MARGHERITA HACK: “il perchè non lo so”

In questi giorni –fatalità– si parlava di COSMOLOGIA con alcuni amici ..

Margherità Hack non era una persona che si dichiarava credente e si emozionava solo davanti al “tutto” .. che come dice nel video che presentiamo in occasione del fatto che ci lascia .. era il suo modo di sentire quello che altri chiamano DIO..

Gli dedichiamo qui nel seguito –allora– la discussione che è accaduta fino a questa mattina su it.filosofia moderato un gruppo di discussione che si interessa delle domande eterne di cui anche lei era curiosa .. ora che potrà avere risolto se l’idea di Dio corrispondesse a qualche cosa da amare come l’idea di “ogni cosa che è” .. “il tutto” ..

il primo DIALOGO: tra Loris e Lino

Loris Dalla Rosa ha scritto:
…per filosofi e per fisici.

Prima di andarmene in ferie per un paio di settimane, propongo due
quesiti per chi rimane a casa e preferisce scacciare la noia risolvendo
enigmi un po’ più’ impegnativi di quelli della Settimana Enigmistica.

1) Il primo e’ in particolare per fisici (ma dotati della facoltà’
superiore
della divulgazione:-)), perché’ si tratta del paradosso di Zermelo, ma
anticipato da Poincaré in uno scritto divulgativo, come segue:

<<Un teorema facile da stabilire (*) ci dice che un mondo limitato,
sottoposto alle sole leggi della meccanica, ripasserà’ sempre attraverso
uno
stato molto vicino al suo stato iniziale. Al contrario, secondo le leggi
sperimentali conosciute (se si volesse attribuire ad esse valore assoluto e
si volesse spingere le conseguenze fino in fondo), l’universo tende
verso un
certo stato finale dal quale
non potrà’ più’ venir fuori. In questo stato finale, che sarà’ una
specie di
morte, tutti i corpi saranno in riposo e alla stessa temperatura.>>
(Poincaré, 1893)

(*) Il teorema, facile facile:-), si trova anche qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_di_ricorrenza

PS: risolvere con la propria testa e non con quella di Boltzmann:-)

Lino Cibernetico:

se la domanda è

“come è possibile che l’universo potrebbe non passare per una ricorrenza?”

.. bisogna suddividere due fatti:

1) cosa sia l’universo

2) se il modello che lo descrive sia attendibile.

r1)

se l’universo fosse solo un aspetto misurato di una collezione di enti/eventi .. racchiudibile in una sfera limitata .. va da sé che le info sono sufficienti per dire cosa sia in generale.

Ma se non è così (poiché la sfera non è limitata) -allora- si potrà dire solo “cosa sia alla misura la sfera considerata, che magari si espande”, e ciò sarà analogo alla misura di chi voglia descrivere una sfera (tridimensionale) tramite l’ombra del cerchio misurata su un piano (con misure bi-dimensionali).

r2)

sono quindi dell’idea che ridurre ai sistemi ergodici -i sistemi in generale- sia sbagliato, non tanto perché con un diverso fattore di scala ogni sistema non possa approssimativamente essere imprigionato tanto da fare delle misure che rispettino che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, ma perché la misura descriverebbe quella descrizione in esame, ma non ogni descrizione possibile.

Per spiegare con un esempio semplice:

Se io chiedessi ad un bambino se una molla ritornerà agli stati precedenti dopo essere estesa .. senzaltro il bambino mi direbbe che sì.

Ma se io mostrassi al bambino che sono in grado di stirare la molla fino a fargli perdere la elasticità, ne conseguirebbe che il bambino direbbe che io ho barato poiché ho modificato le condizioni ordinarie del sistema, mentre potrebbe invece essere che se il tempo anziché scorrere solo in avanti possa scorrere anche indietro, e allora, io sarei in grado di osservare cose che non vedrei mai in modo reversibile solo osservando in un uni-verso in cui il tempo scorre solo in avanti.

Più in generale è _inutile_ fare estrapolazione di macrosistema su insiemi che non siano sottoinsiemi in cui vi sia uno spazio normato.

E ciò per le ragioni del paradosso di Russell in cui non è definibile nessun sistema senza un meta linguaggio (m-omega1) che poi generi un linguaggio normato (omega1)

Se si volesse definire m-omega1 necessiterebbe un meta linguaggio (m-omega2) in un insieme più esteso di m-omega1 e quindi m-omega1 in tal caso sarebbe normato e non solo un meta linguaggio.

Rimarrebbe però che m-omega2 non è normato(!) e questa ricorsione diventerebbe infinita se dal particolare si volesse agire in modo deduttivo agendo dal particolare all’universale.

