DEEP WEB


Non so se qualcuno di voi è, per interesse e studio personale, appassionato dei risvolti del Deep Web. Per chi non lo conoscesse, si può semplificare illustrandolo come una sorta di Internet parallelo, sotterraneo, anarchico e soprattutto anonimo accessibile con particolari browser proxati (tra cui TOR, il più popolare). Ebbene, il Deep Web è, come dicevo, il regno dell’autorità individuale: ognuno, con le dovute competenze, può pubblicare -qualsiasi- contenuto: insieme a contenuti utili e relativamente tranquilli troviamo anche filmati che farebbero sembrare la pornografia un tè con i Teletubbies, oltre a manualistica per sovversivi, mutilazioni corporali, vendita libera di armi ed altre “delizie” su cui non mi soffermo. Con le debite precauzioni, tuttavia, si trovano, dopo un po’ di esperienza, materiali interessanti, come scritti proibiti dalla censura governativa (pensate a quanto è utile l’anonimato per gli attivisti, gli Edward Snowden o i cittadini che debbono ricorrere ai proxy per poter navigare liberamente in stati repressivi). Essendo una frequentatrice del Deep Web, sono spesso rimasta colpita dall’anarchia per così dire “organizzata” dei siti presenti. Di certo, essendo territorio digitale non controllato possono esserci scorribande da parte del primo hacker di passaggio; tuttavia il DW pullula anche di piccole comunità che non recano disturbo né vengono disturbate nonostante possano essere accomunate ad una casa strapiena d’oro lasciata a porte aperte in piena notte.
Mi chiedevo dunque se alla luce di questo, il manifestarsi di caos ed anarchia non sia comunque predestinato a sottostare a degli equilibri o a delle ponderazioni da parte di chi si sente in dovere di attaccare per il semplice gusto di farlo.
Che ne pensate? Scusate il romanzo, ma forse alcuni non conoscono questi mezzi e mi pare doveroso essere comunque informati.

 

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  • Silvia Molè non li conosco…e ti ringrazio per l’informazione.
    1 h · Mi piace · 1
  • Marisa Bonenti NON SO CHI SONO
  • Shiroi Mirai Se cercate informazioni veloci sul deep web, in rete ci sono articoli abbastanza esaurienti. Purtroppo coprono poca parte di questo mondo, perché parliamo di un territorio virtuale diverse volte più grande della comune rete Internet. Spero vi invogli a cercare e scoprire 
  • Silvia Molè se vengo arrestata, se divento vittima di hacker, se qualcuno del deep web mi rapisce, chiedete a shiroi. Vado e torno (spero 
  • Shiroi Mirai Haha  Infatti, mi raccomando, attenzione. È sempre meglio farsi guidare da un amico o conoscente che ne sa abbastanza di queste cose (ma sul web normale ci sono info innocue). Diciamo che è uno dei classici casi in cui fare da sé non fa per tre 
    1 h · Mi piace · 1
  • Marco Trainito Su questo tema ci sono due articoli “illustrati” su “Repubblica” di oggi.

    foto di Marco Trainito.
    1 h · Modificato · Mi piace · 2
  • Silvia Molè fantastico, grazie!
  • Marco Trainito Ecco il testo del primo dei due articoli che accompagnano la “mappa”:

    R2 Cronaca
    Sotto la Rete in cui navighiamo esiste un mondo sconosciuto È cinquecento volte più grande e dentro c’è davvero di tutto
    Com’è profondo ilWeb
    ARTURO DI CORINTO
    “QUESTO MESSAGGIO è un avviso ai proprietari e ai frequentatori di Lolita City, Hidden Wiki e Freedom Hosting. È venuto alla nostra attenzione che voi vi sentite sicuri nel Dark Web. Che vi credete liberi di creare, distribuire e consumare pornografia infantile. Voi siete convinti che questo comportamento sia libertà di pensiero. Vi sbagliate. Voi approfittate di bambini innocenti e se continuerete a farlo riveleremo in Rete quante più possibili informazioni personali riusciremo ad avere di ognuno di voi. Noi siamo Anonymous. Noi siamo Legione. Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo”. Detto fatto: nel 2011 gli hacker di Anonymous assaltano una serie di siti pedofili nel Dark Web e divulgano informazioni sensibili sui
    1589 utenti di Lolita City, luogo infame considerato una sorta di “paradiso dei pedofili”.
    Il cosiddetto Deep Web, l’Internet nascosto considerato il luogo di ogni orrore, però non è solo questo. Sono sempre di più infatti le Ong, i dissidenti e i blogger che hanno individuato proprio nel Deep Web un nuovo luogo dove incontrarsi, scambiarsi dati e informazioni, o sostenere una “giusta causa” usando il Bitcoin come moneta. Nel Deep Web sono stati clonati i documenti di Wikileaks sulle atrocità della guerra in Iraq e Afghanistan, e sempre qui i whistleblowers, le “talpe” che denunciano governi e funzionari corrotti, proteggono le loro rivelazioni.
    E dunque, che cos’è il Deep Web? Detto anche Invisible Web, è la parte non indicizzata dai motori di ricerca. Una parte fatta di pagine web dinamiche, non linkate, generate su richiesta e ad accesso riservato, dove si entra solo con un login e una password: come la webmail. Questo accade perché i motori di ricerca funzionano con i crawler, i raccoglitori di link. Li categorizzano, li indicizzano, e li restituiscono in pagine ordinate quando digitiamo una parola sul motore preferito. Ma se i link non ci sono, non possono farlo. Un altro motivo per cui non riescono a trovarle po- trebbe essere perché quelle pagine sono inibite ai motori di ricerca con il comando norobots. txt .
    Ma il Deep Web non è solo questo. È anche il mondo dei database scientifici e dei siti che cambiano continuamente indirizzo, delle Vpn, le reti private virtuali che connettono direttamente il tuo computer a un altro: se usi un software di anonimizzazione che cifra i contenuti dei tuoi scambi con la crittografia, nessuno (o quasi) ti può trovare lì dentro.
    Per enfatizzarne il carattere rischioso e illegale in passato il Deep Web è stato spesso confuso col Dark Web, ovvero con l’insieme di pagine e servizi web intenzionalmente nascosti a cui si accede con indirizzi impossibili da ricordare o con software di anonimizzazione come Tor, che consente l’accesso ai siti . onion e altri hidden services. In sostanza è esso stesso una porzione del Deep Web. Arturo Filastò, venticinquenne ideatore di Ooni, uno strumento nato all’interno del progetto Tor per misurare la censura nel mondo, spiega con due esempi italiani perché il Deep può non essere Dark: «Globaleaks, (la piattaforma italiana di whistleblowing, lontana parente di Wikileaks, ndr ) non esisterebbe senza Tor. E anche Mafialeaks, una piattaforma di denuncia sulla mafia, non sarebbe mai nata».
    Non si conoscono le esatte dimensioni del Deep Web. Secondo la società di analisi dati Bright Planet sarebbe circa 500 volte più grande del web di superficie, ma per il direttore dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, Domenico Laforenza, «non esistono attualmente metriche e tecnologie per misurarlo ». Per immaginare come è fatto pensiamo a un iceberg. Sopra la superficie del mare c’è la parte più piccola, il web accessibile a tutti, quello che cerchiamo con Bing e Google. E sotto la superficie c’è il Deep Web, molto più esteso, a cui non si arriva coi motori di ricerca. Non è veramente invisibile, è solo difficile da vedere. In realtà, come ci ricorda Ivo Schiaroli nel libro Dark Web & Bitcoin (Lantana editore, 2013), sarebbe più corretto paragonarlo al pianeta Solaris descritto da Stanislaw Lem, «un oceano in continuo mutamento».
    Nel Deep Web ci sono siti che offrono file illegali, ma anche pagine di istituzioni scientifiche, database di organizzazioni internazionali e biblioteche universitarie. Come ci si arriva? Con un link mandato via email o con motori di ricerca a pagamento. Leo Reitano, giornalista esperto di investigazioni digitali, spiega: «Motori di ricerca specializzati come Silobreaker o il portale CompletePlanet ci conducono all’esplorazione di enormi database del Deep Web e con specifiche parole chiave ci consentono di fare ricerche su materiali selezionati e provenienti da fonti attendibili e qualificate. Tutto perfettamente legale». Esempi? Deepwebtech. com consente di fare ricerca su business, medicina e scienza; theeuropeanlibrary. org su ingegneria, matematica e informatica.
    In molti paesi dove la censura e l’autoritarismo imbavagliano le aspirazioni della democrazia fra pari, il Deep Web sta diventando sempre più una risorsa e una speranza. La nuova frontiera della cultura, dell’arte, della creatività e della religione, quando salire in superficie può portare al carcere, alle torture, alla morte. È nel Deep Web che i fan dell’artista cinese Ai Wei Wei organizzano i loro incontri. È attraverso il Deep Web (e Tor) che gli oppositori siriani del regime di Assad comunicano al mondo e Amnesty International ha potuto raccogliere le fotografie delle torture e dei maltrattamenti della guerra in corso. Frank La Rue, inviato speciale dell’Onu per la libertà d’espressione, ha chiarito davanti all’assemblea delle Nazioni Unite che «l’anonimato e la comunicazione sicura sono cruciali per una società aperta e democratica». Il confine tra il legale e l’illegale, tra la paura e la speranza, non è mai stato così sottile.

