Teoria semiquantica della materia, energia, tempo [modelli matematici]

Date: Thu, 20 Mar 2014 11:41:03 +0100
From: Lino Cibernetico
Newsgroups: it.cultura.filosofia.moderato
Subject: Re: Due domande sul determinismo di Laplace

Lino Cibernetico, 20.03.2014 ore 11:45

Pochissime parole su questo argomento che per me è molto affascinante.

A mio avviso stiamo esaminando un paradosso.

“tesi (A)” = presentismo (esiste solo il presente).

Da un lato non sembra contestabile che si possa vivere solo il presente, e che quindi niente altro esista, laddove ex-sistere, levarsi da, apparire, (questa è la etimologia di esistere) significa appunto che “si mostra”, afferisce all’esame di chi lo osserva.

“tesi (B)” =
merge (simulazione nel presente) della triade passato, presente, futuro.

Da un altro verso se noi percepissimo ed elaborassimo solo foto ferme, senza memoria del passato e senza aspettative sul futuro, non saremmo in grado delle due proprietà 1) dal passato di apprendimento, 2) per il futuro di extra-poli-azionem.

E’ conciliabile tale paradosso?

Il Vs discorso -interessante- sembra prendere la piega di far dire a Parmenide, come se dovessimo interrogare un oracolo che ha ascoltato le parole di una “DEA”, e quindi conosce la verità, alla cui fonte si vorrebbero -se fosse vero- abbeverare tutti coloro che ambiscono alla utopia che vi possa essere una verità gestibile in forma chiusa, ossia non ulteriormente migliorabile (con altre info).

Io uscirò da questo dedalo, per il semplice fatto che mi interessa molto cosa ne pensi Parmenide del tempo e dell’essere, ma non lo ritengo il metodo per chiudere il discorso laddove, comunque, il discorso (secondo me) rimarrà aperto proprio perché (in altri miei interventi) ho già detto che si potrebbe indicare la verità come una status asintotico a cui si può tendere, ma non siamo in grado di camminare per un tempo infinito, ma solo limitato.

E quindi vengo subito al mio punto di osservazione in cui affermo la mia tesi:

La nostra mente “simula” -> nel presente, è in grado di farlo, uno *status dinamico* laddove vede non una serie di foto slegate e a scatti, ma uno status fluido, quindi in movimento in cui addirittura se mancano fotogrammi (a una pellicola) supplisce alla scarsità di info con una interpolazione immaginifica onde poter accedere a una migliore comprensione del reale.

Questo reale nel momento che afferisce ai neuroni, è traslato nel tempo rispetto a quando è accaduto! .. ma pur sempre se è in un istante t1, laddove t1 > t0, ciò non toglie che t0 è quando sono successi i fatti, e t1 quando sono stati percepiti, e quindi t0=/=t1, che si legge che sono due tempi diversi sull’asse dei tempi.

Quindi sia la <tesi (A)> del “presentismo” è vera, ma anche la <tesi (B)> del merge è vera, e ciò ci consente di essere degli esseri coscienti (ora) che oltre al clock del presente “osserveremo” (ora per allora) il clock del futuro e ci predisponiamo a elaborare in modo dinamico, seppure solo nel presente, usufruendo del solo presente, poiché di ciò che è esterno al presente -nel presente- arriva solo ciò che sarà presente.

Come è possibile questa maja?

Noi, naturalmente, la intuiamo, ma vorrei fare un passo avanti nel dominio della scienza: ossia della impostazione del ripetibile a prescindere dall’osservatore.

Io considero che il processo si estrinsechi alla stessa modalità in cui vi è la soluzione del paradosso di raggiungere una tartaruga.

Se il reale fosse collezione di infiniti punti tra un punto ed il successivo ve ne sarebbe sempre uno intermedio, e non avremmo mai un tempo sufficiente per attraversare infiniti punti dedicando un intervallo di tempo a essere in ciascun punto (la sommatoria di queste soste in ciascun punto intermedio sarebbe un tempo infinito anche se fosse di durata epsilon piccolo a piacere con il vincolo di non potere essere un tempo uguale a zero, altrimenti non ci saremmo stati in nessuno dei punti attraversati)

Ma se non siamo in ciascun punto per un intervallo diverso da zero, allora -se siamo in movimento- NOI non siamo.

Invece dobbiamo partire che noi siamo, lapalissianamente, come gli scettici del tempo che irridevano questa teoria -> camminando e mostrando tartarughe che possono essere raggiunte!

Come facciamo allora a essere anche quando siamo in movimento, ossia quando non siamo solo nel presente?

Noi siamo perché i modelli infinitesimo o quantistico non ci dicono esattamente il vero, ma solo una approssimazione del vero.

Il modello che meglio ci spiega la situazione del reale è quello quantistico: la realtà non si estrinseca per infinitesimi. Nella matematica idealmente io posso costruire con un epsilon piccolo a piacere, ma nel reale né un robot e né un umano è in grado di ridurre un quantum di energia, o di spazio, o di un tempo, per un incremento piccolo a piacere.

Può sembrare una jattura: poiché non siamo in grado di simulare nel reale (costruendo ad esempio automi) una situazione di una precisione che Einstein chiama di “precisione inammissibile”! .. ma come dimostrerò (a seguire) non è affatto una jattura ..

La elongazione pseudo quantica consente di avere contemporaneamente presente al nostro presente non di delta temporale zero, ma di delta temporale minimo quanto è la persistenza di una immagine su una retina, una elongazione che ci dia l’impressione di fluire nel tempo.

Quindi -ad esempio- alla osservazione di vedere il lancio di un sasso mentre siamo sulla superficie terrestre .. la nostra mente è in grado di anticipare dove quel sasso andrà a cadere prima che il sasso percorra effettivamente la sua dinamica ( e magari di anticipare la caduta se sta per caderci in testa!)

E’ -in sostanza- questo fenomeno di pseudo quantizzazione una estensione della nostra intelligenza nei modelli di simulazione del reale, e una capacità che perfeziona sia l’apprendimento che la capacità di estrapolazione.

Poiché vi considero amanti del vero aggiungerò una tesi che indebolisce la mia tesi, ma non la annulla ad usum di chi voglia esplorare le frontiere della conoscenza: ho chiamato *quantizzazione*(*) come pseudo quantica (e non “quantica”), poiché la persona pignola potrebbe domandarsi cosa succede sulle frontiere dei quanti, ammesso che sia vera la ipotesi quantica.
(*)
sia su scala extra atomica che sub atomica, nella trattazione precedente ..

io osservo (nella teoria della misura) sulle frontiere di quantizzazione -> delle variazioni non istantanee, ma graduali, e quindi ciò indebolisce un reale che si elonga a scatti.

Come è descrivibile lo stato di transizione tra questi stati quantici S1?

Molto bene con la teoria infinitesimale, in ipotesi che si possa simulare un epsilon piccolo a piacere nel modello associato.

E’ così?

No, naturalmente sarà possibile solo verificare un ulteriore frammentazione sub quantica S2 (sugli stati di transizione di S1) che a sua volta avrà stati di transizione non perfettamente quantizzabili in modo brusco, ma con stati di transizione che potrebbero essere bene simulati con modelli infinitesimali.

E quindi iterando questa teoria della struttura pseudo sub quantica si continuerà a fratturare la materia, energia, tempo, a volte con impostazione quantiche e a volte con impostazione di studio degli stati di transizione (su modello pseudo infinitesimali).

Grazie dell’attenzione, e grazie della discussione.

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