opposizione e poca discussione, troppa polarizzazione, violenza comunicativa e certezza di vittoria hanno spaventato l’elettorato moderato e rafforzato la parte più estrema, il cosiddetto “zoccolo duro” (sto parafrasando). Dagli incontri tra i parlamentari alla camera e al senato si sentono anche critiche al vertice, mancanza di reale comunicazione tra i deputati e lo staff del blog, mancanza di vera discussione e di strategia comunicativa allineata tra i due staff, quello di Casaleggio e quello parlamentare. Si scopre l’acqua calda, in sostanza. Cose che dico da anni, infatti da ben prima che entrassimo in parlamento.

Ritengo che ci troviamo di fronte ad una dicotomia abbastanza forte. La domanda è: cosa vogliamo che diventi il movimento? La discussione sembra volgersi attorno al “tagliamo i costi della politica”, “aiutiamo le piccole media imprese”, “tutti a casa” e “rivalutiamo il made in Italy”. Insomma, un pasticciato misto di buon senso, populismo e nazionalismo.

Questo è ciò che è traspirato negli ultimi mesi, ma chi ha memoria di come il movimento è nato, su quali principi i suoi attivisti storici hanno creato la sua struttura culturale, ha ben altro in mente. Mi riferisco ovviamente alle cinque stelle del movimento, che per molti esaltati dell’ultimo momento sono solo un simbolo, mentre invece rappresentano il vero programma che dovremmo portare avanti. Esse sono acqua pubblica, mobilità e internet, rispetto per l’ambiente, energia rinnovabile, e sviluppo sostenibile. Personalmente avrei aggiunto onestà e trasparenza come sesta stella, ma già queste cinque possono andare più che bene per cominciare. Rappresentano cinque temi che sono di fatto i punti programmatici che darebbero credibilità al movimento e un futuro al nostro paese, ma la cui stesura è essenzialmente ferma al 2009, quando sono stati definiti in un promettente ma striminzito programma elettorale.

Forse molti non si ricordano, o non hanno mai avuto modo di saperlo, ma una volta il blog e i suoi attivisti intervistavano economisti, ambientalisti, e pensatori di un certo calibro, ed è sulle loro idee che siamo cresciuti sul tessuto nazionale nei cinque anni tra il 2005 e il 2009. Prima dei video con Farage e degli interventi dei deputati in TV e nelle piazze accompagnati da titoli sensazionalisti, nascosti dietro ad muro di pubblicità invalicabili, il blog si occupava di cose serie e di un certo spessore. I video venivano caricati su YouTube, senza pubblicità, e si intervistano persone come Joseph StiglitzJeremy RifkinLester Brown e Mathis Wackernagel. Economia sostenibile, equità tra i popoli, solidarietà, energia rinnovabile, smart grid, banda larga, alta tecnologia e investimenti intelligenti. Questi erano i temi, questo era il livello del dibattito, ed è su questo che Grillo ha raccolto migliaia di professionisti, persone serie e moderate, e ci ha spinto a diventare attivisti.

Perché la discussione ha cambiato direzione in modo così radicale? Perché Grillo incontra, con il disappunto di quasi tutti i parlamentari 5 stelle, Nigel Farage prima dei Verdi, con i quali condividiamo ben più punti programmatici? L’odio verso Renzi, Merkel e tutto ciò che rappresentato è così grande da averci reso cechi di fronte al nostro obiettivo originale? Siamo davvero disposti a stringere alleanze con gruppi omofobi, nazionalisti e nuclearisti, pur di opporci alle politiche di Bruxelles? Non è possibile fare valere i nostri punti programmatici con altre forze politiche? E perché la scelta di un incontro con queste figure non è stata messa alla votazione del popolo della rete?

