“..servono crisi e gravi crisi per fare dei passi avanti!” Mario Monti dixit

Ve lo ricordiamo spesso ultimamente, perchè sarà la SVOLTA
per il Mondo….IL CRACK AMERICANO che è molto vicino.
Ovviamente lo ANNUNCERANNO quando avrenno messo insieme
tante tessere del Puzzle Nuovo Ordine Mondiale.
Ma non è molto distante…..ora pensano per risanare per un pò l’economia ,al PLATINUM STANDARD.
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Gente antenne molto alzate…..ne vderemo delle BRUTTE
a breve…e il quadro internzionale è fondamentale per capire cosa faranno qui in Italia, cosa aspettarci e come MUOVERCI
per non affondare.
Se un governo può creare mille miliardi di dollari dal nulla, allora perchè le banche centrali si prendono i nostri soldi?
  • 88 persone piace questo elemento.
  • Francesco Tripaldi gli USA sono in profonda crisi, Obama a predicato come Monti
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  • Stefano Lanzarini siamo fottuti!!
  • Nelly Santoro Siamo diventati schiavi di questo sistema globale …
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  • Fabio Magnani Il problema sono i politici
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  • Cra Davide Fabio secondo me il problema non sono i politici. ..
    Mi piace · Rispondi · 6 ore fa tramite cellulare
  • Peter Ruggieri I politici non sono altro che i camerieri dei banchieri e non contano un fico secco, abbiamo demandato la nostra Sovranità Monetaria a una banca privata, dicasi B.C.E. che stampa moneta a costo quasi zero e la ricarica di 100+100+interesse, i cui azion…Altro
    Mi piace · Rispondi · 4 · 6 ore fa
  • Lino Palma Perche’le banche centrali si prendonoi nostri soldi ? Si prendono i nostri soldi cosi non potremo piu pagare le tasse e ci porteranno via le terre…ps..lo stanno gia’ facendo, questa e’ la loro arma….a mio parere..
    Mi piace · Rispondi · 1 · 5 ore fa
  • Grillo Verde NON c’è nessuna crisi, se non per chi abbocca di “al lupo al lupo” .. è Mario Monti a spiegarlo: “Servono crisi e gravi crisi per fare dei passi avanti!” http://youtu.be/HORaWaxi6io

    www.youtube.com

    ‎”l’unione si ottiene con la cessione delle sovranità da parte degli stati membr…Visualizza altro

    more info:
    Se un governo può creare mille miliardi di dollari dal nulla, allora perchè le banche centrali si prendono i nostri soldi? Secondo la CNN, [http://economy.money.cnn.com/2013/01/04/platinum-coin-debt-deiling/] Barack Obama potrebbe risolvere la crisi del debito pubblico americano stampando alcuni miliardi di dollari. Ma allora perchè bisogna pagare le tasse? L’America si trova di fronte al grave problema del tetto del debito pubblico, oltre il quale, gli Stati Uniti non possono ricevere denaro in prestito dalla Federal Reserve, la Banca Centrale Statunitense. Alcuni analisti degli di nota, tra cui Paul Krugman, nell’intervento sul NYT, hanno suggerito al presidente Obama di autorizzare il Tesoro degli Stati Uniti a creare un trilione di dollari in monete di platino, così da poter pagare le bollette del governo americano. Ma se un governo sovrano ha il potere di creare dal nulla miliardi di dollari, allora perchè bisogna pagare le tasse? Non solo, ma perchè esiste un “debito pubblico”? [http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/01/07/be-ready-to-mint-that-coin/] La questione economica è diventata il centro di ogni interesse politico e mediatico. Tutto, ormai, ruota attorno all’informazione economica e al molok del famigerato “debito pubblico”, cioè il debito che un intero stato contrae con un terzo a fronte di un prestito di danaro, solitamente un’istituzione bancaria a partecipazione privata, tipo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. Quello che sta succedendo in America, e che può tranquillamente essere trasportato nella situazione dell’Europa, spinge a porsi una domanda fondamentale: se un governo ha la facoltà di emettere moneta per conto proprio, perchè normalmente chiede in prestito i soldi di cui ha bisogno, gravati con un tasso di interesse e determinando un indebitamento nei confronti di un terzo. La questione nasce nel momento in cui i governi occidentali hanno ceduto la facoltà di creare la moneta ai banchieri, i quali, sotto le mentite spoglie di istituti di diritto pubblico (cioè di proprietà dei cittadini), hanno creato le cosiddette Banche Centrali, istituti bancari che, grazie ad un gioco di scatole cinesi, sono di proprietà privata. Per esempio, l’azionariato della BCE (http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.it.html) è composto dalle Banche Centrali sia dei paesi dell’area euro, che da altri paesi. Fin qui tutto bene. Ma se andiamo a vedere chi sono gli azionisti delle Banche Centrali Nazionali, scopriamo una serie di istituti bancari privati che di “diritto pubblico” non hanno proprio nulla. Nel caso dell’Italia, l’azionariato della Banca d’Italia, uno dei maggiori soci della BCE, è composto da istituti di credito che hanno come oggetto sociale il profitto e non il bene della comunità nazionale (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/parte…). Ciò significa che ogni volta che la BCE presta denaro all’Italia, l’interesse applicato al prestito servirà a creare un utile che verrà diviso tra i vari azionisti. Ecco, allora, che una parte delle tasse pagate al governo servirà ad arricchire i banchieri che partecipano al capitale delle Banche Centrali. Diabolico!! Ma il problema è molto più profondo e richiede di esaminare almeno due conseguenze estremamente nefaste di questo assurdo sistema monetario: l’incongruità tra il valore materiale e valore nominale della moneta, e l’inestinguibilità del debito pubblico. 1. Incongruità tra valore materiale e valore nominale Attualmente, la materia di cui è fatto il denaro è di tipo cartaceo per le banconote e di metallo per le monete. Per come è concepito attualmente il sistema monetario, il valore del denaro non è determinato dal tipo di materiale utilizzato per il conio, ma dal valore nominale, cioè dal numero di crediti segnato sulla banconota o sulla moneta. Per esempio, una banconota vale 5 euro non per la quantità e la qualità della carta utilizzata per fabbricarla, ma per il numero “5” scritto su di essa. In passato, invece, il valore del denaro era determinato dal materiale utilizzato per coniare le monete, solitamente oro o argento, metalli riconosciuti unanimemente come “preziosi”. La rottura del legame tra “valore materiale” e “valore nominale” del denaro è avvenuta nel 1971, con il definitivo superamento degli accordi di Bretton Woods. Operazione estremamente diabolica. Perchè? http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods Mettiamo che il governo italiano, per far quadrare il bilancio del 2013, abbia bisogno di 100€. Non potendolo emettere autonomamente, lo chiede in prestito alla BCE. La BCE, dopo aver chiesto per l’ennesima volta le riforme strutturali per garantire il ritorno del debito, decide di concedere il prestito di 100€ all’Italia, con un aggravio di interesse pari al 2%. La BCE, magia delle magie, creerà dal nulla i 100€, stampandoli (così come avrebbe potuto fare il governo). Per stampare la banconota da 100€, la BCE spenderà tra carta, inchiostro, elettricità, trasporto e manodopera circa 0,01€ (un centesimo di euro). Essendo un ente privato, ci si aspetta che la BCE venda la banconota all’Italia ad un prezzo ottenuto dalla somma del costo di produzione (0,01€), più un lecito ricarico di guadagno (un altro 0,01€, per esempio). Quindi, in un mondo logico e sano, la banconota costerebbe all’Italia 0,02€. Invece, la BCE che fa? Ecco la diabolicità dell’operazione: la Banca Centrale Europea scriverà nelle voci in uscita del suo bilancio “100€” e non “0,01” come ci si aspetterebbe. Mentre nelle voci in entrata scriverà “102€” e non “0,02€” come sarebbe giusto. Ciò significa che i banchieri, a fronte di una banconota costata 0,01€, guadagneranno la bellezza di 101,99€. Sì, perchè l’Italia si indebiterà per il valore nominale della banconota, invece del suo valore materiale. Infatti, a fine anno, l’Italia dovrà sborsare 102€ reali spremendo i suoi cittadini con le tasse. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Signoraggio Bancario”, mentre in termini sociali si chiama “truffa”!

