TEMPO e LUCE [studio: nella filosofia, fisica, teoria della misura]

Date: Wed, 28 May 2014 16:22:22 +0200
From: Lino Cibernetico 
Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato
Subject: Re: TEMPO e LUCE

Il 28/05/14 09:46, Solania ha scritto:

…ora, dopo aver letto quello che dice Omega e la risposta di Perseo,
più che esprimere una mia opinione in un argomento che non comprendo
neppure completamente e bene, seppur mi affascini notevolissimamente,
campando di “interpretazione di sogni”, praticamente,… e avendo
quindi trovato estremamente interessante questo discorso sulla “luce”
…interiore…o da dove accidenti proviene…beh, dicevo, volevo più
che dare una risposta aggiungere un elemento al vaglio di queste
considerazioni :
Le ALLUCINAZIONI…..che già dal nome, mi accorgo ora scrivendo, hanno
una assonanza all’argomento notevole.


Ora, quindi, oltre ai sogni affascinanti, voglio raccontarvi una mia
esperienza a cui voi, lasciatemi dire dall’alto della vostra
perspicacia, magari mi aiuterete a capire quello che dal quasi
quarant’anni capisco poco e male.
A me capitò, sotto l’effetto di allucinogeni potentissimi, di vedere
….per la prima e ultima volta…..ad un certo punto…..una …
ESPLOSIONE di luce, ad occhi chiusissimi….una luce più vera del vero
….più vera e potente che se guardassi il sole. Ok, sono pazzo, ma
dentro di me quello era Dio. Spiegarvi perchè e percome andremmo per
le lunghe e Ernst Junger, nel suo libro sull’argomento di queste
analoghe esperienze (di cui in questo momento non trovo il titolo
perchè disperso in libreria ma se vi interessasse ve lo trovo)è
ampiamente in grado di essere più esauriente di me con vostra ben
maggiore soddisfazione.

Quindi, ecco, volevo solo aggiungere questo argomento ponendolo alla
vostra attenzione…LE ALLUCINAZIONI..e intanto continuerò a leggervi
sperando di capirci almeno qualcosa.

Lino Cibernetico:

Intervengo, caro Solania, a offrirti il mio punto di vista, spero sufficientemente a me illuminato e a te illuminante.

Il paradosso, ossia ciò che è fuori della doxa, nell’esame del tempo è che in senso stretto -alla logica- esiste solo il presente.

Però la seconda domanda è .. ma se esiste solo il presente .. quanto è largo il presente?

Se ci riferiamo a una teoria infinitesimale, classica, deterministica, la larghezza del presente ha intervallo zero, e quindi non esiste neanche il presente.

Ma anziché demoralizzarci della grande ignoranza che abbiamo nel cercare di descrivere il reale, ci dobbiamo rallegrare di una cosa eccezionale che abbiamo scoperto da queste due prime domande (la prima è cosa è il tempo, la seconda quanto è un intervallo di tempo minimo): <> -> ma solo -> <>, un modello, una semplificazione tanto da elaborare qualcosa per poterci relazionare con il reale ( o se preferisci con la realtà, quella che esiste comunque sia che noi la osserviamo e sia che non la osserviamo .. mentre secondo alcune teorie recenti (in riferimento a scale subatomiche) si fa addirittura l’ipotesi che la realtà muti con l’osservarla, cosa vera -ma solo in parte- in base alla considerazione lapalissiana che se inter-ferisci (inter fero, porti dentro al fenomeno novità), è lapalissiano che la alteri (la realtà), ma la alteri solo in parte, proprio se la interferenza di misura non sia trascurabile, o non esiste un modello attendibile di come avviene l’interferenza tanto da separare la eziodinamica della misura/osservazione e il fenomeno sotto osservazione.