A differenza di molti sedicenti “portatori della verità”, non ho scoperto Farage dal post di Grillo o dai giornali italiani, seguo la sua attività da diversi anni, basandomi sempre su fonti primarie. Parlo inglese come madrelingua e ho visto decine di ore di interviste e dibattiti, ed è sulla base di quelli che mi sono formato un’opinione. Nigel Farage è una persona decisamente carismatica ed intelligente, è simpatico, e nei dibattiti con giornalisti e candidati di altri partiti la spunta quasi sempre grazie ad una capacità di dialettica ed ad una sicurezza tipica dei veri leader politici. Ho sentito raramente Nigel stesso fare dichiarazione xenofobe, omofobe, o razziste, e le poche volte che lo ha fatto ha chiesto scusa pubblicamente (come fatto tutti i leader politici intelligenti). Tuttavia, è chiaro che anche se lui non si espone direttamente, tollera personaggi all’interno del partito che sono molto meno diplomatici, e i paralleli con e leghisti Borghezio & Co. non sono per nulla esagerati. La linea di UKIP è chiara: indipendenza del Regno Unito, protezionismo dei suoi cittadini, chiusura alle altre culture, apertura puramente economica e di commercio con altri paesi, energia nucleare e a carbone, rifiuto dell’evidenza scientifica del cambiamento climatico antropogenico. Insomma, il programma è opposto a quello del M5S.

La scusa di Grillo è che il gruppo europeo non ha nulla a che vedere con quello nazionale. Un eventuale accordo con UKIP significherebbe avere la libertà di votare come ci pare e piace, avendo allo stesso tempo i vantaggi che derivano dal fatto di non stare da soli nei ranghi del parlamento europeo. In sostanza, una scelta tattica per essere ascoltati, rimanendo comunque fedeli al proprio programma. Sarà, ma la scelta di chi andare ad incontrare poteva passare al vaglio della rete, prima che i rapporti con i Verdi ed altri gruppi diventassero così tesi e compromessi. Perché non è stata fatta questa votazione? Se veramente pensiamo i Verdi non ci daranno libertà di votazione, verifichiamolo. Andiamo ad incontrarli, mettiamo giù i nostri termini, se ci rifiutano andiamo da altri, e così via. A quel punto, se nessun gruppo ci da lo spazio per votare con coscienza, allora potremo dire in tutta onestà: “Abbiamo cercato un’alleanza con tutti i gruppi che condividevano molti dei nostri ideali e punti programmatici, ma non ci danno libertà di azione. Adesso ci rimangono solo due possibilità, allearci con un gruppo con il quale condividiamo ben poco ma che ci da libertà di votare come ci pare, oppure di andare da soli ma non conteremo nulla.” Penso che questa sarebbe stata una strategia migliore, ma alla fine ritengo che la scelta sarebbe dovuta ricadere sui cittadini, dato che ci basiamo sull’idea della democrazia diretta. Invece non è stato così, Grillo ha messo in seria difficoltà i parlamentari creando forti tensioni nella trattative prima ancora di iniziare.

Sappiamo bene che Renzi non rappresenta una speranza per l’Italia: è stato messo lì essenzialmente per mantenere lo status quo. Non illudiamoci che non sia così. Ma di fronte a questa violenza verbale, questo accanimento verso chiunque non sia perfettamente in linea con il pensiero del vertice, questa chiusura al dialogo a priori, questa estenuante campagna polarizzata e gli occhiolini a gruppi di estrema destra, molti hanno preferito un burattino che mantiene lo status quo, piuttosto che un salto nel buio con un gruppo di incazzati che urlano o di saccenti deputati che, a torto a ragione, sputtanano in diretta a destra e a manca chiunque passi di fronte a loro.

La soluzione? Mi sembra di essere un disco rotto, ma continuerò a ripetermi finché sarà necessario. Bisogna lavorare sulle proposte, stendere un piano strategico per il futuro del paese, basato sulle cinque stelle del simbolo. Si tratta di una pianificazione seria, che se applicata porterà ad un cambiamento strutturale dell’Italia, grazie alla quale potremo garantire una resilienza di infrastruttura, energia, ambiente, e innovazione, invece che fare spot elettorali che comprano legalmente milioni di voti a botte di 80 euro, raschiando il fondo del barile sociale senza avere delle reali coperture per il futuro.

E come possiamo, chiederete voi, stendere queste proposte così complesse e sfaccettate? Certamente non con quella patetica piattaforma chiamata “sistema operativo” che abbiamo online adesso, dove il massimo grado di libertà è scrivere un commento ad una proposta già stesa, che comunque verrà perso nel mare dei diecimila altri commenti (la maggior parte dei quali di bassa qualità o per nulla utili), oppure esercitare l’immenso potere democratico di scegliere tra A,B e C in una domanda scelta dallo staff e sulla cui stesura non abbiamo mai avuto voce in capitolo. Non importa quanto cercate di convincermi, in qualunque modo la guardiate, questa non è democrazia diretta, è l’illusione della scelta appoggiata dalla legge della folla.