    (*1:vedi nota in fondo)

    2. Inestinguibilità del debito Oltre alla truffa appena descritta, c’è una conseguenza ancora più grave, che poi è il vero fine di tutto questo meccanismo perverso. Come detto in precedenza, i governi nazionali hanno rinunciato, grazie alla compiacenza di politici corrotti dai banchieri, alla loro sovranità monetaria, consegnandola definitivamente nelle mani dei banchieri privati. Quali sono le conseguenze di questa consegna? Torniamo al nostro esempio. L’Italia, entro la fine del 2013, dovrà estinguere il suo debito con la BCE di 100€, più il 2% d’interesse, quindi dovrà pagare un totale di 102€. Domanda: se l’Italia non ha la facoltà di emettere autonomamente la propria moneta, da dove prenderà i 2€ in più che serviranno ad estinguere il debito? Di fatto, si tratta di un debito inestinguibile, di un sistema fondato sul debito. E’ un debito sistematico. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Moneta Debito”, mentre in termini sociali si chiama “Schiavitù Monetaria”, fenomeno che porta tutti noi, grazie ad un sistema legale creato ad hoc, a diventare di proprietà dei banchieri. Infatti, l’Italia per risolvere la questione ha davanti a sé tre possibilità: 1. Chiedere un altro prestito: per l’esercizio del 2014, l’Italia chiederà 100€ per quadrare il bilancio in corso, più 2€ per il debito del 2013. In tutto chiederà 102€ a cui aggiungere un ulteriore interesse di 2€. Totale: 104,04€. Ora, il debito inestinguibile è diventato di 4,04€. Questa è la via normale sulla quale si avvitano gli stati occidentali, incrementando esponenzialmente il cosiddetto “debito pubblico”, un debito praticamente eterno. Infatti, in questo diabolico circolo vizioso, per quanti tagli si facciamo allo stato sociale o per quanto patrimonio pubblico venga venduto, il debito pubblico è destinato ad aumentare per sempre. [Draghi: «Un vero controllo sui bilanci nazionali»]. http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/08/29/la-bce-getta-la-maschera-draghi-un-vero-controllo-sui-bilanc.html 2. Vendere proprietà pubbliche ai privati: è un pò quello che recentemente è successo alla Grecia. Ad un certo punto, la Banca Centrale decide che un paese sovrano è troppo indebitato per poter accedere all’ennesimo prestito. Così, i banchieri sollecitano lo stato debitore a trovare i soldi per rientrare del debito, vendendo parti di patrimonio pubblico. Solitamente, queste operazioni vengono acclamate dagli ignari cittadini che non sanno quale grande “pacco” si sta consumando alle loro spalle. Nel momento di massima difficoltà per la Grecia, fu addirittura prospettata la possibilità che il governo ellenico vendesse pezzi di territorio, tipo qualche isola delle Cicladi, per esempio! Ciò significa che, a lungo andare, con l’aiuto di un sistema legale create ad arte, le banche e le corporations diventeranno proprietarie di tutto, compresi i nostri territori, il nostro lavoro e le nostre vite. Verrà il giorno in cui anche i governi verranno privatizzati, o commissariati. In Italia ne abbiamo avuto un assaggio con l’avvento di Mario Monti, burocrate massone e uomo delle banche (ex Goldman Sacks), che ha fatto l’ultimo danno all’Italia prima di andare via [Leggere assolutamente: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/08/25/modifica-dell-art-81-della-costituzione-italiana-un-altro-pe.html ] 3. Emettere moneta autonomamente: questa strada, benchè risulti risolutiva definitivamente, è assolutamente la più osteggiata e boicottata dai banchieri (che perderebbero il controllo totalitario del sistema economico e sociale), dai politici (i quali, o non si rendono conto del funzionamento del sistema, o fanno finta di non capire rendendosi complici dei banchieri, consolandosi con le briciole che cadono dalle loro ricche tavole) e gli economisti (formati nelle Università nelle quali le società segrete hanno creato la giusta mentalità). Se l’Italia emettesse moneta autonomamente e se la BCE non fosse mai esistita, oggi il suo debito pubblico sarebbe pari a 0,00€. [Leggi: Una bambina di 12 anni dà una lezione di economia equa ai Banchieri Illuminati http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/06/06/una-bambina-di-12-anni-da-una-lezione-di-economia-equa-ai-ba.html%5D.

    (*2:vedi nota in fondo)

    Quale sistema ci piacerebbe? Quando i soldati degli illuminati devono trovare un modo per difendere il sistema attuale, tendono ad usare l’argomento dell’inflazione incontrollata, secondo il quale, se uno stato emettesse moneta senza nessun limite, il denaro perderebbe di valore, poichè ce ne sarebbe talmente tanto in giro, da far aumentare i prezzi a dismisura. Questo problema è reale, ma costoro non dicono che il sistema attuale è una soluzione falsa e truffaldina, poichè la BCE e la Federal Reserve immettono indiscriminatamente denaro liquido nel sistema, non facendo altro che aumentare il debito pubblico degli stati e, di conseguenza, alimentare l’inflazione, in quanto i prezzi dei prodotti sono gravati dalle tasse che servono a rientrare del debito. E allora, quale possibile sistema alternativo? Come trovare una soluzione reale ad un problema reale? Un sistema a “sovranità monetaria” deve basarsi su tre punti fondamentali: 1) Lo stato deve emettere la moneta nel nome del Popolo Italiano. Sulla banconota dovrebbe esserci la firma del Presidente della Repubblica e la dicitura “di proprietà del portatore”. In questo modo, la banconota non viene “prestata” al cittadino, ma viene “accreditata”, cioè è sua; non è più una moneta-debito, ma una moneta-credito. Attualmente, invece, sulla banconota c’è la firma del governatore della Banca Centrale (un privato cittadino), volendo significare che quella banconota non è del cittadino, ma che gli è stata prestata dietro interesse, e che, prima o poi, dovrà ridarla al suo proprietario, cioè la banca. 2) Lo stato deve emettere una quantità di moneta pari al valore del PIL, cioè a quanto prodotto dai cittadini in un anno Esempio: se lo stato fosse composto da due persone, Mario, che in un anno ha prodotto due mele, e Giorgio, che in un anno ha prodotto due pere, sarebbe necessario avere in circolo una quantità di denaro minima da consentire a Mario e a Giorgio di scambiarsi i relativi prodotti. In questo modo, il valore sarebbe attribuito al lavoro dei cittadini e non al danaro in quanto tale, che per sua natura è uno strumento di scambio. La vera ricchezza risiede nel alvoro e non nella moneta. Quest’ultima è solo un’illusione. Il paradosso che ci troviamo a vivere è assurdo, in quanto ci troviamo magazzini e negozi pieni zeppi di prodotti che, però, non possiamo scambiarci per scarsità di moneta, cioè dello strumento di scambio. Naturalmente si tratta di una scarsità studiata a tavolino, con l’intento di indebitare sempre più i governi e porre il valore sulla moneta e non sul lavoro. 3) La tassazione statale non deve servire a finanziare i servizi pubblici, ma a regolare la quantità di moneta, in base a quanto si è prodotto in un anno. Naturalmente, questo tipo di tassazione non mette al riparo dall’ingiustizia sociale, in quanto rimarrebbe nella sensibilità delle singole forze politiche promuovere una vera progressività fiscale, secondo la quale che guadagna di più partecipa in misura maggiore alla stabilità del sistema rispetto a chi guadagna meno. Riusciremo mai a vedere una cosa del genere? Non posso e non voglio escluderlo! Non possiamo arrenderci a diventare proprietà di un manipoli di manigoldi che non hanno nessun altra capacità umana se non quella del raggiro, dell’avidità e dell’individualismo bieco. Non a caso, per rendere ancora più invasivo il sistema economico, uno dei prossimi progetti di questi “illuminati” è la riduzione progressiva dell’uso del denaro contante, rispetto ad un’espansione del denaro elettronico, così da poter risparmiare anche quel centesimo per stampare una banconota e controllare sempre di più la vita dei cittadini occidentali. Resistiamo amici, resistiamo! 11 gennaio 2013 http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/01/10/se-un-governo-puo-creare-mille-miliardi-di-dollari-dal-nulla.html Chiara Lyn
    Se un governo può creare mille miliardi di dollari dal nulla, allora perchè le banche centrali si prendono i nostri soldi?

