TEORIA NEURALE DELLA MONETA [studio di teoria dei modelli]

Aggiornamento 18 aprile 2014 alla teoria neurale della moneta:
trattazione completa al link seguente:
https://6viola.wordpress.com/eureka-2014/

Trattazione breve qui di seguito:

Abbiamo ritenuto utile l’aggiornamento attuale, ALMENO poiché il prof. Borghi esprime la posizione attuale di critica alla moneta euro, ma secondo il modello monetario oggi in vigore. In questa occasione è possibile visionare (soprattutto sul finale del video) una comprensione della scuola del prof. Auriti, che propone la moneta cosidetta “a credito” cioé stampata ed accreditata direttamente dallo Stato Sovrano. Manca (inoltre) nella analisi -della scuola di Auriti- il fatto che dire genericamente che “il quantitativo da stampare è il corrispettivo delle merci e servizi” -> è utopia .. poiché il quantitativo ottimo è dimostrabile solo a posteriori(!), verificando se crei svalutazione ed inoltre inflazione (oppure no), quindi serve un diverso criterio, rispetto a quello proposto dalla scuola di Auriti. Il criterio che noi proponiamo se fosse possibile implementare il modello della moneta a credito .. è “la responsabilità politica” di dire <<il quantitativo della moneta da stampare e per fare cosa .. al momento della delega elettorale>>. Inoltre si ricordi che il valore della massa complessiva preesistente alla stampa, sia v(t), è funzione del tempo. Quindi comunque all’atto della nuova emissione si avrebbe una svalutazione, sia tale istante t0, e il valore associato v(t0). Ne segue che il valore di v(t), per t > t0, dipenderà non solo dal quantitativo emesso, ma anche dal tipo e dal quantum degli investimenti a cui sarà destinata, e degli scambi commerciali non solo nel sistema paese, ma nel pianeta, oltre che da ragioni climatiche e ogni fenomeno dipendente dal contesto, come insegna la teoria dei sistemi e in particolare dai modelli di feedback nell’ambito della teoria dei sistemi.

Precisato tutto ciò che poi confluisce nella teoria di Lyapunov, e nei concetti di funzionali di ottimo, che andrebbero spiegati in un corso universitario di teoria dei modelli con il tempo che serve, aggiungo solo che andrebbe inoltre esposta una teoria degli eco sistemi, che altrimenti confligge con il concetto di risorse limitate e andamento non lineare dei sistemi saturati se il funzionale fosse la crescita ANZICHE’ la impostazione  dei criteri di stabilità che rendano il pianeta un ecosistema, nonostante la presenza umana.

Un ottimo video -quindi- propedeutico a una trattazione di profilo professionale, che richiede -spero si sarà capito- strumenti di analisi e di sintesi di ordine superiore.

Aggiornamento 18 Aprile 2014, ore 10:53

In merito alla cosiddetta “moneta bancaria” che il prof. Borghi cita nel video relativamente a come la teoria di Auriti gestirebbe tale modalità nell’ipotesi che sia lo Stato a esercitare direttamente la sua SOVRANITA’ MONETARIA, gli esponenti della scuola di Auriti hanno dato alcune risposte incomplete.

Infatti il Signor Pace dice che il modello della “moneta a credito” (anziché l’attuale modello della moneta a debito) si esprimerebbe solo sul controllo della immissione di nuova moneta e non si prefiggerebbe altri scopi normativi, che potrebbero sostanzialmente rimanere quali sono, mentre il Signor Sabatino dice che il credito ai privati potrebbe essere gestito come un “servizio” senza entrare nel dettaglio della funzione di prestito bancario.