Detto tutto ciò, e sperando di averlo esposto buttando una luce sui fatti che stiamo esaminando, il mio modello non è infinitesimale (come quello sopra descritto in cui il presente non esiste perché il suo intervallo di elongazione è zero) o -viceversa- quantizzato, (teoria recente -dicevo- già sopra) riducendo la conoscenza al desiderio di un quantum, un mattone fondamentale, un mattoncino lego, con cui ricostruire tutto il reale.

Il mio modello è per approssimazioni successive, e l’ho chiamato (il modello) teoria semiquantica della materia/energia:

Funziona così:

Se tu osservi un sasso che rotola dopo un po’ vedrai che senza sollecitazioni si ferma.

La sua dinamica si può descrivere con una equazione che consenta di conoscere ogni istante del moto da quando parte a quando si ferma, ma solo approssimativamente.

L’equazione è la seguente, su un asse x, dove x è la posizione e t la variabile tempo.

x(t)= x(t0)*exp(-l*t)

Si vede che se t=0
dice che il sasso è nella posizione x(t0)

Si vede che per t che aumenta tende a fermarsi ma non lo fa mai definitivamente se non per t=infinito, cosa che invece non accade nella realtà, poiché nella realtà un sasso si ferma dopo circa la distanza della tangente alla curva (nell’origine) dove la tangente interseca l’asse orizzontale.

Quindi abbiamo appena visto che un modello infinitesimale è una buona approssimazione del reale, anche se va usata “cum grano salis” ossia con il concetto che in linea teorica potremo disporre di infiniti punti di campionamento, ma se un qualunque corpo sostasse più di zero in una infinità di punti intermedi il modello sarebbe assurdo: poiché impiegherebbe un tempo infinito, e Achille non raggiungerebbe mai la tartaruga trovando una infinità di punti -si può capire anche così- tra due punti e tra ciascuna coppia di punti che disseminano il percorso.

Come vanno allora le cose?

Vanno che noi non disponiamo di intervalli (come invece viene detto in matematica) tanto da poterli ridurre di un epsilon piccolo a piacere!

Quindi la realtà NON è infinitesimale, ma quantica, o meglio semi quantica.

Quindi un braccio di un robot, o di un umano, non si può muovere di uno spazio piccolo a piacere o in un intervallo piccolo a piacere.

Ma si può muovere (circa)(*) di un quantum minimo, che dipende dalla tecnologia del robot, o dall’Alzheimer dell’umano
(*)
quantum minimo fornito a meno di un errore di misura che ha le sue caratteristiche di errore max per essere tollerato (anche a livello contrattuale) ad esempio nell’ordinare degli infissi tanto da essere considerati accettabili da chi li acquista.

E da ciò -al giorno d’oggi- quasi tutti hanno sposato la teoria quantica come teoria che ha soppiantato quella classica che è usata come prima approssimazione, specie nei fenomeni della fisica sub atomica, o nello studio della luce che ha una natura simile nel concetto di *quantum di luce* (il fotone).

Il punto è il “simile”.

Come ce la immaginiamo la variazione tra la presenza e assenza di un fotone, ad esempio quando viene assorbito o emesso da una superficie fisica?

Voglio dire .. la presenza e assenza è netta?

Oppure c’è una variazione graduale tra la presenza e assenza?

Io so, in base alla teoria della misura, che è stato uno dei miei specifici ad ingegneria a cui ho dedicato più tempo ed esami, (fino a costruire un interferometro di Michelson)
http://it.wikipedia.org/wiki/Interferometro_di_Michelson
in particolare nella parte del progetto della logica digitale che contava il numero delle frange di interferenza della luce ..

Io so, dicevo ..
che le zone di variazione tra presenza e assenza della luce non è netta, ma graduale.

Ecco -allora- che in tale zone, se si espande come uno zoom la scala di osservazione sarà utile disporre di una equazione di variazione di smorzamento come quella che ho descritto sopra dove si può valutare la costante di smorzamento nello specifico di quella variazione rispetto al particolare fenomeno e interazione considerata.

E’ l’ottimo?