    Secondo la CNN, [http://economy.money.cnn.com/2013/01/04/platinum-coin-debt-deiling/] Barack Obama potrebbe risolvere la crisi del debito pubblico americano stampando alcuni miliardi di dollari. Ma allora perchè bisogna pagare le tasse? L’America si trova di fronte al grave problema del tetto del debito pubblico, oltre il quale, gli Stati Uniti non possono ricevere denaro in prestito dalla Federal Reserve, la Banca Centrale Statunitense.

    Alcuni analisti degli di nota, tra cui Paul Krugman, nell’intervento sul NYT, hanno suggerito al presidente Obama di autorizzare il Tesoro degli Stati Uniti a creare un trilione di dollari in monete di platino, così da poter pagare le bollette del governo americano. Ma se un governo sovrano ha il potere di creare dal nulla miliardi di dollari, allora perchè bisogna pagare le tasse? Non solo, ma perchè esiste un “debito pubblico”? [http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/01/07/be-ready-to-mint-that-coin/]

    La questione economica è diventata il centro di ogni interesse politico e mediatico. Tutto, ormai, ruota attorno all’informazione economica e al molok del famigerato “debito pubblico”, cioè il debito che un intero stato contrae con un terzo a fronte di un prestito di danaro, solitamente un’istituzione bancaria a partecipazione privata, tipo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea.

    Quello che sta succedendo in America, e che può tranquillamente essere trasportato nella situazione dell’Europa, spinge a porsi una domanda fondamentale: se un governo ha la facoltà di emettere moneta per conto proprio, perchè normalmente chiede in prestito i soldi di cui ha bisogno, gravati con un tasso di interesse e determinando un indebitamento nei confronti di un terzo.

    La questione nasce nel momento in cui i governi occidentali hanno ceduto la facoltà di creare la moneta ai banchieri, i quali, sotto le mentite spoglie di istituti di diritto pubblico (cioè di proprietà dei cittadini), hanno creato le cosiddette Banche Centrali, istituti bancari che, grazie ad un gioco di scatole cinesi, sono di proprietà privata.

    Per esempio, l’azionariato della BCE (http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.it.html) è composto dalle Banche Centrali sia dei paesi dell’area euro, che da altri paesi. Fin qui tutto bene. Ma se andiamo a vedere chi sono gli azionisti delle Banche Centrali Nazionali, scopriamo una serie di istituti bancari privati che di “diritto pubblico” non hanno proprio nulla.

    Nel caso dell’Italia, l’azionariato della Banca d’Italia, uno dei maggiori soci della BCE, è composto da istituti di credito che hanno come oggetto sociale il profitto e non il bene della comunità nazionale (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/parte…).

    Ciò significa che ogni volta che la BCE presta denaro all’Italia, l’interesse applicato al prestito servirà a creare un utile che verrà diviso tra i vari azionisti. Ecco, allora, che una parte delle tasse pagate al governo servirà ad arricchire i banchieri che partecipano al capitale delle Banche Centrali. Diabolico!!

    Ma il problema è molto più profondo e richiede di esaminare almeno due conseguenze estremamente nefaste di questo assurdo sistema monetario: l’incongruità tra il valore materiale e valore nominale della moneta, e l’inestinguibilità del debito pubblico.

    1. Incongruità tra valore materiale e valore nominale

    Attualmente, la materia di cui è fatto il denaro è di tipo cartaceo per le banconote e di metallo per le monete. Per come è concepito attualmente il sistema monetario, il valore del denaro non è determinato dal tipo di materiale utilizzato per il conio, ma dal valore nominale, cioè dal numero di crediti segnato sulla banconota o sulla moneta. Per esempio, una banconota vale 5 euro non per la quantità e la qualità della carta utilizzata per fabbricarla, ma per il numero “5” scritto su di essa.

    In passato, invece, il valore del denaro era determinato dal materiale utilizzato per coniare le monete, solitamente oro o argento, metalli riconosciuti unanimemente come “preziosi”. La rottura del legame tra “valore materiale” e “valore nominale” del denaro è avvenuta nel 1971, con il definitivo superamento degli accordi di Bretton Woods. Operazione estremamente diabolica. Perchè?

    http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods

    Mettiamo che il governo italiano, per far quadrare il bilancio del 2013, abbia bisogno di 100€. Non potendolo emettere autonomamente, lo chiede in prestito alla BCE. La BCE, dopo aver chiesto per l’ennesima volta le riforme strutturali per garantire il ritorno del debito, decide di concedere il prestito di 100€ all’Italia, con un aggravio di interesse pari al 2%.

    La BCE, magia delle magie, creerà dal nulla i 100€, stampandoli (così come avrebbe potuto fare il governo). Per stampare la banconota da 100€, la BCE spenderà tra carta, inchiostro, elettricità, trasporto e manodopera circa 0,01€ (un centesimo di euro). Essendo un ente privato, ci si aspetta che la BCE venda la banconota all’Italia ad un prezzo ottenuto dalla somma del costo di produzione (0,01€), più un lecito ricarico di guadagno (un altro 0,01€, per esempio). Quindi, in un mondo logico e sano, la banconota costerebbe all’Italia 0,02€.

    Invece, la BCE che fa? Ecco la diabolicità dell’operazione: la Banca Centrale Europea scriverà nelle voci in uscita del suo bilancio “100€” e non “0,01” come ci si aspetterebbe. Mentre nelle voci in entrata scriverà “102€” e non “0,02€” come sarebbe giusto. Ciò significa che i banchieri, a fronte di una banconota costata 0,01€, guadagneranno la bellezza di 101,99€. Sì, perchè l’Italia si indebiterà per il valore nominale della banconota, invece del suo valore materiale.

    Infatti, a fine anno, l’Italia dovrà sborsare 102€ reali spremendo i suoi cittadini con le tasse. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Signoraggio Bancario”, mentre in termini sociali si chiama “truffa”!