C’è da dire su questo argomento che l’esercizio della “sovranità di emissione monetaria” già avviene oggi in capo ad uno Stato o Confederazione di Stati (ad esempio gli USA) al momento che è delegato alla Banca Centrale (ad esempio la FED) il mandato di “prestatore di ultima istanza”, ma non voglio scendere nel dettaglio dei particolari di come ciò -oggi- sia normato, perché è oggetto del concorso al “Premio_Eureka!_2014″.
(vedi il link associato: https://6viola.wordpress.com/eureka-2014/)

Se ciò non fosse già oggi esercitato la massa complessiva esistente risulterebbe stabile come numero di quantità di moneta, e solo amministrato nel sostituire le banconote vecchie con quelle nuove, mentre la massa -in ogni circuito monetario sul pianeta- è in continua espansione, proprio grazie ad un protocollo _teorico_ che la norma, mentre c’è un problema di controllo a spiegare chi controlla che quel protocollo sia applicato come normato: e quindi il problema che nella teoria dei controlli è detto “chi controlla il controllore”? .. da cui quale è il sistema -oggi- utilizzato per il monitoraggio?

Detto ciò, volevamo entrare nello specifico –non della situazione attuale che è oggetto del concorso “Premio_Eureka!_2014″– ma sul modello Auriti della moneta a credito, ossia accreditata direttamente sul conto corrente del tesoro dello Stato o della Confederazione di Stati.

Ciò porta, in ipotesi di studio del modello Auriti, al fatto che il prestito sarebbe gestito prevalentemente dallo Stato (o confederazione di Stati) che esercita la sua funzione di sovranità monetaria.

Perché in tale caso il governatorato attuale si trasformerebbe in funzione pubblica, essendo la banca centrale non di privati, ma dello Stato Sovrano, e i governatori anziché essere insindacabili sarebbero dei funzionari che sono obbligati ad un protocollo di verificare le garanzie per erogare un prestito, e a dare conto del rispetto della applicazione di tale protocollo.

Il protocollo della banca centrale nella funzione di prestito (nel modello Auriti) sarebbe sostanzialmente di due tipi principali:

  1. viene emessa nuova moneta per realizzare il prestito, e tale moneta sarà restituita nelle modalità concordate.
  2. viene fornita moneta già esistente (!) prelevando dalle giacenze di chi la ha restituita.

Il protocollo delle banche private, o dei privati, poiché le banche private non avrebbero più il monopolio del prestito, purché siano rispettati i  nuovi protocolli che normassero la materia sarebbe il seguente:

  1. si può prestare solo moneta posseduta da chi l’ha prestata, ed è abolito il meccanismo della riserva frazionaria.
  2. si può richiedere un interesse a chi chiede il prestito sotto una soglia max fissata dallo Stato (o Confederazione di Stati).
  3. il perché un soggetto si farebbe prestare soldi non dal sistema primario (lo Stato Sovrano) ma da quello secondario (banche private o soggetti con disponibilità monetarie) è il fatto che lo Stato potrebbe non concedere prestiti a chi non considera abbia garanzie sufficienti alla restituzione, mentre il sistema secondario potrebbe assumere tale rischio, a fronte di un interesse sulla cifra prestata che sarebbe tanto più alto quanto il rischio è maggiore, fatto salva la soglia max fissata dallo Stato.

Come si vede -quindi- il sistema della “moneta a credito”, [*] è possibile nei modi sopra indicati o altri ancora da proporre dal punto di vista politico.
[*]
[proposto non solo da Auriti ma di cui ci sono ampi esempi nella storia (Abramo Lincoln, J F Kennedy, Aldo Moro, etc) , e ANCHE ampi margini in cui è già utilizzato come modalità secondaria nelle attuali normative!]

Per la parte della filosofia che studia i sistemi giuridici, sarebbe da girare questa DOMANDA anche al dottor Diego Fusaro ..

QUANDO un sistema sociale è in grado di darsi una ARCHITETTURA DI POTERE tale che si auto configuri al livello di avocare sé la potestà di Sovranità Monetaria?

A nostro parere c’è il problema che Fusaro aveva già individuato come dirimente: serve un nuovo stato relazionale che trovi le ragioni per cui il 99% si unisca anziché dividersi .. non è -a nostro avviso- una cosa banale. (la citazione è nel video qui sopra della intervista del 17 aprile 2014).

C’è anche chi teorizza, ad esempio la associazione Accademia della Libertà, in Turrisi Giuseppe, che ciò è impossibile.