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  • Marco Trainito Ed ecco l’altro:

    R2 Cronaca
    Come diventare invisibili senza trasformarsi in pericolosi cyber criminali
    BRUCE STERLING
    IL DARK WEB è stato definito in molti modi nel corso degli anni. Ma io credo che per capire di che cosa si tratti basta quel semplice aggettivo: dark, scuro, inquietante, sporco. Un luogo, insomma,
    che spaventa. Soprattutto gli esperti di sicurezza, preoccupati non tanto di eventuali limitazioni al diritto alla libertà di parola, o delle vecchie e anonime transazioni di denaro.
    Ma della nuova combinazione di due elementi: un router che rende invisibili come Tor e la nascita di criptomonete come il Bitcoin. Questi due elementi insieme infatti consentono la creazione di nuovi mercati neri e accelerano radicalmente lo sviluppo tecnologico del cybercrimine.
    A me Tor piace. A una recente conferenza a Berlino su Snowden ho incontrato uno dei suoi più importanti artefici, Jacob Applebaum.
    Applebaum ha spiegato al pubblico come funziona il sistema di criptazione . onion( a strati, come una cipolla, da qui il nome), poi mi ha stretto la mano e mi ha regalato uno sticker di Tor. Qualche tempo dopo ho comprato un pc a buon mercato e gli ho installato sopra Tails, un sistema operativo che punta sulla sicurezza e la privacy di chi lo usa e che a sua volta utilizza Tor per ottenere una invisibilità pressoché totale. In questo modo stavo finalmente per avere a disposizione il computer più difficile da tracciare che abbia mai sognato di possedere. Poi, però, ho esitato un attimo. Forse perché mi è venuto in mente che anche Dread Pirate Roberts, il fondatore di Silk Road, il mercato nero virtuale più grande e di maggior successo, ora in galera, doveva essersi sentito eccitato come me all’idea di non poter essere tracciato. Tra l’altro è uno di Austin, la mia città. Ma io a differenza sua non voglio avere niente a che fare con traffici di droghe, compravendite d’armi e roba simile o anche peggiore. La morale? Bisogna fare un buon uso di cose come Tor. E molti giornalisti o hacktivisti lo fanno.
    Il mondo del Bitcoin, invece, ha pochi eroi. Lo capisco in quanto tecnologia. È la gente che lo usa che mi fa diffidare. Quella del Bitcoin, fino a oggi, è stata una brutta storia di avidità selvaggia, crisi finanziarie, collasso di business, tradimenti, attacchi di hacker “cattivi” e massicce appropriazioni indebite.
    Voglio dire che se la libertà di parola attrae gente coraggiosa, il denaro sporco attira gente malvagia. In altre parole ancora: più conosco gli avidi, più dark, scuro, inquietante e sporco mi sembra ciò che fanno.

