Nino Di Matteo intervista su “trattativa Stato Mafia” [7 Aprile 2014]

minuto 10
“Queste tipo di indagini (ndr: sulla trattativa Stato Mafia) sono le più difficili, sono quelle che rischiano di isolare di più il magistrato che le conduce, e che lo espongono non tanto alle critiche che sono certamente sempre legittime e utile e necessarie .. ma alle diffamazioni e all’isolamento e a quelle accuse che non potremo mai accettare .. (1) quelle di politicizzazione, (2) quelle di eversione, altre accuse che ci sono state mosse che reputo profondamente ingiuste .. ci hanno detto pure che abbiamo agito nella vicenda delle intercettazioni famose (ndr: la telefonata tra Nicola Mancino mentre era a colloquio con Giorgio Napolitano, in specie) (3) con una volontà ricattatoria nei confronti del capo dello Stato .. una accusa assolutamente infamante che mi ha colpito molto anche perché, oltre che proveniente da autorevoli giornalisti, anche da alcuni esponenti politici, così come mi ha colpito molto (4) il silenzio di fronte a queste accuse che è stato generalizzato .. non abbiamo udito molte istituzioni levarsi dell’operato della magistratura .. anche quando come nel caso delle intercettazioni nessuno, dico nessuno, nemmeno la Corte Costituzionale con la sua sentenza (ndr: si è espressa sulla utilizzabilità di intercettazioni, quando fosse coinvolto il presidente della Repubblica) ha potuto rilevare una inadempienza, una violazione della legge da parte della procura di Palermo. Ecco -allora- in questi casi essere definiti eversivi, ricattatori, o addirittura assassini come responsabili morali della morte del consigliere D’Ambrosio (http://it.wikipedia.org/wiki/Loris_D’Ambrosio) è stato molto doloroso per noi. ”

minuto 14
“La storia ci ha insegnato che ogni qualvolta lo Stato o pezzi dello Stato hanno voluto -per qualsiasi finalità- ad intavolare un dialogo o hanno accettato di intavolare un dialogo con la organizzazione mafiosa ne hanno accresciuto enormemente in quel momento e per il futuro .. il peso, la potenza, il prestigio .. la attività dello Stato e il percorso dei mafiosi sono due strade che credo non si debbono mai incontrare per trovare un punto di contatto ma si debbano scontrare in quella che è la doverosa e giusta attività repressiva dello Stato.”

Giornalista:
Lei parlava di minacce .. allora negli ultimi tempi lei è stato fatto oggetto di pesantissime minacce alcune arrivate su questa scrivania attraverso delle lettere delle missive, le minacce in particolare sembravano avere anche un carattere molto politico, sia nei confronti della sua inchiesta, sia e in riferimento a quella famosa lettera in cui si diceva “i froci (ndr: forse Vendola di SEL) e i comici (ndr: forse Grillo di M5S) non devono andare al governo” .. quindi questo potere di ricatto, potere intimidatorio enorme .. è frutto di quella verità mancata del 1992, 93, 94 .. quella su cui voi indagate? .. la storia si può ripetere?

Di Matteo:
“Io mi limito a fare una constatazione.. io e il dottor Ingroia (http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Ingroia) abbiamo riaperto le indagini sulla “trattativa” (ndr: trattativa tra lo Stato e la Mafia) qualche hanno fa.. molto probabilmente c’era una aspettativa diffusa che quelle indagini si sarebbero chiuse con una ennesima richiesta di archiviazione. Nel momento in cui abbiamo esercitato non solo l’azione penale per fare un processo, ma poi -andato via il dottor Ingroia- anche con i colleghi .. abbiamo iniziato ad approfondire altri aspetti della indagine .. e siamo andati anche avanti con l’indagine .. abbiamo assistito ad un susseguirsi anche abbastanza classico di intimidazioni con lettere anonime, una delle quali pervenuta a casa mia, e dal contenuto una volta minaccioso e una volta quasi di rassicurazione ..

minuto 21
Io penso che dovremmo tutti leggerci le sentenze definitive .. di Capaci (morte di Giovanni Falcone: http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone).. di Via Damelio (morte di Paolo Borsellino: http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino)

[…]

Commento:

Intervista di grande interesse, che qui è nella versione completa differentemente dalla versione sul sito di Beppe Grillo.
Chi, come i VIOLA, hanno difeso la Costituzione Italiana e il rispetto delle leggi e della convivenza civile, sa che l’azione della magistratura è una delle funzioni più alte nelle società democratiche e garanzia contro poteri non legittimi.

In tal senso va la nostra solidarietà ai magistrati che svolgono una funzione che li espone alle pressioni di poteri criminali.

Va però espanso il discorso di cosa sia la POLITICA.

La POLITICA non è la tutela di interessi illegittimi e di fazione contro gli altri e contro la logica.

La POLITICA, in senso alto, è la partecipazione alla vita della società fornendo un contributo in chiaro, per la analisi e la proposta di come possa la società proteggersi da devianze patologiche come l’accentramento di poteri di manipolazione massmediale, di pressioni intimidatorie nello svolgimento della propria funzione, della diffusione di reati, della sfiducia in un dialogo sull’assetto della società al fine che tutti siano tutelati a poter godere di una spazio espressivo, e di progresso personale e collettivo.

Purtroppo, in questi giorni, ci sono forti pressioni al “governismo”, ossia ad agire senza dare conto del perché si fa una scelta oppure un altra, con una fretta che è nemica del bene.

Non è neanche un problema solo a livello solo nazionale, ma internazionale, e però non ci si può ritirare nel proprio privato sperando che la barca ci sia qualcuno che la governi senza una azione di sindacato sui poteri di rappresentanza del POPOLO SOVRANO, come definito dall’Art. 1 della Costituzione.

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