Sarebbe impossibile, egli sostiene in una sua recente intervista rilasciata sul canale del magistrato Paolo Ferraro, (di cui metto il video qui di seguito per chi voglia seguire in dettaglio il ragionamento), sarebbe impossibile -riassumo- perché (secondo Turrisi) la massa non ha la intelligenza per capire le problematiche di cui stiamo discutendo e -secondo lui- non è vero -> che OGNUNO VALE UNO, e anzi ciò è una utopia che non si basa sulla realtà, poiché nella realtà le competenze sono diverse come tipologia e di diverso grado di profondità.

Il video dell’intervento di Giuseppe Turrisi
(in cui sostiene quanto appena abbiamo riportato):

Quindi stiamo affrontando un problema squisitamente teoretico, ossia di teoria di teorie.

La nostra posizione, e la mia in particolare nel movimento VIOLA, conferma la diversità a cui accenna TURRISI, ma non è forse compito degli intellettuali(?) il dovere svolgere un magistero per coloro che si dedicano ad attività altre (diverse dalla cosa pubblica) certi -il 99%- che abbiano delegato la gestione della cosa pubblica a personalità in grado di essere -e _dover_ essere- monitorate, sindacate, e quindi che diano conto del loro operato e della deleghe ricevute?

Il nostro paradigma, come VIOLA, è che l’unico sistema di ARCHITETTURA che risolva la questione “chi controlla il controllore” è la intelligenza collettiva, quindi distribuita, la stessa architettura con cui è implementato il web, quindi una rete neurale, la architettura del cervello degli organismi viventi come singoli, che deve essere implementata, a nostro avviso, anche negli organismi sociali.

In tale maniera ci si accorge che non è possibile la frode in modo persistente, poiché il singolo che esce dal protocollo condiviso (peraltro aggiornabile dalla collettività) è sub judice di tutta la collettività in un continuum e quindi non sa chi potrà segnalare la attività di sindacato ed emarginarlo dalle deleghe tradite nell’essere svolte in modo improprio.

Ciò consente -nelle reti neurali- (quindi nella intelligenza collettiva) un flusso delle info a prescindere dal nodo tagliato fuori dalla collettività perché in errore di stato.

E’ uno slancio -questa modalità- di partire dai diritti di fondazione “OGNUNO VALE UNO”  e arrampicarsi a meritare funzioni maggiori che vengono svolte come SERVIZIO alla collettività con posizione di maggiore responsabilità, ma anche con maggiore monitoraggio della collettività sul singolo, che da conto di ciò che fa, e perché lo fa, salvo essere rimosso dalle deleghe acquisite se avesse violate le specifiche con cui quelle deleghe erano state concordate.

Grazie a tutti gli studiosi .. filosofi, giuristi, economisti, scienziati, semplici lettori(!) che vorranno dare un loro contributo a questa materia che farà la differenza tra (1)la estinzione del genere homo sapiens, oppure (2) la possibilità di continuare a essere una specie NON in via di estinzione.

Ing. Lino Tufano (18 aprile 2014, ore 11:44)

 

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18 risposte a TEORIA NEURALE DELLA MONETA [studio di teoria dei modelli]

  1. Sandrina Segresti ha detto:

    “OGNUNO VALE UNO, IL SERVIZIO RESPONSABILE E L’INTELLIGENZA COLLETTIVA CHE CONTROLLA IL CONTROLLORE … MI BASTA PER CONSIDERARE PIU’ CHE VALIDO QUESTO PROGETTO………

  2. Emanuele Nusca ha detto:

    Ciao Lino, ho letto l’update finale dell’articolo.
    Allora, la visione neurale mi sta bene e mi piace, in ogni caso è necessario rimarcare bene e senza troppi giri di parole che OGNUNO DI NOI E’ UN NEURONE.
    Dov’è il problema quindi?
    Che i neuroni per funzionare in rete DEVONO UNIRSI e prima di unirsi devono riconoscersi e FIDARSI l’uno dell’altro, altrimenti restano separati e la rete non esiste.
    Ecco, finchè non sarà recuperata la FIDUCIA nell’essere umano, piuttosto che nelle INESISTENTI (letteralmente) istituzioni, non ne usciamo.
    Siamo in procinto di farlo, MA DOBBIAMO ASCOLTARCI TUTTI perchè ognuno di noi ha in mano un pezzo del puzzle che stiamo costruendo.
    Se però non capiamo l’importanza del pezzo che ha l’altro in mano e che appartiene al nostro progetto comune di evoluzione, difficilmente la macchina potrà essere messa in moto!