Da ciò la indecidibilità -direbbe Godel- (nel teorema dell’Halt) se sia possibile pronunciarsi dal finito rispetto ad ogni caso che potrebbe occorrere.

La questione sopra esposta, nella scienza, ad oggi, si risolve così: quando le medie rispetto al tempo di una grandezza osservata sono uguali (circa, o nell’intorno in cui ciò avviene) alle medie di insieme -allora- tali sistemi si dicono ergodici e su tali sistemi valgono -nella teoria della probabilità- numerose proprietà che NON valgono nella teoria dei sistemi in generale.

Loris Dalla Rosa:

2) Il secondo, pur avendo attinenza col primo, e’ più’ per filosofi e
logici, riguardando un paradosso che individuo in un noto aforisma di un
famosissimo
pensatore. Riporto la parte dell’aforisma che interessa:

<<Il peso più’ grande. Che cosa accadrebbe se un giorno o una notte nella
più’ solitaria delle tue solitudini si insinuasse un demone e ti dicesse:
“Questa vita che vivi adesso e che hai vissuto, dovrai viverla ancora
innumerevoli volte; e non ci sarà’ niente di nuovo, in essa, ma ogni dolore
e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro e tutto quello che in essa c’e’ di
indicibilmente piccolo e grande deve tornare, e tutto nella stessa sequenza
e successione – persino questo ragno e questo chiaro di luna tra gli
alberi,
e persino questo istante e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza
viene girata di continuo, e tu con essa, infimo granello di polvere!”.
[…]
>> (Nietzsche, La Gaia Scienza, Libro IV, aforisma 341)

Una breve nota. Qui Nietzsche (nella sua fase “scientifica”) sta
ipotizzando
l’idea, non nuova, che il tempo sia ciclico e che perciò’ tutto ritorni
eternamente (“eterno ritorno dell’uguale”). A parte l’intento del tutto
diverso (che in Nietzsche e’ etico), l’idea di fondo non e’ molto
diversa da
quella espressa dal teorema di ricorrenza di Poincaré.

Si può’ pensare di risolvere facilmente la questione, notando che, se ogni
ciclo fosse l’esatta copia dei precedenti, di questi ultimi non avremmo
memoria, non avendone adesso: non ci sarebbe la minima differenza tra un
ciclo e l’altro e dunque, per il principio degli indiscernibili, non vi
sarebbe che un unico *identico* ciclo; cioè’ nessun ciclo, non avendo
memoria qui ed ora di alcun ciclo.
Ma non e’ proprio cosi’ semplice. Infatti, se dobbiamo accettare la
conclusione appena tratta che esiste un unico “ciclo”, e che dunque il
tempo
non e’ ciclico, e’ pur vero che qui ed ora stiamo ipotizzando come
possibile
che il tempo sia ciclico; cosa che, proprio perché’ ogni ciclo
sarebbe identico a un altro (per l’ipotesi), non e’ falsificabile.
Domanda: e’ *logicamente* possibile che il tempo sia ciclico? (NB: diffido
gli eventuali fisici di ricorrere al rasoio di Ockham:-), perché’ esso
taglierebbe anche il principio degli indiscernibili).

Un saluto a tutti,
Loris

Lino Cibernetico:

A me pare che anche questa congettura sia molto simile alla prima solo che evidenzia la possibilità teorica che la nostra vita non sia altro che un film che sarebbe possibile rivedere.

Nella teoria dei multiversi, e anche in molta filmografia recente, tali scenari sono esaminati e la esigenza nasce dalla ipotesi che siano possibili i viaggi nel tempo e se un nostro universo potrebbe scomparire in ipotesi che noi –tornati indietro nel tempo, (ad esempio superando con un veicolo la velocità della luce)– andiamo ad alterare il cosiddetto continuum spazio tempo.

La mia opinione è che scomparirebbe solo il nostro universo e non tutti i multiversi, esattamente per il fatto che “il libero arbitrio” è solo giustificato dal fatto che ogni diramazione decisionale genera tutti i multiversi che si dipartono dalle diverse scelte e contemporaneamente esistenti perché possibili.

In quale cielo noi siamo dipende dalle nostre scelte.

E la modificazione attiene non solo allo scenario esterno ma anche al nostro id che si configura in base alle scelte operate in uno status quo.

Sia nella teoria dei sistemi e anche nel caso delle scelte umane -però- il futuro non dipende solo dallo status quo, ma anche dalla dinamica che condiziona l’ambiente esterno.

Se non siamo personaggi in cerca di autore (vedi Pirandello) e scriviamo noi le battute che recitiamo.. la trama non sarà solo improvvisata e dipendente dal contesto esterno ma da cosa stiamo disegnando sul quadro che vogliamo che descriva cosa avevamo da dire.