    2. Inestinguibilità del debito

    Oltre alla truffa appena descritta, c’è una conseguenza ancora più grave, che poi è il vero fine di tutto questo meccanismo perverso. Come detto in precedenza, i governi nazionali hanno rinunciato, grazie alla compiacenza di politici corrotti dai banchieri, alla loro sovranità monetaria, consegnandola definitivamente nelle mani dei banchieri privati. Quali sono le conseguenze di questa consegna?

    Torniamo al nostro esempio. L’Italia, entro la fine del 2013, dovrà estinguere il suo debito con la BCE di 100€, più il 2% d’interesse, quindi dovrà pagare un totale di 102€. Domanda: se l’Italia non ha la facoltà di emettere autonomamente la propria moneta, da dove prenderà i 2€ in più che serviranno ad estinguere il debito?

    Di fatto, si tratta di un debito inestinguibile, di un sistema fondato sul debito. E’ un debito sistematico. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Moneta Debito”, mentre in termini sociali si chiama “Schiavitù Monetaria”, fenomeno che porta tutti noi, grazie ad un sistema legale creato ad hoc, a diventare di proprietà dei banchieri. Infatti, l’Italia per risolvere la questione ha davanti a sé tre possibilità:

    1. Chiedere un altro prestito: per l’esercizio del 2014, l’Italia chiederà 100€ per quadrare il bilancio in corso, più 2€ per il debito del 2013. In tutto chiederà 102€ a cui aggiungere un ulteriore interesse di 2€. Totale: 104,04€. Ora, il debito inestinguibile è diventato di 4,04€.

    Questa è la via normale sulla quale si avvitano gli stati occidentali, incrementando esponenzialmente il cosiddetto “debito pubblico”, un debito praticamente eterno. Infatti, in questo diabolico circolo vizioso, per quanti tagli si facciamo allo stato sociale o per quanto patrimonio pubblico venga venduto, il debito pubblico è destinato ad aumentare per sempre. [Draghi: «Un vero controllo sui bilanci nazionali»].

    http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/08/29/la-bce-getta-la-maschera-draghi-un-vero-controllo-sui-bilanc.html

    2. Vendere proprietà pubbliche ai privati: è un pò quello che recentemente è successo alla Grecia. Ad un certo punto, la Banca Centrale decide che un paese sovrano è troppo indebitato per poter accedere all’ennesimo prestito. Così, i banchieri sollecitano lo stato debitore a trovare i soldi per rientrare del debito, vendendo parti di patrimonio pubblico. Solitamente, queste operazioni vengono acclamate dagli ignari cittadini che non sanno quale grande “pacco” si sta consumando alle loro spalle.

    Nel momento di massima difficoltà per la Grecia, fu addirittura prospettata la possibilità che il governo ellenico vendesse pezzi di territorio, tipo qualche isola delle Cicladi, per esempio! Ciò significa che, a lungo andare, con l’aiuto di un sistema legale create ad arte, le banche e le corporations diventeranno proprietarie di tutto, compresi i nostri territori, il nostro lavoro e le nostre vite.

    Verrà il giorno in cui anche i governi verranno privatizzati, o commissariati. In Italia ne abbiamo avuto un assaggio con l’avvento di Mario Monti, burocrate massone e uomo delle banche (ex Goldman Sacks), che ha fatto l’ultimo danno all’Italia prima di andare via [Leggere assolutamente:

    http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/08/25/modifica-dell-art-81-della-costituzione-italiana-un-altro-pe.html ]

    3. Emettere moneta autonomamente: questa strada, benchè risulti risolutiva definitivamente, è assolutamente la più osteggiata e boicottata dai banchieri (che perderebbero il controllo totalitario del sistema economico e sociale), dai politici (i quali, o non si rendono conto del funzionamento del sistema, o fanno finta di non capire rendendosi complici dei banchieri, consolandosi con le briciole che cadono dalle loro ricche tavole) e gli economisti (formati nelle Università nelle quali le società segrete hanno creato la giusta mentalità). Se l’Italia emettesse moneta autonomamente e se la BCE non fosse mai esistita, oggi il suo debito pubblico sarebbe pari a 0,00€. [Leggi: Una bambina di 12 anni dà una lezione di economia equa ai Banchieri Illuminati

    http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2012/06/06/una-bambina-di-12-anni-da-una-lezione-di-economia-equa-ai-ba.html%5D.

    Quale sistema ci piacerebbe?

    Quando i soldati degli illuminati devono trovare un modo per difendere il sistema attuale, tendono ad usare l’argomento dell’inflazione incontrollata, secondo il quale, se uno stato emettesse moneta senza nessun limite, il denaro perderebbe di valore, poichè ce ne sarebbe talmente tanto in giro, da far aumentare i prezzi a dismisura.

    Questo problema è reale, ma costoro non dicono che il sistema attuale è una soluzione falsa e truffaldina, poichè la BCE e la Federal Reserve immettono indiscriminatamente denaro liquido nel sistema, non facendo altro che aumentare il debito pubblico degli stati e, di conseguenza, alimentare l’inflazione, in quanto i prezzi dei prodotti sono gravati dalle tasse che servono a rientrare del debito.

    E allora, quale possibile sistema alternativo? Come trovare una soluzione reale ad un problema reale? Un sistema a “sovranità monetaria” deve basarsi su tre punti fondamentali:

    1) Lo stato deve emettere la moneta nel nome del Popolo Italiano. Sulla banconota dovrebbe esserci la firma del Presidente della Repubblica e la dicitura “di proprietà del portatore”. In questo modo, la banconota non viene “prestata” al cittadino, ma viene “accreditata”, cioè è sua; non è più una moneta-debito, ma una moneta-credito.

    Attualmente, invece, sulla banconota c’è la firma del governatore della Banca Centrale (un privato cittadino), volendo significare che quella banconota non è del cittadino, ma che gli è stata prestata dietro interesse, e che, prima o poi, dovrà ridarla al suo proprietario, cioè la banca.

    2) Lo stato deve emettere una quantità di moneta pari al valore del PIL, cioè a quanto prodotto dai cittadini in un anno Esempio: se lo stato fosse composto da due persone, Mario, che in un anno ha prodotto due mele, e Giorgio, che in un anno ha prodotto due pere, sarebbe necessario avere in circolo una quantità di denaro minima da consentire a Mario e a Giorgio di scambiarsi i relativi prodotti.

    In questo modo, il valore sarebbe attribuito al lavoro dei cittadini e non al danaro in quanto tale, che per sua natura è uno strumento di scambio. La vera ricchezza risiede nel alvoro e non nella moneta. Quest’ultima è solo un’illusione.

    Il paradosso che ci troviamo a vivere è assurdo, in quanto ci troviamo magazzini e negozi pieni zeppi di prodotti che, però, non possiamo scambiarci per scarsità di moneta, cioè dello strumento di scambio. Naturalmente si tratta di una scarsità studiata a tavolino, con l’intento di indebitare sempre più i governi e porre il valore sulla moneta e non sul lavoro.

    3) La tassazione statale non deve servire a finanziare i servizi pubblici, ma a regolare la quantità di moneta, in base a quanto si è prodotto in un anno. Naturalmente, questo tipo di tassazione non mette al riparo dall’ingiustizia sociale, in quanto rimarrebbe nella sensibilità delle singole forze politiche promuovere una vera progressività fiscale, secondo la quale che guadagna di più partecipa in misura maggiore alla stabilità del sistema rispetto a chi guadagna meno.

    Riusciremo mai a vedere una cosa del genere? Non posso e non voglio escluderlo! Non possiamo arrenderci a diventare proprietà di un manipoli di manigoldi che non hanno nessun altra capacità umana se non quella del raggiro, dell’avidità e dell’individualismo bieco.