    • Lino ha detto:

      nel cristianesimo c’è la trilogia 1)fede 2) speranza 3) carità.. 🙂 ma prima della fede, io sostengo, c’è la scelta!, altrimenti non saremmo liberi e responsabili del nostro pensiero e delle conseguenti azioni. La fede ed il fidarsi deve discendere da scelte che devono essere esplicitate: quindi serve il LIVELLO ZERO -> del DIALOGO. Dal dialogo si vedrà che ognuno porta un contributo che andrà discusso e poi se ne deve fare una sintesi. Le persone che condividono quella sintesi non la iconizzano, ossia non si mettono a contemplare in modo statico, ma la usano come base di partenza per le elaborazioni future. Allora ci accorgeremo che anche nel caso peggiore non dobbiamo temere coloro che si infiltrano per minare il meccanismo, poiché la luce che mostra ogni azione di sindacare l’operato di tutti, nell’elaborazione condivisa, mostrerà “chi fa che cosa”. La cellula o neurone che non è daccordo decide de facto di non essere parte del processo ed il processo andrà avanti lo stesso, così funziona una rete neurale. Il gap maggiore oggi è non avere capito che il potere è già del 99% ma le persone aspettano Godot, una situazione ideale che non potrà mai sgravarci della nostra responsabilità personale anche se arrivasse Godot.

  3. Tiziano Tanari ha detto:

    Sintesi perfetta nella parte finale relativa all’intelligenza collettiva, presupposto per una crescita di una società democratica e civile. Sulla moneta continuiamo a studiare.

    • Lino ha detto:

      Grazie del commento e non temete il denaro .. ad esempio banconota .. significa nota-del-banco=banco-nota .. in sostanza è un promemoria che tiene memoria di una transazione. Questo è la moneta insieme all’altra gamba che la fa camminare: l’autorità che fa rispettare quel contratto di scambio, altrimenti ci troveremmo solo dei pezzi di carta in mano, oppure qualcuno li contesterebbe e non si saprebbe chi deve decidere quando un contratto è valido. Come nel caso dell’Argentina i cui bond non sono stati riconosciuti in USA come clausola di pagamento in condizioni di accordo dopo il default e quindi in linea teorica l’Argentina fuori del suo territorio -se vuole commerciare in USA- deve trovare un accordo, un nuovo accordo, con chi si è comprato i bond argentini per poi fare valere non l’accordo al ribasso di chi li deteneva, ma il valore nominale di emissione.

  4. Antonio S. ha detto:

    Se questa è la vostra ricostruzione storica,
    Vuol dire che tutti i vostri presupposti sono del tutto aleatori per arrivare a conclusioni predeterminate.
    Ovvero NON credibili!

    • Lino ha detto:

      Nella scienza non vale il parere autorevole .. basta esporre una teoria e verificarla sui fatti. Nella fattispecie attuale si sta studiando la storia della moneta e si misurano le conseguenze sulla società. Se hai proposte ti ringrazio anticipatamente del tuo punto di vista, saluti e felicità

      • savinoas ha detto:

        Mah, ti potrei contrapporre le tesi di Auriti..
        Ma saremmo con un punto e a capo. Con la matematica ti posso dimostrare l’esistenza di Dio o al contrario la sua inesistenza. Entrambe verificabili!!
        Io sulla moneta ho un approccio più terra terra. Da quando ha cessato di essere un indicatore di valore (oro) con il quale si poteva cambiare, essa è diventata solo un mero “segno”, semiotico. Vale solo come rapporto sociale!! I rapporti sociali sono asimmetrici, quindi la moneta (il suo carico simbolico) indica solo la potenza, il potere sociale di chi lo detiene. E’ una relazione tra poteri sociali. Se hai le portaerei e i bombardieri puoi fabbricare “carta” (moneta) quanto ti pare, se non hai poteri coercitivi e fabbrichi moneta serve solo ad accendere il fuoco.
        Comunque sia la sua fabbricazione/imposizione serve solo a trasferire ricchezze dai deboli ai forti!!! QUESTO E’ UN DATO STORICAMENTE DATO, RICORRENTE E VERIFICABILE!!!