L’alternativa? Ci sono i ben noti Liquid Feedback e Airesis, entrambi software liberi e a codice aperto, che però posso risultare troppo complessi e hanno una curva di apprendimento abbastanza elevata.

Era il 3 marzo 2013 quando ho pubblicato una lettera aperta ai deputati 5 stelle, in cui sostanzialmente chiedevo tre cose:

  1. Che venga utilizzata al più presto possibile una piattaforma di collaborazione, che sia VINCOLANTE per la presa delle decisioni all’interno del movimento e che diventi lo strumento principe per collaborare, discutere e interagire con i cittadini eletti e con lo staff di Beppe.
  2. Che sia LIBERA E OPEN SOURCE, non un software chiuso e proprietario.
  3. Che venga GESTITA DALLA COMUNITÀ, ovvero dalle decine di volontari esperti del M5S, non dallo staff di Casaleggio, con i suoi tempi e modalità.

Prima ancora di questa lettera, nel lontano 2007, proposi di iniziare nel modo più semplice e indolore possibile, con una Wiki per gli attivisti (allora chiamata Grillipedia, il M5S non esisteva ancora). 7 anni dopo, avendo visto tante soluzioni tecniche e accrocchi vari, ritengo ancora che sia l’approccio migliore. Costerebbe nulla, si potrebbe mettere in piedi in poche ore, e potremmo iniziare a testarla con un sottoinsieme degli attivisti in una fase alpha, per vedere come risponde la comunità. Certo, questo richiederebbe maggior trasparenza, una vera apertura alle proposte dei cittadini, ma soprattutto verrebbero valorizzati i contributi validi di persone competenti, piuttosto che le urla degli ultras nei commenti stile facebook. Richiederebbe fare un salto di qualità.

Se e quando faremo questo passo, allora potremo crescere, acquistare credibilità, raggiungere molte più persone e cambiare per davvero questo paese. Se invece continueremo ad accettare questa gestione padronale con strategie di comunicazione violente e a slogan, senza una vera partecipazione popolare, questo movimento fallirà.

Cosa stiamo aspettando?

fonte:
http://it.federicopistono.org/blog/riflessioni-sul-futuro-della-politica-italiana

Commento (Ing. Lino Tufano di 6 Viola)

Il problema -caro Pistono- sul “che fare” non è semplice.

Poiché tutti possiamo fare una analisi, ma poi analizzare significa ripetere la situazione per come è, e se è patologica, allora, patologica rimane. (in politica è anche detta “la lista della spesa”, ma serve anche capire come ci si procura la spesa).

Serve appunto un progetto, un “che fare?” .. ma dando risposte e non solo punti interrogativi.

NON basta sapere che una persona, o una società, è malata per proporre una cura.(capacità di PROGETTO, quindi di SINTESI)

La SINTESI non è la stessa cosa dell’analisi.

La “cura” che propongo io è semplice: si deve partire dalla trasparenza, dal sapere i fatti. Ed invece i fatti sono stati secretati come si evince nel video seguente:
https://6viola.wordpress.com/2014/03/25/solange-manfredi-siamo-in-democrazia/

Necessiterà quindi una azione politica, che consenta quello che si diceva sopra ..

Basterà la “trasparenza?

La trasparenza è l’inizio, ma non è sufficiente. Necessita che sia vero “OGNUNO VALE UNO” .. dobbiamo essere tutti grati a quanti si sono spesi finora nelle relative responsabilità dentro il m5s.. ma le cose possono rimanere senza che ogni LINEA POLITICA non sia (i) prima proposta, (ii) elaborata, (iii) votata, e quindi divenga ufficiale, ma solo attraverso i soggetti abilitati a farlo in modo ufficiale?

A tutti noi decidere .. perché il m5s risulti oltre il 25% e rappresenti finalmente una forza di governo maggioritaria in ITALIA.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Economia, FILOSOFIA, Massmediologia, POLITICA. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...