No, perché se si osservasse con un ulteriore zoom il fenomeno fisico si vedrebbe che la stessa variazione non è a variazione ad incrementi infinitesimali, ma quantici, o meglio sub-quantici.

Come sono fatti questi incrementi sub quantici?

Sono -forse- netti?

Ossia con una frontiera che non ha variazioni?

No.

Anche lì troveremmo variazioni non con brusche presenza/assenza, ma graduali che potrebbero essere approssimate con un modello infinitesimale, ma solo come approssimazione, perché “il gioco” è iterativo!

Quindi, se aggiungi che -al variare del fattore di scala- le leggi applicabili sono *diverse*! .. ti accorgi perché nel padre nostro c’è scritto <> .. e non in un solo cielo!

La fantasia del reale -come Einstein- espresse a Popper nel testo “logica della scoperta scientifica” (carteggio finale al libro) non è MAI ipotizzabile che avvenga senza errore di misura.. (mi riferisco alla discussione della non esistenza -secondo Einstein- di un “caso super puro”, ossia non affetto da errore).

Ma non per problemi della nostra epoca e poi si troverà la <> come lo stesso Einstein scivolò su questa buccia di banana .. (Einstein dedicò gli ultimi anni della sua vita a cercare una “teoria del tutto”), ma perché la quantità di informazione da elaborare per una teoria del tutto -come trovò Godel- crea una soluzione *indecidibile* nel dover dire se il tutto è semplificabile con minore quantità di informazione.. (si veda il teorema dell’Halt e altri teoremi simili).

Io sono della idea (induttiva) che il tutto è <>, ma non descrivibile in modo esatto (al finito).

Se quindi tra 150 anni troveranno questi nostri scritti diranno “ma come c .. avevano fatto a capire che esistevano i sub fotoni 150 anni fa?” .. e come avevano fatto a capire che -quindi- Heisenberg si sbagliava nel teorizzare una <>!?

La risposta è semplice: perché è vero ciò che dice Heisenberg solo se il fotone è il minimo quantum di luce a frontiera netta.

Ma poiché nel futuro riusciranno a sintetizzare grandezze di minori quantum di luce avranno una risoluzione maggiore e interferenza minore nel fare misure sulla materia sub atomica.

Sapranno anzi sintetizzare materia e antimateria senza gli alti costi oggi nel CNR di Ginevra, e la enorme quantità di energia disponibile dalla interazione di materia e antimateria sarà a disposizione per i viaggi interstellari poiché le equazioni di Lorentz parlano solo del nostro universo, e non di ciò che succede oltre la velocità della luce.

Sono confermate quindi le equazioni di Lorentz e la modificazione del tempo solo nel nostro cielo.

Ma sarà possibile fornire energia alla massa inerziale non dal laboratorio (ipotesi di Lorentz) ma sulla massa inerziale stessa e la massa non si dovrà espandere, ma dal laboratorio sembrerà solo energia -come nel caso del fotone- finché visibile, e poi scomparirà come la materia energia oscura che oggi permetterebbe di fare tornare i conti del perché le galassie periferiche del nostro universo accelerano anziché andare a velocità costante o in decremento.(*)
(*)la materia ed energia oscura sarà in parte visibile quando supereremo la velocità della luce per la parte dei due sistemi inerziali (osservatore ed osservato) il cui delta (differenza di velocità) sarà minore della velocità della luce.
Una nota sulle allucinazioni:

Sono nostre percezioni di cui non sappiamo la fonte.

Potrebbero essere generate dal contesto ordinario del cervello, da una specifica eziodinamica di pensieri o di reazioni chimiche o da altre dimensioni che interagiscono con la nostra, come teorizzato dalla teoria delle stringhe.

Per quello che ci serve qui di concludere: serve dare importanza al sonno e al sogno, e lasciare al sonno e al sogno di assolvere la loro funzione fisiologica di ripristinare l’equilibrio mentale poiché la veglia è un grande stress per la mente.

Scusate la lunghezza del post, spero interessante.

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