      • Lino ha detto:

        la matematica è uno strumento e le verifiche sono sperimentali. Quindi la scienza sa come dimostrare una verità oggettiva. Il potere inoltre è al 99% poiché se il 99% non fosse plagiato dai mass media non sarebbe possibile tenerlo schiavo. La strada è quindi quella di rendersi conto che il potere è già ora del 99% ed esercitarlo tramite le elezioni di rappresentanti del popolo che il popolo ha diritto di sindacare.

      • savinoas ha detto:

        “la matematica è uno strumento e le verifiche sono sperimentali. Quindi la scienza sa come dimostrare una verità oggettiva.”
        Si vede che non conosci: I teoremi di incompletezza di Gödel
        O il principio di Indeterminazione di Heisenberg..
        NON ESISTONO VERITA’ OGGETTIVE!!
        Perchè il soggetto è parte dell’oggetto!!
        Il sistema linguistico è parte integrante del metodo di analisi!!
        Motivo per cui non è possibile sollevarsi da terra tirandosi per i lacci delle scarpe!

      • Lino ha detto:

        Savinoas non so quali siano i tuoi studi, ma so quali sono i miei: laurea in ingegneria e ho trattato nel mio corso di studi di “teoria della misura”. Ti informo che senza il concetto di “verità oggettiva” non siamo in ambito della scienza, che fissa su questo criterio il dominio su cui si esprime. Conosco tutta la trattazione di Godel, e i teoremi da te citati non inficiano quanto ho appena detto ma parlano di altro. Esaminiamoli: http://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del Si esprimono -quindi- come è reperibile ad esempio al link appena citato sulla capacità descrittiva di un modello. Un modello infatti viene ritenuto in grado di descrivere in modo coerente o incoerente a secondo di alcune ipotesi di fondazione. Riprendendo una tematica studiata da Russel si arriva alla conclusione banale che un modello non può esprimersi se non sulla sua struttura grammaticale (come oggetto della grammatica) e non sulle ipotesi di fondazione per ragioni che Chomsky dimostrerà meglio di altri: ogni impianto assiomatico (quindi basato su ipotesi di fondazione) deve avere un contesto maggiore di quello su cui si esprime. Ciò motiverà sia lo studio dei metalinguaggi di definizione, e sia i lavori di Godel sul teorema dell’Halt. Quindi siamo fuori tema: Non ci stiamo esprimendo sulla teoria dei modelli come oggetto di verità, ma sulla teoria della misura che è altro specifico che trae la sua coerenza dalla possibilità che da un modello si possa verificare -nella misura- la coerenza del modello. E’ una branca della teoria degli errori che ha studi di centinaia di anni e si estende fino ai giorni nostri con la interpretazione dell’entanglement. Sostanzialmente -riassumo- la scienza non afferma la sua verità in quanto infallibile, ma in quanto limita la sua confidenza con il gap tra errore teorico e misura sperimentale. Si fissa allora in che senso A=A, ovvero quanto è l’errore max tollerato affinché la misura sia detta dentro un protocollo scientifico di ripetibilità a prescindere da chi esegua la misura e però rispetti il protocollo. Mi dispiace che tu non sia informato del canone del metodo scientifico. Ti consiglio di leggere il carteggio tra Karl Popper e Albert Einstein su questo argomento che troverai sul testo di epistemologia intitolato: “Logica della scoperta scientifica il carattere autocorrettivo della scienza” .. grazie comunque del tuo contributo alla discussione che ci ha consentito di fare chiarezza su questo argomento.

      • Lino ha detto:

        Purtroppo ti mancano le basi di cosa sia la scienza. cito: “Il metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile[2] e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche attraverso l’osservazione sperimentale; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia.” Quindi *cerca* NON “filosofia della scienza”, ma “metodo scientifico”, poi sapremo di cosa stiamo parlando: http://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_scientifico

      • savinoas ha detto:

        La filosofia della scienza si interroga appunto sul “metodo” “scientifico” (virgolettati entrambi). E mi sembra che tutti escludono l’assoluto del “metodo” “scientifico”. Metafisica!