Quindi il tempo non è ciclico se non nel cielo che si è generato da una particolare consecutio esattamente come è possibile rivedere un video o un film.

Ma in quale pellicola succederà quello che decidiamo e a quale film apparterremo dipende da una nostra scelta.

 —

il secondo DIALOGO, tra Maurizio e Lino:
Il 29/06/13 09:24, Omega ha scritto:

CASO 1:

Se … la sfera non fosse limitata, allora la misura in nessun modo
sarebbe possibile – si può misurare solo ciò che ha un limite, per
definizione. E il “magari si espande” è contraddittorio, perché
evidentemente solo ciò che è limitato può espandersi – ma di nuovo
comparirebbe l’ombra del nulla.
L’espansione di ciò che è illimitato è un ossimoro: infatti se non ha
limiti, come e soprattutto “dove” si espande? Ancora nel nulla?

Saluti ..

.. dunque io intendevo che si può sempre tracciare una aliquota di spazio e valutare (se per esempio è una sfera) cosa succede (alla misura) in quella aliquota.

.. aggiungo che io intendo la misura “NON come misura esatta” ma solo misura _strumentale_, quindi dipendente dallo strumento che uso.

.. ad esempio se voglio misurare la temperatura in una pentola che contiene acqua, allora la temperatura dipenderà 1) dal termometro che uso 2) da dove colloco il termometro nella pentola.

Tornando a questioni più generali è noto che lo stesso Einstein non si pronunciò se l’universo fosse limitato o no.

La affermazione non atteneva, secondo me, tanto sul fatto su cosa sia “il tutto” .. ma se la materia sia -originariamente- stata concentrata alla nascita del tempo, e quindi della materia/energia, tutta concentrata in un punto e da questo punto (o zona primigenia) si sia poi espansa alla periferia, come quel bambino che mette un petardo in una scatola e vuole sperimentare se il petardo -esplodendo- colonizza lo spazio restante dentro la scatola, e quindi anche la scatola esplode.

La domanda potrebbe allora essere riformulata:

La materia/energia era solo in un punto del nulla e prima di quel t0 ad uno strumento di misura -nel nostro stato dimensionale- vi era solo il nulla?

O più semplificatamente:

E’ il modello equivalente ad aprire un rubinetto che da acqua e con il tempo l’acqua (equivalente al concetto di materia/energia) sta colonizzando tutto lo “spazio”(?).. come un rubinetto riempirebbe una vasca?

Le domande -legittime- e storiche sono state molte:

Ma da dove verrebbe la materia/energia se vi era solo il nulla?

: – )

Coma sai, caro Maurizio (se ricordo il tuo nome), i fisici dicono che dal nulla può comparire materia.

E lo dicono in forza del fatto che vi sono esperimenti in cui il contatto di quello che loro chiamano “materia” e “anti-materia” possano venire a contatto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Antimateria

Ora io non sono daccordo con questa tesi, e -da bravo ingegnere- prima di teorizzare la esistenza del nulla, io starei alla misura.

Io verbalizzerei che lo strumento di misura mi dice che prima avevo due oggetti che avevano certe caratteristiche e poi non li misuro nella nostra dimensione.

Insomma ne abbiamo le “scatole piene” nella nostra dimensione di esistenza di particelle “strane”, ma il fatto che compaiono o scompaiono dalla stanza in cui noi siamo non significa mica che si nascondono nel nulla e poi emergono dal nulla.

A casa mia, se la Mamma va in cucina, non dico che è scomparsa nel nulla, ma che il bambino dal suo seggiolone non la vede e piange.

Quindi sia nell’evento primogenio da cui si sarebbe dipartita la attuale espanione del nostro universo e sia nei fenomeni locali io dico che vi sono degli spazi non disponibili alla misura in cui prima misuravo qualcosa e poi no.

Ma ciò non significa mica che esista il nulla!

(è anche una ragione tautologica: existere significa esserci, apparire, quindi il nulla non esiste per definizione!)

http://it.wikipedia.org/wiki/Tautologia

Ma -specificatamente- all’*eventuale nulla primogenio NP* perché dal nulla(NP) deve comparire qualcosa senza un principio di causa ed effetto?

Se in origine -prima del Big Bang- vi fosse stato solo il nulla(NP) .. perché dovrebbe essere comparso l’universo se non vi era nulla che giustifichi che dal nulla(NP) accada qualcosa?

Non ve ne è una ragione logica.

Quindi la parola “nulla” (e anche la situazione “nulla primigenio=NP”) non è in grado di spiegare l’apparire e lo scomparire senza causa.

Ora dopo questa breve digressione si capisce che tutta la cosmologia attuale “brancola nel buio della sua ignoranza”.

