fotoni gemelli [nuova teoria sull’effetto entanglement]

From: Omega <omega@NOyahoo.it>
Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato
Subject: Sulle tracce della luce
Date: Sun, 20 Apr 2014 20:59:00 +0200

Ho scritto questa cosa su fisica, ma sospetto che avrò risposte più corpose qui dentro.

Se uno ha una sorgente di luce alle spalle e di fronte a sé non ha alcun ostacolo su cui la luce (come si dice) si riflette, allora costui la luce non la vede.
Ma anche quando guarda la sorgente non vede la luce ma la sorgente.
E se uno pensa che la luce colpendo la retina viene vista in quanto tale sbaglia, perché la retina è un bersaglio come un altro, che a sua volta viene guardato da un’altra parte del sistema nervoso, a cominciare dalla corteccia occipitale (ma non è neanche quella a “vedere”).
Comunque sia, la luce nessuno la vede. Si vede l’ostacolo che quella che chiamiamo ‘luce’ colpisce. In ipotesi tale ostacolo diventa una sorgente secondaria, e ciò direbbe che in una forma o nell’altra noi vediamo sempre e solo la sorgente. Ma mai la luce.

Questo fatto induce a un’altra considerazione.
La luce, per quello che è, porta informazione sulla sua sorgente, e niente altro. Dove per ‘informazione’ va inteso tutto quanto può far conoscere la sorgente in termini di comportamento, se non il suo modo di funzionare, che è tutt’altra faccenda soggetta alla danza delle teorie.
Ma la cosa non è così innocua come sembra. Infatti tale informazione, portata dalla luce – ossia da “qualcosa” che si è modulato sulla sorgente assumendone l'”immagine” -, non può cambiare se il suo “veicolo” non incontra altri ostacoli.
In altre parole sul “fronte” che porta tale informazione il tempo non passa, anche nell’ipotesi che nello spazio attraversato da tale fronte il tempo passi – nell’ipotesi cioè eraclitea del panta rei, che  del resto è ciò che tutti credono.

Ma, in tale ipotesi, il tempo non passa solo per l’informazione o proprio per la luce?
Se non passa per l’informazione, allora non passa per la luce, dato che la luce non è altro che informazione sulla sua sorgente.

Dunque la luce, oltre a non farsi mai vedere, sembra essere estranea per sua natura alla dimensione tempo.
Allora in che mondo viaggia, se viaggia? Un veicolo in sé senza tempo viaggia su una strada immersa nel tempo?
Come funziona questa vicenda, se non è un paradosso?

Un saluto
Omega

Lino Cibernetico (o Grillo Verde su facebook):
(con sdoppiamento in personalità multiple, purtroppo, per chi pretende di conoscere dalla nominalistica)

Recenti studi sull’effetto entanglement dimostrano che il fotone è relazionabile a coppie, e quindi si può verificare se una perturbazione su un fotone è correlata con il gemello.

Da ciò è stato scoperto che una alterazione su uno dei due gemelli fotoni si trasferisce sul secondo senza tempo di attesa, e quindi a velocità superiore della luce.

Si memorizza quindi l’andamento del primo e contemporaneamente del secondo e si va a vedere dopo quanto tempo ci sarebbe una modificazione.

Da ciò l’ente -anche il fotone- ha memoria di ciò che gli succede.

E la memoria da conto dello scorrere del tempo su ogni ente, ineluttabilmente.

Ecco un articolo che lo spiega dettagliatamente:

http://www.blogzero.it/2010/01/13/errore-einstein-entanglement/

aggiungo anche che io contesto che sia il dualismo onda particella a creare il “paradosso”.

A mio avviso -invece- è la alterazione sulla prima particella che è risentita dalla duale, poiché formano un unicum, nonostante lo spazio che le separa.

Ma per quello che a noi qui serve ciò dimostra anche che la materia ed energia ha “memoria” di ciò che gli succede e quindi il tempo è nell’essere e si manifesta nell’exsistere, levarsi da, apparire.

 http://it.wikipedia.org/wiki/Esistenza#cite_note-1

ps. devo aggiungere che non sono i modelli che fanno il reale, ma il reale che è tentato di essere descritto nei modelli: quindi non era la “particella” di natura di onda probabilistica o corpuscolare, ma la descrizione che era nella ipotesi di potere essere descritta -approssimativamente- così.

L’apparente diverso comportamento(tra (1) particella non misurata, (2) particella misurata) è quindi il risultato di una perturbazione indotta (quando è misurata) sul reale dalla misura che non identifica deterministicamente il reale, ma lo perturba mostrando il risultato della perturbazione dato dalla interazione del reale più la interferenza di misura.

 

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