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  • Silvia Molè di ENORME interesse, non ne sapevo proprio nulla, grazie a Shiroi e Marco. Marco, tu ti sai muovere qui …?
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  • Shiroi Mirai Come vediamo si può delineare già la doppia natura benigna e maligna del mezzo, per chi crede nella separazione netta dei due “poteri” è problematica…
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  • Silvia Molè guarda…qui nelle false dicotomie non ci crede nessuno 
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  • Marco Trainito Silvia, io so navigare solo a pelo d’acqua. Non ho neanche i mezzi per le “immersioni”.
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  • Silvia Molè shiroi quale è il tuo onorario …non sapremmo a chi altro rivolgerci 
  • Shiroi Mirai Un suggerimento: cercate “Tor browser” . Per il resto purtroppo diventa difficoltoso dare informazioni, non vorrei che qualcuno commettesse imprudenze e finisse in luoghi poco ortodossi, ne ho parlato in prima analisi perché mi interessava dare una risposta alla domanda del post…
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  • Shiroi Mirai Per il resto è come una rete internet fatta di normali comunicazioni client server. La differenza risiede nell’anonimato e nell’anarchia completa, difficilmente si viene censurati. Con un po’ di conoscenza dei proxy si possono anche ospitare siti personali. Questo posso illustrarvelo, ma è abbastanza tedioso (i siti vengono hostati con Apache server e simili… Magari quando un giorno avrete pubblicazioni clandestine da diffondere, però, potrebbe tornare utile  )
  • Lino Grillo Verde dunque io ho deciso di non scendere nel deep web non perché mi manchino le competenze ma per scelta. Infatti scendere nel deep web si dovrebbe fare secondo un perché. Se il perché è commettere azioni illecite (ma si potrebbe scendere anche solo per curiosità) allora è comunque un errore: perché la illusione di non essere tracciati perché si usa TOR o altro sistema è pura illusione. Se si scende infine per curiosità è meglio agire con cautela come consiglia Shiroi poiché tracciano tutti e quindi “male non fare e paura non avere” .. ma c’è il rischio di mettere a rischio la propria sicurezza informatica.. Quindi è assolutamente sconsigliabile farlo. E giornali come repubblica mettono in giro la notizia perché “vanno a pesca” .. vanno a pesca del terrorista che si crede furbo e si mette a trafficare sul web credendosi più furbo degli altri e però non durerà poiché i governi hanno monitoraggio del deep web meglio di ogni altro ambito. Del resto io penso che prevenire è meglio che curare e non mi interessa incoraggiare a nessuno al pensare che una strada violenta sia la strada per aggiustare la società. Io credo infatti nella democrazia e nel rispetto di tutti, e un rinnovamento della società grazie a metodi leciti di intelligenza collettiva. Quindi la “rete” può essere anche per andare a pesca .. quindi portate la boa di segnalazione che siete solo degli hobbisti .. 
  • Shiroi Mirai È vero, bisogna avere un motivo specifico (a parte la curiosità, d’altronde parliamo di una rete di dimensioni impressionanti e più vasta di Internet di svariati ordini di grandezza). Naturalmente, i siti affidabili si conoscono perlopiù per passaparola, e contengono biblioteche virtuali con testi del tutto legittimi (affiancati naturalmente – ma in altri siti- da contenuti più forti e al bando). Purtroppo sulla democrazia non concordo molto; se un giorno la maggioranza decidesse che la terra è un parallelepipedo?
  • Shiroi Mirai Per il resto, come dicevo, i siti “onion” (del deep web) possono essere perfettamente legittimi come non esserlo. TOR è un mezzo, naturalmente sta a noi decidere cosa caricarci (ad esempio alcuni tengono un diario personale o un blog, su quella rete, di come tanti se ne vedono sulla rete normale).
  • Lino Grillo Verde sulla democrazia (giusto oggi) ho scritto un articolo, se a qualcuno può interessare .. 