    Non a caso, per rendere ancora più invasivo il sistema economico, uno dei prossimi progetti di questi “illuminati” è la riduzione progressiva dell’uso del denaro contante, rispetto ad un’espansione del denaro elettronico, così da poter risparmiare anche quel centesimo per stampare una banconota e controllare sempre di più la vita dei cittadini occidentali. Resistiamo amici, resistiamo!
    11 gennaio 2013

    http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/01/10/se-un-governo-puo-creare-mille-miliardi-di-dollari-dal-nulla.html

    Chiara Lyn

    nota (*1) del testo dello stesso colore come segue:

    Commento:

    Abbiamo pubblicato l’articolo di scuola signoraggista o di scuola Auriti perché abbiamo una occasione di correggere alcune inesattezze.

    A) esistono due tecniche base di emissione:

    i) la emissione diretta di moneta (ad esempio greenback di Abramo Lincoln, o le 500 £ di Aldo Moro) detta anche MONETA A CREDITO, che sostanziamente è la stampa diretta di moneta o l’accredito in favore dello Stato che la emette che non crea debito pubblico, ma solo svalutazione della moneta già circolante.

    ii) la emissione della moneta come contratto di prestito tramite Titoli di Stato (ad esempio i BOT e altre forme sia in Italia che all’estero) in cui lo Stato che emette i Titoli si impegna a restituire le cifre prestate da chi acquista i Titoli alla scadenza più un premio o anche detto interesse, in cambio del quale chi acquista versa un corrispettivo.
    Tale moneta è detta MONETA A DEBITO.

    Si capisce allora che la tesi signoraggista di scuola Auriti ipotizza un metodo di emissione che attualmente non è in uso né in Italia e né in Occidente.

    Lo stesso Auriti se ne rese conto quando perse la causa contro la Banca di Italia e propose una legge per stampare moneta a credito, anziché quella a debito che ancora oggi si esprime tramite i titoli di stato.

    Ecco un articolo che riassume i fatti compreso un video con le dichiarazioni di Auriti.

    Signoraggio_di_ Auriti

    definizione-1
    con signoraggio -su un piano storico- deve essere inteso il compenso che va a chi realizza la moneta come supporto.

    definizione-2
    Alcuni, e tra questil il professor Auriti, etichettano (a nostro avviso in modo improprio) spesso con “signoraggio” il processo di emissione monetaria, che invece normalmente viene denominato appunto emissione monetaria.

    Le due diverse definizioni precedenti, insieme al fatto che il prof. Auriti ipotizzava la introduzione di una moneta detta “a credito” anziché la reale situazione di emessione monetaria detta moneta “a debito” realizza una serie di problemi di trattazione della interpretazione della emissione monetaria per chi adotta alcune convenzioni anziché altre.

    Intervista ad Auriti:

    Non di meno una banca come la BCE realizza una struttura anomala la cui anomalia dipende dal non avere un organismo politico di controllo democratico come è invece previsto per tutte le banche centrali per qualsiasi Stato Sovrano: L’Organismo di controllo era il ministero del tesoro italiano quando dipendevamo dalla Banca di Italia, oppure è il ministero del tesoro USA sotto le direttive del Congresso in USA sopra la FED.

    Cosa succede se la BCE non ha un organismo di controllo che vigili sopra l’operato della politica economica e finanziaria?

    Che sarà la BCE a mandare le letterine agli Stati che utilizzano l’euro, e quindi a dettare la politica eonomica e finanziaria e non il viceversa tramite il ministero del tesoro di Europa di un governo di Europa che però non esiste poiché Europa non è una confederazione di Stati del tipo Stati Uniti di America.

    Ciò ci espone quindi alla speculazione finanziaria che può speculare sul fare innalzare artificialmente i tassi sui titoli ad esempio non assolvendo alla funzione tipica delle banche centrali detta, questa funzione, “prestatore di ultima istanza“.

    Perché si espleti questa funzione è la BCE che compera i titoli di una emissione di Titoli che vadano invenduti quando il tasso superi dei livelli concordati con il ministero del tesoro. La BCE poi sarà coperta da una nuova emissione superando in tal modo la speculazione potendo uno stato o una confederazione di Stati avere una capacità di emissione potenzialmente illimitata.

    Inoltre la svalutazione introdotta dovrà e potrà essere controllata grazie al controllo della politica degli investimenti che dovranno essere investimenti PRODUTTIVI, associati alla destinazione della nuova moneta introdotta in circolazione che -quindi- recupererà la svalutazione al momento della nuova emissione.

    Ci spiega in dettaglio questi meccanismi fondamentali (e da sempre utilizzati fino alla destrutturazione attuale causata dal divorzio tra banche centrali e ministero del tesoro) l’economista Nino Galloni:

    nota (*2) del testo dello stesso colore come segue:

    Commento:

    In effetti anche questa trattazione sulla supposta inestinguibilità del debito necessita di alcune correzioni. Si sta infatti ipotizzando che uno stato per ripagare i suoi debiti possa accedere solo a contrarre altri debiti, mentre ciò non è la sola via.

    Uno Stato può infatti accedere, inoltre, anche alla modalità degli “investimenti produttivi”.

    Si pensi ad esempio ad un prestito bancario chiesto per fare una estrazione petrolifera o avviare una attività che renda in modo maggiore di quanto sia stato l’investimento iniziale.

    Bene, se i soldi avuti in prestito per le trivelle, gli strumenti, e quanto necessario a trovare il petrolio avrà successo non solo chi ha chiesto il prestito potrà restituire la cifra prestata, ma avrà anche denaro molto maggiore di quanto sia il prestito ottenuto.

    Inoltre il fatto che uno Stato finanzi la scuola, la ricerca scientifica, le infrastrutture, gli ospedali, la assistenza sanitaria etc può creare una società che tende ad aumentare di ricchezza e quindi il benessere della popolazione tende a migliorare non essendo schiacciato dalla tassazione e aumentando il tenore di vita, sebbene magari vi sia un tasso di svalutazione del denaro che sia minimo, che poi si riverbera sulla inflazione nell’acquisto dei beni e servizi.

    La funzione di uno Stato nell’amministrare i beni pubblici infatti non può essere solo quello di non andare in passivo, ma di distribuire sulla collettività il beneficio della nuova moneta introdotta. Tanto che se non circolasse moneta il danno sarebbe ben maggiore al fatto di una bassa inflazione poiché senza un sistema bancario che finanzi l’economia anche in presenza di ordinativi le attività manifatturiere, agricole, commerciali, di servizi etc non potrebbero funzionare perché non vi sarebbe la sufficiente liquidità monetaria che faccia girare la macchina economica e finanziaria come bene studiano in particolare questo settore le “teorie circuitiste”.