      • Lino ha detto:

        No. La scienza fa scienza, e non epistemologia. La teoria della conoscenza non riguarda la scienza ma la epistemologia. Ciò non significa che abbia certezze assolute, ma che applica un metodo: quello scientifico. Il metodo scientifico prevede 1) un modello di descrizione di ciò di cui si occupa. 2) un protocollo di misura per verificare la attendibilità del modello. E’ così difficile da capire? .. oggi è così .. questo dice oggi il metodo scientifico. Esistono altri metodi? .. certo .. per esempio esiste l’indagine tramite la teofania o il soggettivismo, o l’invocazione dei morti .. ma sono metodi _fuori_ dal metodo scientifico. Se vuoi proporre modifiche al metodo della scienza poi pure proporre. Uno degli ultimi scienziati che ha introdotto modifiche è stato Einstein (ma potremmo anche discutere di altri). Einstein spiega che il tempo non può essere misurato dove ci pare, ma solo su un sistema inerziale solidale alla esperienza in atto. Poiché dalle equazioni di Lorentz si vede che le misure risentono di tale sistema inerziale. Queste sono le teorie che solo dopo verifica sperimentale cambiano il canone della scienza e non solo opinioni e dissertazioni astratte. Quindi la metafisica riguarda cose che non sono qui pertinenti. Grazie.

      • savinoas ha detto:

        Lino
        Se non sai il valore e il senso del metodo scientifico che avvalora o nega quello che tu chiami scienza.. siamo messi male, se fai teologia non c’è discussione.
        E poi. qualche appunto alla tua metafisica..tanto per gradire.
        http://www.filosofia.rai.it/articoli/rovelli-il-tempo-non-esiste/14059/default.aspx
        http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/universo-atemporale.php

        E l’uso del soggetto-oggetto nella tua concezione di scienza 800escaca??? non ne parliamo!!.
        e con questo chiudo qui la polemica!

      • Lino ha detto:

        Non sono io che ti ho definito in modo dogmatico il metodo scientifico, ma ti ho citato una fonte. Per esempio su wikipedia. Ti ho spiegato che la epistemologia fa ricerca, e la scienza fa scienza: quindi non cerca un metodo, ma lo applica, lo applica perché ce lo ha già. Si chiama “metodo scientifico”. Mi devi ancora dire che studi accademici hai, non che sia risolutivo, ma uno scienziato sa di cosa parla quando parla di scienza. Mentre a me pare che tu giochi a “dilettanti allo sbaraglio”. Cerca di argomentare ciò che sostieni e spiega che ragionamento usi. Vuoi dire che la scienza non ha un metodo? Vuoi dire che la epistemologia e la scienza hanno lo stesso metodo? .. prova a spiegare ciò che sostieni _tu_ senza dovere attaccare il tuo interlocutore. Poiché è chi sostiene una tesi che è “colui che ha l’onore della prova”, altrimenti è una tesi fondata .. solo una fantasia. A me questa discussione non dispiace. Mi da l’occasione di dimostrare che le parole significano e che chiunque può capire. Non importerà quindi se rimarremo di due tesi inconciliabili, perché chi avrà seguito la discussione si sarà potuto formare una idea di chi voleva esporre tesi infondate. Grazie comunque del tuo contributo, che io però considero favolistico, e non scientifico. Per essere scientifico 1) si afferma una tesi 2) si dimostra che la tesi è fondata spiegando su quali argomentazioni. Finora hai detto -invece- che
        ++
        cit on
        ++
        Inviato il 23/04/2014 alle 18:19 | In risposta a Lino.
        Su metodo..è un fatto del tutto soggettivo, di convenzioni..!
        ++
        cit off
        ++
        dire soggettivo, significa che “dipende dal soggetto” da colui che esegue la verifica del metodo.
        E ciò è esattamente *l’antitesi* (l’opposto) del metodo scientifico: in quanto la scienza afferma solo *verità oggettive*, ossia indipendenti da chi esegue la misura.
        Ciò non è -naturalmente- verità assoluta, ma entro un canone da fissare nelle specifiche quando si contratta un protocollo di misura, che prevederà l’errore max consentito.
        Se avessi avuto esperienza di protocolli di misura -entro il metodo scientifico- lo sapresti, ecco perché dico che sei digiuno della materia.
        Niente di male, se si ammette di essere ignoranti sull’argomento e con la voglia di imparare una materia che non si conosce.
        Ti ho anche aggiunto che il canone scientifico implica la ripetibilità, e il protocollo può essere anche contrattato da un soggetto committente e uno che risponde alla committenza. Ma vanno specificato in chiaro i limiti del protocollo.
        Esistono altri metodi? .. ti ho già detto di sì, ad esempio il metodo probabilistico, stocastico, etc.
        Fai una bella cosa .. esponi i tuoi studi già occorsi .. e ti dirò cosa devi studiare per capirci qualcosa .. ciao ..