Infatti la eventuale esplosione (o espansione) iniziale non è una esplosione o espansione convenzionale, poiché la misura ci dice che la distanza tra le galassie non solo non decellera come una esplosione ordinaria, ma addirittura accellera come se nella periferia del cosmos vi fosse una forza che -man mano che ci si accosta alla perifieria- diventi più forte.

Un po’ come del ferro che -attratto da una calamita- sopporta una accelerazione maggiore.. man mano che si approssima il pezzo di ferro alla calamita.

Ora -naturalmente- non potendo andare a fare delle misure “alla periferia” della eventuale scatola (cosmos) in cui siamo, e non sapendo neanche se questa scatola sia chiusa al finito, ne sono venute tra le più strampalate teorie.

Ad esempio che vi sarebbe da qualche parte della materia/energia “oscura” senza specificare che comportamento e cosa avrebbe originato questa “materia energia oscura” se non dire che serviva un altro pezzo sulla scacchiera e il suo comportamento è tale che “osserviamo quello che osserviamo”, senza però un minimo di eziodinamica di come questo ambaradam sia nel suo comportamento in base al princio di causa ed effetto ed addirittura mettendo in dubbio il principio di causa ed effetto e quindi, mettendo in dubbio, anche la logica come principio di indagine in un reale che sarebbe da deprivare -magari in certi fattori di scala- del principio che le cose che accadono possano essere spiegate(!), ossia esposte in modo tale che vedendole riaccadere si sappia di cosa si sta parlando.. come cosa ripetibile in ipotesi di ritrovarsi nello stesso status di innesco (si pensi alla caduta di un grave sul pianeta terra come evento pseudo-ripetibile).

Si va quindi, si sarà capito, anche fuori della scienza che si interessa del ripetibile, o approssimativamente tale, pur di trovare una spiegazione, almeno approssimativamente ripetibile, pur di trovare una giustificazione.

Ma oltre alle critiche a me piace mostrare la idea che mi sono fatta:

Secondo me.. vi sono *molte dimensioni di realtà* che viaggiano potremmo dire “parallele” alla nostra.

Si dice ad esempio che le stelle collassono su se stesse per gravitazione, ma una forza in grado di accentrare fino a fare scomparire anche la fuga dei fotoni collasserà semplicemente solo su stessa?

Cosa la terrà insieme (la stella) se poi aumentando sempre di più di forza gravitazionale dovesse ridursi ad un punto, e quindi andare in quello che i fisici direbbero il nulla perché non misurano più nella nostra dimensione?

Semplicemente un punto di accesso ad un altro stato dimensionale che da sempre era collegato a esercitare la eziodinamica che osservavamo e che chiamiamo attrazione gravitazionale, per come si manifesta nella nostra dimensione.

Se quindi si fa l’ipotesi che possano esistere -nella casa- più stanze e da una stanza la materia/energia possa passare da una stanza all’altra.. non vi è -a mio parere- nulla di strano che entrati in una stanza incontri Gigetto, ed in cucina trovi la Mamma.

: – )

Un ultimo accenno alla descrivibilità della cameretta di Gigetto, ossia il nostro universo.

Se noi rimaniamo nella stanza di Gigetto è inutile che ci poniamo le domande di cosa sarebbe la materia oscura o la enegia oscura dominus che dovrebbe realizzare la quadratura del cerchio della spiegazione di “perché accade ciò che accade”.

Esattamente alla stessa maniera che non saprò mai in che “Via” vive Gigetto se non scendo prima in strada. (Solo allora saprò se vive in Via dei Platani al 123″).

Quindi -a mio avviso- dovremo prima costruire dei velivoli che si approssimino alla velocità della luce e poi scopriremo che non era vero che era insuperabile (la velocità della luce)..  semplicemente perché “un corpo è nel suo stato di quiete se viaggia a velocità costante” e quindi la misura che mostra che nel nostro universo non vi sono oggetti che superano la velicità della luce.. è perché la velocità della luce è la massima velocità nel _nostro_ universo (ma non in quelli “adiacenti”).

Andando a sperimentare vedremo che siamo (se superiamo la velocità della luce) in un altra dimensione, che la matematica ci dice che è un altra, perché le equazioni di Lorentz danno una quantità minore di zero sotto radice quadrata. (se v > c)

http://www.fmboschetto.it/tde/3_1.htm

Sperimentando come si esce e come si entra -oltre la velocità della luce- saremo allora in grado di entrare ed uscire in molte stanze della casa di Gigetto.. senza farci strane idee sul nulla.. perché la Mamma è in cucina ..mentre il seggiolone del bambino è in sala da pranzo..

Grazie della chiacchierata .. è sempre un piacere .. 

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