    Un articolo che segue ci parlerà degli studi storici sulle teorie circuitiste in merito al denaro:

    • da facebook:http://www.facebook.com/groups/ipgcadmin/permalink/377642412254559/
    • LEZIONI DI STORIA MONETARIA
      di Silvano Borruso
      Se la storia dev’esser maestra di vita, la discussione in corso sul fenomeno dilagante delle valute sociali di scambio, non può portar molto lontano se basata su dati di fatto vaghi o addirittura falsi. Volgiamo quindi lo sguardo indietro di 70 anni, per mettere a fuoco eventi reali che possano aiutare a evitare gli errori del passato.
      Protagonista della nostra storia è il tirolese Michael Unterguggenberger (1884-1936), borgomastro della cittadina austriaca di Wörgl, nodo ferroviario nella provincia del Vorarlberg.
      Era il luglio del 1932. In seguito a una politica globale deflazionista mai dovutamente spiegata e falsamente attribuita al collasso della borsa di New York di tre anni prima, la moneta scarseggiava, le intraprese chiudevano i battenti e infuriava la disoccupazione. La cittadina di poco più di 4000 abitanti e dintorni già contava 1500 disoccupati, che inutilmente si rivolgevano al borgomastro per aiuti che non potevano venire da nessuna parte.
      Però il nostro, ex-meccanico e ferroviere, aveva letto, oltre che Marx e compagnia, anche il loro antidoto: Die Natürliche Wirtschaftsordnung (Nuovo Ordine Economico) di Silvio Gesell (1862-1930). Costui, beffandosi tanto di Marx quanto di Adam Smith, puntava il dito su un disordine strutturale incredibilmente non individuato durante 26 secoli.
      Esiste infatti una contraddizione inerente tra le due funzioni monetarie di intermediarietà negli scambi e porta valori nello spazio e nel tempo, ma sopratutto nello spazio. E’ evidente che denaro negli anfratti di un portafoglio o incettato in un conto di risparmio a lungo termine non viene scambiato e viceversa. Che nessuno prima di lui se ne fosse accorto è un mistero che non tenterò neanche di cominciare a chiarire. Il fatto è che Gesell se ne accorse, come si accorse che questa contraddizione fosse causa storica primaria di crisi economiche e politiche, guerre, rivoluzioni, lotte di classe, povertà nel bel mezzo dell’abbondanza, in breve della questione sociale. Alla fine della Grande Guerra, nel 1918, in una lettera al giornale berlinese Zeitung am Mittag scriveva:
      Nonostante le sacre promesse di tutte le nazioni di bandire la guerra una volta per tutte, nonostante l’urlo delle masse “Mai più guerra”, nonostante le speranze di un futuro migliore, consti quello che dico: se il sistema monetario attuale, basato sull’interesse semplice e composto, rimane operativo, oso predire oggi che non passeranno 25 anni prima che venga un’altra, molto più terribile guerra. Ne vedo lo sviluppo chiaramente. Il grado dell’attuale progresso tecnologico porterà rapidamente a risultati industriali da record. La capitalizzazione sarà rapida nonostante le enormi perdite belliche, e la sovraproduzione abbasserà il tasso di interesse. Il denaro comincerà ad essere accaparrato. L’attività economica diminuirà e un numero crescente di disoccupati vagabonderà per le strade. Come prima, si cercherà di occupare territorio e fabbricare armi per lo scopo, giustificando l’operazione col dovere dare lavoro ai disoccupati. Si formeranno movimenti rivoluzionari selvaggi tra le masse scontente e fiorirà la pianta velenosa dell’estremo nazionalismo. Le nazioni non si capiranno a vicenda e alla fine non potrà che scoppiare un’altra guerra.
      Il borgomastro dal lungo cognome aveva vissuto in semipovertà le crisi del 1907-08 e del 1912-14, durante le quali aveva contratto la tubercolosi che lo avrebbe portato alla tomba a 52 anni. Però conosceva il rimedio, e si mise all’opera.
      Dopo un paziente lavoro di avvicinamento e di convinzione presso piccoli impresari, negozianti e professionisti di Wörgl, il 5 luglio lesse ad alta voce il suo programma di soccorso per ristrettezze economiche:
      La causa principale del barcollo dell’economia è la bassa velocità di circolazione della moneta. Come intermediaria di scambi, la moneta progressivamente sparisce dalle mani dei lavoratori. Filtra invece negli alvei dove scorre l’interesse, finendo con l’accumularsi nelle mani di pochi, che non la riversano sul mercato per acquistarvi beni e servizi. La trattengono invece per specularvi su.
      Il municipio emise quindi la sua moneta. La chiamò Bestätigter Arbeitswerte o Certificati di Lavoro con un valore alla pari con lo scellino ufficiale, ma con una differenza capitale: ogni certificato per 1, 5 e 10 scellini, pur mantenendo un potere d’acquisto stabile, scadeva dopo un mese dalla data di emissione, a meno di non rinnovarne la validità applicandogli su un francobollo del valore dell’1% sul nominale, acquistabile in municipio. Questo, da parte sua, avrebbe accettato i certificati in pagamento di imposte.
      Chi non voleva spendere, poteva mantenere il valore dei suoi certificati depositandoli in banca, a 0% interesse. Al contrario, la banca non vedeva l’ora di sbarazzarsene per non dover pagare la tassa di magazzinaggio. E se ne sbarazzava o prestando a chi voleva investire o pagando salari e servizi.
      Chi poi voleva cambiare certificati in scellini ufficiali poteva farlo in qualsiasi momento, con uno sconto del 5% sul valore nominale. Così non si trattava di moneta “alternativa”, ma “complementare”. Nessuno era obbligato ad accettarla, neanche lo scassinatore che nottetempo trafugò moneta ufficiale lasciando intatti i certificati trovati nell’abitazione dove era penetrato.
      In tutto, il municipio fece stampare biglietti per un valore di 32 000 scellini, ma in pratica ne usò meno di un quarto. La circolazione raggiunse una media di 5300 scellini, cioè un irrisorio due scellini o meno a persona, che però procurarono lavoro, redditi e profitti ai cittadini di Wörgl più di quanto facessero i 150 scellini a persona emessi dalla Banca Nazionale. Come aveva predetto Gesell, la velocità di circolazione era l’importante: cambiando mani circa 500 volte in 14 mesi, contro le 6-8 volte della moneta nazionale, i 5 000 scellini di certificati di Wörgl fecero muovere beni e servizi per ben due milioni e mezzo di scellini. Il municipio, con le casse continuamente riempite da un lato e svuotate dall’altro, construì un ponte sul fiume Inn, asfaltò quattro strade, rinnovò le fognature e le installazioni elettriche, e si permise anche di costruire un trampolino per salto con sci. Per avere un’idea del potere di acquisto, basta sapere che lo stipendio del borgomastro era in quella data di 1 800 scellini mensili.
      Al principio alcuni ridevano, altri gridavano alla frode o sospettavano contraffazione. Ma vedendo che i prezzi non aumentavano, che la prosperità cresceva e che le tasse venivano pagate in anticipo e immediatamente spese per lavori e servizi pubblici, i ghigni si trasformarono ben presto in espressioni di stupore e i lazzi in voglia di imitazione. La vicina Kitzbühel, famosa stazione sciistica, aveva prima cominciato ad accettare i certificati di Wörgl, e il 1 gennaio 1933 emesso 3 000 scellini di certificati suoi propri. Circa 300 000 cittadini della provincia non vedevano l’ora di estenderne l’esperimento.
      Però Mammona non dormiva. Unterguggenberger non aveva usato il nome “certificato” per niente: sapeva che se si fosse azzardato a chiamarli “moneta” sarebbe incorso nelle ire della Banca Nazionale l’indomani stesso.
      Nel frattempo Wörgl era diventata il centro di pellegrinaggi da parte di macroeconomisti di tutte le tendenze e colori. Tutti volevano vedere “il miracolo” della prosperità locale che sfidava la miseria e disoccupazione globali.
      Il 19 agosto del 1932 il Dott. Rintelen, membro del Governo, riceveva una delegazione capitanata dal borgomastro. Durante l’incontro dovette ammettere che la Banca Nazionale aveva ridotto l’emissione di moneta da una media di 1 067 milioni di scellini nel 1928 a una di 872 nel 1933. E chiaramente vide che i certificati facevano senso e che non c’era ragione per interrompere l’esperimento.
      Mammona però aveva i suoi “scienziati” alla Banca Nazionale, intenti a “provare” che l’esperimento doveva essere proibito. Ecco le ragioni “scientifiche” della proibizione:
      Benchè l’emissione di certificati di lavoro sembri avallata al 100% da una quantità equivalente di moneta ufficiale austriaca, le autorità sovrintendenti, cominciando dall’area amministrativa di Kufstein fino all’ufficio governativo del Tirolo, non devono permettersi di sentirsi soddisfatte. La cittadina di Wörgl ha ecceduto i suoi poteri, dato che il diritto di emettere moneta in Austria è privilegio esclusivo della Banca Nazionale, come per art. 122 del suo statuto. Wörgl ha violato quella legge.
      La proibizione entrò in forza il 15 settembre 1933, però Wörgl appellò. Il 15 novembre il caso raggiunse la Corte Suprema, che manco a dirlo cassò l’appello mettendo così fine all’esperimento.
      La storia di Wörgl è nota nei suoi particolari grazie a Fritz Schwartz, testimonio oculare che ne scrisse i particolari in un libro pubblicato nel 1951. Tre anni prima un esperimento meno noto, però non meno riuscito, aveva avuto luogo a Schwanenberg, in Germania. Un certo Dr Hebecker, padrone di una miniera di carbone, stava per chiudere i battenti. Disse ai suoi impiegati che aveva carbone, ma non denaro. Sarebbero stati disposti ad accettare il 90% del salario in moneta propria chiamata Wära e redimibile in carbone? Non c’era tanta scelta. Anche il Wära aveva una sua tassa di magazzinaggio che ne favoriva la circolazione rapida, ma purtroppo non ebbe un cronista come Schwartz. Quello che si sa è che Mammona, nelle vesti del Cancelliere Heinrich Brüning (1885-1970) non perdette tempo a cassare Schwanenberg e a passare decreti-legge di emergenza che ancora oggi proibiscono l’emissione di qualsiasi moneta non ufficiale.
      Tornarono la disoccupazione, la miseria e la fame. Nelle Bierhallen bavaresi un oscuro immigrante austriaco cominciava a farsi notare. Si chiamava Adolf Hitler. E’ impossibile affermare -o negare- che il secondo conflitto mondiale sarebbe stato evitato solo con il permettere la continuazione di Schwanenberg and Wörgl. Il dato di fatto è che furono i voti dei disoccupati a portare Hitler al potere.
      Non si creda che Mammona fosse all’erta solo nei due luoghi descritti. Il 24 maggio del 1933 Unterguggenberger aveva tenuto una conferenza davanti a 1000 persone in Winterthur, nella superdemocratica Svizzera. Per il 3 settembre l’Associazione per una Economia Libera lo aveva invitato a ripeterla, ma ecco che Mammona, nella veste del Procuratore di Stato, gli negò il visto di entrata. Meraviglie della libertà di espressione!
      Lezioni per il presente
      Tutta l’informazione di cui sopra sarebbe rimasta sepolta in libri e riviste più o meno ammuffiti se il miracolo dell’Internet non l’avesse portata all’aria libera davanti a milioni di ricettori, e per di più in tempo reale. E’ un dato di fatto che l’interesse per le valute sociali è ormai globale, e inarrestabile. E’ importante quindi avere idee chiare circa le ragioni dei successi e dei fallimenti del passato.
      I successi dei due esperimenti sono innegabili, ed è inutile ripeterli. Sono quattro le ragioni per il loro fallimento.
      La ragione prima del fallimento fu l’ostilità aperta di Mammona, sulla quale vale la pena soffermarsi. La Grande Guerra aveva tolto tutte le illusioni che potessero esser rimaste circa il sistema aureo, col suo preteso collegamento tra la moneta e i metalli preziosi. Mammona forzò il ritorno al sistema aureo nel 1925, causando il grande sciopero generale del 1926 e l’abbandono del sistema da parte della Gran Bretagna, seguita da un paese dopo l’altro.
      Come Gesell aveva predetto per fine e per segno, era questione di tempo prima che scoppiasse un’altra guerra, e così fu.
      A Bretton Woods si arrivò dopo lunghe trattative a un accordo, che non fece che sostituire il dollaro USA all’oro, forzandone l’uso come valuta di riserva. Per evitare una nuova crisi, John Maynard Keynes (1883-1946) escogitò il sistema di spesa deficitaria come stimolante dell’economia. A breve termine la cosa funzionò, ma c’era già chi gli chiedeva cosa sarebbe successo a lungo termine. Da buon economista, Keynes rispose evasivamente: “A lungo termine saremo tutti morti”. Certo. Però a 60 anni di distanza non c’è bisogno di esser un genio per accorgersi del danno enorme che la svalutazione furtiva della moneta continua a causare: il dollaro USA compra oggi quello che compravano 10 centesimi mezzo secolo fa, e il franco svizzero, che si vanta di essere la moneta più stabile del mondo, compra quello che compravano 20 centesimi.
      E’ vero che de mortuis nil nisi bonum, però è difficile esonerare l’uomo col pretenderne l’ignoranza. I lettori possono servirsi dei seguenti due dati di fatto.
      1. Keynes aveva letto Gesell, tanto da citarlo nella sua Teoria Generale come segue: “Il futuro apprenderà più dallo spirito di Gesell che da quello di Marx”. Non si sa se a Bretton Woods ne avesse proposto anche la teoria o no.
      2. Keynes otteneva un reddito personale non disprezzabile con la speculazione. Lo faceva prima di colazione, con un paio di telefonate ai suoi agenti di cambio.
      Nonostante ciò, ha avuto il merito di prolungare l’intervallo tra una crisi e l’altra da 20-25 a 60-? anni. Siamo quindi al lumicino, e sembra urgente entrare in azione.
      Mammona ebbe ragione su Hebecker e Unterguggenberger semplicemente perchè non esisteva Internet. Oggi basterebbe che le forze esistenti in favore delle valute sociali attuino contemporaneamente, senza neanche bisogno di farlo in maniera uniforme, per sconfiggere Mammona riducendolo da padrone a servo dell’economia.
      La seconda ragione del fallimento fu (meglio, sarebbe stata) l’1% mensile di commissione di magazzinaggio, ammontante al 12% annuale. Gesell aveva proposto un 5,2% annuale, cioè l’uno per mille per settimana. Gli uomini d’affari di Wörgl accettarono la cifra a malincuore proprio perchè non esisteva un’alternativa. Il fattore critico è il giusto mezzo tra il rigetto completo, che occorrerebbe con una percentuale di poco più del 12%, e la tentazione di accaparrare, che occorrerebbe con una percentuale di meno del 3%. Qui sono opportune due considerazioni.
      Una: l’imposta di magazzinaggio è caratteristica essenziale per il successo di una valuta sociale. Dove questa non si è applicata, il sistema ha funzionato a termine corto, per illanguidirsi e morire a lungo termine.
      Due: il fallimento del sistema fu clamoroso negli Stati Uniti, colà esportato dall’insigne (?) economista Prof. Irving Fisher (1867-1947). Costui propose un mostruoso 2% per settimana, o 104% annuale. Il rigetto fu quindi istantaneo e totale. Se lo fece per ignoranza o apposta per gettar discredito sul sistema non ci è dato saperlo. Ciò che si sa è che il presidente Roosevelt non tardò molto a seguire la scia di Brüning nel proibire valute sociali anche negli USA.
      La terza ragione fu l’aver fissato il valore dei certificati a quello dello scellino ufficiale. Perchè una moneta abbia potere d’acquisto costante, è necessario che abbia anche misura di valore costante. I certificati di Wörgl non l’avevano. Questo valore potrebbe essere quello del potere d’acquisto conosciuto di una certa moneta nel tempo (il dollaro del 1970 ecc.) o un indice di prezzi di un certo numero di prodotti base o di oggetti di prima necessità, ecc. Il che vuol dire che una data valuta sociale vedrebbe la moneta ufficiale progressivamente svalutarsi rispetto ad essa: gradualmente in tempi ordinari, catastroficamente in tempo di crisi.
      La quarta e ultima ragione fu il tempo di attuazione. Il luglio del 1932 era già tardi. La disoccupazione scese, ma non del 100%. Le piccole industrie già chiuse non riaprirono: solo quelle che erano ancora aperte ebbero nuove prospettive di vita, ridando lavoro al 25% dei disoccupati. Ecco perchè sarebbe bene non aspettare il collasso del sistema prima di varare un progetto di valuta sociale.
      In fine si dica una volta per tutte che la ragione ultima -e centrale- per progetti di questo tipo è risolvere la questione sociale con uno strumento pacifico e alla portata del popolo senza interventi burocratici di alcun tipo. E’ questione di mettere la fionda di David nelle mani di chi può capire. Chi vivrà, vedrà.