  5. Franco Ta ha detto:

    Di Augusto Graziani morto alla fine del 2013

    …Se si comprendesse il reale funzionamento della moneta, così come spiegato da Graziani, si capirebbe facilmente che non è vero – ad esempio – che l’allargamento della base monetaria produce necessariamente inflazione.
    Graziani ha dato un contributo fondamentale nello spiegare mirabilmente che non è affatto vero, come si pensa comunemente, che sono i depositi che consentono alle banche di prestare il denaro. E’ vero l’esatto contrario, sono i prestiti che creano i depositi. La corretta sequenza logica che avviene nella realtà è che le banche concedono prestiti alle imprese, sostanzialmente creando il denaro dal nulla (1), e questi usano questi soldi per remunerare tutte le risorse del ciclo produttivo, compresi ovviamente i salari.
    Ciò che conta, quindi, non è l’offerta di denaro, ma la domanda di denaro.
    La Teoria del Circuito Monetario è stata sviluppata tra gli anni settanta ed ottanta. Da allora l’economia main stream e – soprattutto – la politica, sostanzialmente la ignora, ma nessuno è stato in grado di confutarla. Semplicemente la ignorano.
    In altre parole, sappiamo che la teoria economica dominante è gravemente fallace, ma facciamo finta che vada bene così. Continuiamo a ragionare come se il tipo di moneta fosse una variabile indipendente, come se gli operatori economici fossero razionali, ecc.
    E’ triste osservare, sebbene non stupisca, che nessuno nel mondo delle istituzioni che contano abbia sentito il bisogno di onorare il suo ricordo dando l’ultimo saluto ad un grande economista italiano.
    Se si comprendesse il reale funzionamento della moneta, così come spiegato da Graziani, si capirebbe facilmente che non è vero – ad esempio – che l’allargamento della base monetaria produce necessariamente inflazione.
    Graziani ha dato un contributo fondamentale nello spiegare mirabilmente che non è affatto vero, come si pensa comunemente, che sono i depositi che consentono alle banche di prestare il denaro. E’ vero l’esatto contrario, sono i prestiti che creano i depositi. La corretta sequenza logica che avviene nella realtà è che le banche concedono prestiti alle imprese, sostanzialmente creando il denaro dal nulla (1), e questi usano questi soldi per remunerare tutte le risorse del ciclo produttivo, compresi ovviamente i salari.
    Ciò che conta, quindi, non è l’offerta di denaro, ma la domanda di denaro.
    La Teoria del Circuito Monetario è stata sviluppata tra gli anni settanta ed ottanta. Da allora l’economia main stream e – soprattutto – la politica, sostanzialmente la ignora, ma nessuno è stato in grado di confutarla. Semplicemente la ignorano.
    In altre parole, sappiamo che la teoria economica dominante è gravemente fallace, ma facciamo finta che vada bene così. Continuiamo a ragionare come se il tipo di moneta fosse una variabile indipendente, come se gli operatori economici fossero razionali, ecc.
    E’ triste osservare, sebbene non stupisca, che nessuno nel mondo delle istituzioni che contano abbia sentito il bisogno di onorare il suo ricordo dando l’ultimo saluto ad un grande economista italiano….

    Graziani sostiene che la moneta non e’ neutrale. Era un economista di area marxista

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