    Secondo me c’è un equivoco che rischia di farci andare a sbattere: se da un lato è vero che la dinamica attuale porta che il 50% non vota più questo può essere ind
    icato come segnale di “sensibilità e disgusto alla classe politica” e quindi un segnale positivo. In realtà questo è un brutto segnale di disperazione e sfiducia e disprezzo e quindi di sconfitta attraverso le vie della democrazia. La democrazia non è un totem con una liturgia. La democrazia è un metodo che porta che se io come è vero sono iscritto al m5s ciò non significa che perdo la mia autonomia di pensiero .. e <<rivendico a essere contrario!!!>>.. come dovrebbe fare “OGNUNO VALE UNO” a il diritto di Beppe Grillo di auto-incoronarsi “capo politico” nel comunicato n.54. Perché posso farlo? .. a che serve? .. a una cosa semplice: dire che le parole significano. Se le parole significano -allora- cambiano la realtà. E io sull’altare della democrazia non metto chiacchiere, ma il rischio di essere isolato nel manifestare il mio pensiero perché non sono allineato a un pensiero dominante e di conseguenza rischio di essere emarginato. Ma la democrazia mica significa allinearsi con la maggioranza. Una vera democrazia è manifestazione del pensiero e di ciò che lo sostiene. Ecco perché le minoranze -in democrazia- non vanno ghigliottinate come sostiene il presidente della camera Laura Boldrini, ma ascoltate. Vanno ascoltate perché la diversità -potenzialmente- è ricchezza di punti di vista e ciò che dice un altro potrebbe essere vero. In merito -infine- al fatto che tutti sappiano tutto, oppure che almeno una elite di intellettuali ne sappia abbastanza io sono molto scettico. Lo testimonia lo stesso Paolo Ferraro che dice che sebbene da magistrato egli (se non da pochi anni) neanche sospettava di quale fosse la entità del marcio che covava sotto il tappeto della apparenza delle istituzioni ufficiali. Vi dico una cosa estrema, la stessa Solange Manfredi, secondo me, sebbene denunci -ella stessa- la segretazione degli atti in materia di economia citando su quali gazzette ufficiali ciò è avvenuto .. non si è resa conto di essere stata isolata e portata a pensare che la democrazia è un trucco attraverso cui si estrinseca la max dittatura. La tesi della Manfredi, infatti, è che colonizzando i partiti, tutti i partiti, il vero potere riesce a dare la illusione che il sistema sia sano ed invece è perfettamente colonizzato ad usum delfini, ossia a favore dei poteri forti senza che la massa se ne possa rendere conto e senza che vi siano speranze che qualunque forza politica anche nuova che emergesse non sia a sua volta colonizzata. Io sono profondamente contrario a questa interpretazione sulle strategie di sintesi (e la mia tesi di laurea era sulle strategie di sintesi su come si progetta affinché un sistema sia affidabile e tollerante il guasto). Sono infatti dell’idea 1) che bisogna bucare il fondale di cinecittà che ci nasconde i fatti oltre lo schermo di comodo con cui sono deformati dai mass media per nasconderci la realtà, perché il max potere discende dalla conoscenza dei fatti, è quello che ci fa liberi 2) non vi è un ambito solo della azione politica nel pensare un nuovo partito o modalità purissima o incontaminata di azione, ma l’azione deve essere multicentrica e diffusa, ciascuno con i suoi mezzi e disponibilità, senza aspettare Godot.. ecco il video in cui Solange Manfredi mostra la segretazione degli atti attinenti alla nuova organizzazione del cartello monetario dei poteri forti e di cui lei stessa non si rende conto a cosa porti.http://youtu.be/RdTntSMctwM

  • Rosella Mariotti poco poco lo conosco, talvolta navigo con anonymous (in cerca di libri, in particolare), ho installato TOR, ci ho fatto qualche giretto, ma quel mondo (veramente sotterraneo) mi fa lievemente impressione, e non ci sono mai più entrata nonostante la curiosità – proprio per quanto detto nel post di partenza –
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Una risposta a DEEP WEB

  1. Franco Ta ha detto:

    “…il regno dell’autorità individuale…”
    Si possono mettere multe? imporre tasse?

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