      ______________________
      Bibliografia
      Bernard Lietaer: The Future of Money. Century, London 2001
      Margrit Kennedy: Inflation and Debt Free Money, 1995

      Cenni biografici dell’autore
      Nato a Palermo nel 1935.
      Laureato in Scienze Agrarie nell’Università di Catania nel 1957.
      Dal 1960 risiede in Kenya, dove insegna lingua, etica/religione e scienze
      Pubblicazioni:
      The Art of Total Living, Paulines Publications Africa 1996
      The Art of Thinking, 1998
      El Evolucionismo en Apuros, Criterio Libros, Madrid 2001
      Pena de Muerte, 2002
      Traduzioni
      St Augustine’s De Ordine, Consolata Institute of Philosophy, Nairobi 1997
      Aquinas’ Entity and Essence, 1997
      St Augustine’s The Confessions, Paulines Publications Africa 2002
      Silvano Borruso
      silbor@strathmore.ac.ke
      20 giugno 2002

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        • Lino Cibernetico Tufano

          Ho trovato senz’altro interessante l’articolo. Ed è senz’altro vero che aumentare artificialmente la circolazione monetaria crea un aumento della produzione dei beni e servizi, mentre la concentrazione e uscita dal circuito degli scambi crea politiche recessive e di monopolio e di cartello.
          C’è però da dire che tali tecniche oltre che creare una sorta di nevrastenia economica in cui i soldi non possono essere fatti stazionare per un intervallo comunque lungo, non garantiscono una serenità degli scambi da una valutazione sia di reale convenienza e sia di proteggere dal mito della crescita illimitata, quindi non accedono al concetto di eco-sistema.
          E’ infatti noto che il problema del nostro pianeta non è il problema -anche esso artificiale- della depressione economica, che è stato indotta da una induzione di minore quantità di denaro circolante, ma dal suo opposto.
          E’ proprio la consapevolezza che sia la tecnologia che una accorta politica di investimenti avrebbe presto esaurito le risorse del pianeta a spingere l’alta finanza a creare una recessione per ragioni artificiali che miravano a una crisi voluta e quindi a portare in difficoltà il 99% che altrimenti avrebbe esaurito le risorse.
          Ho scritto in un altro articolo che si può riassumere tutto ciò nell’uso della politica di induzione della crisi come mezzo di “controllo demografico”, e se non è stato fatto scientemente è senz’altro sotto gli occhi di tutti che aumentare le tasse e imporre pareggio di bilancio e quindi minore liquidità nel sistema → impone recessione.
          Non ci tragga inoltre in inganno la liquidità di 16 mila miliardi di dollari dati dalla Fed e dei 500 miliardi di euro dati dalla BCE(*2): quei denari saranno tirati fuori dal sistema delle banche solo per la politica dei saldi in concomitanza dei default degli stati, come nel caso della Grecia, in cui a 4 soldi sarà possibile acquistare ciò che gli stati “privatizzano” per potere finanziare il pagamento del loro debito pubblico che le banche centrali non coprono più grazie alle leggi introdotte da una politica corrotta all’uopo.
          Ma torniamo allora alla teoria dei controlli applicata ad un sistema economico che sia un ecosistema come il pianeta è stato, è, e sarà un ecosistema se avrà un futuro.
          Se il sistema non producesse abbastanza per la alimentazione e i servizi di coloro che ci vivono siamo in un deficit di capacità di provvedere alla sua sussistenza. Se la moneta fosse troppo velocizzata con le tecniche indicate nell’articolo o con il fiat money (sia con il vecchio sistema della stampa di titoli sovrani però garantiti dalle banche centrali come pagatori di ultima istanza o con la stampa diretta) rischieremmo una crescita che esaurisca le risorse del pianeta e quindi si avrebbe un fallimento del task del sopravvivere per congestione degli spazi limitati con politiche di crescita illimitata. Necessita quindi un sistema che sia un ecosistema e quindi una architettura neuronale(*1), in cui tutte le transazioni siano tracciabili perché lecite e nessuno possa assumere posizioni dominanti, ma diverse competenze e responsabilità associate alle diverse competenze.(*1)nota: architettura neuronale è l’unica architettura che risolve il problema della teoria dei controlli “chi controlla il controllore?”.
          Infatti ogni singolo controllore avrebbe necessità di altri sopra di lui per l’ulteriore controllo, ma l’azione andrebbe iterata all’infinito, rendendo il problema irrisolubile.
          Viceversa in un controllo distruibuito (in modo neuronale e quindi secondo una architettura a rete, come internet) in cui tutti -potenzialmente- controllano tutti, allora, ogni nodo è sindacabile e anche le stesse strutture di controllo -deputate ufficialmente- sarebbero potenzialmente esposte ad un sindacato, poiché tutti dispongono dell’accesso a tutte le basi di dati per le verifiche, creando una induzione ad un rispetto dell’osservare le leggi che normano il sistema, salvo correre il rischio di essere scoperti e destituiti dalla funzione che non si è svolta correttamente.
          (*2) aggiornamento al 18.09.2012: attualmente la BCE ha erogato 1000 miliardi di euro alle banche area UE, garantite da obbligazioni dello stato di appartenenza: ciò significa che se le banche italiane non restituiranno il prestito a 3 anni erogato all’1% di tasso di interesse, allora dovrà provvedere l’Italia emettendo titoli di stato che aumenteranno il debito pubblico. E quindi siamo noi i garanti dei debiti delle banche.

    In un sistema siffatto le stesse società di revisione dei bilanci -ad esempio- sono indotte a svolgere il loro operato senza frodi perché sono potenzialmente sindacabili da tutti perché tutte le pezze di appoggio sono disponibili on line. Necessita quindi che il flusso sanguigno nel corpus sociale del sistema non sia né troppo veloce e né troppo lento, ma alla esatta velocità di non creare né deficit e né eccessi. Ogni prodotto non sia poi un rifiuto, ma una risorsa in un ciclo in cui il concetto di rifiuto e di aumento all’infinito della produzione sia una follia del passato e non più del futuro.

    Alcuni elementi di “teoria degli ECOSISTEMI”:

    1/2
    http://www.youtube.com/watch?v=K75hq-ZIs_A
    2/2
    http://www.youtube.com/watch?v=1PWZgLRCxQs

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